Green Hotel
sabato, giugno 19th, 2010
Letizia, dopo un paio di notti trascorse nell’Hotel fatto di rifiuti, ha deciso di puntare su qualcosa di più comodo… ma altrettanto sostenibile.
Concordo.

Letizia, dopo un paio di notti trascorse nell’Hotel fatto di rifiuti, ha deciso di puntare su qualcosa di più comodo… ma altrettanto sostenibile.
Concordo.

Il proprietario del locale si difende, attacca, insulta la redazione di Bergamonews:
Siete terroristi. Non abbiamo nient’altro da dire
Terroristi a parte, questa è la sua linea difensiva:
Quanto è stato scritto è una menzogna. E’ vero che il ragazzo quando si è presentato non aveva un abbigliamento curato ed è stato respinto.
Ora, non sono avvocato, ma girovagando in rete si possono leggere molte testimonianze sugli abusi nella selezione all’ingresso delle discoteche e dei locali. Questa è una delle tante:
ok, ci provo io a rispondere alla domanda vvisto che osno un ” addetto ai lavori ” ovvero “security” nei locali pubblici in particolare discoteche.
l’accesso ai locali è praticamente aperto a tutti coloro sono in modo personale accettabili, non è ammesso l’ingresso in qualsiasi locale pubblico nel caso la persona sia igienicamente sporca o ubriaca o drogata.
per capirci non è possibile impedire l’ingresso per vestito non consono all’ambiente l’importante è che sia pulito!
spesso ci troviamo a respingere all’ingresso o ad allontanare successivamente extracomunitari in condizioni igieniche non ottimali o in stato psicofisico alterato da alcol o droghe in questo caso è consentito.
l’impossibilità di frequentare un locale pubblico da parte di una o più persone è consentita solo da ordinanza prefettizia o di procura.
cordiali saluti
snoopydimenticavo, chiunque impedisce l’ingresso in un locale piubblico senza giustificato motivo è penalmente perseguidile con querela della persona offesa art 610 (violenza privata) e se la motivazione è per vestito indecente o male vestito vi è anche offesa personale.
il proprietario di un notissimo locale della riviera romagnola ha sborsato 20 mila euro di risarcimento danni ad un cliente respinto all’ingresso perchè indossava scarpe ginniche, l’uomo aveva querelato l’addetto all’ingresso e avendo lo stesso addetto dichiarato di “eseguire gli ordini”. anche il proprietario.
saluti
snoopy
Ci chiedevamo se c’è un giudice a Berlino… Sicuramente c’è un avvocato per Dauda.

La vicenda merita un approfondimento… E un giudice a Bergamo o a Berlino.

Un interessante articolo di quelli de Lo spazio della politica:
(…) David Miliband porta il partito dritto dritto dentro l’era della rivoluzione comunicativa. Che, come ogni elettore sa, è rivoluzione prettamente politica. L’idea del segretario più cool del mondo, che se fosse nato a Centocelle sarebbe considerato un giovane adatto al massimo a redigere i comunicati stampa dentro un ufficetto di un Senatore dai capelli argentei e la falcata claudicante, è semplice, ma capace di produrre un grande effetto nella cultura politica di un partito un po’ arrugginito. Con l’obiettivo di ri-motivare i cittadini e di rendere il Labour davvero utile alle persone, così come un buon partito dovrebbe essere, Miliband ha promosso i community organizing. Si tratta di incontri durante i quali un militante cui è stato assegnato il ruolo di responsabile, il community organizer, mette insieme persone che condividono un problema o un interesse e ne desiderano discutere per trovare una soluzione e, magari, superare conflitti e divergenze.
(…)
il fenomeno del community organizing è figlio legittimo dell’epoca dei social network, per cui le persone sono connesse l’una all’altra per le ragioni più disparate, e non solo perché aderiscono ad un partito o vivono nella stessa città o nel medesimo quartiere. Il principio di fondo, infatti, risiede nella volontà di ciascuno di affrontare un tema perché ritenuto importante, utile, capace di incidere nel vissuto delle persone coinvolte. Quando si trovano così, seduti l’uno accanto all’altro nei tavoli tondi apparecchiati per la discussione dagli amici del promettente David all’interno di una casa o in un pub (non in una sezione, o circolo o come lo si voglia chiamare), gli uomini e le donne coinvolte provano fiducia l’uno dell’altro, condividono un’esperienza. Cominciano a credere di poter fare davvero qualcosa, insieme. (…)
Non posso che aderire all’iniziativa promossa da Pippo Civati, Matteo Orfini e Paolo Gentiloni. In pratica una catena per spezzare le catene. Un’iniziativa sul web, la prima del PD, per rivendicare la diversità dei blog dai quotidiani registrati. Perchè internet è libertà, ma potrebbe non esserlo.
