Partiti del nord, federalismo necessario
sabato, dicembre 6th, 2008Prima che fosse troppo tardi sostenevo che i Verdi in Lombardia dovessero fare un partito autonomo federato. Come la CSU in Germania scrivevo e dicevo. Il motivo? Due anni fa i numeri dei Verdi erano questi: circa 30mila iscritti in Italia, di cui 8mila circa in Campania, e 6mila nel Lazio. Numeri che non hanno rapporto con la società, con la popolazione, con l’economia e, ritengo, neppure con la migliore politica.
E’ inutile prendersi in giro. Le regioni italiane sono diverse non solo per freddi indicatori economici e sociali ma anche per la cultura prodotta dalla storia di quei e questi luoghi. Mi riferisco agli ultimi duecento anni di storia, almeno. E questi duecento anni non si cancellano con una riforma, una legge o un regolamento.
Oggi al Sud non c’è solo un’economia molto più statale e statalista di quella del nord, c’è anche un’aspettativa da parte del cittadino nei confronti dello Stato, della politica e dei partiti assai differente: ancora troppo spesso fondata su quello scambio tessera-lavoro che al nord s’è perso con la liberazione e il successivo sviluppo. Salvo che negli alti gradi di Ospedali, Asl ed enti pubblici vari, ovviamente.
Al Sud, quindi, c’è una naturale, maggiore, propensione all’iscrizione ai partiti. A qualunque di questi. E ciò non è un bene per i partiti. Non lo era e non lo è per i Verdi, esattamente quanto non lo era per i DS nel 2007. Non conosco ancora i numeri degli iscritti del PD.
Allo stesso modo non era un bene (e lo scrissi nel luglio del 2007) il sistema maggioritario uninominale perchè nel centro sinistra produceva Gruppi parlamentari meridionali.
Quindi serve il federalismo nei partiti. Serve almeno quanto serve all’Italia. Serve per tornare a vincere. Non per allearsi con chi fino ad oggi ha vinto proponendo valori e programmi spesso opposti ai nostri.
Un paese migliore si deve conquistare (poi cambierà il Governo)
sabato, ottobre 25th, 2008Oggi Veltroni ha parlato al PD. Ha rafforzato la sua leadership con tante persone in piazza. Ha fatto tutto il necessario per riempire il Circo Massimo: tanto il tempo per la preparazione (4 mesi), tante (troppe) le ragioni del manifestare, tante le risorse investite. Ma questo non basta per riconquistare il Paese.
Per riconquistare il Paese si deve costruire un programma che il Paese lo conquisti. Un programma di governo, non solo di opposizione. Un’idea di scuola che non sia solo la giusta lotta contro i tagli, un’idea di ambiente che non sia solo uno slogan (per quanto bello), un’idea del “merito” che non lasci scampo ai fannulloni, un’idea di solidarietà che non accarezzi i privilegi, un’idea di federalismo che non conceda proroghe agli sprechi, un’idea di sicurezza per cui non si sacrifica la libertà.
Insomma, la manifestazione di oggi sarà stata utile se servirà al PD a costruirsi insieme alle sue proposte. Altrimenti avrà avuto ragione Cacciari, oltre che Zoro.
Il vento di destra e il banano delle Samoa
lunedì, ottobre 13th, 2008Grazie a uno scambio di commenti tra Quotidianità di un libertario e Marta leggo per la prima volta quest’analisi del voto romano che mi ero perso. Un capolavoro. Grazie a Stefano Disegni. Ma grazie davvero.


Facci la Grazia…
martedì, settembre 23rd, 2008A Chianciano all’assemblea “dei mille” convocata da Pannella (3 maggio 2008), Grazia Francescato interviene per definire “ambientalismo del malaffare” quello del PD.
Io, Marco Boato e Maurizio Baruffi, presenti in sala, rimanemmo basiti. Come può questa donna, carne da macello di Pecoraro Scanio, appena sfracellatasi al suolo dell’inconsistenza elettorale (prima politica e poi elettorale), offendere in questo modo e senza argomenti gli ambientalisti nel PD? Da che pulpito?
Ieri la virata. Carta, penna e faccia tosta, scrive una lettera a Repubblica per dire che “Rutelli ha proprio ragione” e che “se il Partito Democratico alzerà finalmente bandiera verde, dopo anni di insistenza, una piccola parte del merito spetta anche a noi tanto vituperati Verdi“.
Infine l’augurio che, detto da Grazia, suona quasi da maledizione: “Ci auguriamo che l´ambientalismo del Pd non sia solo di facciata e per questo continueremo ad essere custodi attenti di una interpretazione autentica della questione ambientale“.
