Links di ieri

domenica, luglio 25th, 2010
  • Andrea ripubblica la foto al comizio di Barack Obama a Berlino. C’era anche Pippo. E Maya, incontrata là.
  • Leo sul rischio contaminazione Ogm in Friuli
  • Valigia Blu pubblica l’appello contro il bavaglio alla rete (anche qui qui qui qui qui e qui)

“Sono più avanti di Obama” e più alto di Kareem Abdul-Jabbar (218 cm.)

sabato, febbraio 6th, 2010

formigoni

Ma non si rende conto di diventare persino un po’ ridicolo? E io non voglio un “Governatore” ridicolo, anche solo per altri due mesi.

E, poi, se davvero ci tiene ad essere “più avanti” di Obama… perchè non apre ai commenti liberi il canale Youtube di Regione Lombardia e il suo e il suo blog che non ha più? Ma un sito si, ce l’ha. E puoi inviare solo delle email che poi vengono vagliate e pubblicate se van bene. Come su Youtube, insomma.

Un po’ lontano, insomma, dalla politica 2.0, dalle conversazioni, dalla comunicazione bi-direzionale, da Obama…. Oppure è già la politica 2.1?

www.marcellosaponaro.it/blog

Flopenhagen?

sabato, dicembre 19th, 2009

E’ stato un flop: nessun impegno alla riduzione del 50% delle emissioni entro il 2050, nessun impegno a stendere il documento vincolante entro il 2010, nessun impegno sulle azioni “nazionali” e “continentali” (solo l’Europa l’ha già fatto), nessuna certezza su come sarà costituito e gestito il fondo di 10 miliardi di dollari all’anno che crescerà fino a 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 per sostenere la Green Economy.

Non è stato un flop: gli Usa e la Cina da ieri sono dentro agli accordi, al processo mondiale di riduzione dei gas climalteranti, Usa e Cina non potranno più fare finta di niente perchè

“Il cambiamento climatico non è fantascienza, ma è scienza, è reale”

Se sei su Facebook, qui il video del discorso di Barack Obama

Il bicchiere mezzo pieno di Copenhagen

lunedì, novembre 16th, 2009

Il bicchiere un po’ lo riempie Andrea Mollica informandoci che

Il mancato accordo del vertice di Copenaghen potrebbe rivelarsi molto più utile alla lotta ambientale di un trattato che non sarebbe stato rispettato. Lo sostiene il più prestigioso blogger sulle materia ambientali, Dr. Romm. L’assenza di vincoli formali aiuterebbe il Senato degli Stati Uniti ad approvare una legge di riduzioni delle emissioni carboniche

Un altro po’ lo riempie Elena Comelli su Nova che guarda all’arretratezza della politica quasi come un dettaglio. Infatti…

Ancora una volta, le grandi aziende sono più veloci del mondo della politica.

Forse hanno ragione. Io, però, la penso come Al Gore quando chiede agli Stati Uniti di essere leader anche nella lotta ai cambiamenti climantici

it’s really important for the United States to play the leadership role the rest of the world expects us to play.

L’Europa da sola non può farcela. E nemmeno i leader da soli possono farcela.

Obama, la Binetti, la riforma sanitaria e di conseguenza il Partito Democratico

domenica, novembre 8th, 2009

Obama, il mondo cambia (manifesto del PD Partito Democratico)

36 milioni di americani avranno diritto all’assistenza sanitaria. Il Congresso americano ha approvato la riforma voluta da Obama con 220 voti a favore contro 215 voti contrari. Un solo repubblicano ha votato a favore, ben 39 democratici, invece, hanno votato contro. E sarebbero stati ben di più, tanti da affossare la legge, se Obama non avesse trattato e ceduto su alcuni punti non proprio di poco conto: l’assistenza ai non americani, la copertura alle interruzioni di gravidanza, per esempio.

La legge deve ora passare al vaglio del Senato, la Camera che fu per tanti anni di Ted Kennedy che proprio alla riforma sanitaria legò il suo nome e il suo impegno. Anche lì i Repubblicani annunciano battaglia. Anche lì Obama dovrà trattare con i democratici meno liberal.

E’ una concezione diversa della politica e dei partiti quella che un po’ ha ispirato la nascita del Partito Democratico in Italia. Qui è differente, è vero, ma se non si vuole buttare tutto alle ortiche è bene cercare di capire anche quello oltre oceano e prenderne il meglio.

Il Partito Democratico è nato con l’ambizione di rappresentare tutti i filoni “progressisti” di questo paese. Lo sappiamo. Si, lo sappiamo ma dobbiamo anche cercare di essere conseguenti. Perchè non è possibile prendere i voti dei moderati espellendo quelli che votano in modo non confacente ai liberal. E viceversa. La linea del PD? Non può che essere una negoziazione continua. E qui entra ingioco l’autorevolezza del suo leader, che negli USA è il Presidente, in Italia il Segretario. E’ lui che esprime la linea del partito. E tanto più è forte la sua leadership, tanto più sarà libero e forte nel convenire a mediazione. L’obiettivo, pragmaticamente l’obiettivo, e non la fedeltà all’ideologia, è la ragione della politica.

Negli USA non sarebbe dunque concepibile un Presidente che non si espone su un “tema” per non offendere alcuno nel partito. E non sarebbe neppure concepibile espellere un deputato per mancata fedeltà nel voto. Semplicemente non sarebbe leader il primo e non sarebbe eletto il secondo se non rappresenta i “suoi” democratici. Perchè i “suoi” democratici, quelli del proprio distretto o del proprio Stato sono la sua bussola. E i democratici di El Paso (Texas) sono assai dversi da quelli di Castro (San Francisco, California).

Servono regole e leadership, dunque. Non scomuniche e anatemi. Regole di convivenza e leadership di Bersani. E la vittoria di quest’ultimo alle primarie, che a dispetto delle analisi superficiali e fumettistiche era il più “americano” dei tre, è un buon inizio. Ora andiamo avanti senza regalare nessuno a Rutelli.

La pace può. Con Barack.

venerdì, ottobre 9th, 2009

Il Nobel è stato assegnato a Barack Obama. Nonostante il gingle e il sostegno di Elio:-)

Barack: ora è il momento

giovedì, luglio 2nd, 2009

L’America decide di partecipare: riduzione dell’effetto serra, sviluppo sostenibile, lavori verdi.

Green Jobs, Good Jobs

giovedì, giugno 25th, 2009

$150 billion investment in clean energy could create a net increase of 1.7 million American jobs and significantly lower the national unemployment rate.

150 miliardi di dollari di investimento nell’energia rinnovabile potrebbe creare 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro negli stati uniti e ridurre significativamente il tasso di disoccupazione nazionale.

Va Al Gore

Geek President

mercoledì, febbraio 4th, 2009

Non posso che condividere la considerazione di Attivissimo: “Un sospiro di sollievo, dopo un’eternità di tecnofobi alla Casa Bianca“.

Non scriverò l’ennesimo post per dire quanto è bravo Obama…

martedì, gennaio 27th, 2009

Non ne posso più di trovare all’estero uno che fa le cose che promette e le comunica come si deve. Non dirò che quella del New Deal Verde è ben altra cosa rispetto a quelle per cui verrà ricordato il nostro Governo Prodi e il nostro Ministro Pecoraro Scanio.
Ormai è tardi per dirlo, pensiamo al futuro.