Il terzo mondo che è in noi non va su due ruote

13 dicembre 2009 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Bici, Resto del mondo | 2230 visite.

Cicliste nude per protesta a Bogotà

Stefano Zenoni ci dice di un’interessante lezione del Prof. Massimo Tancredi su Bogotà, la sua storia, la sua crescita e la sua mobilità. E’ questa che interessa a Stefano perchè lì hanno iniziato a fare quello che in Lombardia è ancora agli ultimi posti delle priorità della politica:

Milano, la città più ricca d’Italia, stato membro del G8 e tra i primi al mondo in termini di potenza economica, è ferma al palo da decenni. Il piano per l’espansione dei percorsi ciclabili è fermo nel dimenticatoio perché mancano i fondi, nonostante l’avvento dell’Expo 2015 promettesse grandi trasformazioni.
Le corsie preferenziali sono le stesse da anni, poco rispettate e spesso costruite e demolite nel giro di pochi giorni (si veda il recente caso al Foro Bonaparte).
Insomma, Bogotà sarà pure una città di un paese a metà tra sviluppo e arretratezza, ma ogni tanto mi pervade la sensazione che, parlando di politiche urbane e di mobilità, il terzo mondo sia a 50 km da casa, se non molto più vicino.

E poi tornando a Bergamo incontriamo Davide Paolillo che ancora sta aspettando che il Capoluogo decida cosa fare dei percorsi promiscui, delle pedonali, della loro espansione o sciocca riduzione

Ad ogni modo assessore, NUMERI, quali parametri verificabili  verranno utilizzati per stabilire se le piste sono o non sono sufficientemente utilizzate? E ancora, quali sono i criteri oggettivi coi quali la nuova amministrazione definisce “pericolosi” determinati percorsi? In genere per definire tale concetto si usa l’incidentalità, morti, feriti e contusi. Ora, quanti morti, feriti e contusi ci sono stati in questi anni sulle piste ciclabili promiscue (già la parola “promiscuo” immagino che metta i brividi ai benpensanti)?  E QUANTI FUORI ?!?! Abbiamo dei dati? E cosa pensa di fare per costoro? le faccio presente che qualche giorno fa è morto un altro ciclista (urbano) in piena città. Nel “rispetto di tutti” ci sono anche i ciclisti o questi devono solo adeguarsi al non infastidire auto e pedoni?

Di solito ci si augura di imparare dal Nord Europa la gestione dei servizi e della mobilità, possibile che in Lombardia possiamo aspirare persino alla Colombia?

P.s. A Bogotà protestavano così contro l’inquinamento (come nell’immagine). Che sia stata la chiave di volta?

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