Archive for the ‘Resto del mondo’ Category

Un ostello a Dharmsala

lunedì, aprile 18th, 2011

Daniele Barbone, oltre che un amico, è un giovane e talentuoso imprenditore con la voglia di dedicare tempo, energie e denaro alla solidarietà internazionale.

Sua è l’idea di promuovere insieme a Zucchero Fornaciari una campagna di raccolta fondi per la costruzione di un Ostello per ragazze profughe a Dharmsala, nell’estremo nord dell’India.

Alla raccolta fondi parteciperanno anche Mario Cipollini, Ennio Doris, Roby Facchinetti dei Pooh, Zucchero Fornaciari, Gad Lerner, Linus, Enrico Mentana, Beppe Severgnini. E tutti coloro che hanno voglia di sostenere il progetto.

Le ultime parole le lascio a Daniele:

“Abbiamo potuto scambiarci idee sia con Zucchero che con il suo Management circa il programma di lavoro dell’imminente “Chocabeck World Tour” e ho molto apprezzato il tratto umano del cantante e la cura ai dettagli di tutto lo staff nella preparazione di un così importante programma artistico”.

” Zucchero è portatore di valori non solo musicali, ma anche culturali ed umani. Tutti valori in cui credo personalmente e che ho cercato di portare anche nella mia esperienza imprenditoriale”.

“Sono molto contento di questa occasione di collaborazione e spero che il progetto a Dharmsala vada a buon fine riuscendo a raccogliere la cifra prevista anche grazie agli artisti ed ai personaggi dell’economia e dei media coinvolti”.

Buon lavoro a Daniele e a Zucchero!

Non facciamo gli sciacalli. Rinunciamo alle Olimpiadi a Roma.

domenica, marzo 13th, 2011


Il Sindaco di Roma
, senza neppure attendere la fine delle ricerche dei dispersi, senza neppure aspettare che venga scongiurato il maggiore rischio nucleare, senza tantomeno annunciare aiuti alle popolazioni colpite, ha detto:

“La candidatura di Tokyo è da rivedere”

A mio avviso, invece, è un motivo in più per assegnare le Olimpiadi 2020 a Tokyo. Roma può aspettare altri quattro anni. Il Giappone deve essere ricostruito. Rinunciare alle Olimpiadi da parte di Roma e dell’Italia potrebbe essere il più bel segno di solidarietà vera, non pelosa, che il nostro Paese e la nostra Capitale possano fare.

Haiti, il libro per non dimenticarla

mercoledì, gennaio 12th, 2011

I grandi mezzi di informazione si sono accorti di quest’Isola “africana” nel mar dei Caraibi solo in seguito alla tragedia del terremoto. E spesso hanno raccontato male la sua storia e il suo presente.

Haiti, l’isola che non c’era, il libro che Helga Sirchia e Roberto Codazzi hanno curato

traccia tra passato e presente i confini storici e culturali di quella terra offrendo anche uno spaccato sugli interventi umanitari in essere e sulle prospettivo future.

E’ un lavoro collettivo per capire un paese che ha bisogno di tornare a sperare.

Buona lettura.

Voleva solo pace e libertà

venerdì, settembre 24th, 2010

E lo uccideranno se non lo aiutiamo. Aderisco (e spero di poterlo fare anche in altre forme) all’appello per la mobilitazione che lancia oggi Civati per la salvezza di Hossein Derakhshan, condannato a morte in Iran per aver cercato di costruire relazioni tra Iran e Israele e per aver insegnato la libertà della rete ai suoi concittadini.

Seguimos en el camino.

domenica, luglio 25th, 2010

Con tu compromiso. Con la Espana que nos merecemos. Con motivos para creer. Con mil ideas mas. Con el impulso necesario.Con nuevas energia. Con la fuerza del cambio. Con el poder de un voto. Con tu forma de ser y de gobernar. Con todo tu talante. Defendiendo la alegria. Con todas tus fuerzas. Con tu mirada positiva. Después de 10 anos. Sigues en el camino. Felicidades.

La Linke fa schifo

domenica, luglio 4th, 2010

Con qualche giorno di ritardo riprendo l’articolo di Andrea Mollica sull’elezione di Christian Wulff alla Presidenza della Repubblica tedesca. Non tanto per l’elezione in se ma per la lucida analisi dell’estrema sinistra di Germania: fa schifo.

