Zampolini, l’appartamento, Di Pietro, Travaglio e la società che non c’entra niente…

10 giugno 2010 | di Marcello Saponaro | Archiviato in politica | 119 visite.

Travaglio non lo capisco. Per difendere Di PIetro da Zampolini, ribadisce che l’Editrice Mediterranea non c’entra nulla con Di Pietro.Vediamo cosa dice, esattamente, Travaglio:

[Trascrizione letterale] (…) Mi appoggio a quello che ha scritto il fatto quotidiano: quello di Via della Vite è un appartamento dove ha sede una casa editrice che si chiama Editrice Mediterranea che di fatto costruisce giornali in service. Cioè un’azienda, un ente, un partito vuole farsi un giornale? Chiede a questo service di farglielo.

Qualche anno fa l’Italia dei valori voleva farsi un giornale, un giornale di partito (che durò poco per fortuna, i giornali di partito sarebbe meglio se non esistessero e comunque, diciamo, il giornale dell’Italia dei Valori durò poco), si rivolsero a questa Editrice Mediterranea che ha sede in Via della Vite, questa cominciò a lavorare per fare questo giornale che dunque ebbe sede nella sede dell’Editrice Mediterranea in Via della Vite. Dopodichè quando il contratto fu rescisso un paio di anni dopo in quella sede di Via della Vite continuò ad avere la sede l’Editrice Mediterranea e non il giornale dell’Italia dei Valori. Che cosa c’entra Di Pietro in tutto questo? Niente. L’appartamento è del Clero, questo editore paga l’affitto. Pare che paghi un affitto normale. In ogni caso l’affitto che paga lui non c’entra niente con Di Pietro. (…)

Travaglio non fa altro che ribadire quanto già scritto dallo stesso Di Pietro sul proprio Blog:

Con riferimento al primo appartamento – quello che Zampolini indica come una sede di IDV in via della Vite – posso tranquillamente assicurare che fino a stamattina nemmeno sapevo dell’esistenza di un tale immobile. Anzi, fino a stamattina nemmeno sapevo dove si trovasse via della Vite, figurarsi se potevo avervi aperto una sede del partito.

Ho subito svolto accertamenti ed ho – ora – appurato che tale appartamento in realtà era stato preso in affitto dalla società Editrice Mediterranea Srl, con sede appunto in via della Vite n.3 Roma, il cui legale rappresentante è tale Antonio Lavitola. Trattasi di una società editrice che svolgeva (e forse svolge anche tuttora) l’attività di realizzazione, gestione e distribuzione di testate giornalistiche per conto proprio e di terzi.

Io non so cosa c’entri esattamente. Però ho digitato “Editrice mediterranea” su Google e mi è bastato leggere questo articolo pubblicato nel 2007 da La Voce della Campania per capirci qualcosa:

LA STRANA COPPIA

Ma non sono solo questi, i grattacapi che arrivano nottetempo a turbare il sonno di Antonio Di Pietro. Soprattutto nelle ore convulse della crisi di governo gli deve essere arrivato – e da diverse parti dell’Unione – il “pensiero” non proprio benevolo dei suoi compagni di governo, che difficilmente potranno perdonargli d’ever reclutato in quattro e quattr’otto e catapultato a Palazzo Madama un personaggio politicamente inaffidabile come Sergio De Gregorio. In quale, un minuto dopo, saluta il suo “mentore” e va a votare con la Casa delle Libertà, contribuendo in maniera decisiva a far traballare l’esecutivo Prodi. Un gioco delle tre carte tutto napoletano, che ha permesso allo scaltrito giornalista di balzare alla presidenza della Commissione Difesa e di porsi alla testa del Movimento Italiani nel Mondo, col quale punta a diventare – come di fatto è già avvenuto – l’ago della bilancia cui sono appese le sorti delle due coalizioni. «De Gregorio mi ha dato ampie rassicurazioni, che spero vorrà mantenere, di una condotta futura leale come senatore e come presidente della commissione Difesa nei confronti dell’Unione e a questo, per il momento, voglio attenermi».