E’ quella di Marcello Lippi.
Vorrei tanto che la sinistra continuasse a combattere il razzismo e con uguale intensità difendesse la libertà e il corpo delle donne.
E quando accade, come a Bergamo, dove io non ho mai visto una donna con il Burqa ma ciò non riduce il valore del principio generale, che la Lega si inventa una mozione per vietare ciò che è già vietato, rispondesse:
“Ricordando che <<è una questione di sicurezza>>, e che la legge nazionale che vieta di coprirsi completamente il volto <<non è rivolta solo a chi usa burqa e niqb, è un divieto generale, anche ad esempio contro l’uso del passamontagna>>. O il casco integrale se non si sta viaggiando in moto. Però Mohamed Saleh, nonostante sia favorevole all’applicazione del divieto, ritiene che in questo caso la proposta della Lega sia <<utilizzata come propaganda politica>>.
(da Il Bergamo)
E poi aggiungesse:
“Cari leghisti, quelle che voi chiamate con fare dispregiativo le “figuranti” sono invece le vittime. Sulla libertà e i diritti delle donne potete solo venire a lezione da noi e dalla nostra storia”. (Anonimo liberale)
.
P.s. L’immagine è tratta da una campagna dell’ISHR, Agenzia delle Nazioni Unite.
Il bavaglio è soprattutto alla rete. Guido Scorza ce l’ha spiegato per dei mesi. E ora manca solo il voto alla Camerà perchè diventi legge:
Il rischio che oggi diviene realtà è quello che ho già paventato decine di volte: all’indomani dell’entrata in vigore della nuova disciplina sulle intercettazioni, la Rete rischia di “chiudere per rettifica” (lo scrivevo, ironia della sorte, esattamente l’11 giugno del 2009!).
Che siate un blogger, il gestore di un “sito informatico” o piuttosto abbiate un canale su You Tube, in un momento qualsiasi, magari nel mezzo delle Vostre agognate vacanze, qualcuno potrebbe chiedervi di procedere alla rettifica di un’informazione pubblicata e Voi ritrovarvi costretti a scegliere se dar seguito alla richiesta senza chiedervi se sia o meno fondata, rivolgervi ad un avvocato per capire se la richiesta meriti accoglimento o, piuttosto, opporvi alla richiesta, difendendo il vostro diritto di parola ma, ad un tempo, facendovi carico di grosse responsabilità.
Ve la sentirete di rischiare in nome della libertà di parola attraverso un blog che non vi da da mangiare e vi porta via, invece, decine e decine di ore di sonno?
Temo che in molti risponderete (o magari risponderemo) di no!
E se vi distraesse un attimo dal vostro blog, magari, per lavorare e riceveste una richiesta di rettifica?
In forza della nuova disciplina andreste in contro ad una sanzione fino a 12 mila e 500 euro per non aver provveduto alla rettifica entro 48 ore…
Travaglio non lo capisco. Per difendere Di PIetro da Zampolini, ribadisce che l’Editrice Mediterranea non c’entra nulla con Di Pietro.Vediamo cosa dice, esattamente, Travaglio:
[Trascrizione letterale] (…) Mi appoggio a quello che ha scritto il fatto quotidiano: quello di Via della Vite è un appartamento dove ha sede una casa editrice che si chiama Editrice Mediterranea che di fatto costruisce giornali in service. Cioè un’azienda, un ente, un partito vuole farsi un giornale? Chiede a questo service di farglielo.
