Archive for novembre, 2010

Il limone di Terzigno non è un mostro

sabato, novembre 6th, 2010

Pare sia solo infetto dall’acaro delle meraviglie:

Infatti la “prova” è tutt’altro che “inconfutabile”. Come segnala per esempio L’Informatore Agrario, Il “limone mutante” ha tutte le caratteristiche di un agrume colpito da un particolare tipo di parassita, denominato acaro delle meraviglie o Eriophyes sheldoni (Insectimages.orgUniversity of California;Wikipedia in italiano), il cui nome comune deriva appunto dal fatto che altera la crescita dei frutti facendo loro assumere forme mostruose (o meraviglie). Il colpevole del limone anomalo potrebbe essere madre natura, anziché la discarica.

(Via Paolo Attivissimo su Wired)

Io ci ho provato. La mia intervista sul “Giornale delle Partite Iva”

venerdì, novembre 5th, 2010

Tutto il numero 2 ve lo dovete acquistare in edicola: 98 pagine di notizie, interviste, informazioni, utilità. Ne vale la pena (se sei interessato all’argomento).

Qui (pag 1, pag 2) la mia brutta scansione in bianco e nero dell’intervista che mi ha fatto il direttore Francesco Bogliari… Poi se imparo a farla a colori sostituisco i file…

Ne parliamo, nel senso che presentiamo la rivista il prossimo 23 novembre alle 21.00 al Caffè Letterario. I dettagli seguiranno a breve.

A Firenze ma poi torno

venerdì, novembre 5th, 2010

Partiamo in cinque, in auto, sabato mattina (oggi proprio non riesco) per andare a Firenze all’incontro organizzato da Pippo Civati e Matteo Renzi.

Vado perchè nel PD c’è bisogno di discutere un progetto ancora più di una linea programmatica. Progetto che le primarie (quelle per l’elezione del Segretario nazionale Pierluigi Bersani) non hanno chiarito. Le primarie sono così nel nostro partito: schieramenti un po’ a prescindere. E questo è un virus e al tempo stesso una manifestazione della malattia del PD. E spero non lo sia anche dei “fiorentini”.

Vado a Firenze anche perchè in tutti questi mesi ho sentito solo Matteo Renzi e Pippo Civati dire che un Governo che vada da Tremaglia a Rosy Bindi con l’appoggio esterno (esterno al Parlamento) di Nichi Vendola è una cagata pazzesca.

E vado a Firenze, infine, perchè mi è stato chiesto un contributo sulla questione dell’innovazione e del passaggio della Pubblica amministrazione all’utilizzo di formati aperti e software libero e open source. Una proposta, questa, che trasformai in Progetto di Legge nel maggio del 2007, al termine di un lungo lavoro fatto insieme al Tavolo di lavoro “Politica del software nella P.A.”. Un “tavolo” di discussione in cui mi confrontai insieme ad associazioni indipendenti, liberi professionisti, piccole, medie e grandi aziende, dalla Sun Microsystem alla Ibm alla Microsoft. Un tavolo che produsse quel progetto di Legge e che insieme a me e ad altri 19 consiglieri, firmò idealmente.

La filosofia del progetto era più o meno questa: la diffusione del FLOSS (Free and open source software) e l’accesso alla conoscenza sono un caposaldo per lo sviluppo della Società dell’informazione e per la costruzione dell’e-government nelle indicazioni della Commissione Europea successive all’Agenda di Lisbona. Il software libero e open source sono inoltre indicati come una delle strade di accesso delle PMI all’innovazione e all’infrastrutturazione tecnologica.

Perchè partire dalla Pubblica amministrazione? Perchè rispondemmo a queste semplici domande: la Pubblica amministrazione deve garantire il diritto all’accesso perpetuo ai propri dati oppure deve rischiare di non potervi più accedere come succede a quelle pagine che scrivemmo con l’antico software che i nuovi PC e i nuovi software non sono più in grado di aprire? Può permettersi la Pubblica Amministrazione di non conoscere la “sorgente dati” del programma che utilizza e quindi di non conoscerne l’attività non manifesta? E’ ammissibile che la PA discrimini i propri cittadini sulla base del sistema operativo in loro uso?

