Il più grande spettacolo dopo il Big Bang!

lunedì, ottobre 10th, 2011

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang! devono essere le idee che lì, mi auguro, inizieranno a prendere forma dalla Leopolda 2011 in poi.

Le premesse sono eccellenti e valgono la riapertura (anche se non era mai stato formalmente chiuso) di questo blog:

Tocca a noi, che veniamo da storie diverse ma siamo uniti dall’idea che l’Italia debba tornare a scommettere sul merito, sull’innovazione, sulle qualità. Noi che pensiamo che si possa trovare lavoro non perché si conosce qualcuno, ma perché si conosce qualcosa. Noi che consideriamo immorale che ogni italiano nasca già con più di trentamila euro di debito a testa per colpa della miopia di un’intera generazione di politici. Noi che vogliamo dimezzare i costi della politica e del sindacato, noi che vogliamo rivoluzionare un mondo universitario basato sulle baronie e sulle amicizie, noi che siamo già genitori e continuano a chiamarci ragazzi. Noi che vogliamo un servizio pubblico e non la RAI occupata dai partiti, noi cresciuti nell’apartheid dei diritti tra chi ha garanzie a tempo indeterminato e chi è vive la precarietà permanente, noi che paghiamo le pensioni di oggi rischiando di non averle domani. Noi che mangiamo con la cultura, noi che viviamo connessi, noi che siamo cittadini del mondo orgogliosamente italiani, noi ci siamo.

E poi ancora:

Ma vogliamo sommergere i democratici e gli italiani di idee, di proposte, di iniziative concrete. Vogliamo che il centrosinistra smetta di occuparsi di formule e alleanze, beghe e beghette e dica chiaramente che cosa farà quando andrà  al Governo.

Ecco, esatto.

Io andrò alla Leopolda per questo. Per le idee. Ancora più convinto di un anno fa.

Ci vediamo a Firenze.

 

L’autosospensione non tutela il PD, anzi.

domenica, luglio 24th, 2011

Da sinistra seduti Franco Nicoli Cristiani, Davide Boni e Filippo Penati, in piedi Carlo Spreafico e Massimo Ponzoni

Come ogni altro iscritto al PD mi auguro che Filippo Penati riesca a “dimostrare” quanto prima la sua innocenza. Uso questa espressione ben sapendo che l’onere della prova, della “dimostrazione”, non sarebbe – in teoria – a suo carico.

Trovo un po’ stucchevole, invece, che alcuni chiedano a Penati di tutelare il “buon nome del PD” dimettendosi da Vice Presidente del Consiglio Regionale. Il buon nome del PD l’avremo tutelato se verrà dimostrato che abbiamo saputo selezionare una classe dirigente di onesti e capaci. Non sono certo le dimissioni di Penati a certificare questo. E non c’è alcuna “diversità” da certificare con atti “clamorosi”. E’ tutto molto più semplice: selezionare dirigenti che non rinuncino a fare politica in cambio di finanziamenti personali, di corrente o di partito. Se dimostreremo di averlo fatto, di aver selezionato buoni dirigenti, avremo fatto un buon servizio a noi stessi, al Partito e al Paese. Altrimenti non ci sono dimissioni che tengano…

Ciò che si deve chiedere a Filippo Penati, invece, è di tutelare la capacità del PD di fare politica. Il PD, in quanto maggiore partito dell’opposizione è rappresentato nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale da due Consiglieri: Filippo Penati, vice presidente, e Carlo Spreafico, consigliere segretario. Rinunciare alle funzioni di Vice Presidente senza consentire che qualcun altro del PD possa sostituirlo nelle funzioni non è fare un favore al PD. Anzi. E’ fare un favore a Davide Boni (presidente) alla Lega e al Pdl. Si perde capacità di incidere nell’ordine del giorno, nella conduzione dei lavori d’aula, nelle delibere di spesa… etc… etc..

Per il bene del PD, Filippo Penati non deve dimostrare di avere un corredo genetico migliore di quelli di destra. Per il bene del PD, Filippo Penati deve innanzitutto pensare a salvaguardare la capacità del PD di fare opposizione in Consiglio Regionale. Dimettendosi da Vice Presidente.


