Archive for the ‘Resto del mondo’ Category

Seguimos en el camino.

domenica, luglio 25th, 2010

Con tu compromiso. Con la Espana que nos merecemos. Con motivos para creer. Con mil ideas mas. Con el impulso necesario.Con nuevas energia. Con la fuerza del cambio. Con el poder de un voto. Con tu forma de ser y de gobernar. Con todo tu talante. Defendiendo la alegria. Con todas tus fuerzas. Con tu mirada positiva. Después de 10 anos. Sigues en el camino. Felicidades.

La Linke fa schifo

domenica, luglio 4th, 2010

Con qualche giorno di ritardo riprendo l’articolo di Andrea Mollica sull’elezione di Christian Wulff alla Presidenza della Repubblica tedesca. Non tanto per l’elezione in se ma per la lucida analisi dell’estrema sinistra di Germania: fa schifo.

New new Labour, un po’ social, praticamente Next. Quello di David Miliband.

giovedì, giugno 17th, 2010

Un interessante articolo di quelli de Lo spazio della politica:

(…) David Miliband porta il partito dritto dritto dentro l’era della rivoluzione comunicativa. Che, come ogni elettore sa, è rivoluzione prettamente politica. L’idea del segretario più cool del mondo, che se fosse nato a Centocelle sarebbe considerato un giovane adatto al massimo a redigere i comunicati stampa dentro un ufficetto di un Senatore dai capelli argentei e la falcata claudicante, è semplice, ma capace di produrre un grande effetto nella cultura politica di un partito un po’ arrugginito. Con l’obiettivo di ri-motivare i cittadini e di rendere il Labour davvero utile alle persone, così come un buon partito dovrebbe essere, Miliband ha promosso i community organizing. Si tratta di incontri durante i quali un militante cui è stato assegnato il ruolo di responsabile, il community organizer, mette insieme persone che condividono un problema o un interesse e ne desiderano discutere per trovare una soluzione e, magari, superare conflitti e divergenze.

(…)

il fenomeno del community organizing è figlio legittimo dell’epoca dei social network, per cui le persone sono connesse l’una all’altra per le ragioni più disparate, e non solo perché aderiscono ad un partito o vivono nella stessa città o nel medesimo quartiere. Il principio di fondo, infatti, risiede nella volontà di ciascuno di affrontare un tema perché ritenuto importante, utile, capace di incidere nel vissuto delle persone coinvolte. Quando si trovano così, seduti l’uno accanto all’altro nei tavoli tondi apparecchiati per la discussione dagli amici del promettente David all’interno di una casa o in un pub (non in una sezione, o circolo o come lo si voglia chiamare), gli uomini e le donne coinvolte provano fiducia l’uno dell’altro, condividono un’esperienza. Cominciano a credere di poter fare davvero qualcosa, insieme. (…)

Qui l’articolo in versione completa.

Cercasi direttore di “libero” giornale universitario

lunedì, aprile 26th, 2010

Appresa la notizia, sembra che tutti i candidati abbiano ritirato la domanda…

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Il Fatto è che Cuba è una dittatura

venerdì, aprile 23rd, 2010

La lettera di Gianni Minà su il Fatto non è particolarmente originale: i dissidenti sono tutti terroristi o comunque sovvenzionati da questi o dalla Cia, la colpa degli stenti a cui è costretto il popolo è dell’embargo, Obama è uguale a Bush. Insomma le solite cose che sentiamo da chi ha bisogno di mantenere in vita Batista per giustificare Castro.

Evito di scrivere la difesa di ogni dissidente. Basti sapere che Yoani Sànchez è accusata nientepopodieno che

Lanciata dal gruppo Prisa, quello di El Pais, Yoani trasmette dall’Avana aiutata da un server tedesco (di proprietà del magnate Josef Biechele) con un’ampiezza di banda 60 volte più grande di qualunque altra utilizzata a Cuba. Su Wired Yoani viene fotografata e raccontata come un’improbabile modella in fuga dai cattivoni del governo, che non le danno il visto per andare a ritirare tutti i premi che le vengono assegnati in mezzo mondo da organizzazioni ostili alla Rivoluzione. La povera bloguera è costretta a dare appuntamenti ai giornalisti occidentali alle 10 del mattino al Parque Central.

Addirittura El Pais! Il più pericoloso quotidiano di centro sinistra spagnolo!

Addirittura un server 60 volte più grande di quelli cubani! Ho impressione che anche il mio nuovo portatile lo sia… ma tant’è.

Soprattutto non si permettano più quei cattivoni di Wired, colpevoli di essere ostili alla Rivoluzione, di invitare una dissidente in Italia.

A sorprendermi, però, ci riesce sempre il buon Minà. E così conclude la lunga lettera:

Non essendo arrivate le aperture di Obama (che invece, recentemente, si è incontrato con i duri della Fondazione Cubano-americana) a torto o a ragione Raul Castro ha rinviato a sua volta le riforme.

Ovvero, siccome Obama non riabilita la Revolucion è giusto tenere negli stenti e in una grande prigione, dalla quale si scappa solo per nozze o su una zattera, il proprio popolo.

