Archive for the ‘Diritti (umani e altro)’ Category

Scuola di garantismo

sabato, luglio 2nd, 2011

Scuola di garantismo (cominciamo dal caso Strauss-Khan)

Tutti i giornalisti dovrebbero fare la stessa cosa: ripubblicare l’articolo scritto poco più di un mese fa. Per vedere l’effetto che fa.

(tutto cominciò sulla pagina facebook di Phastidio)
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Taxiiiiiiiiiiiiiiiii

martedì, maggio 24th, 2011

Di Taxi  e della corporazione dei taxisti (e dei diritti degli utenti) ne ho parlato tante volte su questo blog. Mai avrei pensato di leggere e riportare questo:

“Il Comune di Milano, nella persona del Sindaco Letizia Moratti e dell’Assessore Mobilità e trasporti Riccardo De Corato, si impegna a non rilasciare ulteriori licenze taxi sino ad ottobre 2015, mantenendo di fatto inalterato l’attuale contingente delle stesse”.

E pensare che nel 2015 dovrebbe esserci l’Expo. Cioè quella cosa che secondo la Moratti dovrebbe portare 20 milioni di visitatori a Milano…

Le sigarette del Q8, il bancomat e gli italiani

giovedì, marzo 31st, 2011

Oggi mi sono fermato al distributore di benzina Q8 di Carobbio degli Angeli, quello sulla strada Variante Cicola, quello con la bandana leghista appesa alla porta che da sulla cucina, quello che vende un po’ di tutto, sigarette comprese. Ed erano le sigarette che dovevo comprare.

Il portafoglio era totalmente vuoto, come spesso accade, e quindi avrei voluto pagare col bancomat. Ma la risposta del Commesso – credo anche proprietario – è stata negativa: “Non è possibile, mi spiace, con il bancomat abbiamo le commissioni”. Si, certo, avete le commissioni. Ma avete anche più clienti, quelli che vengono perchè possono pagare con il bancomat la benzina, le pizzette, il caffè, le bibite e le sigarette.

“Mi dispiace – ha ripetuto – di solito non lo accettiamo neppure per gli alimentari, questa volta facciamo un’eccezione”. E vorrei ben vedere! La brioche e i caffè li ho già consumati….. cosa vuoi che ti restituisca sul bancone???

Niente da fare, sono uscito senza sigarette.

Eppure il commerciante che espone il cartello bancomat non può rifiutare il pagamento con il bancomat. Per nessun importo, per nessun articolo e per nessun motivo. Lo dice molto chiaramente il Consorzio Bancomat sul proprio sito (http://www.bancomat.it/it/infoutenti/titolari/faq_titolari.html).

Questa mattina, purtroppo, mi è sorto il dubbio che il commerciante avesse ragione per quanto riguarda le sigarette. A un certo punto, quindi, ho desistito senza insistere. Ho sbagliato, avrei dovuto chiedere di telefonare insieme all’ente gestore del bancomat e, in caso di rifiuto, segnalare l’abuso che stavo subendo.

Sappiatelo anche voi. Al distributore Q8 di Carobbio degli Angeli lavorano così. Non nel vostro interesse. E ve lo dico anche perchè poche centinaia di metri prima c’è il distributore Total. E anche lì vendono di tutto. D’ora in poi io andrò lì. E se lo farete anche voi, i commercianti che se ne infischiano dei clienti e dei loro diritti, magari, inizieranno a rispettarli. Inizieranno – veramente – ad essere un po’ meno italiani, per come negativamente ci descrivono i denigratori. Inizieranno invece ad essere più italiani, nel senso della fierezza di esserlo senza la “furbizia” di fregare gli altri. Bandierina leghista o meno.

Se sei di Carobbio degli Angeli o se passi da quelle parti di tanto in tanto… condividi questa nota. Grazie.