Update – 25.7.2011

Filippo Penati così scrive su Facebook:

Ribadisco la mia totale estraneità ai fatti che mi sono contestati, mentre rilevo che non cessano le ricostruzioni parziali, contraddittorie e false indotte da altre persone coinvolte nella vicenda.Sono accusato con una montagna di calunnie da due imprenditori inquisiti in altre vicende giudiziarie che cercano così di coprire i loro guai con la giustizia. Non ho mai preso soldi da imprenditori e non sono mai stato tramite di finanziamenti illeciti ai partiti a cui sono stato iscritto. Ora il mio primo obiettivo è quello di recuperare la mia onorabilità, di restituire serenità alla mia famiglia e non voglio che la mia vicenda e la conseguente martellante campagna mediatica creino ulteriori problemi al mio partito.Per questo ho comunicato oggi al segretario Pierluigi Bersani la decisione di autosospendermi da tutte le cariche che attualmente ricopro nel Partito democratico. Sono convinto che riuscirò a chiarire tutto e confido di poterlo fare nel più breve tempo possibile forte della consapevolezza di non aver commesso alcun reato.Subito dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia mi sono autosospeso dalla vice presidenza del consiglio regionale.Ho fin da allora considerato l’autosospensione un fatto transitorio e di breve periodo confidando in un rapido chiarimento della mia posizione . Oggi di fronte all’enorme risalto è improbabile pensare ancora ad una rapida chiusura dell’intera vicenda. Il prevedibile allungarsi dei tempi mi impone quindi di fronte alla necessità di non privare i gruppi consiliari di minoranza del vice presidente in loro rappresentanza. Pertanto è mia intenzione trasformare la mia autosospensione in dimissioni.Comunicherò la mia decisione e ne spiegherò le ragioni al gruppo Pd e agli altri gruppi di minoranza.

Esattamente quello che è bene faccia un dirigente politico.

Due “NO” per l’acqua pubblica

domenica, giugno 5th, 2011

Lo scorso 11 aprile scrissi un post per spiegare i motivi per i quali un ecologista dovrebbe – a mio avviso – votare “No” al Referendum sull’acqua del 12 e 13 giugno.

Nel frattempo il PD ha definitivamente deciso di sostenere il doppio SI. Una decisione sbagliata e in contraddizione con quanto cercammo di fare quando eravamo al Governo con Prodi  (e che la sinistra radicale ci impedì di fare). Me lo ricordo bene perchè in quel frangente ero nella segreteria nazionale dei Verdi e mi opposi solitario all’alleanza del “nostro” Ministro (Pecoraro Scanio) con Ferrero e Diliberto contro il pacchetto di liberalizzazioni di Bersani e Lanzillotta. Vinsero Pecoraro Scanio, Ferrero e Diliberto e l’acqua fu stralciata dal pacchetto…

Alcune voci, però, si sono levate (nel PD) in questi giorni per sostenere – quantomeno – il No al secondo quesito sull’acqua: quello che vorrebbe eliminare la remunerazione del capitale investito.  Tra gli altri, Chiamparino, Renzi, Enrico Letta, Enrico Morando.

Il 12 e il 13 giugno, dunque, andiamo a votare ma andiamo a votare leggendo, pensando e valutando il testo che ci viene chiesto di abrogare. Non la “spallata” a Berlusconi che rischia di diventare una “spallata” al buon senso e ai valori fondativi del Partito Democratico.

Qualcosa da leggere prima di scegliere:

“Dietro la bandiera dell’acqua pubblica il primo quesito punta a tornare, non solo nel settore idrico, ma anche in quelli dei rifiuti e dei trasporti, alla mera gestione diretta dei servizi da parte dei comuni, peraltro tuttora prevalente” (…) “Il referendum punta a liquidare i tentativi avviati dai governi di centrosinistra per portare i servizi pubblici locali a una gestione industriale orientata all’efficienza e superare finalmente forme di gestione dei servizi che sono finite nel vicolo cieco di un drammatico fallimento (…) È sconfortante dover constatare che il secondo quesito referendario costituisca un ritorno a concezioni ingenue risalenti all’infanzia della sinistra e di cui già Marx aveva fatto giustizia”

