Archive for marzo, 2011

Le sigarette del Q8, il bancomat e gli italiani

giovedì, marzo 31st, 2011

Oggi mi sono fermato al distributore di benzina Q8 di Carobbio degli Angeli, quello sulla strada Variante Cicola, quello con la bandana leghista appesa alla porta che da sulla cucina, quello che vende un po’ di tutto, sigarette comprese. Ed erano le sigarette che dovevo comprare.

Il portafoglio era totalmente vuoto, come spesso accade, e quindi avrei voluto pagare col bancomat. Ma la risposta del Commesso – credo anche proprietario – è stata negativa: “Non è possibile, mi spiace, con il bancomat abbiamo le commissioni”. Si, certo, avete le commissioni. Ma avete anche più clienti, quelli che vengono perchè possono pagare con il bancomat la benzina, le pizzette, il caffè, le bibite e le sigarette.

“Mi dispiace – ha ripetuto – di solito non lo accettiamo neppure per gli alimentari, questa volta facciamo un’eccezione”. E vorrei ben vedere! La brioche e i caffè li ho già consumati….. cosa vuoi che ti restituisca sul bancone???

Niente da fare, sono uscito senza sigarette.

Eppure il commerciante che espone il cartello bancomat non può rifiutare il pagamento con il bancomat. Per nessun importo, per nessun articolo e per nessun motivo. Lo dice molto chiaramente il Consorzio Bancomat sul proprio sito (http://www.bancomat.it/it/infoutenti/titolari/faq_titolari.html).

Questa mattina, purtroppo, mi è sorto il dubbio che il commerciante avesse ragione per quanto riguarda le sigarette. A un certo punto, quindi, ho desistito senza insistere. Ho sbagliato, avrei dovuto chiedere di telefonare insieme all’ente gestore del bancomat e, in caso di rifiuto, segnalare l’abuso che stavo subendo.

Sappiatelo anche voi. Al distributore Q8 di Carobbio degli Angeli lavorano così. Non nel vostro interesse. E ve lo dico anche perchè poche centinaia di metri prima c’è il distributore Total. E anche lì vendono di tutto. D’ora in poi io andrò lì. E se lo farete anche voi, i commercianti che se ne infischiano dei clienti e dei loro diritti, magari, inizieranno a rispettarli. Inizieranno – veramente – ad essere un po’ meno italiani, per come negativamente ci descrivono i denigratori. Inizieranno invece ad essere più italiani, nel senso della fierezza di esserlo senza la “furbizia” di fregare gli altri. Bandierina leghista o meno.

Se sei di Carobbio degli Angeli o se passi da quelle parti di tanto in tanto… condividi questa nota. Grazie.

Uranium Project, il documentario sull’uranio in Val Seriana (e sul movimento che scongiurò l’apertura della miniera)

lunedì, marzo 14th, 2011

In val Seriana, in provincia di Bergamo, c’è il più grande giacimento italiano di uranio (uno degli unici rimasti in Europa). La riserva del metallo radioattivo si estende dal versante orobico alla vicina val Vedello, in provincia di Sondrio: circa quattro milioni di tonnellate di roccia nascosti sotto prati e boschi che contengono abbastanza uranio per fare funzionare 4 centrali nucleari per 10 anni.

Negli anni Sessanta l’Agip nucleare iniziò le attività di esplorazione per estrarre l’uranio ma dovette abbandonare il progetto a causa dell’opposizione degli abitanti della zona. La popolazione locale, infatti, si mobilitò fin da subito a difesa della valle organizzando assemblee, conferenze e manifestazioni. Secondo attivisti ed esperti, l’estrazione del minerale avrebbe avuto conseguenze devastanti (dal punto di vista sanitario e ambientale) sull’intera area. Il movimento contro l’estrazione dell’uranio riprese le sue attività anche nel 2006, quando la Metex Resources, una società mineraria australiana, fece domanda alla Regione Lombardia per ottenere la concessione di estrazione del metallo radioattivo sul versante bergamasco. La Regione, sollecitata da una forte protesta popolare, bocciò la richiesta nell’ottobre dello stesso anno. Con il ritorno dell’Italia al nucleare, però, la “questione uranio” potrebbe riaprirsi.

