Il più grande spettacolo dopo il Big Bang!

lunedì, ottobre 10th, 2011

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang! devono essere le idee che lì, mi auguro, inizieranno a prendere forma dalla Leopolda 2011 in poi.

Le premesse sono eccellenti e valgono la riapertura (anche se non era mai stato formalmente chiuso) di questo blog:

Tocca a noi, che veniamo da storie diverse ma siamo uniti dall’idea che l’Italia debba tornare a scommettere sul merito, sull’innovazione, sulle qualità. Noi che pensiamo che si possa trovare lavoro non perché si conosce qualcuno, ma perché si conosce qualcosa. Noi che consideriamo immorale che ogni italiano nasca già con più di trentamila euro di debito a testa per colpa della miopia di un’intera generazione di politici. Noi che vogliamo dimezzare i costi della politica e del sindacato, noi che vogliamo rivoluzionare un mondo universitario basato sulle baronie e sulle amicizie, noi che siamo già genitori e continuano a chiamarci ragazzi. Noi che vogliamo un servizio pubblico e non la RAI occupata dai partiti, noi cresciuti nell’apartheid dei diritti tra chi ha garanzie a tempo indeterminato e chi è vive la precarietà permanente, noi che paghiamo le pensioni di oggi rischiando di non averle domani. Noi che mangiamo con la cultura, noi che viviamo connessi, noi che siamo cittadini del mondo orgogliosamente italiani, noi ci siamo.

E poi ancora:

Ma vogliamo sommergere i democratici e gli italiani di idee, di proposte, di iniziative concrete. Vogliamo che il centrosinistra smetta di occuparsi di formule e alleanze, beghe e beghette e dica chiaramente che cosa farà quando andrà  al Governo.

Ecco, esatto.

Io andrò alla Leopolda per questo. Per le idee. Ancora più convinto di un anno fa.

Ci vediamo a Firenze.

 

Luca Sofri e le categorie da ricatalogare

lunedì, maggio 16th, 2011

Non ho letto molti commenti oggi sullo straordinario risultato delle amministrative e, soprattutto, sullo straordinario risultato di Milano. Una, tra le analisi, mi ha colpito. Ve la ripropongo:

Come dicono quelli, bisogna-aspettare-i-dati-definitivi. Ma intanto, per passare il tempo:

- i vincitori nell’opposizione sono tre. Uno ha sconfitto il PD nelle primarie, un altro è un nemico del PD, il terzo è un bravo sindaco del PD in frequente rotta col PD. Sono Pisapia, De Magistris e Chiamparino. Al PD possono essere contenti di Milano e Torino e fieri del loro apporto a queste vittorie, ma non le spaccino per vittorie dell’attuale leadership del partito, che ha perso in due casi dei tre e vinto nel terzo grazie al buon lavoro di un frondista.

- la vittoria di Pisapia, storica (Milano non ha mai avuto un sindaco di sinistra – al massimo PSI – fino a oggi) è un’ulteriore sanzione del fallimento del PD e dei suoi predecessori negli ultimi vent’anni: scelte sciocche, “centriste” e pavide hanno accumulato insoddisfazione e risentimento tra gli elettori di sinistra. Bastava invece trovare un uomo di sinistra e in gamba.

- a Napoli invece hanno ripetuto il peggior modello milanese: il loro Ferrante si chiama Morcone. Sarà un’onestissima persona ma ha incassato una sonora sconfitta. Speriamo che tra cinque anni arrivi il loro Pisapia.

- il Terzo Polo, un disastro. Altro che fine del bipolarismo. A Bologna – città di due dei suoi tre leader – sono stati schiacciati anche dai grillini.

Ora, va bene tutto, ma dire che ha perso il “centrismo” del PD nel periodo meno centrista del PD dalla sua fondazione… mi pare veramente troppo.

La tesi di Luca è questa: il PD si è spostato ulteriormente a destra e, quindi, gli elettori hanno premiato quelli belli di sinistra per punire il Pd.

I tre esempi sono i seguenti: Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli, Fassino a Torino. Ovvero, un socialista molto liberale sul fronte delle garanzie e dei diritti; un caudillo arruffapopoli e giustizialista con gli avversari; un abile dirigente politico di sinistra molto pragmatico, tra i pochi nella odierna maggioranza del Pd ad aver assunto posizioni coraggiose sul lavoro e il sindacato.

Ora vorrei capire: quale è secondo Luca Sofri la sinistra in gamba che il Pd dovrebbe perseguire? Quella del si al referendum Mirafiori di Chiamparino e Fassino? Quella di De Magistris e Woodcock? Quella del garantista Pisapia?

