Le interviste sono più chiare delle lettere
29 agosto 2010 | di Marcello Saponaro | Archiviato in pd, politica | 1769 visite.
Il passaggio dell’intervista a Matteo Renzi su Repubblica che preferisco:
Resta però aperto il problema: che rapporti con Fini, con Casini, con la sinistra?
“Fini? Uno che passa da Almirante e Le Pen alla Tulliani e Barbareschi, di certo non fa per me. Però, non voglio nemmeno entrarci nel gioco del piccolo chimico. Piuttosto mi fate capire, per favore, che dice il Pd sul lavoro che cambia? Sull’innovazione? Sull’ambiente? E sulle tasse? Facevo ancora la maturità e già Berlusconi e Tremonti promettevano la riduzione a due sole aliquote. Quando siamo andati al governo noi, l’unico slogan era l’agghiacciante pagare le tasse è bellissimo. Ci sarà pure una via di mezzo…”.
Ma è tutta da leggere…
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agosto 29th, 2010 at 1:08 pm
che gran personaggio matteo renzi. il pezzo più bello secondo me riguarda l’abbandono dei vecchi dirigenti pd per far spazio a gente nuova. e giovane.
agosto 29th, 2010 at 1:39 pm
Condivido il Renzi Pensiero in particolare quando dice che gli attuali dirigenti sono da rottamare senza incentivi.
agosto 29th, 2010 at 3:56 pm
Il problema in Italia non è l’età anagrafica, ma quella politica. E ci sono livelli di compromissione con certi meccanismi di gestione del potere che non si può non condividere dopo un certo numero di anni di esperienza (vogliamo parlare di un Capezzone, ad esempio?). Questo come regola generale.
Renzi sarebbe un eccellente figura di collegamento tra il vecchio e il nuovo, uno cui affidare (parziali) responsabilità di gestione del rinnovamento, che preconizza. Un eccellente “talent scout”, se non fosse che pretende d’essere, al contempo, il “talent” messianicamente invocato (ma figuriamoci se lo ammette in un’intervista a La Repubblica).
Perfettamente d’accordo col radere al suolo la classe dirigente del PD, che mostra quel feroce attaccamento al proprio ruolo che può conseguire solo alla consapevolezza di non esserne all’altezza. Uno squallore secondo solo a quello del PDL, che comunque – e questo è già significativo – offre un eccellente termine di paragone.
Un’annotazione: scrivo da Cagliari, e so che gioco hanno fatto qui le seconde e le terze file del partito di Renzi con(tro) l’unica persona che in decenni di autonomia ha provato a cambiare le cose (rimettendoci, lui sì, di tasca).
agosto 29th, 2010 at 5:04 pm
Il problema non è l’anagrafe: conosco dirigenti più o meno giovani (in Italia sei giovane ancora a 40 anni!) che sembrano cloni dei vecchi, sia nei meccanismi di gestione che nell’incapacità di comunicare. Mentre Vendola, ad esempio, di cui cui tutto si può dire tranne che non sia “nuovo” nel comportamento politico, perlomeno nel rapporto con la base, non è certo un pivello e appartiene alla stessa classe d’età che si vorrebbe rottamare. Il problema è sì scalzare la vecchia classe dirigente ma non tanto perchè anziana d’età ma perchè blocca ogni possibilità di reale trasformazione della gestione tecnica e politica del partito per mantenere le rendite di posizione delle varie conventicole.
settembre 1st, 2010 at 12:40 pm
Marcello, che ne pensi invece della questione, da lui posta con una certa fermezza, di rendere inderogabile il limite statutario dei tre mandati?
settembre 1st, 2010 at 12:46 pm
Fabio, sono assolutamente d’accordo. La deroga la concederei solo al segretario nazionale. E lo sono stato anche in altri casi, in altro partito.