Qualche anno fa l’Italia dei valori voleva farsi un giornale, un giornale di partito (che durò poco per fortuna, i giornali di partito sarebbe meglio se non esistessero e comunque, diciamo, il giornale dell’Italia dei Valori durò poco), si rivolsero a questa Editrice Mediterranea che ha sede in Via della Vite, questa cominciò a lavorare per fare questo giornale che dunque ebbe sede nella sede dell’Editrice Mediterranea in Via della Vite. Dopodichè quando il contratto fu rescisso un paio di anni dopo in quella sede di Via della Vite continuò ad avere la sede l’Editrice Mediterranea e non il giornale dell’Italia dei Valori. Che cosa c’entra Di Pietro in tutto questo? Niente. L’appartamento è del Clero, questo editore paga l’affitto. Pare che paghi un affitto normale. In ogni caso l’affitto che paga lui non c’entra niente con Di Pietro. (…)
Travaglio non fa altro che ribadire quanto già scritto dallo stesso Di Pietro sul proprio Blog:
Con riferimento al primo appartamento – quello che Zampolini indica come una sede di IDV in via della Vite – posso tranquillamente assicurare che fino a stamattina nemmeno sapevo dell’esistenza di un tale immobile. Anzi, fino a stamattina nemmeno sapevo dove si trovasse via della Vite, figurarsi se potevo avervi aperto una sede del partito.
Ho subito svolto accertamenti ed ho – ora – appurato che tale appartamento in realtà era stato preso in affitto dalla società Editrice Mediterranea Srl, con sede appunto in via della Vite n.3 Roma, il cui legale rappresentante è tale Antonio Lavitola. Trattasi di una società editrice che svolgeva (e forse svolge anche tuttora) l’attività di realizzazione, gestione e distribuzione di testate giornalistiche per conto proprio e di terzi.
Io non so cosa c’entri esattamente. Però ho digitato “Editrice mediterranea” su Google e mi è bastato leggere questo articolo pubblicato nel 2007 da La Voce della Campania per capirci qualcosa:
LA STRANA COPPIA
Ma non sono solo questi, i grattacapi che arrivano nottetempo a turbare il sonno di Antonio Di Pietro. Soprattutto nelle ore convulse della crisi di governo gli deve essere arrivato – e da diverse parti dell’Unione – il “pensiero” non proprio benevolo dei suoi compagni di governo, che difficilmente potranno perdonargli d’ever reclutato in quattro e quattr’otto e catapultato a Palazzo Madama un personaggio politicamente inaffidabile come Sergio De Gregorio. In quale, un minuto dopo, saluta il suo “mentore” e va a votare con la Casa delle Libertà, contribuendo in maniera decisiva a far traballare l’esecutivo Prodi. Un gioco delle tre carte tutto napoletano, che ha permesso allo scaltrito giornalista di balzare alla presidenza della Commissione Difesa e di porsi alla testa del Movimento Italiani nel Mondo, col quale punta a diventare – come di fatto è già avvenuto – l’ago della bilancia cui sono appese le sorti delle due coalizioni. «De Gregorio mi ha dato ampie rassicurazioni, che spero vorrà mantenere, di una condotta futura leale come senatore e come presidente della commissione Difesa nei confronti dell’Unione e a questo, per il momento, voglio attenermi».
Aveva provato a mantenere la calma dopo il voltafaccia, Di Pietro, ma la storia lo ha clamorosamente smentito. «Giuda era e giuda resta – tuona ora – con De Gregorio non abbiamo più nulla a che vedere». E tutti gli credono, si immedesimano nei panni del galantuomo tradito dal suo stesso epigono. Tu quoque, Brute… Ma Bruto, uscito dalla porta, torna dalla finestra. Anzi, se vogliamo essere precisi, in realtà quella finestra non l’ha mai lasciata. Si chiama Italia dei Valori, proprio come il partito, ed è ancora oggi il quotidiano ufficiale del dipietrismo (pronto perciò, come tutti gli organi di partito, a ricevere le generose provvidenze previste dalla legge). Fondato nei mesi caldi del feeling tra l’ex simbolo di mani pulite e il giornalista di provata fede craxiana (fu tra i primi ad accorrere sui lidi d’Hammamet), il quotidiano nasceva sull’onda dell’esperienza editoriale di De Gregorio, alla testa tutt’oggi di corazzate come Italiani nel Mondo reti televisive srl, con la bellezza di oltre 3 milioni di euro nel capitale sociale, e di Italiani nel Mondo Channel (2 milioni e passa). Dalla gerenza del quotidiano dipietrista De Gregorio (che ricopriva all’inizio la carica di direttore editoriale) è formalmente uscito. Resta però nel ruolo di amministratore unico della Editrice Mediterranea srl, il giovane esponente di una famiglia da sempre fedelissima al Verbo degregoriano.