Io penso che i cittadini, nonostante il tentativo di Berlusconi di politicizzare e radicalizzare lo scontro, hanno scelto (stanno scegliendo) sulla base delle persone e delle cose fatte. A Napoli il PD le ha fatte tutte per perdere. A Torino ha ben governato con il Sindaco più pragmatico (e più amato) d’Italia. A Milano ha punito il cattivo Governo della Moratti (e l’ultima vergognosa bugia) e ha premiato Pisapia perchè è una brava persona, garantista e che, in quanto Sindaco, non spaventa sul fronte fiscale.

E’ sicuramente un’analisi parziale, per passare il tempo, anche la mia. Non tanto quanto – però – quella di dire “ha perso il Pd, hanno vinto quelli di sinistra”.

Riflettiamoci ancora un pochino.

Le primarie e le alleanze. Ma prima, cosa siamo?

sabato, dicembre 18th, 2010

Arrivo tardi nel commentare l’intervista di Bersani ma forse è meglio. In questi due giorni ho letto le opinioni altrui. Molte opinioni altrui. Buone opinioni, tra le tante. Aggiungo la mia perchè il PD, che a volte sembra solo capace di discutere e dividersi, ha invece bisogno di dibattere e dialogare. E poi scegliere la strada.

In questi mesi ho sofferto molto lo spostamento a sinistra (secondo il metro di misura del secolo scorso) del PD. Siamo arrivati al punto (e mi pare di essere stato uno dei pochi a dirlo) che il campione del “riformismo” in Lombardia quel Filippo Penati che candidammo alle regionali, ha fatto una campagna elettorale all’insegna dell’acqua statale e del no al nucleare in Lombardia. Sembrava il mio amico Carlo Monguzzi. Non entro nel merito dei due temi (sul nucleare e sulla gestione dell’acqua sapete forse come la penso). Dico solo che per tentare di vincere in Lombardia avremmo dovuto impostare un programma e una propaganda che parlasse anche ad altri, ai cittadini, ai lavoratori ai consumatori. Mica poco.

E così è stato su quasi tutto. Con il responsabile “economia” del Partito (Fassina) che partecipava alla manifestazione Fiom e Pietro Ichino che veniva totalmente ignorato dall’Assemblea nazionale del PD.

Insomma, in questi mesi abbiamo costruito un PD che rincorre a sinistra il fantasma di Vendola.

E oggi ci si stupisce se qualcuno pensa e dice: “ma che c’entriamo noi con il terzo polo?”.

Qualcuno forse può pensare che un’alleanza con API-UDC-FLI porterebbe a ristatalizzare l’acqua (un bene pubblico e comune oggi assai sprecato dallo Stato), chiudere con la propaganda sull’atomo, riconsegnare il mercato del lavoro ai contratti a tempo indeterminato e all’art. 18 (tutti i precari compresi)?

Si può forse pensare, allora, che il problema siano le primarie? Ma di cosa stiamo parlando? Mi sembra di essere Pazzaglia nel dire che le primarie possono essere un obbligo statutario solo se del PD. Non fuori. Le primarie che possiamo imporci sono quelle per scegliere i nostri candidati, i parlamentari. E’ un dovere morale farlo soprattutto dopo che abbiamo tentato di dar vita a un governo tecnico che cambiasse il “più grave problema italiano”: la legge elettorale che impedisce il diritto di scelta ai cittadini. E le virgolette non segnalano la citazione ma l’ironia…

Non possiamo invece imporre le primarie ai futuri alleati. E’ quasi ridicolo discuterne… e infatti stiamo discutendo quasi solo di questo.

Dovremmo discutere invece, assai di più, su cosa siamo e cosa vogliamo diventare. Perchè da questo, non dalle forme di selezione del candidato, discendono le alleanze.

Banalizzo: se Marchionne è un “nemico del popolo”, possiamo forse proporre un’alleanza ai “marchionani”?

Continuo a banalizzare: Se raccogliamo le firme per l’acqua solo statale, se saliamo sui tetti delle università, se scendiamo in piazza solo con i lavoratori più “privilegiati”, possiamo proporre un’alleanza con i nostri avversari?

Oggi sappiamo che se il Governo Berlusconi cade si va a elezioni. Come è normale che sia. Come è giusto che sia. Perchè la sovranità appartiene al popolo e questo è senza ombra di dubbio il vincolo costituzionale più “democratico”. Poi vengono tutti gli altri, compreso il rispetto delle prerogative del Capo dello Stato. Un governo “tecnico” che ha come unico mandato politico quello di creare un periodo cuscinetto, di preparazione, alla sfida Berlusconi si-Berlusconi no, non sarebbe stato un Governo democratico. Perchè i cittadini hanno votato “Berlusconi presidente”.

