Le interviste sono più chiare delle lettere

domenica, agosto 29th, 2010

Il passaggio dell’intervista a Matteo Renzi su Repubblica che preferisco:

Resta però aperto il problema: che rapporti con Fini, con Casini, con la sinistra?
“Fini? Uno che passa da Almirante e Le Pen alla Tulliani e Barbareschi, di certo non fa per me. Però, non voglio nemmeno entrarci nel gioco del piccolo chimico. Piuttosto mi fate capire, per favore, che dice il Pd sul lavoro che cambia? Sull’innovazione? Sull’ambiente? E sulle tasse? Facevo ancora la maturità e già Berlusconi e Tremonti promettevano la riduzione a due sole aliquote. Quando siamo andati al governo noi, l’unico slogan era l’agghiacciante pagare le tasse è bellissimo. Ci sarà pure una via di mezzo…”.

Ma è tutta da leggere…
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Succede di essere approssimativi quando ci si occupa di troppe cose…

martedì, luglio 27th, 2010

Umberto Veronesi non deve dimettersi da Senatore perchè la pensa in modo differente dal PD. Sul nucleare la pensava in modo differente anche quando è stato candidato. E’ un indipendente. Un oncologo di grande fama. Un laico battagliero. Un riformista coi galloni. E quando si candida un esponente si fatto della società civile non gli si può e non gli si deve chiedere l’adesione al 100% del programma di partito. Quindi, dove è il problema?

Umberto Veronesi dovrebbe dimettersi da Senatore perchè in un paese serio non si affida la direzione di un’Agenzia indipendente a un politico in carica. Punto. In Italia, invece, la sua nomina può diventare pretesto anche per altre nomine sbagliate.

E poi andrebbe detto a Veronesi che la laurea Honoris Causa in fisica non basta per condurre l’Agenzia per la sicurezza nucleare. Perchè poi finisce che si dicono delle sciocchezze…

Il PD secondo Proforma. E le regionali 2010 a confronto con le campagne di Vendola.

lunedì, luglio 26th, 2010

Come fa l’agenzia Proforma a elaborare campagne elettorali tanto “belle” per Nichi Vendola e tanto “brutte” per il PD? Quante volte ci siamo fatti questa domanda?

Pippo ha invitato Dino Amenduni, di Proforma, al campeggio di Oltre per chiederglielo. Qui, di seguito le slides, molto interessanti,  illustrate dal pubblicitario.

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Su Facebook ho commentato (e Dino Amenduni mi ha risposto) come potete leggere.

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E voi che ne pensate?

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Vendola, Di Pietro e la sinistra che non c’era e finalmente ci sarà

lunedì, luglio 19th, 2010

Chiariamo subito: Vendola alle primarie non lo voterei manco sotto tortura. La ragione è semplice: con Vendola il centro sinistra non vincerebbe neppure se la Poli Bortone presentasse dieci liste disturbo e se il Centro Destra si affidasse al cugino di Rocco Palese come candidato premier.

Però sono contento che si candidi alle primarie. E sono contento che la sinistra della coalizione trovi una sua forma, un suo contenitore, recuperi i suoi voti. Vendola non può essere il candidato premier ma può essere il leader di quella parte che oggi disperde i suoi voti tra il non voto e il populismo di Di Pietro:  a volte di destra, a volte massimalista e sempre giustizialista senza neppure avere i galloni per poterlo essere. Anzi. Anzi. Anzi.

Vendola è la sinistra necessaria alla coalizione, depuratasi dai pazzi e dagli estremisti. E può allargarsi e consolidarsi anche con pezzi dell’Idv, forse con pezzi del PD. Comunque sarà una parte di una coalizione riformista e di governo che per vincere ha bisogno del centro come della sinistra.

