Un bergamasco a Roma

sabato, gennaio 16th, 2010

Antonio Misiani

Ieri L’Espresso on line ha pubblicato un durissimo articolo contro Antonio Misiani: il cinese (per la censura), il brunetta (per la “cattiveria” anti “statali”) viene definito dal settimanale politico.

Di cosa è reo Antonio Misiani? Ma di aver bloccato facebook ai dipendenti del PD, ovviamente! Infatti, Antonio è tesoriere nazionale del Partito Democratico e in quanto tale è anche a capo del personale di stanza a Roma.

L’articolo è evidentemente “suggerito” da qualche dipendente, probabilmente proprio da uno di quelli che ha scatenato la “reazione” di Misiani con un comportamento non proprio corretto… oppure non proprio utile al PD e agli italiani se vogliamo vederlo da un’altra angolatura. Ma di questo L’Espresso non sembra preoccuparsene che, anzi, rilancia con la sua star blogger, l’amico e stimato Alessandro Gilioli.

Leggo e rileggo il post di Gilioli. Decido di mandargli privatamente un Sms, che poi ho autorizzato a pubblicare, per chiedergli: “Ma scusa Alessandro, perchè l’addetta alle paghe del PD dovrebbe stare su Facebook sul lavoro?”

Alessandro riprende l’argomento, rispondendo anche a me, e aggiunge un’analisi interessante e in parte condivisibile ma, a mio avviso, totalmente fuori luogo

Quello che mi preoccupa è vedere invece che tanta gente sveglia è ancora così poco consapevole del fatto che in una società moderna per fare bene quasi tutti i mestieri è non utile, ma indispensabile usare la Rete, specie la Rete sociale: e questo è del tutto palese se uno fa un lavoro con evidenti implicazioni sociali (dal commerciante al pubblicitario, dal’avvocato al designer, dal consulente aziendale al docente e così via) ma anche per chi crea benessere per sé e per gli altri in modo apparentemente meno interconnesso: già dieci anni fa si scoprì che perfino i contadini dell’India centrale, se vanno sul web a verificare i prezzi delle sementi e a guardare le previsioni del tempo, a fine anno hanno fatto un raccolto migliore e con incassi più alti.

Non parliamo poi di chi fa il politico, o di chi comunque lavora nella politica.

Orbene, Antonio Misiani, in quanto tesoriere nazionale del PD, è a capo di una struttura che conta più di 100 impiegati. Una struttura in parte politica e in parte no. Amministrativa.

Io non sono riuscito a trovare una sola ragione per la quale si dovrebbe invocare il diritto a un (altro) privilegio della politica: quello dei suoi dipendenti, che non sono dei marziani, non sono diversi dai dipendenti amministrativi della Bayer o della Soleazzurro Snc. Quello di stare su Facebook tutto il giorno durante le ore di lavoro.

Allora il punto è questo, se l’Espresso ritiene una lesione dei diritti universali dell’uomo l’esclusione di Facebook (e di altri siti) da quelli che possono essere visitati in un’azienda, dai computer aziendali, durante l’orario di lavoro, mi aspetto che lanci una campagna internazionale in tal senso. Altrimenti, non i diritti, non le nuove conquiste (conquiste?) del lavoro gli interessano ma la difesa di un privilegio, quello dei dipendenti di un partito. Che non sono solo “politici” e “comunicatori”, come ogni giornalista sa bene.

Nel frattempo, mentre scrivevo questo post, Antonio Misiani ha espresso, proprio su Facebook, il suo pensiero in proposito:

Ho un profilo Facebook. Ho un mio blog. Non di tendenza come altri, ma sulla rete c’è di peggio. E curo di persona sia l’uno che l’altro, senza deleghe a segretarie o portaborse, perché credo che usati in prima persona siano strumenti molto utili per chi fa politica: finestre sul mondo, canali di dialogo e confronto. Mi sento molto lontano, quindi, dal virgolettato che Cristina Cucciniello – con cui non ho avuto mai il piacere di parlare – mi attribuisce sul’Espresso online come motivazione per lo stop di Facebook nella sede nazionale del PD.