Accanimento velenifero, sui Verdi
domenica, agosto 3rd, 2008Sono andato al Congresso di luglio con la speranza di rianimare un cadavere: i Verdi. Il mio partito. Ucciso dalla (assenza di) politica di Pecoraro, da una classe dirigente selezionata per fedeltà, da un Gruppo Parlamentare come sopra, da militanti sfiduciati o complici, da alleanze allegre, opposte e incomprensibili se non per la ricerca furbesca di almeno 10/15 poltrone camerali. E così fu Girasole (con i socialisti), e poi Piccola Unione (con i Comunisti Italiani), quindi Arcobaleno (con tutta la sinistra radicale) e domani sarà con Di Pietro se li prende. Ma chi ci prende?
Grazia Francescato gode tra alcuni dell’immagine innocente. Invece ha condiviso ognuna di queste scelte e ognuna delle pratiche di Alfonso Pecoraro Scanio dentro al Partito. Anzi, quando fu Presidente otto anni fa, divenne l’esecutrice delle epurazioni interne. Chieda pure a Maurizio Baruffi chi non ricorda.
Oggi Grazia Francescato si permette di rispondere così a Barbara Diolaiti. Ci risiamo. Me lo aspettavo. Siamo, ormai, all’accanimento. Non teraupetico, bensì velenifero.
Non ci resta che prenderci un periodo di riflessione (18 giorni) e poi decidere insieme agli altri, quelli intellettualmente onesti e di buone speranze. A Chianciano ne ho incontrati molti. Purtroppo non era la maggioranza.
Maggioritari non bulgari. Anche su Eluana l’Italia ha diritto ad un voto.
sabato, agosto 2nd, 2008Ho letto molti commenti in questi giorni sull’astensione del PD sul caso Englaro. In particolare Luca, Gilioli, Fiore, Ciwati e Mantellini. Con tutti loro sono d’accordo nel merito del “caso“. Nessuno di loro, però, mi sembra che affronti il problema alla radice: la forma partito.
Quale partito vuol essere il PD? Se vuole proseguire a costruire una fisionomia maggioritaria, nel senso di essere pronto a rappresentare tutte le anime del centro sinistra, persino quelle conservatrici sul fronte dei diritti e delle questioni etiche, allora non può permettersi di nascondersi ogni volta che il Parlamento li affronta. Lasci libertà ai suoi parlamentari di esprimersi e votare secondo la propria coscienza e la propria cultura. E se ciò determinerà una grande maggioranza laica e una minoranza fundis che non accetta il proprio ruolo si potrà forse aprire un problema con l’anima cattolica più intransigente. Non con gli italiani. Gli italiani, e sicuramente la blogosfera, chiedono invece di schierarsi, di decidere, di votare.
Altrimenti torni ad essere una o più delle anime del centro sinistra. Socialista o liberaldemocratica che sia, in quel caso avrebbe senso un voto “unanime” (ma non d’astensione) dei suoi parlamentari.
Immagine tratta da Gioraro
Ecologisti al futuro
lunedì, giugno 30th, 2008Il mio editoriale per il prossimo numero di Ecoappunti.
ECOLOGISTI AL FUTURO
Dobbiamo ripartire. Ricostruire. Dalle scelte, quelle vere. La divisione non è tra ambientalisti del sì e ambientalisti del no. Questa è una semplificazione mediatica, efficace se si vuole, ma solo mediatica. Se invece vogliamo ricostruire un ruolo per gli ecologisti in politica dobbiamo andare oltre le semplificazioni e riscrivere i fondamenti della nostra azione.
All’assemblea di fine luglio la posta in gioco è questa. Non solo un improrogabile ricambio della dirigenza, non solo un urgente chiarimento sulla fallimentare esperienza della Sinistra Arcobaleno ma anche la definizione di un programma e di un’azione riformista per governare i grandi cambiamenti che dobbiamo indurre al mondo se vogliamo conquistare e mantenere un accettabile standard di vita, di qualità di vita, per le presenti e le future generazioni.
L’Italia di oggi è un paese impaurito e arretrato. Ed è impaurito proprio perchè arretrato rispetto alle altre democrazie europee occidentali e agli Usa. Arretrato nell’innovazione non ancora sufficientemente distribuita nel tessuto delle piccole e medie imprese, arretrato nella diffusione delle tecnolgie e delle connessioni alla rete nelle famiglie, arretrato nell’affrontare il tema della vivibilità delle nostre città e arretrato sul fronte dei diritti di nuova generazione. Ciò nonostante, in tutti questi anni, soprattutto negli ultimi, i Verdi hanno rinunciato a rappresentare la modernità.
