Laico, di sinistra e Vescovo
16 luglio 2009 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Diritti (umani e altro), Famiglia, Sicurezza | 396 visite.Il pacchetto sicurezza porta in sè un elemento che è inaccettabile. Concordiamo che il problema dell’irregolarità va affrontato, prima di tutto per gli immigrati. Una persona che è irregolare non è nessuno dal punto di vista dei diritti, e anche dei doveri. Il nodo critico è come affrontiamo il problema dell’irregolarità: se lo facciamo dando un’immagine criminalizzante dell’immigrazione per noi questo è inaccettabile, perché è inumano.
La famiglia viene evocata sempre come soggetto di valore ma questo non si traduce spesso in scelte operative, neppure all’interno della comunità ecclesiale. La famiglia di ieri non esiste più, bisogna accettare le sfide dell’oggi e tradurre la coscienza del valore della famiglia, vivo nella comunità cristiana, in promozione reale a tutti i livelli. La famiglia è una cosa seria.
Così, ieri, il Vescovo di Bergamo Francesco Beschi.
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luglio 16th, 2009 at 3:47 pm
Interessante…ma si può dire di uno che è vescovo che è laico? da Wikipedia: “Il termine laico nell’accezione moderna del termine ha significato di “aconfessionale”, ossia di slegamento da qualsiasi autorità ecclesiastica di confessione religiosa”…
luglio 16th, 2009 at 9:53 pm
in vaticano la clandestinità è reato.
luglio 16th, 2009 at 11:11 pm
E’ un controsenso affermare che un vescovo cattolico sia laico. Non ha senso in nessuno dei significati del termine, perché un vescovo è non solo sacerdote, ma anche clericale, stante la dottrina della CCAR.
I vescovi, compreso quello di Roma loro sovrano, continuano a reclamare più spazio per la dottrina cattolica nelle leggi dello Stato, mentre la laicità è proprio l’assenza di riferimenti religiosi o filosofici dalle leggi, in base a un principio liberale.
Quindi un vescovo laico è come un cerchio quadrato.
Affermare che “la famiglia non è più quella di ieri” vuol dire solo “non possiamo più basarci sulla convinzione diffusa nella società che il nostro sia l’unico modello di famiglia possibile, come era negli anni ’50; oggi dobbiamo persuadere che il nostro modello di famiglia è il migliore, è quello giusto, in modo che le giovani coppie non scelgano il matrimonio civile, la convivenza ecc.”.
Marcello pare illudersi che quella frase comporti aperture a PACS-DICO-CUS, che invece non sono presenti nel testo.