Ho però una convinzione: nei luoghi di lavoro, e negli orari di lavoro, il Web 2.0 va utilizzato per lavoro, non per svago personale. Idee da bergamasco sgobbone catapultato nella Capitale? Suggestioni aziendaliste da ex bocconiano? Mentalità da paleolitico, come ha scritto Pippo Civati sul suo blog? Negli Stati Uniti – la patria di Internet, non il paese dei Flinstones – secondouno studio dell’ottobre 2009 il 54% delle aziende blocca completamente l’uso dei social networks, il 35% lo limita ad usi lavorativi e solo il 10% lascia pieno accesso ai dipendenti. Lo stesso sta avvenendo in molte realtà private e pubbliche del nostro Paese. Il dibattito è molto acceso, ma gli alfieri della modernità non stanno tutti da una parte sola.

I partiti politici non sono aziende private. E’ vero, naturalmente. Un partito vive di relazioni con la società. Un tempo si costruivano nei luoghi di lavoro o nelle feste popolari. Oggi le piazze e le fabbriche non sono scomparse (e altri partiti, come la Lega, li presidiano molto meglio di noi), ma Internet sta prendendo il sopravvento. Per tutta una serie di funzioni che si interfacciano con i cittadini i social networks rappresentano per i partiti strumenti di comunicazione imprescindibili. Ma anche il PD, come tante altre strutture lavorative, ha uffici, impiegati, funzionari. E chi lavora nel back office di un partito dubito molto che abbia bisogno di Facebook o di Twitter per svolgere bene le proprie mansioni.

Un blocco indiscriminato non ha alcun senso, ovviamente. Non era e non è questo il nostro obiettivo. Nessuna censura, nessun oscuramento. Non siamo in Cina né in Iran. Ma una razionalizzazione, sì. Può servire: nei luoghi di lavoro di un partito, esattamente come accade nel mondo che sta al di fuori dei palazzi della politica.

www.marcellosaponaro.it/blog

E si sono inventati pure il Facebook di Stato…

martedì, gennaio 5th, 2010

Se ne sentiva davvero la mancanza: un facebook ministeriale per connettere i giovani italiani nel mondo. Potranno, udite udite, postare immagini, creare blog, commentare! Si, commentare…

Lascio la parola a Phastidio:

Dopo il travolgente successo del portale pubblico del turismo italiano, ecco una nuova incursione governativa nel mondo delle iniziative (che dovrebbero essere tipicamente private) di online community. E’ nato, per iniziativa del MAE (che poi sarebbe la Farnesina, per gli amici), giovanitaliani.it, il social network per i “giovani italiani nel mondo”.  Scopo del nuovo social network statale è quello di “permettere ai giovani italiani nel mondo di mantenere e creare contatti, oltre a caricare foto e filmati, postare commenti, inviare messaggi di posta elettronica e realizzare blog”.

Facebook: fondi un gruppo? Il nome sia per sempre!

martedì, dicembre 22nd, 2009

Vuoi fondare un gruppo su Facebook? Bene, può essere utile. Ma è abbastanza fastidioso che uno si ritrovi inconsapevolmente iscritto ad un gruppo che propugna tutt’altra causa a quella per la quale si era iscritto.

E’ successo nei giorni scorsi con i gruppi diventati a sostegno di Berlusconi.

E’ successo oggi a me che sono diventato sostenitore di un fantomatico fondatore del gruppo “Picchiamo i cani”.

Mi sono dis-iscritto ovviamente. Ma non credo mi abbiano “rubato” il nome come suggerisce l’amica che mi ha segnalato l’abuso. Penso abbiano modificato il nome di un altro gruppo. Credo che quelli di Facebook dovrebbero al più presto vietare i cambi di nome. Fondi un gruppo? ok. Cambi idea? Cancelli il vecchio e ne apri un altro!

E nel frattempo… attenzione ai gruppi a cui aderiamo.

