La Green Economy può volare anche da Orio
4 gennaio 2010 | di Marcello Saponaro | Archiviato in bergamo, Ecologia, Economia, Infrastrutture, Lombardia | 938 visite.![]()
L’articolo che mercoledì scorso ho scritto per la consueta rubrica su Il Bergamo.
La Green Economy può volare anche da Orio
In questi giorni sto lavorando per la libera concorrenza tra le compagnie aeree.
La decisione dell’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) di imporre a Ryanair l’accettazione di tutti i tipi di documenti di identità (compresa la licenza da pesca) sui voli domestici diminuisce la sicurezza e favorisce, di fatto, il piccolo monopolio di Alitalia. E questo è inaccettabile.
Un Governo liberale dovrebbe sapere che la concorrenza aiuta anche Alitalia a migliorare la produttività e a innovarsi. I monopoli invece danneggiano tutti ma, soprattutto, danneggiano i consumatori e i giovani che con la rivoluzione degli aerei low cost hanno conquistato nuove possibilità di viaggiare e conoscere il mondo.
In questi giorni qualcuno mi ha chiesto: “ma come mai, proprio tu, difendi Ryanair? In fondo i loro aerei inquinano etc…”. La risposta è semplice: se Orio al Serio vuol continuare a crescere, deve diventare più sostenibile e più amico del territorio circostante; non meno.
E’ necessario migliorare gli aeromobili (più moderni, meno rumorosi e meno inquinanti) ed arrivare ad eliminare i voli notturni.
In entrambi i casi il modello low cost è compatibile: i passeggeri tendenzialmente non partono di notte; per ridurre le manutenzioni e il consumo di carburante Rayanair, Easyjet ed altre compagnie hanno standardizzato i modelli; gli aerei sono quindi più moderni, consumano fino al 30% in meno e inquinano meno.
Ecco, la sfida è crescere migliorando la qualità della vita. Questa è la Green Economy.Marcello Saponaro, Consigliere regionale PD
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Sull’argomento vale la pena leggere anche questo post di Fabio Fimiani. E soprattutto la conclusione:
Dal 2008 esiste un’associazione internazione per la diffusione dei biocarburanti nel settore aeronautico, è formata sia da costruttori che compagnie aeree, non ci sono componenti italiani.
Nè di Stato, nè privati. Ovviamente.
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Invece sarebbe bello ascoltare Il Premier o il Presidente della Regione o l’AD di Alitalia parlare come Andy Harrison, CEO easyJet:
“L’aviazione civile ha bisogno di una soluzione globale. Il primo istinto dei governi è la tassazione, ma questo non condurrà a un’aviazione sostenibile perché la crescita industriale è concentrata in Cina e India. La tecnologia per intraprendere un passo verso il cambiamento è attualmente in cantiere e abbiamo bisogno di una legislazione dura sugli standard di emissione affinché tale processo venga accelerato.
Le guerre hanno portato al più grande balzo in avanti nella tecnologia aeronautica. I governi devono assicurare che la battaglia per il cambiamento climatico apporti il prossimo grande balzo tecnologico in avanti.
Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
- Ryanair sospende i voli dal 23 gennaio. L’Enac vuole ridurre la sicurezza dei voli.
- Intimidiamo anche noi Ryanair: non ritirare la campagna su Alitalia!
- Vertenza Ryanair-Enac, per ora hanno vinto i cittadini
- Air France si compra il cargo di Alitalia. Formigoni, nulla da dire?
- Malpensa: gli interessi del nord contro la demagogia di Formigoni (da Il Sole 24 Ore)
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gennaio 4th, 2010 at 4:22 pm
Fa piacere che “in questi giorni” ti stai occupando di concorrenza nel mercato del trasporto aereo.
Però non puoi -non è serio- imbatterti in una questione tanto complicata così alla sperindio.
Non solo perché rischi di scrive sciocchezze, come infatti hai scritto, disinformando (seppur in buona fede) i lettori, ma anche perché inevitabilmente giungi a soluzioni tecnicamente (non politicamente, che è altro discorso) infondate.
1) Parto dal fondo: le low-cost non partono di notte. Certo che non partono di notte, non operano voli intercontinentali! Che è la ragione per la quale si parte di notte: non arrivare a orari indecenti nell’aeroporto di destinazione, visto che la durata del volo è invariabile. Solo questo.
2) le low-cost hanno stadardizzato la flotta: idem. Le low-cost fanno solo breve-medio raggio, hanno bisogno solo di pochissime tipologie di aerei (in genere B737
o A319) con configurazioni dei posti (suddivisioni tra diverse classi di volo) semplicissime (il più delle volte a classe unica, cosa impossibile sugli intercontinentali che sono economicamente sostenibili solo con la business e la first). Che poi le flotte siano più giovani, non so, non ho controllato e non ne sarei così certo.
3) con le low-cost ci sono nuove possibilità di conoscere il mondo. Falso. Con le low-cost conosci al massimo il continente o qualche località limitrofa con cui siano stati sottoscritti accordi open skies (tipo il marocco). Nient’altro.
4) un governo liberale dovrebbe sapere che la concorrenza bla bal bla. Questo è il tipico dogma liberista- Non che sia falso, ma non è né sempre, né del tutto vero. Nella fattiscpecie:
a) il modello low-cost e quello full-fare non sono comparabili, perché completamente diversi dal punto di vista INDUSTRIALE (industriale, bada bene, non di business) e degli obiettivi (connettere un’area relativamente piccola come l’Europa o connettere il mondo, per dire). Anzi, a volerla dire tutta probabilmente c’è molta ma molta più innovazione nel modello full-fare, perché estremamente più complicato, chiamato a risolvere problemi 1000 volte più complessi di quelli che affronta il low-cost.
b) la concorrenza congiunta all’unico obiettivo del “creare valore per gli azionisti” ha portato anche a: danneggiare pesantemente i diritti e le tutele dei lavoratori e dei fornitori, gabbare le leggi, gravare sui bilanci pubblici e dunque sulle tasche di tutti i cittadini. Le low-cost non sono esenti, come testimoniato dalle sovvenzioni con cui alimentano i propri bilanci e senza le quali probabilmente i loro utili sarebbero molto inferiori se non negativi.
5) infine una domanda. Come ti spieghi che le due principali compagnie d’Europa – tra le più importanti del mondo – capaci di garantire ai rispettivi paesi un livello di connettività con il resto del mondo (del mondo, non d’Europa) del tutto sconosciuto all’Italia (che infatti costringe gli italiani a passare da aeroporti d’Oltralpe, perdendo tempo e denaro molto più che in qualsiasi altro paese del continente) siano proprio quelle -Lufthansa e AirFrance- in cui la penetrazione dei vettori low-cost è più bassa? E’ evidente che c’è un trade-off tra possibilità di volare comodamente a basso costo da un’aeroportino di campanile qualsiasi e livello di connettività intercontinentale del Paese (che è un fattore di competitività primario, soprattutto per un paese come l’Italia che è al contempo grande esportatore e grande meta turistica mondiale). Forse qui c’è da fare una scelta politica di SISTEMA (dunque che vada un po’ oltre l’immediato interesse del consumatore e tenga conto degli interessi di tutti): garantire connettività intercontinentale (cioè competitività a tutto il Paese) oppure garantire la possibilità di prendersi un aereo da qualsiasi cittadina italiana per andare a fare il weekend in Europa.
Spero di averti dato abbastanza spunti per approfondire un tantino meglio un tema davvero complicato, senza rischiare semplificazioni del tutto inutili e sbagliate.
daniele,milano
maggio 24th, 2010 at 1:15 pm
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