Sono domande epocali, a ben pensarci. E la politica ci pensa troppo poco. Tant’è che il Progetto di Legge neppure fu discusso in Commissione. La politica oggi pensa solo alle televisioni e ai giornali. Ma ai giornali ci pensa solo perchè vengono mostrati nelle rassegne stampa in TV.

E invece l’accesso alla conoscenza del futuro passa anche e soprattutto dall’accesso ai dati elettronici, alla rete e all’informazione. E passa dalla collaborazione, dai processi collaborativi che si rifiutano di proteggere con strumenti nati all’epoca del carbone e dell’acciaio (i brevetti) gli alfabeti della società dell’informazione.

Ecco, andrò a Firenze anche per dire queste cose. Poi torno a Bergamo, al mio vecchio nuovo lavoro che in questo periodo mi appassiona assai più della politica. Ma spero di cambiare idea, magari nel week end.

L’utero (e non solo) è mio e lo gestisco io

martedì, novembre 2nd, 2010

La decisione, sia pur non definitiva, è storica:

I geni dell’uomo e degli altri esseri viventi non sono invenzioni ma un prodotto della natura e, in quanto tali, costituiscono un patrimonio dell’umanità non soggetto a brevettazione.

Questo è “solo” il parere del Dipartimento di Giustizia americano chiamato a intervenire nella causa intentata (e vinta in primo grado) da  due enti non-profit, American Civil Liberties Union e Public Patent Foundation contro l’azienda biotech Myriad Genetics che aveva brevettato alcuni geni le cui mutazioni si pensavano connesse con l’insorgenza del tumore al seno e alle ovaie.

il giudice di Manhattan, Robert Sweet, aveva già espresso parere negativo circa la sua validità del brevetto ma la Myriad Genetics aveva ricorso in appello.

Ora spetta all’ufficio brevetti federale decidere se ha ragione il Ministero della Giustizia o l’azienda biotech, ovvero se il corpo umano e degli altri esseri viventi può essere trattato e brevettato come fosse una qualsiasi opera dell’ingegno solo perchè una sua parte è stata isolata in laboratorio. Oppure se si tratta di un prodotto della natura (di Dio o dell’evoluzione non fa differenza). Comunque, non brevettabile.

(Via Fondazione dei diritti genetici)

La Salerno – Reggio Calabria esiste da tempo. E parte da Genova.

martedì, novembre 2nd, 2010

Riprendo anche qui l’annuncio di una ricerca che ho pubblicato sul sito di Logimar. Si tratta dello studio condotto da Jens Borken-Kleefeld, ricercatore dell’International Institute for Applied Systems Analysis, e pubblicato dalla rivista Environmental Science & Technology.

Lo studio conferma, per l’ennesima volta, che la nave è il mezzo di trasporto meno inquinante (carrette del mare permettendo). Poi viene il treno. A sorpresa, invece, si contengono l’ultimo posto  le automobili/camion e l’aereo. Dipende dalla lunghezza del periodo preso a riferimento e dall’oggetto del trasporto (persone o cose).

Leggendo questa notizia su Facebook, giustamente, Gabriele Riva ha commentato:

certo che per un paese che di fatto è una lingua di terra circondata dal mare un ragionamento serio sul trasporto marittimo andrebbe fatto… no??

Esattamente, le autostrade del mare. Abbiamo pure un bel sito istituzionale ma non facciamo nulla per incentivarle, per aumentare la disponibilità di navi ro-ro capaci di imbarcare a Genova e Venezia, sbarcare lungo la discesa dello stivale e viceversa. Insomma, quella Salerno Reggio Calabria che da 46 anni stiamo costruendo… sul mare ce l’abbiamo già. Ed è pure più competitiva nei costi e più sostenibile per l’ambiente. Perchè non apriamo i caselli?

p.s. e poi bisognerebbe iniziare i lavori per il Corridoio 24…

Domani si vota contro la follia, in California

lunedì, novembre 1st, 2010

Leo (via Fuoriluogo) pubblica il video di “Stop the insanity” per la chiusura della campagna a favore della Proposition 19. Per essere chiari: domani in California decidono se vendere e tassare la cannabis con le stesse regole, restrizioni e imposte che gravano sull’alcol.