Inserto sul giornale

Ieri mi ha chiamato il mio capo per il quale lavoro e mi ha avvisato che sarebbe uscito un mio pezzo su una rivista specializzata in life style. Sono un giornalista aspirante pubblicista, che lavora facendo la gavetta, per due spiccioli al mese, ma per arrivare al tesserino miracoloso che, mi auguro, aprirà molte porte.

Stamani alle 6 ero davanti all’edicola. Per andare in ufficio prendo il treno alle 7:14, quindi avevo un’ora di tempo davanti a me per rileggere all’infinito il frutto di tanto sforzo. L’edicolante, che ormai mi conosce bene, mi ha chiesto se fossi caduto dal letto. Gli ho spiegato che era successo e dopo essersi complimentato con me mi ha detto che andava a cercare subito la rivista indicata.

Me l’ha data e , dopo aver pagato, ho salutato mentre già correvo verso il casottino per l’attesa del treno, riscaldato e ideale per passare un po’ di tempo in tranquillità specialmente di prima mattina. Stavo per sedermi ma mi sono reso conto che non avevo neppure fatto colazione (diciamo che il mio stomaco ha tenuto a sottolinearlo con vari gorgoglii molto grotteschi e per certi versi anche inquietanti), per cui ho fatto un salto al bar e mi sono preso un cappuccino da portar via e un tramezzino al tonno e pomodoro. Non inorridite, io faccio sempre colazione con il salato, ma il caffè non può mai mancare.

Mi sono rimesso al mio posto e ho aperto il giornale, con il cuore imbizzarrito, tra l’emozionato e il terrorizzato. E se avessero tagliato metà di ciò che avevo scritto? O se addirittura l’avessero cambiato? Solo una conferma poteva dirmelo. Pagina dopo pagina, dopo una gigantesca pubblicità su come scegliere il materasso memory, sono arrivato al mio pezzo: era lì, intero come lo avevo inviato io, bellissimo e messo nero su bianco.

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