
La lettera di Gianni Minà su il Fatto non è particolarmente originale: i dissidenti sono tutti terroristi o comunque sovvenzionati da questi o dalla Cia, la colpa degli stenti a cui è costretto il popolo è dell’embargo, Obama è uguale a Bush. Insomma le solite cose che sentiamo da chi ha bisogno di mantenere in vita Batista per giustificare Castro.
Evito di scrivere la difesa di ogni dissidente. Basti sapere che Yoani Sànchez è accusata nientepopodieno che
Lanciata dal gruppo Prisa, quello di El Pais, Yoani trasmette dall’Avana aiutata da un server tedesco (di proprietà del magnate Josef Biechele) con un’ampiezza di banda 60 volte più grande di qualunque altra utilizzata a Cuba. Su Wired Yoani viene fotografata e raccontata come un’improbabile modella in fuga dai cattivoni del governo, che non le danno il visto per andare a ritirare tutti i premi che le vengono assegnati in mezzo mondo da organizzazioni ostili alla Rivoluzione. La povera bloguera è costretta a dare appuntamenti ai giornalisti occidentali alle 10 del mattino al Parque Central.
Addirittura El Pais! Il più pericoloso quotidiano di centro sinistra spagnolo!
Addirittura un server 60 volte più grande di quelli cubani! Ho impressione che anche il mio nuovo portatile lo sia… ma tant’è.
Soprattutto non si permettano più quei cattivoni di Wired, colpevoli di essere ostili alla Rivoluzione, di invitare una dissidente in Italia.
A sorprendermi, però, ci riesce sempre il buon Minà. E così conclude la lunga lettera:
Non essendo arrivate le aperture di Obama (che invece, recentemente, si è incontrato con i duri della Fondazione Cubano-americana) a torto o a ragione Raul Castro ha rinviato a sua volta le riforme.
Ovvero, siccome Obama non riabilita la Revolucion è giusto tenere negli stenti e in una grande prigione, dalla quale si scappa solo per nozze o su una zattera, il proprio popolo.
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