Questo e molto altro nel documentario “Uranium Project”, che verrà presentato il 17 marzo alle 20.45 durante il Bergamo film meeting (dal 12 al 20 marzo 2011) nella sezione “Visti da vicino” (via Pignolo, 123 — Bergamo). Il documentario è stato realizzato da Alan Gard e Stefania Prandi, in collaborazione con la casa di produzione Lab 80 film. Montaggio: Luca Zanoli; musiche: Alex Harris; riprese: Davide Berati, Alan Gard, Michele Naldi, Stefania Prandi.

(Post originale su SP35 Valle Seriana)

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Non facciamo gli sciacalli. Rinunciamo alle Olimpiadi a Roma.

domenica, marzo 13th, 2011


Il Sindaco di Roma
, senza neppure attendere la fine delle ricerche dei dispersi, senza neppure aspettare che venga scongiurato il maggiore rischio nucleare, senza tantomeno annunciare aiuti alle popolazioni colpite, ha detto:

“La candidatura di Tokyo è da rivedere”

A mio avviso, invece, è un motivo in più per assegnare le Olimpiadi 2020 a Tokyo. Roma può aspettare altri quattro anni. Il Giappone deve essere ricostruito. Rinunciare alle Olimpiadi da parte di Roma e dell’Italia potrebbe essere il più bel segno di solidarietà vera, non pelosa, che il nostro Paese e la nostra Capitale possano fare.

In dubbio pro reo

domenica, marzo 13th, 2011

Perchè è meglio un colpevole libero di un innocente in galera. Questa semplice regola di civiltà democratica la ricorda Luca Sofri a Giancarlo Caselli e, soprattutto, alla sinistra.
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L’esperto Caselli

Quando un giornale pubblica il parere di un magistrato su cose che riguardano la giustizia, noialtri persone qualunque lo leggiamo con l’attenzione di chi cerca guide tecniche e competenti in un campo ignoto e ostile. Ancora di più questo avviene quando il tema è delicato e complesso come la riforma Alfano e l’esperto è un magistrato famoso e importante come Giancarlo Caselli.

Caselli però, intervistato dal Corriere della Sera, fa oggi il contrario di quello che ci si attenderebbe da un esperto: e risponde sul tema dell’assoluzione definitiva in primo grado come farebbe uno qualunque di noi totalmente sprovveduto, argomentando con logica spicciola e frasi ad effetto. Offrendo a chi lo legge l’obiezione che se si abolisce il processo d’appello per gli assolti lo si dovrebbe abolire anche per i condannati. Che noi ignoranti diciamo “eccerto, giusto, così siamo pari”. Solo che Caselli sa bene che accusa e difesa non giocano una partita. Non sono due squadre. Non sono pari. Sa che un condannato e un assolto non sono due esiti equivalenti di un processo.

Caselli sa, e dovrebbe dire, che i nostri principi giuridici tutelano l’imputato e prevedono – per restare sul suo piano metaforico – che in caso di parità vince lui. Che “in dubio pro reo”. Che è meglio un colpevole libero che un innocente in carcere. E che, quindi, la norma sull’assoluzione definitiva in primo grado discende da questi principi e dall’idea che se un imputato è stato assolto una volta da una corte questo costituisca almeno “un ragionevole dubbio” sulla sua colpevolezza. Che oggi un imputato condannato in secondo grado e in Cassazione, sconta una pena pur essendo stato una volta assolto da un processo (i tribunali americani, per dire, richiedono addirittura le unanimità delle giurie).

E quindi, cosa che Caselli sa e tace per tutta l’intervista, la discussione non è sul dare un aiutino alla squadra degli imputati e non darlo alla squadra degli accusatori. La discussione è sul garantismo e sulla fondatezza o meno del principio sul “ragionevole dubbio”: Caselli lo sa, e non ne fa cenno (neanche usando il valido ma abusato argomento della lotta alla mafia). La giustizia e il diritto sono un’altra cosa, le si leggono in un altro modo, le si spiegano in un altro modo, non coi paragoni sulle radiografie.

