Un progetto per le Orobie

5 marzo 2009 | di Marcello Saponaro | Archiviato in bergamo, Ecologia, Economia, Montagna | 434 visite.

L’amico Valter Grossi, Assessore al Territorio della Città di Bergamo, ha scritto su Facebook un articolo sul futuro delle Valli bergamache. In particolare l’articolo affronta i problemi della Val Seriana e della Val di Scalve aprendo, a mio avviso, un importante fronte di dialogo con gli ambientalisti sul progetto del comprensorio sciistico.
Non pubblicarlo sarebbe un grosso errore.

.

Ho partecipato all’incontro, ovviamente in forma privata, organizzato da “Orobievive” presso la Biblioteca civica Tiraboschi sulla proposta di comprensorio sciistico della Val Seriana e di Scalve e vorrei esprimere qualche considerazione sull’argomento, dopo aver ascolatato le ragioni degli ambientalisti.

La conferenza si è anche rivelata un’ affascinante lezione di botanica, che ha messo in luce le eccezionali valenze degli endemismi floreali orobici, la cui valorizzazione meriterebbe di per se un discorso a parte.

Entrando invece nel cuore dei problemi, mi pare di poter dire che il grado di consenso acquisito da questa controversa operazione, per come ad oggi la si conosce, sia purtroppo ormai così ampio che solo una probabile bocciatura in sede europea o il precario rapporto costo/beneficio la potranno fermare.

Le nostre Orobie sono uno straordinario bacino di naturalità posto nei pressi di una delle aree più antropizzate d’Europa e questo, se da un lato costituisce un fattore critico di successo, data la loro collocazione rispetto al mercato, dall’altro le espone al rischio della fagocitazione.

Ciò si accompagna ad una crescente ricchezza in termini di biodiversità, indotta dallo spopolamento e dalle leggi di tutela introdotte negli anni ottanta, oltre che ad una storia, un paesaggio e d alcuni endemismi floreali del tutto peculiari.
Questi dati di partenza, insieme alle più avanzate esperienze italiane ed europee, ci dicono già che lo sviluppo di queste valli deve privilegiare un concetto di diversificazione, che prenda in considerazione più campi d’attività, che vanno dal settore energetico pulito, al lavoro intellettuale telematico, all’artigianato, all’agricoltura di qualità, al turismo, a sua volta opportunamente segmentato nelle sue diverse specialità: climatico, del benessere, sportivo, alpinistico, gastronomico, culturale, congressuale.

All’interno di questo mix spetta certamente un posto di rilievo allo sci alpino, soprattutto nella stagione invernale, ma, considerando le quote, le superfici in gioco e la stessa morfologia orobica, è evidente che tale ruolo non potrà mai assumere il peso che ha in altre situazioni già ben consolidate e sotto questo aspetto certamente più attrattive.

Partendo da un tale premessa, mi pare di poter dire che ad esempio ad investimenti di tipo estensivo, come quelli presenti nella proposta di comprensorio per l’alta Val Seriana, andrebbero preferiti investimenti di tipo intensivo e cioè di ammodernamento, potenziamento, riqualificazione del demanio esistente, in modo da recuperare un certa competitività dell’offerta, limitando l’inclusione di zone intonse di altissimo pregio.

Con un’offerta più efficiente più completa e più sofisticata sul piano dei servizi il fattore vicinanza alla megalopoli farebbe in molti casi premio sulle dimensione dei comprensori.

Va onestamente detto che una siffatta strategia si adatta molto meglio all’alto bacino del Brembo (per quanto compromesso dalla qualità insediativa) che alla realtà Seriana e di Scalve, ma un’attenta analisi dell’esistente e una maggior cooperazione tra i Comuni consentirebbero di scegliere i luoghi più idonei su cui investire, sacrificando e bonificando ciò che resterebbe inutilizzabile, e/ o mettere in rete in modo sostenibile ciò che si ritiene di conservare, seppur migliorato.

Faccio anche presente che uno dei rischi insiti nel nuovo progetto è il probabile minor afflusso verso la Val di Scalve, già sfavorita dal punto di vista dell’accessibilità.

E’ inoltre indispensabile che un progetto di questa portata si inserisca in un Piano strategico Comprensoriale, che abbia l’obiettivo di studiare, implementare e coordinare un’azione positiva su più fronti, non trascurando attività complementari, su cui occorrerebbe riporre più attenzione, come per esempio la cosiddetta filiera agricoltura-allevamento-trasformazione alimentare,agriturismo, perché dal mio punto di vista questo è un giacimento le cui potenzialità sono in gran parte inesplorate e il cui mercato è in crescita.

Certo si tratta di produrre un duplice sforzo di tipo culturale:

a) di recupero in chiave attuale di una tradizione, di una storia e di una identità locali residuali e per certi versi imbastardite da trovate un pò sconnesse portate avanti in questi anni senza alcuna selettività;

b) di modernizzazione attraverso lo sviluppo di nuove competenze, quali il marketing territoriale, le scienze zootecniche e alimentari, i nuovi approcci del sistema ricettivo e dell’agricoltura multifunzionale.
Insomma serve un serio programma di sostegno e incentivi sul fronte immateriale quello della conoscenza, accanto a concreti aiuti capaci di incoraggiare e mettere a sistema anche quelle lodevoli iniziative spontanee, ideate dalla lungimiranza di alcuni giovani, che oggi si affacciano, tra un generale scetticismo.

Sul tema dei collegamenti infrastrutturali, che restano un punto di debolezza delle nostre valli, si è detto molto, contrapponendo troppe volte questa esigenza alle necessità di tutela del paesaggio, penso che per il territorio bergamasco sia venuto il momento di spostare la discussione sulla qualità e il tipo di infrastrutture, dal punto di vista della loro sostenibilità ambientale; introducendo criteri di adeguato inserimento paesistico sin dalla loro progettazione (come nei paesi più civili) e non opere mitigatorie a disastri fatti.

