Vai col vento
15 luglio 2009 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Ecologia, Economia, Energia | 674 visite.
Mi dispiace che una parte degli ambientalisti si siano schierati contro l’eolico, a prescindere. A prescindere da dove e come le centrali vengono realizzate. E’ l’ambientalismo peggiore, quello del no, quello che ogni volta consegna armi e munizioni agli avversari. E’ l’ambientalismo di Di Pietro e Pecoraro Scanio. Insieme. E proprio perchè molti di quegli ambientalisti sono degli amici, non li vorrei più vedere insieme a Di Pietro e a Pecoraro Scanio.
L’eolico è una risorsa tanto più importante quanto più crediamo nelle energie rinnovabili e pulite.
Certo, bisogna fare le cose bene: evitare le torri lungo le rotte di passaggio dei migratori e nei luoghi di maggior valore paesaggistico. Si dica dove non devono essere costruite. Vento libero nel resto del paese.
Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
- Di Pietro: “Chi si è opposto ai termovalorizzatori?”. Risposta: “Tu!”
- Ambientalisti (ir)Responsabili
- Facci la Grazia…
- Il Congresso
- Riforme non tagli. Riforme non referendum.
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luglio 15th, 2009 at 10:53 am
Non parlare seriamente di energia rinnovabile è segno di ottusità e egoismo.
Dobbiamo pensare ad un futuro vivibile per tutti, ad un futuro senza petrolio, gas naturale o carbone, ad un futuro di preservazione dei beni più preziosi: acqua ed aria.
La loro preservazione passa dalla progettazione di nuovi stili di vita e di nuovi consumi, nonchè un accorto equilibrio fra tecnologie e ambiente.
Ma forse l’immediato, il frivolo, il profitto facile sono l’iperativo del popolo italiano?
Non voglio crederlo!
luglio 15th, 2009 at 11:20 am
La questione è complessa e non può essere affrontata a colpi di post sui blog…. le ragioni del NO sono molte e a vario titolo comprensibili, dalle obiezioni sui costi economici dei progetti (ci sono sovvenzioni pubbliche spropositate) alle implicazioni paesaggistiche per finire alla ‘resa’ dell’eolico… non buttiamo per favore tutto nel tritacarne accomunando Coldiretti, VAS, Mountain Wilderness, Amici della Terra a Pecoraro Scanio e a Di Pietro.. è sbagliato e ingeneroso allo stesso tempo.
luglio 15th, 2009 at 1:23 pm
Io non capisco cosa ci sia di così complesso. L’eolico produce energia, a noi serve energia, in Spagna ho visto un sacco di pale e non mi pare che fossero ‘sto scempio (certo se le piazziamo sulla strada per salire a San Giminiano forse non è il massimo), l’energia atomica non la vogliamo (almeno così uscì dal referendum) e certo costa più dell’ecolico, non è che possiamo andare a pile …
secondo me i parchi eolici marini erano uan grande idea, ma a memoria mi pare non piacessero a Di Pietro junior.
luglio 15th, 2009 at 3:18 pm
se vai in puglia sulla strada per vieste trovi centinaia di pale eoliche che massacrano il territorio e che casualmente (?) girano quasi mai… perchè le impiantano lì? per gli incentivi pazzeschi… solo per il viol denaro… questa non è green economy è drug economy
luglio 15th, 2009 at 4:15 pm
Se non girano non pigliano neppure gli “incentivi pazzeschi”….
non ti pare?
luglio 15th, 2009 at 4:38 pm
si ma il fatto che le cose in puglia siano state fatte coi piedi non deve compromettere la validità dell’eolico come fonte di energia pulita; il problema come sempre è che certi ambientalisti dicono no a priori, così se stiamo fermi non corriamo pericolo di danneggiare il territorio.
Io credo che invece dovrebbero vigilare un pò meglio sul COME si fanno le opere e piantarla di mettere veti a tutto. Anche perchè per colpa di quel genere di ambientalismo in Italia il voto ecologista è alla canna del gas, mentre nel resto d’europa vola.
Dove sono i Verdi sull’eolico? Perchè non c’è nemmeno una misera agenzia della francescato che ci dice che ne pensa del no all’ecolico di certe associazioni?
