W il lavoro nero! W la clandestinità!

28 novembre 2009 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Diritti (umani e altro), lavoro | 816 visite.

La Lega Nord non vuole l’integrazione e la convivenza pacifica, vuole spingere i cittadini stranieri verso la criminalità. Non vuole combattere la clandestinità e il lavoro nero, li vuole espandere, rigettando nell’illegalità anche chi contribuisce al benessere delle nostre comunità. Non vuole diritti in cambio di doveri. Non vuole la sicurezza, vuole il caos sociale.

L’emendamento sopravviverà solo qualche ora. Inammissibile a prima vista, il Parlamento saprà respingerlo subito. Ma sarà durato comunque troppo. Il solo fatto che si proponga di limitare un diritto soggettivo come la cassa integrazione a lavoratori che pure hanno contribuito al relativo fondo – per la semplice ragione che sono nati altrove – appare aberrante. Di eccezione in eccezione, sul piano pratico, si rischia di smontare tutele e diritti. Fino a renderli nulli per tutti. Soprattutto, però, una tale proposta è espressione di quella mentalità che, nel compagno di lavoro come nel cittadino che ci passa accanto, non vede una persona ma un “qualcosa” diverso da sé. E non riconoscere nell’altro se stessi è l’aprirsi di un abisso nel quale tutto diventa possibile.
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9 Responses to “W il lavoro nero! W la clandestinità!”

  1. lindalov Says:

    Cambia il colore dello sfondo!
    :-) )

  2. Marcello Saponaro Says:

    ? il verde? perchè? E’ riposante alla vista… :-)

  3. Tommaso Bruni Says:

    Ma che cosa fa un disoccupato migrante che viene privato della CIG? Come sfama se stesso e famiglia?
    Ha due alternative: cercare altre fonti di reddito o morire di fame. Dato che gli esseri umani hanno di solito una forte preferenza a morire di fame, probabilmente il disoccupato migrante cercherà altre fonti di reddito.
    Prima ne cercherà di legali, cioè altre occasioni di lavoro. In tempo di crisi è più probabile che ne trovi uno in nero che uno regolare. Ma ci sono grosse possibilità che non trovi neppure un lavoro in nero.
    Che cosa farà allora il disoccupato migrante? Continuerà a cercare lavoro nella misura in cui glielo consentono i suoi risparmi, se ne ha. Esauriti i risparmi, dovrà rivolgersi al credito ad usura per continuare a cercare lavoro oppure sarà costretto a rivolgersi a fonti di reddito illegali, cioè delinquerà.
    Ergo la proposta della Lega incoraggia a. il lavoro nero b. l’usura, c. la delinquenza, proprio come dice Marcello. Grazie, Lega.

  4. E. Says:

    vi informo che molti dipendenti e nessun libero professionista gode della cig.
    e visto che non ci sono migliaia di ex impiegati o di p.iva che girano per strada in preda ai morsi della fame, forse la retorica della necessità della cig andrebbe rivista.

  5. marcello saponaro Says:

    @E.

    le partite iva non hanno cig sia che siano cittadini sia che siano immigrati regolari. ma non pagano neppure i contributi per la cig.
    le partite iva con regolare cittadinanza, inoltre, non diventano neppure clandestini dopo sei mesi senza lavoro regolare…
    Quella che voleva introdurre la Lega era una discriminazione intollerabile tra lavoratori che pagano le stesse imposte e gli stessi contributi.
    ciao

  6. E. Says:

    @ marcello

    io infatti rispondevo a tommaso bruni, che evidentemente ignora che della cig beneficia 1 lavoratore ogni 5.

  7. Cribbio Says:

    @E darebbe dello sbronzo pure Fini…

  8. simone Says:

    davvero senza parole quello che sta facendo la lega.

  9. Tommaso Bruni Says:

    @ E.
    Il numero delle persone che godono di CIG è irrilevante ai fini del mio argomento.
    Io sostengo che la CIG vada ampliata, insieme ad altre forme di sostegno sociale ai disoccupati. I soldi si trovino tassando la rendita finanziaria (aliquota attuale quasi per tutto: 12,5%, una vergogna se si considera che il reddito da lavoro è tassato al 35-40%).
    Si tenga presente che il mio argomento vale per lavoratori italiani tanto quanto per i migranti.

    Ci sono altri argomenti per cui la proposta della Lega è ingiusta:
    - nega a delle persone ciò che ai sensi delle norme vigenti è dovuto loro e per cui hanno pagato (in modo coattivo, oltretutto);
    - discrimina fra due categorie di persone che apparentemente dovrebbero stare sulla stessa barca (lavoratori delle stesse imprese, che hanno pagato le stesse quote), oltretutto penalizzando la categoria più debole (perché sottoposta al ricatto dell’espulsione).

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