In dubbio pro reo

domenica, marzo 13th, 2011

Perchè è meglio un colpevole libero di un innocente in galera. Questa semplice regola di civiltà democratica la ricorda Luca Sofri a Giancarlo Caselli e, soprattutto, alla sinistra.
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L’esperto Caselli

Quando un giornale pubblica il parere di un magistrato su cose che riguardano la giustizia, noialtri persone qualunque lo leggiamo con l’attenzione di chi cerca guide tecniche e competenti in un campo ignoto e ostile. Ancora di più questo avviene quando il tema è delicato e complesso come la riforma Alfano e l’esperto è un magistrato famoso e importante come Giancarlo Caselli.

Caselli però, intervistato dal Corriere della Sera, fa oggi il contrario di quello che ci si attenderebbe da un esperto: e risponde sul tema dell’assoluzione definitiva in primo grado come farebbe uno qualunque di noi totalmente sprovveduto, argomentando con logica spicciola e frasi ad effetto. Offrendo a chi lo legge l’obiezione che se si abolisce il processo d’appello per gli assolti lo si dovrebbe abolire anche per i condannati. Che noi ignoranti diciamo “eccerto, giusto, così siamo pari”. Solo che Caselli sa bene che accusa e difesa non giocano una partita. Non sono due squadre. Non sono pari. Sa che un condannato e un assolto non sono due esiti equivalenti di un processo.

Caselli sa, e dovrebbe dire, che i nostri principi giuridici tutelano l’imputato e prevedono – per restare sul suo piano metaforico – che in caso di parità vince lui. Che “in dubio pro reo”. Che è meglio un colpevole libero che un innocente in carcere. E che, quindi, la norma sull’assoluzione definitiva in primo grado discende da questi principi e dall’idea che se un imputato è stato assolto una volta da una corte questo costituisca almeno “un ragionevole dubbio” sulla sua colpevolezza. Che oggi un imputato condannato in secondo grado e in Cassazione, sconta una pena pur essendo stato una volta assolto da un processo (i tribunali americani, per dire, richiedono addirittura le unanimità delle giurie).

E quindi, cosa che Caselli sa e tace per tutta l’intervista, la discussione non è sul dare un aiutino alla squadra degli imputati e non darlo alla squadra degli accusatori. La discussione è sul garantismo e sulla fondatezza o meno del principio sul “ragionevole dubbio”: Caselli lo sa, e non ne fa cenno (neanche usando il valido ma abusato argomento della lotta alla mafia). La giustizia e il diritto sono un’altra cosa, le si leggono in un altro modo, le si spiegano in un altro modo, non coi paragoni sulle radiografie.

Ma anche se l’abolizione dell’appello per gli innocenti fosse l’unico punto Caselli sarebbe contrario. Perché? I processi si accorcerebbero.
«Certo, ma il pm non presenta appello per sfizio o per avere ragione per forza. Ma perché tutela la legge. Bisogna guardare le cose non solo dal punto di vista dell’imputato ma anche dell’interesse sociale che è non avere colpevoli in libertà».
Si obietta che non è giusto tenere anni un cittadino sulla graticola.
«Ma se si riduce la possibilità di appello bisogna farlo per tutti: innocenti e colpevoli. Come nella maggioranza dei Paesi occidentali».
Perché?
«Altrimenti si altera il principio della parità delle armi tra accusa e difesa. La legge Pecorella, che lo propose, venne bocciata dalla Corte Costituzionale (che sarà pure composta da comunisti ma anche dai maggiori giuristi di questo Paese) proprio per questo. Oltre al fatto che non faceva distinzione tra reati. E impedirebbe l’appello anche per i più gravi delitti. Ma c’è di più».
Ovvero?
«Il giudice fa un mestiere difficile come quello del medico, ma non ha a disposizione radiografia, risonanza, tac. Ha una conoscenza debole che deve accontentarsi della prospettazione fatta dalle parti contrapposte. La differenza di valutazione è dietro l’angolo. Che ci siano altre verifiche e riletture degli atti la trovo una garanzia importante per l’accertamento dei fatti. Ci è successo di recente con un processo per mafia»

Haiti, il libro per non dimenticarla

mercoledì, gennaio 12th, 2011

I grandi mezzi di informazione si sono accorti di quest’Isola “africana” nel mar dei Caraibi solo in seguito alla tragedia del terremoto. E spesso hanno raccontato male la sua storia e il suo presente.