Claudio De Vincenti, già consigliere economico del viceministro delle Finanze, Vincenzo Visco, e presidente del Nars

“Blocco dell’impiego di capitale proprio, tutto a debito, con leve finanziarie lunghissime; le banche diventerebbero il soggetto economico che domina la politica degli investimenti nel settore; il debito pubblico implicito (ed esplicito) aumenta, a carico delle generazioni future. Insomma, a me sembra che valga la pena impegnarsi per far vincere il No a questo referendum”

Enrico Morando, parlamentare PD

“In un quadro di crisi della finanza pubblica la tariffa è l’unico modo per coprire i costi di investimento e di gestione, per stimolare gli interventi necessari a migliorare i servizi resi ai cittadini” (…) “di per sé la gestione privata non è incompatibile con la fornitura di un servizio accessibile a tutti. Così come, all’opposto, la gestione pubblica purtroppo non è garanzia sufficiente della fruizione diffusa del bene e soprattutto della sua qualità”

Giulio Napolitano, docente di diritto amministrativo ed esperto di diritto pubblico dell’economia

“Se dovesse passare il referendum sull’acqua faremo un tragico passo indietro in direzione di una minore liberalizzazione” (…) “nella legge Ronchi-Fitto, che sara’ sottoposta a votazione il 12/13 di giugno c’è scritto che l’acqua resterà un bene pubblico quindi non e’ in discussione; è in discussione il modo con cui si affida la gestione dei servizi di captazione, distribuzione, depurazione dell’acqua, di raccolta, smaltimento, termovalorizzazione dei rifiuti, di trasporto locale”  (…)  ”tutti gli investimenti che in questi tre settori si calcolano nei prossimi dieci anni, per 120 miliardi di euro, vanno sul debito pubblico. Siccome dobbiamo, per vincolo europeo, sanzionato ormai dall’Europa oltre che dai mercati, ridurre il debito pubblico del famoso 1/20esimo, praticamente del 3% l’anno, come si fa ad investire in questi settori, che hanno disperato bisogno di investimenti?”

Franco Bassanini, già ministro del Governo Prodi, Presidente della Cassa Depositi e presiti

Le primarie e le alleanze. Ma prima, cosa siamo?

sabato, dicembre 18th, 2010

Arrivo tardi nel commentare l’intervista di Bersani ma forse è meglio. In questi due giorni ho letto le opinioni altrui. Molte opinioni altrui. Buone opinioni, tra le tante. Aggiungo la mia perchè il PD, che a volte sembra solo capace di discutere e dividersi, ha invece bisogno di dibattere e dialogare. E poi scegliere la strada.

In questi mesi ho sofferto molto lo spostamento a sinistra (secondo il metro di misura del secolo scorso) del PD. Siamo arrivati al punto (e mi pare di essere stato uno dei pochi a dirlo) che il campione del “riformismo” in Lombardia quel Filippo Penati che candidammo alle regionali, ha fatto una campagna elettorale all’insegna dell’acqua statale e del no al nucleare in Lombardia. Sembrava il mio amico Carlo Monguzzi. Non entro nel merito dei due temi (sul nucleare e sulla gestione dell’acqua sapete forse come la penso). Dico solo che per tentare di vincere in Lombardia avremmo dovuto impostare un programma e una propaganda che parlasse anche ad altri, ai cittadini, ai lavoratori ai consumatori. Mica poco.

E così è stato su quasi tutto. Con il responsabile “economia” del Partito (Fassina) che partecipava alla manifestazione Fiom e Pietro Ichino che veniva totalmente ignorato dall’Assemblea nazionale del PD.

Insomma, in questi mesi abbiamo costruito un PD che rincorre a sinistra il fantasma di Vendola.

E oggi ci si stupisce se qualcuno pensa e dice: “ma che c’entriamo noi con il terzo polo?”.

Qualcuno forse può pensare che un’alleanza con API-UDC-FLI porterebbe a ristatalizzare l’acqua (un bene pubblico e comune oggi assai sprecato dallo Stato), chiudere con la propaganda sull’atomo, riconsegnare il mercato del lavoro ai contratti a tempo indeterminato e all’art. 18 (tutti i precari compresi)?