Oggi, però, stiamo parlando d’altro. Per fortuna.

Stiamo parlando di quali alleanze elettorali fare alle prossime elezioni politiche generali. Tutto sarà legittimo. Compreso vincerle con un’alleanza che vuole riformare l’Italia. Sarà legittimo anche proporre una nuova armata Brancaleone che il giorno dopo si divide su tutto.

E qui sta il problema, la cosa che dobbiamo discutere, la politica che dobbiamo fare.

Quale politica vogliamo fare? Per il lavoro, Ichino o Fassina? Se scegliamo Ichino verrà da se che cercheremo alleanze tra un Vendola che vuole completare la metamorfosi in sinistra di governo e i settori più innovativi del terzo polo (e chi l’ha detto che il terzo polo deve essere “prendere o lasciare”?). Se sceglieremo Fassina, andranno bene Vendola così come è ed anche Ferrero e Diliberto e Di Pietro. A quel punto, però, andranno bene solo a voi.

Ciò che non si può fare se si vuole governare dopo aver vinto le elezioni è scegliere Fassina e governare con “Marchionne”.

Ciò che non si può fare è una campagna “contro il nuovo fascismo” insieme a Tremaglia.

Ciò che non si può fare è decidere le alleanze prima di aver deciso cosa siamo noi o continuare a cambiare “cosa siamo noi” in base alle alleanze.

A settembre scrivevo:

Forse è questo che deve cambiare. Velocemente. Iniziare a ragionare sulle cose da dire e da fare. E con sincerità dire come la si pensa: cosa si dovrebbe fare per vincere. E sulla base di questo collocarsi.

Ora più che mai.

Bloomberg da Obama giocando a Golf. Bersani: “Al posto di Bloomberg sarei andato alla Casa Bianca”. Bloomberg: “Per parlare con la colf?”

giovedì, dicembre 9th, 2010


Un link su facebook dell’amico Andrea mi rimanda a questo articolo

Bloomberg, Obama Talk Economics on the Golf Course

Ho scritto tutto nel titolo… che cavolo c’è da aggiungere?

Ma in che paese del mondo?

mercoledì, dicembre 8th, 2010

in che paese del mondo… un segretario di partito attacca sul suo canale Youtube il Sindaco, del suo stesso partito, di una grande città.

Capisco che gli possa sfuggire una battuta alla domanda di un giornalista.

Non capisco che dia ordine al suo addetto stampa di chiamare la redazione della TV, farsi mandare il video, chiedere a un funzionario del PD di montarlo e a un altro di caricarlo su Youtube. Non per costruire quella famosa “alternativa” ma per attaccare un proprio Sindaco.

Un amico ha commentato:

direi che sono tutti talmente impauriti che non vedevano l’ora di attaccare Renzi

Forse è così, ma a me non sembra un paese normale. Anzi, no, è il partito a non essere normale. Il paese legge divertito le cronache dal bunga bunga e tira avanti come può. Aspettando un’alternativa.

Più che Bersani i commenti… [su Matteo Renzi, il Pd e Arcore]

martedì, dicembre 7th, 2010

Si, certo, Bersani poteva risparmiarselo di dire

Non è vietato per un sindaco incontrare il presidente del Consiglio ma esistono delle sedi, sennò si può capire male.

Anche perchè fu lui stesso a dire:

Ho già detto che se si vuole parlare di misure immediate per alleggerire i colpi di questa crisi e discutere sul serio di un pacchetto di riforme in campo economico e sociale, io vado veramente a piedi ad Arcore.

E mi piace pensare che non fosse una cazzata detta tanto per fare effetto e che a lui – invece – le riforme premono veramente.

Ma quello che veramente fa pensare, fa interrogare, fa anche un po’ preoccupare sono le reazioni in rete, nei commenti su facebook, all’incontro di Matteo Renzi con il Presidente del Consiglio ad Arcore.

Matteo Renzi
divertito dalle reazioni. Chi dice: con Berlusconi non si parla, come se lui non fosse Premier. Chi dice: ad Arcore no, a Palazzo Chigi sì. Chi ignora che se non abbiamo entrate speciali (che Venezia e Roma hanno e noi no), che LORO hanno promesso, dobbiamo tagliare sul sociale e sulle scuole. Sono il Sindaco e lavoro concretamente per la mia gente: spero di non cedere mai all’ideologia. A viso aperto, come sempre!

