
Filippo Penati, candidato del Centro Sinistra alla Presidenza di Regione Lombardia, intervistato da La Nuova Ecologia.
Legambiente ha presentato una proposta di legge d’iniziativa popolare sul consumo di suolo. Due i principi: rendere più conveniente la costruzione su suoli già edificati, far si che i comuni contabilizzino il consumo del proprio territorio. Condivide?
E’ molto interessante, la difesa del suolo è una delle mie priorità. Da presidente della Provincia di Milano ho portato all’attenzione del Consiglio un piano territoriale di coordinamento, poi bloccato dal centrodestra, che tra i punti qualificanti aveva proprio l’attenzione al consumo di suolo. Il suolo va tutelato con una pianificazione strategica regionale. Occorre che la priorità diventi il riuso e la riqualificazione delle parti di territorio già edificato.
Come migliorerebbe la mobilità regionale? E qual è la sua posizione sul raddoppio dela rete autostradale?
Formigoni ha dimenticato l’ambiente, lo dimostra l’enorme deficit di trasporto pubblico: l’88% dei cittadini si sposta in auto. Gli investimenti programmati non hanno per la maggior parte copertura: per l’Expo, ad esempio, si elencano opere di trasporto pubblico per 12 miliardi ma meno di tre hanno una copertura. Bisogna uscire da una pianificazione centrata solo su Milano: gli interventi programmati interessano per la maggior parte la cintura milanese. E dato che il sistema ferroviario è allo sfascio, di fatto la Regione asseconda l’uso dell’automobile fino alla periferia della città, dove mancano le possibilità di interscambio. Per quanto riguarda il sistema autostradale, un’autostrada ha sempre un forte impatto, ma in alcuni casi è un sacrificio necessario per garantire efficienza al tessuto economico e migliori possibilità di spostamento. Per ridurre l’impatto occorre progettare l’intero sistema intorno all’infrastruttura: dalla tutela dei suoli al contenimento del traffico favorendo l’interscambio, ricostruendo il paesaggio e la rete ecologica attraverso la forestazione delle fasce di rispetto.
La Lombardia, autonoma nella produzione elettrica, è fuori dall’era dei fossili? E qual è la sua posizione sul nucleare?
Mi sembra presto per dirsi fuori dai fossili, ma gli obiettivi Ue sono alla nostra portata. L’efficienza e le nuove tecnologie sono anche una risorsa per uscire dalla crisi. Per questo la Regione deve sostenere gli investimenti dei privati. Mi viene in mente quanto ho fatto alla Provincia con i mutui a tasso zero, dove gli interessi per interventi sul debito per interventi di riqualificazione energetica e produzioni da rinnovabili erano in parte a carico del pubblico e in parte del sistema del credito. Sul nucleare il mio no è dettato dalle ragioni legate alla sicurezza, alle tecnologie utilizzate, al problema delle scorie, ai costi non affatto convenienti.
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