Bravo Filippo. Il registro (anagrafe) degli eletti entra nel programma di Penati

24 marzo 2010 | di Marcello Saponaro | Archiviato in elezioni, filippo penati, Legalità, Lombardia, Riforma della Politica, Sprechi | 859 visite.

Il qualunquismo e la cattiva politica si battono con la buona politica e con la trasparenza. Per queste ragioni, insieme ai Radicali Italiani che non erano presenti in Consiglio Regionale, ho proposto e presentato l’Anagrafe degli eletti. Fu approvata dal Consiglio Regionale parzialmente, accogliendo parte del mio emendamento allo Statuto di Regione Lombardia.

Da ieri l’Anagrafe degli eletti è anche la risposta di Filippo Penati (che lui chiama “registro degli eletti) alla cattiva politica che abbiamo visto affiorare in queste settimane. Corruzione, sprechi e privilegi si combattono anche con la trasparenza.

Ricominciamo da lì il 30 di marzo.

www.marcellosaponaro.it/blog

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One Response to “Bravo Filippo. Il registro (anagrafe) degli eletti entra nel programma di Penati”

  1. alberto biraghi Says:

    E’ davvero frustrante vedere come uno che ha malgovernato, sperperato, occultato, foraggiato amici incolti, assegnato poltrone a sodali privi dei requisiti, eccetera, uno come Filippo Penati, dica di tutto e di più in campagna elettorale (notoriamente una mesta gara a chi dice la castroneria più grossa) e c’è ancora chi gli crede.
    Penati ha fatto promesse di ogni, salvo mantenere solo quelle che facevano comodo a lui e ai suoi sgherri. Ha promesso “non faremo gadget” e appena insediato ha speso decine di migliaia di euro in braccialetti similnike. Ha promesso “12 milioni di utile al primo anno di Serravalle” e ne ha fatti 9 di passivo. Ha promesso di quotare Asam, serravalle, vendere, eccetera e ha lasciato la provincia sull’orlo del collasso economico. In compenso il suo amico di famiglia Franco Maggi, dirigente alla comunicazione non avente diritto, spendeva milioni di euro per il giornalino istituzionale trasformato in spot.
    Penati non è una mezza figura, è una figuraccia. Chi lo incensa e lo sostiene o è ignorante (cioè ignora, non sa chi sia il personaggio) o è in malafede (fatto abbastanza diffuso tra i politici di professione).

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