Non li fan più i leghisti di una volta

13 febbraio 2009 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Grazia e Giustizia, Io, Legalità, Libertà | 663 visite.

Questa mattina dibattito a tutto campo sulla politica al Liceo Scientifico Mascheroni di Bergamo. Io, l’on. Paolo Grimoldi della Lega Nord e gli studenti. Una bella iniziativa co-gestita: studenti attenti, facce intelligenti e voglia di capire chi, cosa e perchè fa politica.
A un certo punto si parla dei “condannati in Parlamento“. Io dico che già oggi esiste la possibilità di condannare una persona all’esclusione dai pubblici uffici. Dico che sono favorevole per alcuni reati a eliminare il carattere “accessorio” e a farlo valere anche alla carica parlamentare. Dico che per altri reati, primi fra tutti quelli d’opinione, deve invece prevalere il diritto dei cittadini di votare ed eleggere chi gli pare e chi loro preferiscono (magari ripristinando le preferenze). Faccio un esempio: la canzone cantata l’11 gennaio del 2005 da Bossi, Maroni, Calderoli, Castelli e Tremonti a Lugano. La canzone, ricordo, vantava la volontà di pulirsi “la fronte” con la bandiera italiana. Ecco, aggiungo, per quanto disdicevole sia quell’espressione, non ritengo debba essere reato e anche se lo fosse i cittadini avrebbero tutto il diritto di eleggere i loro “cantanti” al Parlamento Italiano. In effetti la mia memoria m’ha tradito. La canzone invocava la volontà di bruciare il tricolore, non per farne uso detergente. Ma non è questo il punto.
Non l’avessi mai detto. Il leghista Grimoldi si arrabbia. Si arrabbia e nega, dice che non è vero. “Non è mai successo” dice il deputato Grimoldi. Figuriamoci – aggiunge – se Tremonti mancherebbe di rispetto al Tricolore!
Mi stupisco. Mi aspettavo un leghista verace, un leghista che rivendica il gesto dissacrante nei confronti della bandiera italiana. Non un leghista che sembra quasi scusarsene negando goffamente ciò che tutti possono facilmente verificare cercando su Youtube
Ecco, appunto.

Da Wikipedia:

Il rientro sulla scena politica
Bossi è tornato sulla scena politica l’11 gennaio del 2005 a Lugano (Canton Ticino), dopo 306 giorni dall’ictus, per una manifestazione da lui stesso voluta presso l’ultima dimora del federalista lombardo Carlo Cattaneo, manifestazione che ha fatto discutere nell’ambiente ticinese[senza fonte]. Alla manifestazione prende parte anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (col quale Bossi aveva stretto verbalmente un patto di leale collaborazione chiamato dai media “Asse del Nord”), il ministro Roberto Calderoli, il Ministro della Giustizia Roberto Castelli, il Ministro del Lavoro e politiche sociali Roberto Maroni e una delegazione della Lega dei Ticinesi (un movimento politico localista ad ispirazione cantonale elvetico) guidata dall’imprenditore luganese Giuliano Bignasca. In questo incontro Bossi si schiera contro “L’Europa dei Massoni”. Infine, i 5 ministri di cui 4 in carica, concludono il discorso cantando: “E noi siamo padani, abbiamo un sogno nel cuore: bruciare il tricolore” registrato dalla radio svizzera.

Link correlati:
- Leghisti su facebook
- Bergamo verso il futuro (con Roberto Bruni)
- Outing elettorale /17 – Roberto Carrara
- Gli auguri di Bruni su Facebook. Roberto Bruni su Facebook.
- Il Prefetto Di Pietro e le sirene del signoraggio


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3 Responses to “Non li fan più i leghisti di una volta”

  1. letizia Says:

    la libertà d’opinione anche per me è sacrosanta… ma c’è un limite… che è finito … <> (scusate la citazione)… http://www.repubblica.it/online/politica/tricolore/tricolore/tricolore.html

  2. Rigitans' Says:

    sono completamente daccordo con le tue idee in merito, i reati di opinione non vanno presi in considerazione. ma altri reati gravi si, assolutamente, l’italia non è un paese serio

  3. emme Says:

    ah certo perchè adesso quello che dice Beppe Grillo è certificato.

    Comunque sia erano i militanti a cantare quella canzone, non certo tremonti, la registrazione non prova proprio niente.

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