Haiti, l’isola che non c’era, il libro che Helga Sirchia e Roberto Codazzi hanno curato

traccia tra passato e presente i confini storici e culturali di quella terra offrendo anche uno spaccato sugli interventi umanitari in essere e sulle prospettivo future.

E’ un lavoro collettivo per capire un paese che ha bisogno di tornare a sperare.

Buona lettura.

In nessun paese. E a Bergamo?

giovedì, novembre 11th, 2010


“Perché un’Italia più inclusiva e civile è interesse di tutti”

Lo presentiamo questa sera a Bergamo Ivan (Scalfarotto, l’autore), Aldo (Cristadoro) ed io.

Alle 18.30 in libreria (la Feltrinelli).

Voleva solo pace e libertà

venerdì, settembre 24th, 2010

E lo uccideranno se non lo aiutiamo. Aderisco (e spero di poterlo fare anche in altre forme) all’appello per la mobilitazione che lancia oggi Civati per la salvezza di Hossein Derakhshan, condannato a morte in Iran per aver cercato di costruire relazioni tra Iran e Israele e per aver insegnato la libertà della rete ai suoi concittadini.

Q.I. basso? Niente trapianto. Lo dice Regione Veneto. [Pietas veneta]

lunedì, luglio 19th, 2010

Hai un basso Quoziente di Intelligenza? Non hai diritto al trapianto d’organo. Lo dicono le linee guida (Dgr 851/09) approvate nel marzo del 2009 dall Giunta Regionale del Veneto. Nessuno se ne era accorto fino alla pubblicazione di un articolo di due nefrologi dell’Università Cattolica di Roma (Nicola Panocchia e Maurizio Bossola) sull’American Journal of Transplantation (10: 727-730). Il provvedimento, secondo i due medici è incostituzionale e contrario alla Convenzione ONU per i diritti delle persone disabili.

In questo articolo su Scienza e Democrazia Tommaso Bruni riprende e analizza il provvedimento dal punto di vista etico e dei necessari criteri di scelta che devono essere adottati a fronte di una richiesta di organi superiore alla disponibilità degli stessi. Le conclusioni sono le stesse: “eticamente insostenibile”.

Dopo la pubblicazione dell’articolo di Panocchia e Bossola, l’Assessore veneto ha cercato di replicare sostenendo che “queste patologie non sono un criterio di esclusione assoluto”. Ma il mondo medico scientifico, le associazioni di disabili e la lettura del testo lo smentiscono categoricamente.

Viene da chiedersi chi siano i ritardati tra quelli in campo…

Doniamogli dei neuroni (alla sanità lombarda)

venerdì, luglio 16th, 2010

In un paese normalmente laico, le cose funzionerebbero come suggeriscono Veronesi, Scalfarotto e l’applicazione del semplice buonsenso:

“Sin dai tempi di Veronesi ministro è stato reso chiaro che non si può escludere nessuno dalla donazione del sangue sulla base di ciò che è, ma solo sulla base dei comportamenti sessuali che tiene. Un eterosessuale che ha comportamenti a rischio è più pericoloso di un omosessuale che vive in un rapporto di coppia. Sembrerebbe ovvio, ma quando si vuole curare la gente con i paraocchi dell’ideologia, anche la logica più semplice diventa una sfida intellettualmente impossibile”, ha proseguito Scalfarotto.

In Lombardia no.

“Si crede di discriminare i gay ma io non posso non pensare al malato in attesa di quel flacone di sangue che magari gli avrebbe salvato la vita. Mi piacerebbe capire dove stia la carità cristiana in tutto questo. Bisognerà che me lo faccia chiarire dal presidente Formigoni e dai signori di Comunione e Liberazione”, ha poi concluso Scalfarotto.

Questione di Smalto (a Curno)

venerdì, giugno 18th, 2010

La vicenda merita un approfondimento… E un giudice a Bergamo o a Berlino.