La piccola e media industria chiede. Cosa rispondiamo?

Lunedì scorso sono stato invitato da Apindustria di Bergamo, insieme ad altri rappresentanti istituzionali,  ad un incontro nel corso del quale hanno informato circa i risultati di un’indagine condotta tra 8000 piccole e medie industrie ed esposto le proprie richieste al mondo politico e istituzionale.

Quelle che seguono sono le richieste di Apindustria di Bergamo. Ad alcune ho aggiunto un mio commento. Mi piacerebbe discutere con voi le une e le altre:

1. La sospensione degli acconti fiscali

2. Iva per cassa: versamento IVA per cassa, cioè soltanto a fattura incassata. Oggi questo strumento vale per le aziende fino a 200.000 euro di fatturato. Con tutto il rispetto questo dispositivo coinvolge negozi, non una piccola industria; è un provvedimento essenziale soprattutto in questo periodo in cui si assiste ad un vistoso rallentamento dei pagamenti, senza rispetto delle scadenze pattuite; chiediamo di versare per cassa fino a 50 milioni di ricavi.

Hanno ragione a pretendere che una importante promessa elettorale di Berlusconi venga mantenuta. Attivare questa riforma solo per le aziende fino a 200.000 euro di fatturato (cioè con contabilità semplificata) è come non attivarla…

3. Irap: è una imposta iniqua, che tassa le aziende in base al personale occupato ed in base agli interessi passivi. Ciò significa impedire gli investimenti, l’assunzione od il mantenimento del personale. Si tratta di un non sense, di un elemento discorsivo, soprattutto per le aziende con più dipendenti. Chiediamo che l’Irap diventi un costo da portare fiscalmente in detrazione e che le aziende che mantengono l’occupazione o che, addirittura, riescono ad incrementarla in tempo di crisi, possano godere di sconti su questa imposta.

L’Irap è senz’altro una tassa odiosa, anche se bisogna dire che ha sostituito 7 diversi tributi alcuni dei quali non meno odiosi (la tassa sulla salute, la patrimoniale per le imprese…). Sostituirla è difficile, soprattutto se si è promesso di diminuire l’Irpef. E aumentare l’IVA non mi pare sia il caso in questo momento. La proposta di riformarla a partire da un premio per chi investe e assume mi pare, invece, sensato.

4. Pubblica Amministrazione: urge un provvedimento che obblighi le Pubbliche Amministrazioni a saldare le fatture delle aziende in tempi ragionevoli e prestabiliti;

Giustissimo. Alcuni enti della Pubblica Amministrazione pagano a 180 giorni e (ben) oltre. Alla mia domanda “quali sono i tempi, oggi, di pagamento da parte di Regione Lombardia e delle aziende regionali” il Presidente Paolo Agnelli ha risposto “i tempi sono lunghissimi”. Subito è intervenuto Marcello Raimondi (Pdl) a dire che invece siamo “bravi” e puntiamo ai 90 giorni…

5. Interessi Passivi: ripristinare la loro piena deducibilità fiscale

6. Piano Casa: immediata attuazione, perché in grado di far ripartire l’edilizia diffusa, una delle locomotive del rilancio.

E’ stato approvato ieri dal Consiglio Regionale. Io sono intervenuto per dire che è giusto porsi il problema dell’edilizia diffusa ma non dovremmo dimenticarci che il rilancio di Bergamo passa anche dal turismo, dalla bellezza della nostra città e delle nostre valli. Alcune norme del “piano casa” non difendono la bellezza. Anzi.

7. Patto di Stabilità Interna: sua sospensione, per liberare risorse finanziarie per sostenere gli investimenti degli enti locali, innescando così una spina propulsiva all’effettuazione di opere pubbliche immediatamente cantierabili. Gli interventi sulle grandi infrastrutture, pur necessari, producono infatti effetti benefici sul sistema in modo marcatamente differito nel tempo.

Il patto di stabilità va modificato. Radicalmente. Berlusconi lo ha sostanzialmente peggiorato impedendo ai Comuni di investire e persino di pagare.

8. Richiesta di moratoria di Basilea 2: come noto lo strumento ha carattere pro ciclico (il fatto cioè che a tende a far espandere il credito nei periodi favorevoli del ciclo economico e a farlo contrarre nelle fasi di debolezza, accentuando quindi le oscillazioni dell’andamento dell’economia); ciò nonostante lo stesso strumento portava ad una restrizione del credito ad una restrizione del credito già in una fase economica positiva. A maggior ragione ora ne va congelata l’applicazione:

9. Tremonti Bond: monitorare i comportamenti delle banche che hanno usufruito dei c.d. Tremonti bond, il cui utilizzo era subordinato a politiche di sostegno creditizio al sistema delle PMI; verifica del corretto utilizzo di questo strumento nel monitoraggio attuato presso Prefetture delegate alla raccolta dei dati nei territorio;

Monitorare i comportamenti delle banche che ne hanno usufruito. Come non essere d’accordo?

10. Commissione di massimo scoperto: costante monitoraggio e attenzione affinchè non venga riproposto alle imprese questo strumento sotto altre vesti;

Idem.

11. Patrimonializzazione dei Confidi: intervento indispensabile, considerato il ruolo sempre più fondamentale dei Confidi come corpo intermedio fra banche e imprese per ammortizzare gli effetti negativi della crisi in atto. Senza interveti di sostegno, si rischia il blocco della attività dei consorzi, con grave danno per la PMI.

I punti che non ho commentato io, potete commentarli voi. Anche gli altri ovviamente.
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Immagine scattata da Giacomo Stucchi (dal cellulare)

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One Response to “La piccola e media industria chiede. Cosa rispondiamo?”

  1. mb Says:

    sulla strada delle relazioni istituzionali … chissà ?

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