Avremmo potuto condurre la battaglia per un nuovo welfare che includesse i giovani, oggi esclusi, e la formazione permanente. Invece abbiamo scelto la collateralità alla sinistra radicale nel tutelare i pensionandi con privilegio.
Avremmo potuto rivendicare l’onere e il dovere di affrontare la crisi rifiuti in Campania. Invece, proprio lì, abbiamo scelto qualsiasi delega assessorile fuorchè quella ai rifiuti e abbiamo alternato i proclami ai “rifiuti zero” con l’indifferenza ai sacchi per le strade.
Avremmo potuto reclamare l’Europa per esportare democrazia e libertà nel mondo, a difesa dei democratici e dei popoli e non dei signori della guerra. Invece abbiamo assecondato l’immagine di chi voleva lasciare l’Afghanistan in preda ai talebani e all’unilateralismo americano.
Abbiamo all’incirca l’età della nuova Berlino, di quei giovani che “nacquero” abbattendo il muro con le mani e con i martelli. Avevamo l’età per capire il mondo, i suoi cambiamenti, i suoi bisogni e le sue rivendicazioni. E non l’abbiamo fatto. Questo è stato il nostro errore. Non tanto e non solo quello – ultimo – dell’alleanza elettorale con i Comunisti d’ogni forgia. Molto di più: quello che non abbiamo fatto.
Non so se siamo ancora in tempo. Scrivo sul finire di giugno a poche settimane dall’Assemblea nazionale. Per dovere e per sentimento vi parteciperò nella speranza che tutti insieme sapremo e vorremo guardare oltre. E consapevole che il lavoro che devono fare gli ecologisti è lo stesso che deve fare l’intero centro sinistra.
Ripartendo dal territorio e non dalle lobby, dalla partecipazione e non dall’autoconservazione, dal confronto e non dal consociativismo, dai bisogni e non dai privilegi, dai diritti e non dalle emergenze.
Si può fare? Si, ma si deve lavorare.
Marcello Saponaro
Generazioni e nuovi mondi
domenica, giugno 22nd, 2008
All’Assemblea nazionale del PD che si è svolta venerdì a Roma il parlamentare Gianni Cuperlo ha detto cose molte chiare su quanto è necessario fare per tornare al Governo e, soprattutto, per continuare a costruire democrazia, diritti e libertà in Italia e nel Mondo.
Ha posto con forza la questione generazionale. Succede in tutta Europa, deve succedere anche da noi, ha detto.
Un paio di anni fa sottoscrissi questo appello. Ora mi interessa sapere cosa ne pensate voi che leggete le cose che scrivo. Per cercare insieme di comprendere il mondo, per farci interpreti di un’Italia che cambia, per trovare il Passaggio a Nord Ovest è necessario un ricambio generazionale?
Qui, di seguito i brani a mio avviso più interessanti dell’intervento di Cuperlo.
O pensiamo che il Pd debba rinnovare dal basso quel modello di democrazia partecipata – quel ruolo essenziale dei partiti nel legame tra i cittadini e la sfera pubblica – che oggi è l’argine vero nei confronti di questa destra? Il tema del “radicamento territoriale” a me pare viva qui. Non dipende solo dal numero di mercati che frequentiamo ma è nel Popolo che siamo in grado di rappresentare.
(…)
E allora la seconda necessità per noi è contrastare una cultura di governo che riduce la politica a una successione di emergenze. Dove in nome dell’emergenza si comprimono spazi e istituti della democrazia. Dobbiamo farlo perché i problemi di questo tempo non sono il parto di una catena infinita di emergenze. Sono frutto di politiche specifiche. Di una concezione della libertà e dignità personali, dell’accesso alle risorse. Allora, certo che quei corpi che galleggiano a poche miglia dalle nostre coste sono un’emergenza. Ma come non vedere, al di là dell’emergenza, la violenza di un capitalismo globale che, dopo il Nasdaq e la bolla immobiliare, specula oggi sul prezzo di riso, grano o mais e condanna paesi e popolazioni intere alla catastrofe?
(…)
Quale partito per quale Paese. Percorrere questa strada è anche la via per evitare che la vita democratica del Pd si riduca alla competizione tra gruppi e correnti che hanno la testa e lo sguardo piegati sul passato.
