Anni a scimmiottare la Lega Nord. Anni di sudditanza alle proposte e alle ossessioni, alle fobie e alle xenofobie. Lasciano il segno. E Formigoni si ritrova con la cerchia dei più fedeli sostenitori, quelli che frequentano il suo sito internet e partecipano ai suoi “sondaggi” che alla semplice domanda
Per favorire il grado di integrazione degli stranieri è giusto proporre di evitare che le diverse comunità si concentrino in zone geograficamente prestabilite e si favorisca il mix fra persone di diversa nazionalità?
L’onestà deve essere un pre-requisito, una condizione inderogabile. Non può essere solo sventolata ma deve essere perseguita attraverso la trasparenza del sistema.
L’anagrafe degli elettiè un primo passo. E’ il modo per distinguere i buoni dai cattivi, gli onesti dai disonesti. Per non fare di tutta l’erba un fascio. Perchè, anche in questo caso, la generalizzazione premia i peggiori politici.
La laicità è un modo di pensare e di agire, un modo di vedere il mondo e gli altri. La laicità è per integrare, per rispettare e da pretendere. E’ il mio metodo di far politica.
La campagna elettorale è ufficialmente iniziata. A Sorci Verdi, ultima puntata della prima serie, quattro giornalisti (Mara Mologni, Armando Di Landro, Pierluigi Saurgnani e la conduttrice Eliana Pasquini) mi hanno interrogato sull’oggi e sul domani.
In lista a Bergamo siamo in sette. Capolista è naturalmente il segretario regionale. Poi in ordine alfabetico donna-uomo.
• Maurizio Martina, segretario regionale del PD, capolista;
• Regina Barbò, medico, coordinatrice del forum della sanità;
• Mario Barboni, già presidente della Comunità montana della Val Cavallina
• Virna Facheris, membro dell’assemblea nazionale del PD, della Valle Brembana;
• Kidane Hagos, mediatore culturale eritreo
• Mirosa Servidati, già segretario provinciale del PD
• Marcello Saponaro, consigliere regionale uscente
La campagna elettorale sarà dura, lo sapete. Molto dura… Ma non senza speranza. Dobbiamo soltanto alfabetizzarci di nuovo, tornare a parlare il linguaggio del popolo, e soprattutto offrire soluzioni ai problemi. Da Zingonia a Via Padova la demagogia e il “cattivismo” elettorale hanno dimostrato di aver fallito. La grande metropoli Lombardia se non diventerà capace di integrare, nel rispetto dei diritti e dei doveri, non sarà mai sicura. E non tornerà a produrre cultura, cosmopolitismo, opportunità e ricchezza. Per tutti.
Mi torna in mente una pubblicità (commerciale) che campeggia davanti al Pirellone. Più o meno dice: Il mondo va troppo veloce per poter restare indietro. Stai davanti. Ecco, la Lombardia non può permettersi di stare indietro. Deve fare e sperimentare. Deve promuovere la Green Economy perchè persino la Cina ha compreso che lo sviluppo del futuro potrà essere solo sostenibile. E deve sperimentare un nuovo welfare che non escluda più milioni di giovani, di 40-50 enni che perdono il lavoro, di precari per assenza di diritti.
Deve tornare a parlare di merito e di bisogni:fuori i lottizzati dagli Ospedali e dalle ASL, dentro i capaci, i bravi medici, i manager non i trombati alle elezioni, quelli capaci di fare il proprio mestiere che siano cattolici o protestanti, atei o buddisti. Che siano obiettori o no.
L’ho illustrato in qualità di relatore sapendo che mai potrà arrivare in Aula per essere approvato o respinto.
Il Presidente Belotti ha mantenuto la promessa fatta due settimane fa nell’audizione con le associazioni della “Rete”. Ciò nonostante, come dare torto a Pietro Ichino? Nessuno pensa al welfare dei figli: i tanti figli che il lavoro quando c’è è solo flessibile e/o precario (non sono sinonimi!). Oggi, però, possiamo dire che in Lombardia “nessuno pensa neanche al futuro dei padri”: i tanti padri che fanno i consulenti, i formatori, i creativi, i programmatori, i traduttori… i tanti padri che magari il lavoro l’hanno perso e si sono reinventati. Non grazie a Regione Lombardia.
Prosperini e Formigoni hanno speso 7,2 milioni di euro per promuovere il turismo in Lombardia. Credo per quegli spot che finivano tutti con il faccione paciarotto di Prosperini.
La Regione Marche con 1,8 milioni di euro ha ingaggiato Dustin Hoffman, realizzato lo spot e acquistato un migliaio di passaggi sulle televisioni nazionali in prima serata.
Il centro sinistra è cresciuto, ci voleva. Cresciuto rispetto al passato quando abbandonava la corsa a candidati impresentabili (ricordate Diego Masi e il suo 29%?), a ottimi candidati del secolo precedente (Mino Martinazzoli che non superò il 32% nonostante fosse stato una delle menti politiche più preziose della storia d’Italia) o – infine – alla “società civile” (Riccardo Sarfatti che comunque strappò un dignitoso 43,6% – in un periodo di “buona” per il centro sinistra). Sarfatti come prima di lui, a Milano, Fumagalli, Antoniazzi, Ferrante. Tutte ottime persone e tutti rappresentanti della debolezza del centro sinistra.
Il dato rilevante è quindi questo: il centro sinistra non va più alla spasmodica ricerca di un candidato bandiera esterno a se stesso. Un dirigente politico di calibro nazionale è stato “costruito” a Milano e in Lombardia e sarà lui a contentendere la carica di Presidente della nostra Regione.
Io Filippo Penati l’ho conosciuto in occasione di un convegno, e poi di una vertenza politica, per il riconoscimento e il sostegno ai lavoratori freelance, creativi, consulenti e micro-imprenditori. Questi lavoratori sono tra i più competitivi, producono valore e innovazione. Eppure non sono rappresentati: nè dalla politica, nè dai sindacati. Penati l’ha capito. Molti altri (Formigoni compreso) no. E questi lavoratori faranno (una parte della) differenza in campagna elettorale.
E poi, Penati fu primo cittadino di una città medaglia d’oro per la resistenza. Chi meglio di lui può combattere un secondo ventennio in Lombardia?