Leone Wollemborg si rivolta nella tomba

domenica, agosto 15th, 2010

Leggendo le contestazioni della Banca d’Italia a Denis Verdini:

«gravi carenze» degli organi aziendali, con «totale accentramento dei poteri» sulla figura dell’allora presidente Denis Verdini (coordinatore nazionale del Pdl) ed «estesi profili» di potenziale «conflitto di interessi» dello stesso Verdini con quelli della banca, per affidamenti pari a 60,5 milioni di euro (…)

(…) l’esistenza di un esecutivo della banca «scarsamente autorevole» e di un collegio sindacale «privo di sufficiente indipendenza». (…)

(…) «principale fautore della politica di espansione creditizia verso clientela di grandi dimensioni, fra cui rientrano anche iniziative riconducibili al suo gruppo familiare», in contrasto con le indicazioni che in passato erano venute dall’istituto di Vigilanza e con le stesse «linee strategiche elaborate per il triennio 2008-2010, che prevedevano la diversificazione del portafoglio crediti a favore delle famiglie e delle piccole e medie imprese». (…)

Insomma, quantomeno qualcosa di diverso da quello per cui i Crediti cooperativi furono inventati dal buon Leone Wollemborg.
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Basti questo

venerdì, agosto 13th, 2010


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Se questi sono i successi del Governo Berlusconi… Chissà cosa potremmo scrivere come opposizione.
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Vogliamo la pista ciclabile. Firmato: Il Comitato Genitori di Monterosso.

giovedì, giugno 24th, 2010

In due giorni il Comitato Genitori di Monterosso ha organizzato una “Catena di Biciclette” a cui hanno partecipato più di 200 persone per difendere la breve pista cilabile in Viale Giulio Cesare a Bergamo.

La giunta più immobile della storia di Bergamo vuole tutta città come lei?

Raimondi, prendi i soldi e torna!

mercoledì, maggio 5th, 2010

Marcello Raimondi, neo Assessore all’Ambiente di Regione Lombardia, è da qualche giorno anche “Capogruppo” di se stesso. Pochi lo sanno… Raimondi ha aderito al gruppo “Per la Lombardia – PDL, diventandone capogruppo, il 12 aprile scorso, abbandonato il gruppo PDL.

Come perchè? Perchè “Per la Lombardia” è il gruppo eletto con il “listino” di Formigoni, quello dei 16 consiglieri che non passano al vaglio degli elettori ma unicamente del Presidente e che diventano il premio di maggioranza della coalizione in caso di vittoria.

Dopo le elezioni ognuno dei 16 eletti (soltanto 8 alle ultime regionali) esce solitamente dal gruppo “Per la Lombardia” ed entra in quello politicamente a sè più vicino: Lega Nord o PDL. Tranne uno, la scorsa volta è toccato a Sveva Dalmasso, un’indipendente molto vicina a Francesco Cossiga, che assume così il ruolo di mongruppo volto a conservare gli ingenti finanziamenti regionali aggiuntivi.

Però Sveva Dalmasso non è stata ricandidata e quindi neppure rieletta. Ciò avrebbe comportato che tutti i soldi accumulati dal Gruppo “Per la Lombardia” negli scorsi cinque anni sarebbero andati “persi”, rientrando nel bilancio del Consiglio Regionale. Soldi non spesi che sarebbero stati risparmiati dai cittadini, a conti fatti.

Poteva mai permetterlo il prode Formigoni? Risparmiare i soldi dei contribuenti? Giammai!

Ed ecco, allora, che Marcello Raimondi, il 12 aprile scorso, dodici giorni dopo le elezioni di rinnovo del Consiglio Regionale ma un mese prima l’entrata in carica dei nuovi consiglieri che saranno proclamati l’11 di maggio, cambia gruppo ed entra in “Per la Lombardia”. Per la Lombardia non cessa dunque di esistere, attende sereno l’ingresso dei nuovi Consiglieri e traghetta così i finanziamenti dei passati cinque anni ai prossimi cinque.

Marcello Raimondi potrà così tornare sereno al suo gruppo, al suo assessorato, felice di essere costato ai lombardi solo qualche centinaio di migliaia di euro…

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Polvere di stelle

venerdì, aprile 16th, 2010

Update 3.6.2010 ** Forse un falso questo video **

Dopo Striscia la notizia, dopo aver fatto il giro di Facebook e di Youtube, questo video merita di stare anche un po’ sui Blog. Finchè ci sta, la Polverini sarà un po’ più sotto osservazione. E ho l’impressione che le figlie di Zaccheo dovranno cercarsi un lavoro vero…

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Emergency e l’Italia dei clan

martedì, aprile 13th, 2010

Massimo Gramellini su La Stampa:

