
Oggi la Lombardia ha avuto una prova empirica dell’eccellenza formigoniana: la mancata raccolta delle firme per la presentazione della sua candidatura a Presidente e di tutto il cosiddetto “listino” (quei sedici consiglieri che vengono eletti senza preferenze insieme al candidato che vince).
Sono le 3500 firme più importanti, quelle che legittimano la candidatura del Presidente. Sono poche rispetto alle firme che devono sostenere le liste dei candidati dei partiti (1750 nella sola Bergamo per ogni lista di partito contro le 3500 in tutta la Lombardia per ogni candidato presidente), eppure si sono ridotti alle ultime ore, a fare le cose di fretta e male, sottoscrivendole in modo incompleto e quindi sono state annullate in quantità tale da invalidare l’intera lista.
Perchè si sono ridotti all’ultimo? Perchè hanno litigato per un mese intero su come spartirsi i 16 posti: Berlusconi vuole l’igenista pro tempore (mi dicono sia igenista dentale da un mesetto appena…), Formigoni vuole il capogruppo Puccitelli, Bossi vuole la la Rizzi per far posto al figlio Renzo a Brescia, il Marito della Gelmini vuole Pagnoncelli per scavare più a fondo… ognuno voleva qualche cosa, alla fine sono arrivati tardi. E male.
Le irregolarità non sono dolose ma non sono certo “eccellenza”, la parola più amata da Formigoni.
Come ci ricorda Giuseppe Adamoli, “padre” del nuovo Statuto di Regione Lombardia, c’è però una colpa grave di Formigoni in tutto questo: aver impedito al Consiglio Regionale di approvare la nuova legge elettorale.
Nella nuova legge elettorale che noi volevamo, c’era l’abolizione della necessità di raccogliere firme per tutti i partiti già presenti in Consiglio Regionali (PD, PDL, Lega, Rifondazione, Sinistra e Libertà, Pensionati) e per quelli che cinque anni fa elessero almeno un consigliere (quindi anche i Verdi). La stessa proposta era contenuta nei progetti di legge presentati dai partiti di maggioranza.
Formigoni non ha voluto che la Legge venisse approvata. Perchè? Semplice, aveva paura che il Consiglio, a voto segreto, approvasse una norma regionale specifica dove fosse chiaramente indicato il limite massimo dei due mandati nel ruolo di Presidente. Come avviene in tutti i sistemi presidenziali (come è la Lombardia) democratici del mondo. A Formigoni invece piace il modello Chavez. E ha bloccato la legge.
Il secondo motivo corrisponde alla seconda paura di Formigoni: l’abolizione del listino. Al centro sinistra e in origine anche alla Lega Nord (poi ha capitolato) il listino non piace: 16 consiglieri eletti per mandato di Lui, senza consenso dei cittadini, senza campagna elettorale, spartiti nel nome della peggiore partitocrazia. Nessuno voleva abolire il premio di maggioranza. Chi vince è giusto che abbia i numeri sufficienti per governare. Ma i consiglieri dovrebbero essere eletti, tutti, sul territorio, nelle liste che sostengono il candidato presidente. Chi vince ne elegge di più. Invece no.
Formigoni non ha voluto. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, avrebbe detto mia nonna.