luglio 17th, 2009 at 4:00 pm
Come al solito è molto più facile dire SI o NO, banalizzando il problema e provando a risolverlo nella sua parzialità. Le associazioni ambientaliste generalmente non si esprimono a favore o sfavore di qualcosa in virtù del “mi piace-non mi piace”. Le associazioni ambientaliste, ormai da decenni, si riferiscono ad esperti e creano momenti di dibattito sull’argomento. Di eolico, in Italia, i Verdi, le sinistre e i liberi pensatori se ne occupano da almeno 10-15 anni e chi si occupa di territorio, ambiente ed energia, sa bene che l’eolico non solo è scarsamente redditizio (soprattutto in Italia dove la carta del vento non lascia molte speranze) ma altamente impattante per le opere infrastrutturali necessarie. Certamente le piattaforme offshore in atlantico o gli impianti eolici su crinali poco scoscesi (e con determinate caratteristiche idrogeologiche) o nelle grande pianure del nord europa non solo sono una risorsa ecocompatibile ma anche un significativo contributo alla produzione in generale. In Italia per moltissime ragioni che non è possibile elencare in poco spazio, l’artificio non solo è pressocchè ininfluente ma addirittura ad elevato impatto ambientale, anche e spessissimo a livello paesaggistico. Puntiamo sul solare termico e fotovoltaico, sul geotermico e sull’eolico-familiare e cominciamo ad evidenziare politiche di riduzione del consumo energetico in generale. Buona estate
luglio 18th, 2009 at 12:02 pm
ho di recente visitato per motivi di lavoro questa azienda http://www.maglevwindturbine.com vi posso assicurare che non sono dei marziani e che dietro c’è una tecnologia spiccia e tanta buona volontà e voglia di rinnovare e affrontare nuove sfide. in italia avremmo la tecnologia, il personale preparato ed i mezzi produttivi: (costruire un generatore eolico non è molto differente dal mettere insieme chi fa barche e chi produce motori elettrici) eppure vi assicuro che non si muove nulla: tutto ingessato, non c’è un imprenditore che voglia lanciarsi in una nuova sfida, qualcuno che abbia l’interesse a finanziare un gruppo di giovani imprenditori. Mi chiedo perchè i figli di quei genitori che hanno creato il boom economico degli anni 60 si siano seduti anzi sdraiati in questo modo
luglio 18th, 2009 at 12:38 pm
Rispondo a Nicola: perchè il mercato, peraltro molto di nicchia nel nostro paese ha già chi produce e, in qualche modo, monopolizza il mercato internazionale (non sto parlando di ecoincentivi, che è un’altra furbata). Interessante, invece, se la tua proposta fosse rivolta ad un eolico “familiare” di bassa produzione ma sufficiente per un’impresa familiare o poco più. Di questo non ne so molto, ma certamente si potrebbe fare parecchio
luglio 19th, 2009 at 11:16 am
Per Andrea: c’è un distinguo da fare sulla tua risposta. E’ vero che i gruppi internazionali che si spartiscono il grosso del mercato sono non più di sei (vestas, siemens, GE, suzlon, gamesa, enercon) ma è anche vero che esiste un mondo di subfornitura locale e piccoli produttori che ha una sua ragion d’essere non ultimo per i costi di trasporto che una pala lunga 30 o 40 m ha. Ma in tutto questo mondo l’Italia non c’è nemmeno in minima parte. Il distinguo è nella mia risposta dove non mi riferivo tanto alla tecnologia attuale ma ha sviluppi futuri: l’eolico è appena all’inizio e c’è da aspettarsi ancora decine di svolte tecnologiche che cambieranno di volta in volta il paradigma tecnologico e quello al mio link potrebbe essere uno di questi e non è per nulla di tipo “familiare” anzi uno solo di questi generatori potrà arrivare sino a 1 GW di potenza contro i 6-7 MW del più grosso generatore eolico e sarà in grado di produrre con un costo di centesimo di dollaro al kilowatt contro i 5-6 dell’eolico tradizionale …. tutto ancora da dimostrare, ma anche di tutte queste sperimentazioni e corse in avanti in Italia non c’è traccia…
luglio 24th, 2009 at 7:59 am
Ciao Nicola e ciao a tutti,
non voglio fare un monologo e neppure monopolizzare “il vento”. Però, anche quando le tecnologie evolute saranno disponibili, non è che avremo risolto in modo macroscopico il problema. Avremo però, certamente, contribuito all’eolico. Il rendimento di una pala eolica e di tutto l’impianto, però, non è così modificabile. Ti ricordo che poco più di 100 anni di turbina Pelton, e successive modifiche, non hanno fatto aumentare di molto e tantomeno stravolto, il rendimento meccanico (sto parlando di idroelettrico). In più abbiamo una carta del vento che parla molto chiaro: l’Italia non ha attitudine eolica. Abbiamo, però, zone effettivamente più vocate, dove il vento è tendenzialmente intermittente. La dorsale appenninica e la cresta alpina, invece, si potrebbero eolizzare. Lo calcoli tu l’impatto ambientale anche solo per i cantieri di centrale?
Io continuerei a preferire le soluzioni familiari e piccolo-aziendali; e sarebbe già un grosso successo anche in termini culturali
dicembre 22nd, 2009 at 8:30 pm
La Nave di Schietti per produrre energia dal vento.
http://domenico-schietti.blogspot.com/
Gli impianti fissi per la produzione di energia eolica vengono osteggiati perchè deturpano il paesaggio e hanno poca resa. Invece ci sono zone di mare in aperto oceano, in cui il vento soffia costantemente per alcuni mesi all’anno, che possono essere raggiunte con impianti mobili collocati sulle navi di Schietti.
Milioni di marinai potrebbero guadagnare anche 1.000 euro al giorno con le navi di Schietti, partendo con i serbatoi vuoti, riconducendole in porto dopo alcune settimane con i serbatoi pieni di idrogeno o aria compressa
dicembre 23rd, 2009 at 8:04 am
Bravissimo,
è questo il concetto che deve passare. ma già più di 10 anni or sono, chi faceva calcoli, corretti e sereni, sull’eolico aveva già stabilito che:
1) il rendimento interessante lo puoi ottenere su piattaforme offshore (in mezzo agli oceani, ecc)
2) i piccoli impianti per uso familiare o poco più (micro aziendale) vanno benissimo ma il rientro delle spese non è così immediato e scontato;
3) in Italia non ci sono presupposti credibili e adeguati (carta del vento, mafia ambientale, ecc) e neppure una reale possibilità di controllo degli impatti prodotti.
Di geotermico?…………….
Buon Natale a tutti