Leggendo l’intervista rilasciata ieri a La Stampa dall’onorevole La Russa verrebbe da chiedersi con il poeta: che anno è, che giorno è? Il ministro della Difesa rispolvera gli interminabili Anni Settanta per informarci che anche Gino Strada potrebbe aver allevato nel suo seno degli infiltrati «come accadde al Pci con le Br e al Msi coi Nar», trattando Emergency alla stregua di un partito, diviso in frange più o meno estremiste. Non vi è dubbio che le responsabilità dei tre italiani fermati in Afghanistan andranno accertate e nel caso punite, ma è inaccettabile la tentazione di trattare questa vicenda come se fosse una questione di politica interna. Nel compilare il proprio autoelogio, il ministro ricorda i tanti “esponenti di sinistra che abbiamo salvato negli scenari di guerra”. E non allude a un parlamentare del Pd strappato ai talebani o a un banchiere delle cooperative rosse preso in ostaggio dai pashtun. Intende riferirsi a giornalisti, medici, pacifisti: tutta gente che nelle zone di guerra ci va per vocazione o per mestiere, certo non per conto di uno schieramento politico. Solo da noi un cittadino all’estero viene considerato dal suo governo un «esponente» di destra o di sinistra, invece che semplicemente un connazionale da tutelare.

Pensate al presidente americano più ideologico degli ultimi tempi, il repubblicano Bush. Bene, nemmeno lui si è mai vantato di aver salvato dei democratici, ma sempre e soltanto degli americani. Da dove nasce questo bisogno tutto italiano di catalogare le persone in base alle appartenenze ideologiche? Destri-sinistri, rossi-neri, guelfi-ghibellini. Il nostro eterno bipolarismo da bar sport, incomprensibile al di là di Chiasso. Incomprensibile e drammaticamente provinciale. Sintomo di un Paese appeso al suo stesso ombelico, che osserva il mondo dal pertugio dei propri interessi di bottega e riduce i drammi planetari alle dimensioni del cortile di casa.

Se il riferimento continuo agli anni di piombo testimonia l’immaturità di una classe dirigente che non riesce a scrostarsi di dosso i fantasmi giovanili, l’atteggiamento che La Russa e in parte Frattini hanno tenuto nei confronti della vicenda di Emergency testimonia ancora una volta l’assenza di uno spirito nazionale autentico e condiviso. Di fronte a una crisi, la reazione istintiva è stata di schierarsi dalla parte delle proprie alleanze (il governo afghano) e non dei propri connazionali. Anche la sinistra, sia chiaro, tende a comportarsi alla stessa maniera. Ricordiamo ancora i commenti salaci con cui fu accolto in certi ambienti il sacrificio di Quattrocchi – il «body guard» rapito e ucciso in Iraq – considerato un fascista e un mercenario immeritevole di pubblici onori. A sei anni dalla morte, oggi Quattrocchi sarà commemorato nella sua Genova, ma il Comune guidato dal Pd ha preteso di far pagare l’affitto della sala.

Mai come in questo campo c’è una sintonia assoluta fra la Casta e il Paese reale. Tranne un mese ogni quattro anni, durante i campionati del mondo di calcio (e a patto che si vincano), l’italiano non si sente membro di una Nazione, ma di un clan: familiare, affettivo, politico. Però vale qui lo stesso discorso fatto a proposito della corruzione: dai politici ci aspetteremmo che dessero il buon esempio, non che esaltassero con la forza del loro ruolo la «mala educación» generale.

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Raimondi è un comunista (Sovietico)

sabato, marzo 27th, 2010

Non gli basta essere al centro di un sistema di potere che sta divorando tutto e occupando tutto e nominando tutto in Lombardia.

Non gli basta l’accesso ad ogni mezzo di comunicazione di massa.

Non gli bastano le decine di milioni di euro che la Giunta Regionale lombarda spende per la sua propaganda.

Non gli basta.

Vuole anche cancellare gli altri partiti dai tabelloni con una campagna di affissioni abusiva, arrogante e illiberale.

Quindi è un comunista. Ma di stampo sovietico.