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La galleria del veleno

domenica, febbraio 21st, 2010

Dal Sole 24 Ore la galleria fotografica dei luoghi più inquinati della Terra:

Non c’è solo il particolato della Val Padana a cambiare l’ambiente e a ucciderci lentamente. La fotogallery mostra, ciascuno con uno scatto, i 15 luoghi più tossici della Terra. Chernobyl è quasi scontato: lo scandalo è che sia ancora così. New Delhi è nel mezzo di una piana dove d’inverno si creano le stesse condizioni di Milano e della nostra Bassa ma all’ennesima potenza.

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Mi ricorda… Mi ricorda… quello del maiale

martedì, gennaio 12th, 2010

Il Ministro belga Michel Daerden ubriaco in Parlamento. Ogni riferimento a persone o ministri italiani, medici in aspettativa, residenti nella periferia bergamasca e con la passione del maiale è puramente casuale e non voluto.

Se sei su Facebook, QUI per vedere il video

Reciprocità. Prima loro però! Infatti…

venerdì, gennaio 8th, 2010

A proposito di reciprocità, Metilparaben è andata a contare sul sito Giga-Catholic Information quante cattedrali cattoliche ci sono nel mondo musulmano: 119.

Il dettaglio è ancora più interessante:

3 cattedrali in Marocco, 3 cattedrali e 2 basiliche in Algeria, 1 cattedrale in Mali, 2 cattedrali in Nigeria, 5 cattedrali in Congo, 10 cattedrali in Tanzania, 1 cattedrale in Tunisia, 7 cattedrali in Senegal, 6 cattedrali in Etiopia, 5 cattedrali in Sudan, 1 cattedrale in Guinea, 3 cattedrali in Sierra Leone, 1 cattedrale in Liberia, 5 cattedrali in Egitto, 4 cattedrali e 2 basiliche in Turchia, 4 cattedrali in Bosnia, 1 cattedrale negli Emirati Arabi Uniti, 2 cattedrali in Iraq, 1 cattedrale in Kuwait, 4 cattedrali in Siria, 7 cattedrali in Pakistan, 6 cattedrali in Bangladesh, 32 cattedrali in Indonesia, 1 cattedrale nel Brunei

Flopenhagen?

sabato, dicembre 19th, 2009

E’ stato un flop: nessun impegno alla riduzione del 50% delle emissioni entro il 2050, nessun impegno a stendere il documento vincolante entro il 2010, nessun impegno sulle azioni “nazionali” e “continentali” (solo l’Europa l’ha già fatto), nessuna certezza su come sarà costituito e gestito il fondo di 10 miliardi di dollari all’anno che crescerà fino a 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 per sostenere la Green Economy.

Non è stato un flop: gli Usa e la Cina da ieri sono dentro agli accordi, al processo mondiale di riduzione dei gas climalteranti, Usa e Cina non potranno più fare finta di niente perchè

“Il cambiamento climatico non è fantascienza, ma è scienza, è reale”

Se sei su Facebook, qui il video del discorso di Barack Obama

Il terzo mondo che è in noi non va su due ruote

domenica, dicembre 13th, 2009

Cicliste nude per protesta a Bogotà

Stefano Zenoni ci dice di un’interessante lezione del Prof. Massimo Tancredi su Bogotà, la sua storia, la sua crescita e la sua mobilità. E’ questa che interessa a Stefano perchè lì hanno iniziato a fare quello che in Lombardia è ancora agli ultimi posti delle priorità della politica:

Milano, la città più ricca d’Italia, stato membro del G8 e tra i primi al mondo in termini di potenza economica, è ferma al palo da decenni. Il piano per l’espansione dei percorsi ciclabili è fermo nel dimenticatoio perché mancano i fondi, nonostante l’avvento dell’Expo 2015 promettesse grandi trasformazioni.
Le corsie preferenziali sono le stesse da anni, poco rispettate e spesso costruite e demolite nel giro di pochi giorni (si veda il recente caso al Foro Bonaparte).
Insomma, Bogotà sarà pure una città di un paese a metà tra sviluppo e arretratezza, ma ogni tanto mi pervade la sensazione che, parlando di politiche urbane e di mobilità, il terzo mondo sia a 50 km da casa, se non molto più vicino.

E poi tornando a Bergamo incontriamo Davide Paolillo che ancora sta aspettando che il Capoluogo decida cosa fare dei percorsi promiscui, delle pedonali, della loro espansione o sciocca riduzione

Ad ogni modo assessore, NUMERI, quali parametri verificabili  verranno utilizzati per stabilire se le piste sono o non sono sufficientemente utilizzate? E ancora, quali sono i criteri oggettivi coi quali la nuova amministrazione definisce “pericolosi” determinati percorsi? In genere per definire tale concetto si usa l’incidentalità, morti, feriti e contusi. Ora, quanti morti, feriti e contusi ci sono stati in questi anni sulle piste ciclabili promiscue (già la parola “promiscuo” immagino che metta i brividi ai benpensanti)?  E QUANTI FUORI ?!?! Abbiamo dei dati? E cosa pensa di fare per costoro? le faccio presente che qualche giorno fa è morto un altro ciclista (urbano) in piena città. Nel “rispetto di tutti” ci sono anche i ciclisti o questi devono solo adeguarsi al non infastidire auto e pedoni?

Di solito ci si augura di imparare dal Nord Europa la gestione dei servizi e della mobilità, possibile che in Lombardia possiamo aspirare persino alla Colombia?

P.s. A Bogotà protestavano così contro l’inquinamento (come nell’immagine). Che sia stata la chiave di volta?

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