Un’occasione per Massimo

venerdì, settembre 18th, 2009

Massimo D'Alema

Offro questo Twitter al vero Massimo D’Alema con la speranza di discutere con lui della condizione di noi 30enni laureati senza 1 lavoro!!!

Via MassimoDAlema, segnalato da dangp (blog). E QUI c’è il mio.

Sto sopra la Carfagna

domenica, luglio 26th, 2009

politici italiani su facebook

ma sotto la Gelmini… nella classifica “Politici su Facebook

E mica vorrete che Gasparri e Castelli mi superino… Qui potete diventare miei sostenitori.

Sì, sì… no… mò me lo segno proprio…

mercoledì, luglio 22nd, 2009

ricordati che devi morire...

A volte si incontrano strani personaggi in Facebook

Sono stato disattivato…

lunedì, luglio 13th, 2009

Il mio account personale di Facebook è stato disattivato. Non sono uno spammer, non ho insultato nessuno, non ho promosso gruppi razzisti, non ho fatto nulla di illegale… stavo semplicemente ringraziando tutti gli amici degli auguri di compleanno..

Se anche tu vuoi che il mio account venga riaperto manda un’email a Facebook, come ha fatto Letizia:

Da: Letizia
Inviato: lunedì 13 luglio 2009 13.48
A: disabled@facebook.com
Oggetto: Dear Facebook Marcello Saponaro is not a spammer

Dear Facebook,

I’m writing you to testify that Marcello Saponaro is not a spammer.

Can you give him back his account?!

greetings,

Letizia

Nel frattempo, la mia pagina “fan” continua a essere operativa. Anzi… come scrissi in Facebook, sto sopra la Carfagna! :-)   Fino a quando non sarà ripristinato il mio account personale, puoi seguirmi su li.

Grazie.

Marcello
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Update 14 luglio 2009: l’account è stato riattivato! Grazie a tutti quelli che hanno inviato l’email di sostegno.

.

Sono qui

martedì, giugno 16th, 2009

Indirizzo su Facebook

Anche il mio indirizzo ora è semplice:

facebook.com/marcello.saponaro

E tu? Che indirizzo ti sei preso?

Update 16/6/2009: e da oggi sono anche qui, con la pagina sostenitori. E non ci sono limiti all’amicizia…

Sulla strada e sul web

martedì, giugno 9th, 2009

Una nota positiva in questa difficile campagna elettorale è facebook. Tra le tante cose lette in queste ore, una mi ha colpito più delle altre. Diceva all’incirca che ha vinto chi ha fatto la campagna elettorale in “strada”. Annunciava, dunque, l’ennesima morte della campagna elettorale “virtuale”.

Niente di più falso e sbagliato a mio avviso.

Internet non ha nulla di “virtuale. Internet è vera tanto quanto lo sono io che scrivo questo articolo. E’ semplicemente diversa.

In questa campagna elettorale la politica si è accorta del web, a cominciare da Facebook, e ha dovuto iniziare a farci i conti.

Anche i più recalcitranti hanno aperto un profilo su FB. Hanno dovuto rispondere a chi lasciava un messaggio esattamente come avrebbero dovuto fare al bar se incrociati da un elettore desideroso di domandare e capire. Ma qui siamo tanti, molto di più che al bar.

Un politico viene percepito e valutato anche da ciò che pubblica e non solo dalle note “politiche”: dalla musica che ascolta, dalle foto che lo ritraggono e dagli “amici” che frequenta. Ed è sempre più costretto a relazionarsi.

Il problema, allora, non è ancora una volta distinguere tra politica da strada e politica virtuale. Il problema è utilizzare i nuovi strumenti di relazione e quindi di trasparenza e quindi di partecipazione.

Sulla strada e sul web.

In ospedale si curano i malati, non si comprano le case. Amadeo dimettiti!

domenica, maggio 24th, 2009

Il gruppo su Facebook per le dimissioni di Amedeo Amadeo dalla direzione dell'Azienda Ospedaliera Bolognini

E’ nato il gruppo su Facebook. Più saremo e prima il Bolognini potrà sperare di essere diretto da un’altra persona.