Si può forse pensare, allora, che il problema siano le primarie? Ma di cosa stiamo parlando? Mi sembra di essere Pazzaglia nel dire che le primarie possono essere un obbligo statutario solo se del PD. Non fuori. Le primarie che possiamo imporci sono quelle per scegliere i nostri candidati, i parlamentari. E’ un dovere morale farlo soprattutto dopo che abbiamo tentato di dar vita a un governo tecnico che cambiasse il “più grave problema italiano”: la legge elettorale che impedisce il diritto di scelta ai cittadini. E le virgolette non segnalano la citazione ma l’ironia…

Non possiamo invece imporre le primarie ai futuri alleati. E’ quasi ridicolo discuterne… e infatti stiamo discutendo quasi solo di questo.

Dovremmo discutere invece, assai di più, su cosa siamo e cosa vogliamo diventare. Perchè da questo, non dalle forme di selezione del candidato, discendono le alleanze.

Banalizzo: se Marchionne è un “nemico del popolo”, possiamo forse proporre un’alleanza ai “marchionani”?

Continuo a banalizzare: Se raccogliamo le firme per l’acqua solo statale, se saliamo sui tetti delle università, se scendiamo in piazza solo con i lavoratori più “privilegiati”, possiamo proporre un’alleanza con i nostri avversari?

Oggi sappiamo che se il Governo Berlusconi cade si va a elezioni. Come è normale che sia. Come è giusto che sia. Perchè la sovranità appartiene al popolo e questo è senza ombra di dubbio il vincolo costituzionale più “democratico”. Poi vengono tutti gli altri, compreso il rispetto delle prerogative del Capo dello Stato. Un governo “tecnico” che ha come unico mandato politico quello di creare un periodo cuscinetto, di preparazione, alla sfida Berlusconi si-Berlusconi no, non sarebbe stato un Governo democratico. Perchè i cittadini hanno votato “Berlusconi presidente”.

Oggi, però, stiamo parlando d’altro. Per fortuna.

Stiamo parlando di quali alleanze elettorali fare alle prossime elezioni politiche generali. Tutto sarà legittimo. Compreso vincerle con un’alleanza che vuole riformare l’Italia. Sarà legittimo anche proporre una nuova armata Brancaleone che il giorno dopo si divide su tutto.

E qui sta il problema, la cosa che dobbiamo discutere, la politica che dobbiamo fare.

Quale politica vogliamo fare? Per il lavoro, Ichino o Fassina? Se scegliamo Ichino verrà da se che cercheremo alleanze tra un Vendola che vuole completare la metamorfosi in sinistra di governo e i settori più innovativi del terzo polo (e chi l’ha detto che il terzo polo deve essere “prendere o lasciare”?). Se sceglieremo Fassina, andranno bene Vendola così come è ed anche Ferrero e Diliberto e Di Pietro. A quel punto, però, andranno bene solo a voi.

Ciò che non si può fare se si vuole governare dopo aver vinto le elezioni è scegliere Fassina e governare con “Marchionne”.

Ciò che non si può fare è una campagna “contro il nuovo fascismo” insieme a Tremaglia.

Ciò che non si può fare è decidere le alleanze prima di aver deciso cosa siamo noi o continuare a cambiare “cosa siamo noi” in base alle alleanze.

A settembre scrivevo:

Forse è questo che deve cambiare. Velocemente. Iniziare a ragionare sulle cose da dire e da fare. E con sincerità dire come la si pensa: cosa si dovrebbe fare per vincere. E sulla base di questo collocarsi.

Ora più che mai.

Bloomberg da Obama giocando a Golf. Bersani: “Al posto di Bloomberg sarei andato alla Casa Bianca”. Bloomberg: “Per parlare con la colf?”

giovedì, dicembre 9th, 2010


Un link su facebook dell’amico Andrea mi rimanda a questo articolo

Bloomberg, Obama Talk Economics on the Golf Course

Ho scritto tutto nel titolo… che cavolo c’è da aggiungere?

Ma in che paese del mondo?

mercoledì, dicembre 8th, 2010

in che paese del mondo… un segretario di partito attacca sul suo canale Youtube il Sindaco, del suo stesso partito, di una grande città.