Si tratta di Antonio Lavitola, cugino stretto di quel Walter Lavitola che col corpulento senatore-giornalista partenopeo aveva riesumato l’Avanti!, ottenendo, grazie all’ex gloriosa testata socialista, contributi pubblici che ancora nel 2005 ammontavano a ben 2 milioni e mezzo di euro (solo una domanda: ma l’Avanti! chi l’ha visto?). Quarant’anni, originario di Aversa, in terra natia Antonio Lavitola detiene saldamente il timone di numerosi business dai nomi altisonanti: si va dalla srl Caesar a La Sfinge, fino alla ambiziosa General Building (di cui risulta amministratore unico) che, potendo contare sul canonico capitale di appena 10 mila euro, ambisce addirittura a «realizzare porti, aeroporti, ponti, dighe, acquedotti, oleodotti, metanodotti e reti ferroviarie».Intanto il giornale – quello che si chiama proprio Italia dei Valori – va. Dalla redazione romana di via della Vite rispondono che non si registrano interruzioni o disguidi: il quotidiano è diffuso in tutte le edicole d’Italia. E in apertura di prima pagina – ad esempio nell’edizione del 27 febbraio – spicca ancora, con tanto di foto, la rubrica dal titolo profetico “L’angolo di Di Pietro”. Ne sa qualcosa, il ministro, che dal sito ufficiale del partito ha preferito cancellare il link d’accesso al quotidiano preferendo indicare, come testata di riferimento, il ruspante periodico Nuovi Orizzonti con redazione a San Giorgio la Molara, nel profondo Sannio? O qualcuno è già pronto a “scippargli” anche il nome, dal momento che fra l’indirizzo internet della versione on line del quotidiano (italiadeivalori.info) e di quella del partito (italiadeivalori.it) ci corre solo un piccolo “info”?
Tutto campano, comunque, il parterre societario della Editrice Mediterranea. A detenere il capitale della srl sono infatti, insieme a Lavitola, l’altro aversano doc Tommaso D’Alesio, 41 anni, e due napoletani: il venticinquenne Marco Capasso e la new entry Guido Malatesta. Quest’ultimo era già socio di Antonio Lavitola nella srl Sud Immobiliare, con sede nel capoluogo partenopeo. E il direttore responsabile del quotidiano? Ne vogliamo parlare? E’ lei, la napoletanissima Delia Cipullo, poco più che trentenne, con solide basi professionali nell’Opus Dei (Pontificia Università della Santa Croce) e soprattutto trascorsi alla corte di socialisti vip come Gianni De Michelis. De Gregorio docet. Napoletani, infine, anche i capi ufficio stampa prescelti da Di Pietro al ministero di piazzale Porta Pia: si tratta di Gianni Occhiello (candidato IDV alle Elezioni Regionali), ex cameramen alla Rai di viale Marconi, e di Lucio Fava Del Piano. I passaggi roventi del j’accuse
Insomma, più che un “service”, un giornale di partito.Un giornale che fu chiuso, un giornale che contava nel suo organico il figlio del Senatore Nello Formisano e Anna Di Pietro, la figlia. Ma forse ha ragione Travaglio, perchè nel 2008 l’ormai ex direttrice del giornale si rifiutò di certificare il praticantato di Anna Di Pietro sostenendo di non averla mai vista in redazione.
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Le battute sono decine per decine e decine di minuti di spettacolo. Non singole ispirazioni, non sporadiche citazioni, traduzioni. Ne ho scritto qui il 5 giugno scorso raccontando anche come Luttazzi, attraverso la Krassner Entertainment Srl, fosse già intervenuto per eliminare da Youtube il trailer del documentario “Il meglio [non è] di Luttazzi”. Ecco, è intervenuto nuovamente e infatti il video embedded nel mio precedente post è scomparso.
Ma è ricomparso qui. E nel frattempo lo ha pubblicato anche l’Unità. E ne ha scritto Repubblica, oltre al Riformista. Onore al merito a Camilloblog che ne parlò per primo (e poi ancora, ancora, ancora, ancora e ancora) quando nessuno avrebbe detto che un giorno un (ex) fan ne avrebbe fatto un mini fil di denuncia.
Non credo che l’attore più censurato dalla televisione italiana possa comportarsi allo stesso modo dei suoi censori. E non credo che riuscirà a impedire la diffusione dei video che lo accusano di plagio. Anzi, più la Krassner interverrà per eliminarli da Youtube e da Megavideo e più i fan saranno indotti a ripubblicarli. E ad allargare la ricerca. E a ripubblicarli. E’ la rete Daniele.
Qui il video integrale di 40 minuti (ancora per qualche giorno).