E’ mai possibile, invece, che ogni volta eleggiamo un leader nella reciproca promessa di non cadere nello sterile antiberlusconismo e poi lì, sempre lì, ce lo trasciniamo?

Stiamo trasformando il nostro partito in una miscela di ideologismo e opposizione ad personam: una bomba che non ha mai fatto vincere le elezioni. Convochiamo le manifestazioni senza sapere per cosa, saliamo sui tetti senza dire cosa ci vorremmo sotto (tra le mura), aderiamo ai referendum e presentiamo proposte di legge che vanno in senso opposto. Rincorriamo Vendola e Di Pietro e non ci accorgiamo d’avere il fiatone.

E quando troviamo un Sindaco che governa la sua città dimostrando d’avere la stoffa per governare anche il partito e l’Italia lo massacriamo come se lo avesse incontrato di nascosto, facendo filtrare la notizia dalla propria agenzia di stampa per poi smentirla.

Walter, Massimo e la nuova visione tolemaica del fondoschiena

domenica, settembre 19th, 2010

Un amico mi fa notare che al tempo del Massimo e del Piero riformisti, Walter fece il correntone con Sergio, la Cgil, la sinistra DS.

Al tempo del Pierluigi e del Massimo che guardano molto, anche per me troppo, a sinistra, Walter fa il liberale con Enrico e Paolo.

Che sia questo il problema?

Il problema non è discutere. Il problema non è neppure criticare. Se un dirigente politico ritiene che il proprio segretario stia sbagliando e stia portando alla sconfitta il Partito, fa bene ad avvisarlo, persino a combatterlo. Per il bene del partito, per riportarlo sulla strada della (per lui) sicura vittoria.

Ma qui forse stiamo assistendo ad altro. Assistiamo a troppi dirigenti che si collocano in base alla collocazione dell’altro. Siamo al puro narcisismo. Siamo ad una visione tolemaica del fondoschiena, secondo cui tutto gira intorno al proprio culo.

Forse è questo che deve cambiare. Velocemente. Iniziare a ragionare sulle cose da dire e da fare. E con sincerità dire come la si pensa: cosa si dovrebbe fare per vincere. E sulla base di questo collocarsi.

Senza rancore. Torniamo a lavorare.

Il PD secondo Proforma. E le regionali 2010 a confronto con le campagne di Vendola.

lunedì, luglio 26th, 2010

Come fa l’agenzia Proforma a elaborare campagne elettorali tanto “belle” per Nichi Vendola e tanto “brutte” per il PD? Quante volte ci siamo fatti questa domanda?

Pippo ha invitato Dino Amenduni, di Proforma, al campeggio di Oltre per chiederglielo. Qui, di seguito le slides, molto interessanti,  illustrate dal pubblicitario.

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Su Facebook ho commentato (e Dino Amenduni mi ha risposto) come potete leggere.

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E voi che ne pensate?

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Domani in Piazza

giovedì, dicembre 10th, 2009

Una piazza anche a Bergamo: per i diritti e le aspirazioni degli italiani. E una piazza in più, telematica: per il diritto all’accesso e all’informazione, senza i quali anche i primi saranno sempre più messi in discussione.

La Jena ride, Bersani lavora

domenica, dicembre 6th, 2009

Leggo da Pippo l’ultima “risata” della Jena:

Bersani, che ne pensa di Spatuzza? «C’è il problema dell’economia».
Bersani, che ne pensa dell’Afghanistan? «C’è il problema dell’economia».
Bersani, com’è il tempo oggi? «C’è il problema dell’economia».
Bersani, Bersani. Bersaniiiiii..

Mah! Guardando Google News, le ultime cinque dichiarazioni di Bersani riguardano, invece, il No B-Day, la riforma della giustizia, l’Alta velocità ferroviaria, le elezioni regionali in Piemonte, il federalismo. La sesta i lavoratori dell’Eutelia.
Però viene percepito come un Segretario che si occupa solo di economia e lavoro. Una cosa scandalosa, probabilmente, per la sinistra al caviale. Una cosa normale, probabilmente, per i cittadini elettori: piccoli e medi imprenditori, lavoratori dipendenti o autonomi che siano. Almeno a guardare gli ultimi sondaggi:

E ora occupiamoci dei problemi degli italiani. Quali? Basta leggere dall’alto verso il basso quelli elencati dal sondaggio, capirne le inter-connessioni e proporre agli italiani le nostre ricette per risolveri, quantomeno mitigarli. Insieme.