E Di Pietro è nervoso:

“Vendola è stato da poco rieletto Governatore della regione Puglia e per altro è più per demeriti della coalizione del Centrodestra che si è divisa che per meriti del Centrosinistra che ha guidato nei precedenti 5 anni visto che molti assessori della sua giunta poi sono finiti sotto l’attenzione della magistratura per aver fatto male il loro dovere”.

E oltre a essere nervoso è proprio para… paracollo. Perchè Di Pietro attaccò in questo modo Vendola fino al Dicembre 2009, rendendo di fatto impossibile la sua candidatura per tutto il centro sinistra pugliese. Poi smise, per approfittare della difficoltà in cui questi attacchi avevano messo il PD che cercava, allora, un’altra soluzione.  Quindi Vendola diventò per Di Pietro il miglior candidato possibile per la Puglia. In realtà per rubare qualche voto al PD che ovviamente si lacerava… Per fortuna vinse.

Oggi ci risiamo: i giudizi sulle persone cambiano a seconda del momento, della necessità, del più bieco tatticismo.  Questo è Di Pietro. Quello di cui finalmente potremo fare a meno.
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Vogliamo la pista ciclabile. Firmato: Il Comitato Genitori di Monterosso.

giovedì, giugno 24th, 2010

In due giorni il Comitato Genitori di Monterosso ha organizzato una “Catena di Biciclette” a cui hanno partecipato più di 200 persone per difendere la breve pista cilabile in Viale Giulio Cesare a Bergamo.

La giunta più immobile della storia di Bergamo vuole tutta città come lei?

Blogger libera tutti

mercoledì, giugno 16th, 2010

Non posso che aderire all’iniziativa promossa da Pippo Civati, Matteo Orfini e Paolo Gentiloni. In pratica una catena per spezzare le catene. Un’iniziativa sul web, la prima del PD, per rivendicare la diversità dei blog dai quotidiani registrati. Perchè internet è libertà, ma potrebbe non esserlo.

Emergency e l’Italia dei clan

martedì, aprile 13th, 2010

Massimo Gramellini su La Stampa:

Leggendo l’intervista rilasciata ieri a La Stampa dall’onorevole La Russa verrebbe da chiedersi con il poeta: che anno è, che giorno è? Il ministro della Difesa rispolvera gli interminabili Anni Settanta per informarci che anche Gino Strada potrebbe aver allevato nel suo seno degli infiltrati «come accadde al Pci con le Br e al Msi coi Nar», trattando Emergency alla stregua di un partito, diviso in frange più o meno estremiste. Non vi è dubbio che le responsabilità dei tre italiani fermati in Afghanistan andranno accertate e nel caso punite, ma è inaccettabile la tentazione di trattare questa vicenda come se fosse una questione di politica interna. Nel compilare il proprio autoelogio, il ministro ricorda i tanti “esponenti di sinistra che abbiamo salvato negli scenari di guerra”. E non allude a un parlamentare del Pd strappato ai talebani o a un banchiere delle cooperative rosse preso in ostaggio dai pashtun. Intende riferirsi a giornalisti, medici, pacifisti: tutta gente che nelle zone di guerra ci va per vocazione o per mestiere, certo non per conto di uno schieramento politico. Solo da noi un cittadino all’estero viene considerato dal suo governo un «esponente» di destra o di sinistra, invece che semplicemente un connazionale da tutelare.

Pensate al presidente americano più ideologico degli ultimi tempi, il repubblicano Bush. Bene, nemmeno lui si è mai vantato di aver salvato dei democratici, ma sempre e soltanto degli americani. Da dove nasce questo bisogno tutto italiano di catalogare le persone in base alle appartenenze ideologiche? Destri-sinistri, rossi-neri, guelfi-ghibellini. Il nostro eterno bipolarismo da bar sport, incomprensibile al di là di Chiasso. Incomprensibile e drammaticamente provinciale. Sintomo di un Paese appeso al suo stesso ombelico, che osserva il mondo dal pertugio dei propri interessi di bottega e riduce i drammi planetari alle dimensioni del cortile di casa.