New new Labour, un po’ social, praticamente Next. Quello di David Miliband.

giovedì, giugno 17th, 2010

Un interessante articolo di quelli de Lo spazio della politica:

(…) David Miliband porta il partito dritto dritto dentro l’era della rivoluzione comunicativa. Che, come ogni elettore sa, è rivoluzione prettamente politica. L’idea del segretario più cool del mondo, che se fosse nato a Centocelle sarebbe considerato un giovane adatto al massimo a redigere i comunicati stampa dentro un ufficetto di un Senatore dai capelli argentei e la falcata claudicante, è semplice, ma capace di produrre un grande effetto nella cultura politica di un partito un po’ arrugginito. Con l’obiettivo di ri-motivare i cittadini e di rendere il Labour davvero utile alle persone, così come un buon partito dovrebbe essere, Miliband ha promosso i community organizing. Si tratta di incontri durante i quali un militante cui è stato assegnato il ruolo di responsabile, il community organizer, mette insieme persone che condividono un problema o un interesse e ne desiderano discutere per trovare una soluzione e, magari, superare conflitti e divergenze.

(…)

il fenomeno del community organizing è figlio legittimo dell’epoca dei social network, per cui le persone sono connesse l’una all’altra per le ragioni più disparate, e non solo perché aderiscono ad un partito o vivono nella stessa città o nel medesimo quartiere. Il principio di fondo, infatti, risiede nella volontà di ciascuno di affrontare un tema perché ritenuto importante, utile, capace di incidere nel vissuto delle persone coinvolte. Quando si trovano così, seduti l’uno accanto all’altro nei tavoli tondi apparecchiati per la discussione dagli amici del promettente David all’interno di una casa o in un pub (non in una sezione, o circolo o come lo si voglia chiamare), gli uomini e le donne coinvolte provano fiducia l’uno dell’altro, condividono un’esperienza. Cominciano a credere di poter fare davvero qualcosa, insieme. (…)

Qui l’articolo in versione completa.

Cercasi direttore di “libero” giornale universitario

lunedì, aprile 26th, 2010

Appresa la notizia, sembra che tutti i candidati abbiano ritirato la domanda…

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Il Fatto è che Cuba è una dittatura

venerdì, aprile 23rd, 2010

La lettera di Gianni Minà su il Fatto non è particolarmente originale: i dissidenti sono tutti terroristi o comunque sovvenzionati da questi o dalla Cia, la colpa degli stenti a cui è costretto il popolo è dell’embargo, Obama è uguale a Bush. Insomma le solite cose che sentiamo da chi ha bisogno di mantenere in vita Batista per giustificare Castro.

Evito di scrivere la difesa di ogni dissidente. Basti sapere che Yoani Sànchez è accusata nientepopodieno che

Lanciata dal gruppo Prisa, quello di El Pais, Yoani trasmette dall’Avana aiutata da un server tedesco (di proprietà del magnate Josef Biechele) con un’ampiezza di banda 60 volte più grande di qualunque altra utilizzata a Cuba. Su Wired Yoani viene fotografata e raccontata come un’improbabile modella in fuga dai cattivoni del governo, che non le danno il visto per andare a ritirare tutti i premi che le vengono assegnati in mezzo mondo da organizzazioni ostili alla Rivoluzione. La povera bloguera è costretta a dare appuntamenti ai giornalisti occidentali alle 10 del mattino al Parque Central.

Addirittura El Pais! Il più pericoloso quotidiano di centro sinistra spagnolo!

Addirittura un server 60 volte più grande di quelli cubani! Ho impressione che anche il mio nuovo portatile lo sia… ma tant’è.

Soprattutto non si permettano più quei cattivoni di Wired, colpevoli di essere ostili alla Rivoluzione, di invitare una dissidente in Italia.

A sorprendermi, però, ci riesce sempre il buon Minà. E così conclude la lunga lettera:

Non essendo arrivate le aperture di Obama (che invece, recentemente, si è incontrato con i duri della Fondazione Cubano-americana) a torto o a ragione Raul Castro ha rinviato a sua volta le riforme.

Ovvero, siccome Obama non riabilita la Revolucion è giusto tenere negli stenti e in una grande prigione, dalla quale si scappa solo per nozze o su una zattera, il proprio popolo.

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La galleria del veleno

domenica, febbraio 21st, 2010

Dal Sole 24 Ore la galleria fotografica dei luoghi più inquinati della Terra:

Non c’è solo il particolato della Val Padana a cambiare l’ambiente e a ucciderci lentamente. La fotogallery mostra, ciascuno con uno scatto, i 15 luoghi più tossici della Terra. Chernobyl è quasi scontato: lo scandalo è che sia ancora così. New Delhi è nel mezzo di una piana dove d’inverno si creano le stesse condizioni di Milano e della nostra Bassa ma all’ennesima potenza.

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