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Criminali, deficienti, incompetenti, delatori ma incredibilmente sinceri

domenica, marzo 7th, 2010

L’arroganza delle dichiarazioni di Formigoni è veramente esilarante se ascoltata dopo aver riletto i suoi assessori, i suoi alleati e i suoi sodali sulle reali responsabilità nell’affaire firme fuffa per la presentazione delle liste del PDL:

Il capodelegazione del Pdl in giunta, Massimo Buscemi, ha accusato (Stefano Maullu, responsabile elettorale del PDL, ndr) di essere «incompetente e incosciente» (Il Giornale)

Massimo Buscemi, assessore regionale uscente: “Stefano Maullu (responsabile elettorale del Pdl Lombardia, ndr) è un incompetente”. (The Front Page)

Di Buscemi — dice Maullu —sono conosciute le competenze imprenditoriali, molto meno quelle politiche e di governo. (Corriere della Sera)

Clotilde Strada: “Forse qualcuno avrebbe dovuto avvisare che stavamo andando fuori tempo massimo”. (The Front Page)

“Ho letto con attenzione il comunicato diffuso dal collega Maullu. Quando dice che il sottoscritto non è conosciuto per le proprie competenze in politica, non posso che ribattere che, invece, le sue “capacità” sul territorio sono note a tutti“. (Affaritaliani.it)

Brucia l’affondo al Pdl lanciato ieri in Transatlantico dal leader della Lega Umberto Bossi: «Sono dilettanti allo sbaraglio». (La Repubblica)

«Si vede — attacca La Russa — che i suoi non hanno raccontato a Bossi come sono andate le cose. (La Repubblica)

La Russa: “Il vero errore è stato non raccogliere il solito venti per cento di margine in più di firme di riserva. Quando le organizzazioni si allargano prevale sempre lo scaricabarile”. (La Russa su La Repubblica)

Il leghista Giancarlo Giorgetti si affretta a precisare: «Non voglio fare polemiche. Dico solo che abbiamo ricevuto il listino all’ultimo momento con un ordine di candidature che non ci aspettavamo. Ad esempio, Gibelli è stato messo al settimo posto anziché al secondo». (La Repubblica)

Massimo Buscemi: “da ora in poi il compito del coordinatore regionale deve essere quello di trovare il colpevole. Non si possono fare queste figure. Bisogna fare chiarezza. Un partito è come un’azienda. È fatto da uomini, dirigenti e dipendenti. Non è immaginabile vada avanti se non si trovano i responsabili di queste cose. È inaccettabile” (La Repubblica)

«Bel ringraziamento di ha dato Formigoni — si sfoga — Non credo al complotto, ma vedo nel Pdl la stessa situazione che ho trovato l’anno scorso dopo il primo turno. Manca completamente un coordinamento. Non c’è un responsabile. Il partito è diventato un esercito dove tutti si sentono generali e nessuno vuole fare più il sergente. (Guido Della Frera su La Repubblica)

Roberto Jonghi Lavarini: “Sicuramente vi è una chiara responsabilità politica del Coordinatore regionale, l’onorevole Guido Podestà e del responsabile elettorale regionale, l’assessore alla Protezione civile Stefano Maullu. (…) “Il primo responsabile di questa disastrosa presentazione della lista: Doriano Riperbelli. Riparbelli, per questo delicato incarico, aveva persino ottenuto il terzo posto nel listino bloccato del presidente Formigoni”. (La Voce d’Italia)

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Il titolo di questo post non vuole offendere nessuno, non si riferisce a nessuno in particolare e tantomeno vuole diffamare chicchessia. L’ho copiato dalla chiusura dell’articolo su The Front Page. Troppo divertente… :-)

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Non copiano solo le firme

sabato, marzo 6th, 2010

A Clusone anche i programmi.

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Ad ogni conteggio meno firme…

giovedì, marzo 4th, 2010

Corte d’appello di Milano

Ufficio Centrale Regionale

Sul ricorso per riesame presentato dai delegati della lista “Per la Lombardia” – esclusa con delibera in data 1 marzo 2010 -  e diretto a ottenere la riammissione della lista stessa o, in via subordinata, la riammissione in termini con concessione di ore 24 per l’eventuale correzione delle irregolarità rilevate, cos’

Osserva

L’ufficio dà atto innanzi tutto di aver proceduto, con la delibera oggetto di riesame, alla esclusione della lista de qua, muovendo dal numero delle firme dichiarate dai presentatori (3.935 contenute in 193 atti) e dallo stesso detraendo il numero delle firme autenticate in modo ritenuto irregolare (514).

La proposizione del presente ricorso ha dunque sollecitato l’ufficio a un ulteriore, approfondito riesame, che ha portato ai seguenti risultati.

A fronte del dichiarato detto numero di presentatori (3.935), l’ufficio ha conteggiato in effetti un minor numero di sottoscrizioni prodotte, pari a 3.872; e in questo ambito, procedendo a ulteriori controlli, ha ritenuto valide n. 3.628 sottoscrizioni.

Da quest’ultimo numero – e non da quello, maggiore, indicato in sede di deposito – debbono quindi essere detratte le firme, le cui autentiche sono già state ritenute invalide dall’ufficio (514) e che i ricorrenti chiedono ora di riconsiderare.

(…)

P.Q.M.

respinge il ricorso.

Milano, 3 marzo 2010.

(QUI il testo della sentenza in PDF)

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