Ma anche se l’abolizione dell’appello per gli innocenti fosse l’unico punto Caselli sarebbe contrario. Perché? I processi si accorcerebbero.
«Certo, ma il pm non presenta appello per sfizio o per avere ragione per forza. Ma perché tutela la legge. Bisogna guardare le cose non solo dal punto di vista dell’imputato ma anche dell’interesse sociale che è non avere colpevoli in libertà».
Si obietta che non è giusto tenere anni un cittadino sulla graticola.
«Ma se si riduce la possibilità di appello bisogna farlo per tutti: innocenti e colpevoli. Come nella maggioranza dei Paesi occidentali».
Perché?
«Altrimenti si altera il principio della parità delle armi tra accusa e difesa. La legge Pecorella, che lo propose, venne bocciata dalla Corte Costituzionale (che sarà pure composta da comunisti ma anche dai maggiori giuristi di questo Paese) proprio per questo. Oltre al fatto che non faceva distinzione tra reati. E impedirebbe l’appello anche per i più gravi delitti. Ma c’è di più».
Ovvero?
«Il giudice fa un mestiere difficile come quello del medico, ma non ha a disposizione radiografia, risonanza, tac. Ha una conoscenza debole che deve accontentarsi della prospettazione fatta dalle parti contrapposte. La differenza di valutazione è dietro l’angolo. Che ci siano altre verifiche e riletture degli atti la trovo una garanzia importante per l’accertamento dei fatti. Ci è successo di recente con un processo per mafia»

“Se solo l’avessi saputo, avrei fatto l’orologiaio”

sabato, marzo 12th, 2011

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L’obbligatorietà dell’azione penale [nella mia esperienza diretta e vissuta]

venerdì, marzo 11th, 2011

Succede che a volte i politici siano la parte di chi denuncia qualcuno alla Procura della Repubblica. E’ successo a me qualche volta. Poche volte, perchè un conto è la politica e un altro conto sono le indagini e i processi e ognuno è bene che faccia il proprio mestiere. Ma a me è capitato di scontrarmi con un’altra parte politica che ritenevo non stesse agendo solo sulla base delle proprie convinzioni (diverse dalle mie) ma anche perchè era (all’apparenza) un corrotto di merda. Per parlare chiaro.

Mi è capitato e quando mi è capitato ho cercato di verificare le situazioni, raccogliere prove, incontrare altre persone che potevano fornire elementi aggiuntivi. E  dopo averli raccolti presentare esposto o denuncia alla Procura.

E mi è capitato anche, in una di queste rare occasioni, dopo aver presentato un corposo esposto, diciamo di una trentina di pagine con allegati, visure, documenti, segnalazione di contraddizioni etc… Mi è capitato, dicevo, dopo alcuni mesi, di chiamare la Procura per portare elementi aggiuntivi. Mi è capitato di chiamare e chiedere un appuntamento, presentarmi con il mio avvocato (che mi aveva aiutato a scrivere l’esposto-denuncia) e di sentirmi rispondere: “Scusi ma lei chi è?”.

Come chi sono? Sono quello che ha presentato denuncia contro Tizio. Ho chiamato, lei mi ha dato l’appuntamento, e io vorrei consegnarle una nuova memoria, contenente elementi emersi in un secondo tempo.

Ricerca la cartellina, la trova, la apre: intonsa. Dopo più di sei mesi. Nella cartellina era contenuto solo il mio esposto, mai neppure letto. “Deve tornare”, mi disse, e parlare con l’ufficiale di polizia incaricato delle indagini.

Prendo l’appuntamento, mi presento con il mio avvocato (che pagavo solo ed esclusivamente per aiutarmi a difendere un buon numero di cittadini lombardi) e incontro l’ufficiale. Il mio avvocato viene fatto uscire dalla stanza. Manco fossi io il colpevole… per intenderci.

“Scusi mi potrebbe fornire una copia della delibera?”

Certo. Buona giornata.

Fine. Fine dell’azione penale obbligatoria. Il cattivo era un potente.

(per dire, attenti a semplificare troppo la discussione)

“A casa di mio figlio ci sono stata… Aehm… nell’immobile di via…” la Super Gaffe di Lady Bat-Moratti

mercoledì, marzo 9th, 2011

Lady Bat-Moratti, questa non la dovevi fare. La Gaffe di oggi nel corso dell’intervista di OmniMilano ci dice che in quella casa, aehm, immobile, ci sei stata un paio di volte.

Dunque è una casa? Dunque la Moratti lo sapeva? Ha qualcos’altro da dirci Sig.ra Sindaca?

Noi ora sappiamo una cosa in più: la campagna elettorale non è costata 25 milioni di euro al consorte Moratti. E’ costata 25 milioni di euro + una casa, aehm, un immobile, che ora gli tocca donare in beneficenza per limitare la portata dello scandalo.