Cuba è un paese meraviglioso. Un’ovvietà per chi tra voi che leggete c’è già stato.
Un tuffo nel passato, di cinquant’anni, come ci ricordano gli innumerevoli “6×3″ (manifesti) celebranti la rivoluzione del ’59. Le abitazioni storiche, coloniali e non, e le automobili sono le stesse dei tempi di Batista, deteriorate. Il mare e la natura sono travolgenti: nei Cayos come a Vinales, a Cienfuegos come a nel centro dell’Isola. Non sono stato a oriente, a Santiago de Cuba e ancora più a est. Lì, mi dicono, la natura è ancora più “verde”, se possibile.
Abbiamo incontrato e conosciuto decine di cubani, giovani e no, persone piacevoli, gioviali e disponibili, nella maggior parte dei casi. Altre volte fastidiosi, come i “procacciatori d’affari” che cercano di piazzarti abitazioni, sigari, ragazze o quant’altro. Mai violenti (almeno nella mia breve esperienza).
Tutti, ma proprio tutti, i giovani con i quali ho parlato hanno il sogno di emigrare: sposare uno straniero ed espatriare. Il matrimonio è infatti l’unico modo per uscire dal paese se non sei uno sportivo o un “ricco” fortemente raccomandato. Nei tanti passaggi offerti in automobile, perchè l’autostop è il più diffuso mezzo di trasporto, abbiamo conosciuto un ex maestro che ha tentato undici volte di lasciare il paese su barche o zattere di fortuna, alla volta di Miami. Novanta miglia di mare che possono essere lunghissime se non hai un motoscafo veloce mandato dai parenti americani. Quelli che ce l’hanno fatto prima di te. Ora è un ex maestro perchè la sanzione è l’immediata perdita del posto di lavoro statale se ti “ripescano”. E lo ripescarono.
Insomma, chi si aspetta di trovare a Cuba il “socialismo” trova l’unico socialismo mai realizzatosi in regime di partito unico, quello “reale”. Trova uno stato poliziesco che ti arresta e ti incarcera per dieci anni se uccidi una mucca o che ti “avverte” una volta e poi ti arresta per due anni alla seconda se ti prostituisci o hai “l’intenzione” di farlo. Un paese dove non è garantita neppure la prima delle libertà di un uomo: quella di spostarsi in un’altra città, neppure in un’altra città cubana. Un paese dove un medico, e sono tantissimi, o un professore, e sono tantissimi, guadagna 25 dollari al mese. Un paese che costringe alla prostituzione, non solo sessuale, il suo popolo. Per vivere.
I cubani, per quanto li ho conosciuti, si meriterebbero ben altro paese. Cuba, per quanto l’ho conosciuta, si meriterebbe ben altro sviluppo e fortuna. E i ricordi delle atrocità di Batista e della giusta lotta di liberazione non giustificano un bel niente di tutto questo.
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Qui e Qui, su Facebook, un po’ di foto che ho scattato. A breve anche su Flickr.