Capisco che gli possa sfuggire una battuta alla domanda di un giornalista.

Non capisco che dia ordine al suo addetto stampa di chiamare la redazione della TV, farsi mandare il video, chiedere a un funzionario del PD di montarlo e a un altro di caricarlo su Youtube. Non per costruire quella famosa “alternativa” ma per attaccare un proprio Sindaco.

Un amico ha commentato:

direi che sono tutti talmente impauriti che non vedevano l’ora di attaccare Renzi

Forse è così, ma a me non sembra un paese normale. Anzi, no, è il partito a non essere normale. Il paese legge divertito le cronache dal bunga bunga e tira avanti come può. Aspettando un’alternativa.

Più che Bersani i commenti… [su Matteo Renzi, il Pd e Arcore]

martedì, dicembre 7th, 2010

Si, certo, Bersani poteva risparmiarselo di dire

Non è vietato per un sindaco incontrare il presidente del Consiglio ma esistono delle sedi, sennò si può capire male.

Anche perchè fu lui stesso a dire:

Ho già detto che se si vuole parlare di misure immediate per alleggerire i colpi di questa crisi e discutere sul serio di un pacchetto di riforme in campo economico e sociale, io vado veramente a piedi ad Arcore.

E mi piace pensare che non fosse una cazzata detta tanto per fare effetto e che a lui – invece – le riforme premono veramente.

Ma quello che veramente fa pensare, fa interrogare, fa anche un po’ preoccupare sono le reazioni in rete, nei commenti su facebook, all’incontro di Matteo Renzi con il Presidente del Consiglio ad Arcore.

Matteo Renzi
divertito dalle reazioni. Chi dice: con Berlusconi non si parla, come se lui non fosse Premier. Chi dice: ad Arcore no, a Palazzo Chigi sì. Chi ignora che se non abbiamo entrate speciali (che Venezia e Roma hanno e noi no), che LORO hanno promesso, dobbiamo tagliare sul sociale e sulle scuole. Sono il Sindaco e lavoro concretamente per la mia gente: spero di non cedere mai all’ideologia. A viso aperto, come sempre!

E’ mai possibile, invece, che ogni volta eleggiamo un leader nella reciproca promessa di non cadere nello sterile antiberlusconismo e poi lì, sempre lì, ce lo trasciniamo?

Stiamo trasformando il nostro partito in una miscela di ideologismo e opposizione ad personam: una bomba che non ha mai fatto vincere le elezioni. Convochiamo le manifestazioni senza sapere per cosa, saliamo sui tetti senza dire cosa ci vorremmo sotto (tra le mura), aderiamo ai referendum e presentiamo proposte di legge che vanno in senso opposto. Rincorriamo Vendola e Di Pietro e non ci accorgiamo d’avere il fiatone.

E quando troviamo un Sindaco che governa la sua città dimostrando d’avere la stoffa per governare anche il partito e l’Italia lo massacriamo come se lo avesse incontrato di nascosto, facendo filtrare la notizia dalla propria agenzia di stampa per poi smentirla.

Io, nel caso, restituisco la tessera

domenica, novembre 21st, 2010

In questo caso:

La reazione del Pd – Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria democratica e presente al congresso apre all’alleanza: “Nonostante le differenze, credo che ci possa essere un orizzonte comune, vale a dire una difesa dei valori della Costituzione e del rinnovamento della democrazia italiana in senso europeo e democratico”. Sulla stessa linea Vincenzo Vita: “Il Pd fa bene a interrogarsi sui rapporti con il centro moderato, ma il suo futuro sta in un rapporto rinnovato con la sinistra di Vendola e della Fds”. Ora bisognerà vedere cosa decide il segretario Bersani, che comunque in passato si è mostrato possibilista.

Il nuovo socialismo – Al congresso, comunque, si sono delineate le linee di questa unione a sinistra. L’obiettivo non è più il comunismo, ma il “socialismo del XXI secolo” che in America Latina vince e governa. Le parole d’ordine sono no al federalismo, politiche fiscali che “spostino i carichi dal lavoro ai guadagni di capitale e alle rendite”, una “legislazione del lavoro che contrasti la precarietà”, il riconoscimento del “matrimonio tra persone dello stesso sesso”, l’”uscita dalla Nato, il ritiro unilaterale dall’Afghanistan e la chiusura delle basi militari straniere in Italia”.

