
36 milioni di americani avranno diritto all’assistenza sanitaria. Il Congresso americano ha approvato la riforma voluta da Obama con 220 voti a favore contro 215 voti contrari. Un solo repubblicano ha votato a favore, ben 39 democratici, invece, hanno votato contro. E sarebbero stati ben di più, tanti da affossare la legge, se Obama non avesse trattato e ceduto su alcuni punti non proprio di poco conto: l’assistenza ai non americani, la copertura alle interruzioni di gravidanza, per esempio.
La legge deve ora passare al vaglio del Senato, la Camera che fu per tanti anni di Ted Kennedy che proprio alla riforma sanitaria legò il suo nome e il suo impegno. Anche lì i Repubblicani annunciano battaglia. Anche lì Obama dovrà trattare con i democratici meno liberal.
E’ una concezione diversa della politica e dei partiti quella che un po’ ha ispirato la nascita del Partito Democratico in Italia. Qui è differente, è vero, ma se non si vuole buttare tutto alle ortiche è bene cercare di capire anche quello oltre oceano e prenderne il meglio.
Il Partito Democratico è nato con l’ambizione di rappresentare tutti i filoni “progressisti” di questo paese. Lo sappiamo. Si, lo sappiamo ma dobbiamo anche cercare di essere conseguenti. Perchè non è possibile prendere i voti dei moderati espellendo quelli che votano in modo non confacente ai liberal. E viceversa. La linea del PD? Non può che essere una negoziazione continua. E qui entra ingioco l’autorevolezza del suo leader, che negli USA è il Presidente, in Italia il Segretario. E’ lui che esprime la linea del partito. E tanto più è forte la sua leadership, tanto più sarà libero e forte nel convenire a mediazione. L’obiettivo, pragmaticamente l’obiettivo, e non la fedeltà all’ideologia, è la ragione della politica.
Negli USA non sarebbe dunque concepibile un Presidente che non si espone su un “tema” per non offendere alcuno nel partito. E non sarebbe neppure concepibile espellere un deputato per mancata fedeltà nel voto. Semplicemente non sarebbe leader il primo e non sarebbe eletto il secondo se non rappresenta i “suoi” democratici. Perchè i “suoi” democratici, quelli del proprio distretto o del proprio Stato sono la sua bussola. E i democratici di El Paso (Texas) sono assai dversi da quelli di Castro (San Francisco, California).
Servono regole e leadership, dunque. Non scomuniche e anatemi. Regole di convivenza e leadership di Bersani. E la vittoria di quest’ultimo alle primarie, che a dispetto delle analisi superficiali e fumettistiche era il più “americano” dei tre, è un buon inizio. Ora andiamo avanti senza regalare nessuno a Rutelli.