(…)
A confermare la forza di questo progetto sarà la coerenza con cui, insieme, sapremo elaborare una cultura di governo in relazione al Paese e al mondo.
(…)
E per riuscirci serviranno intelligenza, passione, e una grande generosità. Soprattutto da parte di chi – e parlo di una leadership collettiva – ha guidato fin qui la vicenda politica dell’ultimo quindicennio. Ma che adesso è chiamato a prendere atto dei propri grandi meriti e dei propri limiti evidenti. A partire da un logoramento visibile. Quella foto di gruppo dovrebbe mettersi al servizio di un disegno diverso, e non meno decisivo, che vivrà nel consegnare questo progetto a una guida nuova. A una nuova vicenda individuale e collettiva. Figlia, com’è giusto che sia, di un altro tempo e di altre biografie, di nuove leadership. Rendendo, anche così, il nostro Paese più simile alle altre grandi democrazie dell’Europa e non solo.
(…)
Alle accuse della destra rispondiamo
martedì, maggio 13th, 2008Tutti i partiti e le liste della Maggioranza di Roberto Bruni rispondono al Centro Destra sui temi più importanti che riguardano la città e la vita dei cittadini. Un bell’inizio per la campagna elettorale di Roberto. Finalmente. Bravi.
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LA CITTA’, I PROGETTI URBANISTICI, IL VERDE
Alle accuse della destra rispondiamo:Dicono: volete aumentare la popolazione della città. Perché?
Vogliamo che le giovani coppie non siano costrette a prender casa fuori città.
Bergamo ha 117.000 abitanti: gli stessi di 40 anni fa, molti meno di 20 anni fa. Con pochi giovani, tanti anziani e stranieri, e 50.000 pendolari in entrata ogni giorno.
Se invece di essere costretti a spostarsi nell’hinterland si stabilissero in città giovani coppie che già lavorano a Bergamo, il pendolarismo si ridurrebbe di molto.
Diventerebbe finalmente credibile proporre loro di spostarsi a piedi, in bici, con i mezzi pubblici. E sarebbe più facile ridurre il traffico e l’inquinamento.
La città crescerebbe in qualità e continuerebbe a rimanere bella, ma contornata di benessere e sviluppo.Dicono: i nuovi progetti prevedono troppa edificazione…
Tre quarti dei volumi in costruzione o previsti riutilizzano vecchie aree industriali dismesse. Vogliamo mantenerle nel degrado, insicure, alla mercé degli sbandati come l’ex Cisalpinia fino a qualche anno fa e l’area della Stazione? Oppure renderle vitali con nuovi residenti, con l’edilizia convenzionata, con nuovi servizi e aree verdi? Questa non è cementificazione: è riqualificazione della città.
Dicono: sì, ma si occupano anche aree verdi.
In quattro anni l’Amministrazione Bruni ha realizzato o finanziato parchi pubblici per oltre 300.000 mq (13 volte il Parco Suardi) e quadruplicato le piste ciclabili.
Dal 2004 ad oggi Bergamo è risalita dal 13° al 2° posto nella classifica della qualità ambientale delle città di Legambiente.
Sono pochissime le aree verdi interessate dai nuovi progetti. In alcuni casi i privati hanno diritti pregressi di edificazione sanciti dal Piano regolatore vigente (per esempio: in via Autostrada), in altri si tratta di aree destinate a strutture di grande rilievo e ben viste dal quartiere che le ospita ( come il nuovo Ospedale) .
In tutti i casi l’Amministrazione ha ascoltato la voce dei quartieri, rigettando le proposte degli operatori privati ritenute incompatibili con i territori interessati (come nel caso della Martinella e delle torri della Sace).Dicono: non va bene che altri enti pubblici speculino sulle proprie aree.
Speculare è sbagliato. Valorizzare le proprietà pubbliche in via di dismissione (vecchio Ospedale, Scalo merci, ecc.) è ragionevole, purché si reinvesta in opere di interesse pubblico. L’Amministrazione Bruni sta trattando proprio su questo, in leale collaborazione con amministrazioni di diverso colore politico (la Regione, la Provincia). Forza Italia, AN e la Lega si comportano invece in modo schizofrenico: in Consiglio regionale e in quello provinciale sostengono le proposte della Regione e della Provincia; a Palazzo Frizzoni le bocciano. E’ un comportamento serio?
LISTA BRUNI – PARTITO DEMOCRATICO – SINISTRA DEMOCRATICA – ITALIA DEI VALORI – VERDI – RIFONDAZIONE COMUNISTA – L’ARATRO


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