Rottamatori, prossima fermata PD?

lunedì, novembre 8th, 2010

Eccomi, su Giornalettismo con un resoconto un po’ commento alla convention organizzata da Matteo Renzi e Giuseppe Civati a Firenze, stazione Leopolda.

A Firenze ma poi torno

venerdì, novembre 5th, 2010

Partiamo in cinque, in auto, sabato mattina (oggi proprio non riesco) per andare a Firenze all’incontro organizzato da Pippo Civati e Matteo Renzi.

Vado perchè nel PD c’è bisogno di discutere un progetto ancora più di una linea programmatica. Progetto che le primarie (quelle per l’elezione del Segretario nazionale Pierluigi Bersani) non hanno chiarito. Le primarie sono così nel nostro partito: schieramenti un po’ a prescindere. E questo è un virus e al tempo stesso una manifestazione della malattia del PD. E spero non lo sia anche dei “fiorentini”.

Vado a Firenze anche perchè in tutti questi mesi ho sentito solo Matteo Renzi e Pippo Civati dire che un Governo che vada da Tremaglia a Rosy Bindi con l’appoggio esterno (esterno al Parlamento) di Nichi Vendola è una cagata pazzesca.

E vado a Firenze, infine, perchè mi è stato chiesto un contributo sulla questione dell’innovazione e del passaggio della Pubblica amministrazione all’utilizzo di formati aperti e software libero e open source. Una proposta, questa, che trasformai in Progetto di Legge nel maggio del 2007, al termine di un lungo lavoro fatto insieme al Tavolo di lavoro “Politica del software nella P.A.”. Un “tavolo” di discussione in cui mi confrontai insieme ad associazioni indipendenti, liberi professionisti, piccole, medie e grandi aziende, dalla Sun Microsystem alla Ibm alla Microsoft. Un tavolo che produsse quel progetto di Legge e che insieme a me e ad altri 19 consiglieri, firmò idealmente.

La filosofia del progetto era più o meno questa: la diffusione del FLOSS (Free and open source software) e l’accesso alla conoscenza sono un caposaldo per lo sviluppo della Società dell’informazione e per la costruzione dell’e-government nelle indicazioni della Commissione Europea successive all’Agenda di Lisbona. Il software libero e open source sono inoltre indicati come una delle strade di accesso delle PMI all’innovazione e all’infrastrutturazione tecnologica.

Perchè partire dalla Pubblica amministrazione? Perchè rispondemmo a queste semplici domande: la Pubblica amministrazione deve garantire il diritto all’accesso perpetuo ai propri dati oppure deve rischiare di non potervi più accedere come succede a quelle pagine che scrivemmo con l’antico software che i nuovi PC e i nuovi software non sono più in grado di aprire? Può permettersi la Pubblica Amministrazione di non conoscere la “sorgente dati” del programma che utilizza e quindi di non conoscerne l’attività non manifesta? E’ ammissibile che la PA discrimini i propri cittadini sulla base del sistema operativo in loro uso?

Sono domande epocali, a ben pensarci. E la politica ci pensa troppo poco. Tant’è che il Progetto di Legge neppure fu discusso in Commissione. La politica oggi pensa solo alle televisioni e ai giornali. Ma ai giornali ci pensa solo perchè vengono mostrati nelle rassegne stampa in TV.

E invece l’accesso alla conoscenza del futuro passa anche e soprattutto dall’accesso ai dati elettronici, alla rete e all’informazione. E passa dalla collaborazione, dai processi collaborativi che si rifiutano di proteggere con strumenti nati all’epoca del carbone e dell’acciaio (i brevetti) gli alfabeti della società dell’informazione.

Ecco, andrò a Firenze anche per dire queste cose. Poi torno a Bergamo, al mio vecchio nuovo lavoro che in questo periodo mi appassiona assai più della politica. Ma spero di cambiare idea, magari nel week end.