Sempre intorno ai collegamenti colgo l’occasione per sottolineare l’importanza strategica di quelli intervallivi, prospettiva che può giustamente mettere in allarme il fronte ambientalista, ma che costituisce però condizione propedeutica se si vogliono offrire risposte coordinate a problemi comuni, che mordono comunità tra loro isolate e per questo più deboli.
Mi auguro non manchi la disponibilità a discuterne, con tutta la prudenza del caso, perché un sistema di più aperta collaborazione/competizione tra le nostre valli innescherebbe un circuito virtuoso di scambi, relazioni culturali, sociali ed economiche e darebbe corpo ad una piattaforma turistica più ricca, diversificata e soprattutto di scala più adeguata.
Lo stesso Parco beneficerebbe di quella percezione di unitarietà, che non ha mai conquistato e che l’infausto esasperato localismo ha sempre avversato, acquisendo un contributo concreto per una sua effettiva valorizzazione.

E’ ora di comprendere che non esistono soluzioni singole a problemi comuni e che il successo di un luogo, può generare opportunità per quello vicino, ciascuno con le propria missione specifica, che completa quella dell’altro.
E’ da tanto tempo che non scrivevo della montagna bergamasca, dai lontani anni 80, in cui con Franco Rho si cercava di spiegare come un parco potesse trasformarsi in occasione di rilancio di un mondo, quello delle Orobie, che è parte integrante e costitutiva dell’identità bergamasca, grazie per avermene fornito lo spunto.

Valter Grossi
.

Link correlati:
- Sorci Verdi stradali, precari e turistici
- La toponomastica della segnaletica e il viaggiatore disperso a Schilpario
- Si al turismo, ma quale?
- L’Ospedale pagato due volte ha il record dei lavori in ritardo
- Il parco, il paninaro e la permacultura


Aggiungi su OkNotizie

3 Responses to “Un progetto per le Orobie”

  1. economia e guadagnare per tutti » Blog Archive » Un progetto per le Orobie Says:

    [...] Fonte Il blog di Marcello Saponaro [...]

  2. D.P. Says:

    Trovo assai stimolante il ragionamento dell’assessore Grossi, come spesso accade.
    Da tempo rifletto sul modello gestionale dei parchi, avendo avuto anche esperienze amministrative e avendo anche tentato di applicarle.
    Io credo che gli enti debbano diventare delle agenzie di sviluppo sostenibile, preservando, ma non sclerotizzando, il proprio bene primario che è il territorio.
    In Lombardia abbiamo avuto una buona legge che ha permesso la nascita di tanti parchi, di vario tipo, ma non abbiamo pensato e formato i gestori, tranne poche ma importanti realtà, e soprattutto all’inserimento del sistema delle aree protette nella pratiche di sostenibilità.
    I territori protetti nelle aree urbane possono, e aggiungo devono, essere volani di produzioni ecocompatibili, che non possono essere limitate secondo me ai tradizionali ambiti, anzi. Ovviamente non penso che si possa dare una patente verde alle raffinerie di petrolio, ma a quelle di plastiche derivanti dalla plastica, magari di produzioni di filiera corta? Magari sto esagerando, ma vorrei che elaborassimo una nuova filosofia della gestione dei parchi.
    Nelle aree urbane, per esempio, spesso contribuiscono alla crescita dei valori immobiliari delle zone circostanti, ma questo è solo a carico della fiscalità generale, e in parte è giusto che sia così perché tutti comunque ne fruiscono, ma forse usando gli azzonamenti catastali si potrebbe ipotizzare un cofinanziamento. In questo modo ci sarebbe il rischio di penalizzare i redditi bassi, ma è già così, quindi dovremmo semmai porci come trovare un sistema per attenuare questo fenomeno.
    Io credo che i centri ricerca e le strutture sanitaria, sempre nei parchi urbani, possano essere ospitate, così come in cambio di sistemi di finanziamento duraturi, e non una tantum, si possa anche arrivare a ipotizzare il sacrificio di qualche area.
    La prudenza deve ovviamente rimanere giacché i parchi sono nati per tutelare ambiti che stavano per essere fagocitati dall’urbanesimo, però è giusto aprire un dibattito più aperto che in passato, altrimenti avremo ulteriori riduzioni dei poteri degli enti, orami ridotti a gestori del verde. Un po’ poco per le nostre speranza e ambizioni per un futuro durevole.

  3. Giorgio Comi Says:

    Ringraziando l’assessore Grossi per il suo intervento non posso altresì non notare che purtroppo, come spesso accade ai politici, egli spende molte parole per non arrivare ad un risultato concreto. Non si capisce infatti dal suo intervento quale sia non dico la soluzione ottimale (cosa assai ardua) ma quanto meno una chiara linea di programma sulla delicata questione comprensorio. Le associazioni ambientaliste riunite nel coordinamento OrobieVive questa linea ce l’hanno ed è stata dichiarata apertamente con gli interventi pubblici quale quello della biblioteca Tiraboschi ed in altre importanti occasioni anche in sede istituzionale. Bollata con scarsa fantasia come la posizione di quelli del partito del NO, del difattismo e dell’ostruzionismo ma certamente col pregio della chiarezza che è poi la dote che ci viene richiesta dai tanti cittadini contrari a questo progetto insensato dal negativo bilancio costi/benefici. Che poi a nostro modo di vedere i costi siano soprattutto quelli, pesantissimi, di ordine ambientale è nel gioco delle parti.

Leave a Reply