Aveva provato a mantenere la calma dopo il voltafaccia, Di Pietro, ma la storia lo ha clamorosamente smentito. «Giuda era e giuda resta – tuona ora – con De Gregorio non abbiamo più nulla a che vedere». E tutti gli credono, si immedesimano nei panni del galantuomo tradito dal suo stesso epigono. Tu quoque, Brute… Ma Bruto, uscito dalla porta, torna dalla finestra. Anzi, se vogliamo essere precisi, in realtà quella finestra non l’ha mai lasciata. Si chiama Italia dei Valori, proprio come il partito, ed è ancora oggi il quotidiano ufficiale del dipietrismo (pronto perciò, come tutti gli organi di partito, a ricevere le generose provvidenze previste dalla legge). Fondato nei mesi caldi del feeling tra l’ex simbolo di mani pulite e il giornalista di provata fede craxiana (fu tra i primi ad accorrere sui lidi d’Hammamet), il quotidiano nasceva sull’onda dell’esperienza editoriale di De Gregorio, alla testa tutt’oggi di corazzate come Italiani nel Mondo reti televisive srl, con la bellezza di oltre 3 milioni di euro nel capitale sociale, e di Italiani nel Mondo Channel (2 milioni e passa). Dalla gerenza del quotidiano dipietrista De Gregorio (che ricopriva all’inizio la carica di direttore editoriale) è formalmente uscito. Resta però nel ruolo di amministratore unico della Editrice Mediterranea srl, il giovane esponente di una famiglia da sempre fedelissima al Verbo degregoriano.

Si tratta di Antonio Lavitola, cugino stretto di quel Walter Lavitola che col corpulento senatore-giornalista partenopeo aveva riesumato l’Avanti!, ottenendo, grazie all’ex gloriosa testata socialista, contributi pubblici che ancora nel 2005 ammontavano a ben 2 milioni e mezzo di euro (solo una domanda: ma l’Avanti! chi l’ha visto?). Quarant’anni, originario di Aversa, in terra natia Antonio Lavitola detiene saldamente il timone di numerosi business dai nomi altisonanti: si va dalla srl Caesar a La Sfinge, fino alla ambiziosa General Building (di cui risulta amministratore unico) che, potendo contare sul canonico capitale di appena 10 mila euro, ambisce addirittura a «realizzare porti, aeroporti, ponti, dighe, acquedotti, oleodotti, metanodotti e reti ferroviarie».

Intanto il giornale – quello che si chiama proprio Italia dei Valori – va. Dalla redazione romana di via della Vite rispondono che non si registrano interruzioni o disguidi: il quotidiano è diffuso in tutte le edicole d’Italia. E in apertura di prima pagina – ad esempio nell’edizione del 27 febbraio – spicca ancora, con tanto di foto, la rubrica dal titolo profetico “L’angolo di Di Pietro”. Ne sa qualcosa, il ministro, che dal sito ufficiale del partito ha preferito cancellare il link d’accesso al quotidiano preferendo indicare, come testata di riferimento, il ruspante periodico Nuovi Orizzonti con redazione a San Giorgio la Molara, nel profondo Sannio? O qualcuno è già pronto a “scippargli” anche il nome, dal momento che fra l’indirizzo internet della versione on line del quotidiano (italiadeivalori.info) e di quella del partito (italiadeivalori.it) ci corre solo un piccolo “info”?

Tutto campano, comunque, il parterre societario della Editrice Mediterranea. A detenere il capitale della srl sono infatti, insieme a Lavitola, l’altro aversano doc Tommaso D’Alesio, 41 anni, e due napoletani: il venticinquenne Marco Capasso e la new entry Guido Malatesta. Quest’ultimo era già socio di Antonio Lavitola nella srl Sud Immobiliare, con sede nel capoluogo partenopeo. E il direttore responsabile del quotidiano? Ne vogliamo parlare? E’ lei, la napoletanissima Delia Cipullo, poco più che trentenne, con solide basi professionali nell’Opus Dei (Pontificia Università della Santa Croce) e soprattutto trascorsi alla corte di socialisti vip come Gianni De Michelis. De Gregorio docet. Napoletani, infine, anche i capi ufficio stampa prescelti da Di Pietro al ministero di piazzale Porta Pia: si tratta di Gianni Occhiello (candidato IDV alle Elezioni Regionali), ex cameramen alla Rai di viale Marconi, e di Lucio Fava Del Piano. I passaggi roventi del j’accuse

Insomma, più che un “service”, un giornale di partito.Un giornale che fu chiuso, un giornale che contava nel suo organico il figlio del Senatore Nello Formisano e Anna Di Pietro, la figlia. Ma forse ha ragione Travaglio, perchè nel 2008 l’ormai ex direttrice del giornale si rifiutò di certificare il praticantato di Anna Di Pietro sostenendo di non averla mai vista in redazione.
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www.marcellosaponaro.it/blog

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2 Responses to “Zampolini, l’appartamento, Di Pietro, Travaglio e la società che non c’entra niente…”

  1. Zampolini, l'appartamento, Di Pietro, Travaglio e la società che … Says:

    [...] Guarda Articolo Originale: Zampolini, l'appartamento, Di Pietro, Travaglio e la società che … [...]

  2. Ahi ahi ahi Di Pietro « OpenWorld Says:

    [...] si scopre che i fatti sono leggermente [...]

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