Se il riferimento continuo agli anni di piombo testimonia l’immaturità di una classe dirigente che non riesce a scrostarsi di dosso i fantasmi giovanili, l’atteggiamento che La Russa e in parte Frattini hanno tenuto nei confronti della vicenda di Emergency testimonia ancora una volta l’assenza di uno spirito nazionale autentico e condiviso. Di fronte a una crisi, la reazione istintiva è stata di schierarsi dalla parte delle proprie alleanze (il governo afghano) e non dei propri connazionali. Anche la sinistra, sia chiaro, tende a comportarsi alla stessa maniera. Ricordiamo ancora i commenti salaci con cui fu accolto in certi ambienti il sacrificio di Quattrocchi – il «body guard» rapito e ucciso in Iraq – considerato un fascista e un mercenario immeritevole di pubblici onori. A sei anni dalla morte, oggi Quattrocchi sarà commemorato nella sua Genova, ma il Comune guidato dal Pd ha preteso di far pagare l’affitto della sala.

Mai come in questo campo c’è una sintonia assoluta fra la Casta e il Paese reale. Tranne un mese ogni quattro anni, durante i campionati del mondo di calcio (e a patto che si vincano), l’italiano non si sente membro di una Nazione, ma di un clan: familiare, affettivo, politico. Però vale qui lo stesso discorso fatto a proposito della corruzione: dai politici ci aspetteremmo che dessero il buon esempio, non che esaltassero con la forza del loro ruolo la «mala educación» generale.

www.marcellosaponaro.it/blog

Il vino, la bandiera e il voto di domani (e lunedì)

sabato, marzo 27th, 2010

Oggi su BergamoBlog è comparso questo articolo a firma di pnori che ad una cena a casa di amici, tutti di sinistra, alla sesta bottiglia ha detto che avrebbe votato per me. Non so se l’alcol ha influito ma l’analisi è lucida e il racconto è divertente. Si conclude così:

Io alla sesta bottiglia, che avevo bevuto qualcosa delle prime cinque, ho detto a tutti che avevo deciso già da un po’, alla fine voto Saponaro, ma se mi chiedete perché non sono sicuro, è che alla fine le scelte sono così poche, che non trovo il mio colore, allora vado con uno che per lo meno mi sta simpatico. Ma c’è il Morgano, mi ha detto un amico, però io dico, il Morgano è anche simpatico anche lui, l’Agnoletto è bravo, ma la lista mi sembra poco definita, è che io tutti insieme non sono abituato, se si mischiano, poi, si ricordano come si fa ad andare d’accordo, allora mi hanno detto te fai la scelta a vocazione maggioritaria, non lo so ho detto, faccio la scelta che Saponaro almeno è sveglio e magari a dargli il voto quel voto lì va in Regione davvero, perché il Morgano mi sa che no, bello difendere la bandiera, ma a difenderla sul campo di battaglia magari si ottiene qualcosa, che a difenderla in casa, capaci tutti.

E allora voto Saponaro.

www.marcellosaponaro.it/blog

E anche Pietro

giovedì, marzo 25th, 2010

La passione per la politica e le vicende collettive é ciò che mi fa votare Marcello Saponaro. E’ ciò che c’era nella lista dei Verdi a Bergamo (purtroppo esclusi).

Tutto il resto, dal qualunquismo travestito da comicità al giustizialismo travestito da opposizione, dal tatticismo travestito da intelligenza politica… allo pseudo-radicalismo travestito da radicalità, é noia ma davvero noia.

Io voto Saponaro

Pietro Vertova
(Consigliere comunale di Bergamo,Via Facebook)

Il prode Baruffi

mercoledì, marzo 24th, 2010

Il prode Baruffi è candidato a Milano e provincia.

Qui gli altri video del prode.

(Via Leo)

Clicca QUI per vedere il video (se sei su Facebook)