Lo confesso, non sono particolarmente attratto dalla discussione esplosa a Bergamo, e non a caso in agosto, sull’alzabandiera a scuola.
Sarà facile dirlo ma i problemi della scuola sono altri: sono la qualità dell’istruzione e il suo essere viva nell’era globale; sono gli strumenti per interpretare il mondo che vengono forniti agli studenti; ono i mezzi per comunicare fuori dalla nostra nazione.
Amare l’Italia e gli Italiani, certo. Onorare i suoi simboli, d’accordo. Ma anche avere capacità e conoscenza per comunicare fuori, con il resto del mondo che non possiamo più permetterci di frequentare solo da turisti. E l’Europa di cui abbiamo, e avremo, sempre più bisogno.
Poi ci sono “questioni” collaterali: il costo dei libri e del diritto allo studio, l’aggiornamento dei supporti, il peso dei testi. Leonardo e Mante dicono che è tempo di passare ai notebook. Alessandro non è d’accordo, lui ritiene che lo Stato dovrebbe finanziare libri generici, come i farmaci.
Buona la prima. Mi piacerebbe che la politica (inevitabile quando si dice lo Stato) stesse fuori una buona volta dal contenuto dei testi. La storia e la matematica, e l’alfabeto per comporli, non hanno protezione brevettuale e non hanno bisogno di “generici”.
Più facile sarebbe sfruttare la libertà di studiare, comprendere e apprendere come e più ci pare. Come diceva un mio amico, docente per un giorno, “studiate anche sulla carta igenica, ma studiate!”.