Verità per Stefano
30 ottobre 2009 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Violenza, carcere | 43 visite.Le foto di Stefano Cucchi, che purtroppo aiutano a capire come sia morto
“E’ inconfutabile – aggiunge Manconi – che il corpo di Stefano Cucchi, gracile e minuto, abbia subito a partire dalla notte tra il 15 e 16 ottobre numerose e gravi offese e abbia riportato lesioni e traumi. E’ inconfutabile che Stefano Cucchi, come testimoniato dai genitori, è stato fermato dai carabinieri quando il suo stato di salute era assolutamente normale ma già dopo quattordici ore e mezza il medico dell’ambulatorio del palazzo di Giustizia e successivamente quello del carcere di Regina Coeli riscontravano lesioni ed ecchimosi nella regione palpebrale bilaterale; e, la visita presso il Fatebenefratelli di quello stesso tardo pomeriggio evidenziava la rottura di alcune vertebre indicando una prognosi di 25 giorni.
E’ inconfutabile – dice ancora Manconi – che, una volta giunto nel reparto detenuti dell’ospedale Pertini, Stefano Cucchi non abbia ricevuto assistenza e cure adeguate e tantomeno quella sollecitudine che avrebbe imposto, anche solo sotto il profilo deontologico, di avvertire i familiari e di tenerli al corrente dello stato di salute del giovane: al punto che non è stato nemmeno possibile per i parenti incontrare i sanitari o ricevere informazioni da loro. Ed è ancora inconfutabile che l’esame autoptico abbia rivelato la presenza di sangue nello stomaco e nell’uretra.
E’ inconfutabile, infine – aggiunge – che un cittadino, fermato per un reato di entità non grave, entrato con le proprie gambe in una caserma dei carabinieri e passato attraverso quattro diverse strutture statuali (la camera di sicurezza, il tribunale, il carcere, il reparto detentivo di un ospedale) ne sia uscito cadavere, senza che una sola delle moltissime circostanze oscure o controverse di questo percorso che lo ha portato alla morte sia stata ancora chiarita”.
(Via Wittgenstein)
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ottobre 30th, 2009 at 11:44 am
Un altro Giuliani, un altro Aldrovandi, un altro Sandri. Che la magistratura faccia il suo lavoro, senza coprire nessuno solo perché porta una divisa, e che i sospettati siano puniti se saranno riconosciuti colpevoli dai giudici. E’ ora di smetterla con l’impunità e con i proiettili fantasiosamente deflessi da sassi o reti…
ottobre 30th, 2009 at 3:00 pm
“Caduto dalle scale” dice la polizia. Da Pinelli a oggi, entri in un commissariato e ci sono sempre un sacco d’inciampi…