Ventimila a Milano, lunedì a Bergamo. Per Eluana e per la Costituzione.

Eravamo in Ventimila. Una stima, ovviamente, difficile da fare. Stipati in Corso Monforte, da Via Vivaio fino a Piazza S. Babila e la piazza stessa ancora gremita. Eravamo lì per dire che solo ad Eluana e a suo padre che se n’è fatto portavoce da 17 anni spetta di decidere l’interruzione della terapia. Come da Costituzione.
L’accanimento terapeutico non si può obbligare per legge.
La Costituzione deve essere rispettata e il Presidente è il suo garante.
Gli slogan non potevano che essere “Ver-go-gna”, “Stato laico”, “Costituzione”. Libertà e democrazia, dunque.

Update 20.15 – Mi dicono che il TG3 Lombardia ha mostrato le immagini della manifestazione prima della partenza (prima delle 17), quando ancora eravamo in Piazza S. Babila e le persone erano molte, molte, meno. Eppure avevano le immagini del corteo che occupava tutto Corso Monforte…

Update 8.2.2009Qui le foto della manifestazione. Altro che lo scandaloso servizio del TG3 Lombardia!

Link correlati:
- Sullastrada 3
- I testimoni: un film per ricordarsi che di Aids si muore ancora
- Il Punto E di Dalmine
- La sinistra di Giavazzi
- Lo Statuto reale?


Aggiungi su OkNotizie

13 Responses to “Ventimila a Milano, lunedì a Bergamo. Per Eluana e per la Costituzione.”

  1. Thaumazo Says:

    Il centro-sx ha avuto 5 anni (1996-2001) per togliere al Presidente del Consiglio degli Acquisti una rete televisiva nazionale (dandola a Di Stefano) e per dare in mano al Capo dello Stato le nomine RAI, che avrebbero dovuto seguire criteri stile Bankitalia.
    Non lo si è fatto: si è voluto provare la Bicamerale, resuscitando il miliardario di Arcore quando era già mezzo morto. Ora paghiamo il prezzo di errori passati. Il problema è che i responsabili di quella stagione (gli stessi che non ascoltarono i girotondi) sono ancora al timone della “opposizione”.

  2. Livia Says:

    Accanimento terapeutico???? Non è così.
    Eluana la mattina si sveglia, apre gli occhi, è portata a passeggio, VIVE.
    Spiegami dove stà l’accanimento terapeutico!!! E’ come mio figlio, quando a sei mesi la mattina si svegliava, apriva gli occhi, lo portavo a passeggio. E’ stato accanimento terapeutico lasciarlo vivere?
    Oltretutto Eluana non disturba nessuno. Ci sono delle suore, delle sante donne che la accudiscono senza chiedere nemmeno un grazie a nessuno.
    E se sentisse? Se avesse, come tutti noi, una matta paura di morire? Se volesse continuare a vivere? Chi può decidere? Nessuno. Solo la vita stessa. Ed è la vita che ha deciso di non lasciarla ancora alla morte.

    Livia

  3. Thaumazo Says:

    Cara signora,
    Eluana non sa di esistere, non vede, non ode, non ha senso del tatto.
    L’intera area corticale del suo cervello, cioè quella deputata a pensiero, memoria e coscienza, è distrutta per sempre. Nessuno mai nel mondo infatti si è risvegliato da uno stato vegetativo permanente dopo più di quattro anni.
    Suo figlio a sei mesi non era cosciente, ma in potenza era in grado di divenire un essere autocosciente. Inoltre suo figlio non aveva bisogno di macchine per sopravvivere. Infine suo figlio non aveva mai espresso la volontà di non essere idratato e alimentato artificialmente, come ha fatto Eluana.
    Qui invece ci troviamo di fronte a una donna ridotta allo stato di un vegetale, che può sopravvivere solo grazie alla più avanzata tecnologia e che anche solo nel 1970 sarebbe già perita da un pezzo.
    In uno stato “naturale” Eluana sarebbe già corrosa dai vermi.
    La vita e la morte, in un mondo in cui la biomedicina ha formidabili capacità, non sono più nella mani della “vita”, che, di per sé, farebbe morire i bambini di morbillo e condannerebbe alla paralisi i poliomielitici; al contrario esse sono nelle mani dell’uomo, che deve decidere che cosa fare sotto sua responsabilità.
    La Costituzione della Repubblica, art. 32, impone che non si possa andare contro alla dignità umana e che la volontà del paziente vada sempre rispettata: ognuno è padrone di se stesso; Dio è padrone solo di coloro che credono in lui.
    Eluana, a detta della Corte di Cassazione, aveva scelto di morire se in stato vegetativo permanente: quindi l’unica possibilità democraticamente accettabile è che sia fatta la sua volontà.

  4. Livia Says:

    Caro signore, mi permetto di risponderle che nessuno, se non Dio (e se non ci si crede nemmeno lui) può dire se Eluana sa di esistere, vede, ode, e ha senso del tatto.
    Se si documenta, scoprirà che nemmeno la medicina più all’avanguardia ci può suggerire una risposta.
    Lei, su che basi afferma di sapere cosa Eluana prova? In base alla sua (soggettiva) opinione?
    Io non pretendo di dire cosa Eluana prova, sente, ode. Non lo so. Ed è proprio in questa non conoscenza che promuovo la vita, non la morte.
    Leggo e capisco che lei non è documentato. Nel caso Eluana, non si parla di tecnologia, nemmeno della meno avanzata: Eluana non ha bisogno di alcuna macchina per sopravvivere. E’ (fino a poco fa, era) assistita in un convento, si immagina la tecnologia???
    Comunque inserisco una intervista alla sig.ra Coletta.
    E’ scandaloso che mandino in onda questa intervista su Rai2 alla 1.00 di notte. Buona lettura.

    Balle colossali che ci raccontano su EluanaCondividi
    Ven 23.19
    VI RACCONTO PERCHE’ NON E’ GIUSTO UCCIDERLA

    La moglie del carabiniere assassinato in Iraq nel 2003 racconta il suo rapporto con la Englaro e con il padre: «Rispetto Beppino e provo sempre affetto per lui, ma non è giusto quello che sta facendo». «Quanti sanno che non è attaccata a nessuna macchina? Che non ha una piaga da decubito, che in diciassette anni non ha preso un antibiotico?»

    Ha chiamato ancora papà Beppino ieri mattina poco prima delle nove: «Ma nemmeno l’hai accompagnata Eluana?», gli ha detto subito. Margherita Coletta è la vedova di Giuseppe, carabiniere assassinato a Nasiriyah il 12 novembre 2003, nell’attentato che spazzò la base italiana “Maestrale”, carabiniere che non aveva mai ucciso e che sceglieva le missioni all’estero per aiutare i bimbi più indifesi, quelli colpiti dalla guerra. Lo faceva per ritrovare il sorriso di suo figlio Paolo, morto a sei anni stroncato dalla leucemia: «Quando capimmo che era finita e i medici ce lo spiegarono chiaramente – racconta lei – facemmo interrompere la chemioterapia». Margherita in questi mesi è volata dalla Sicilia a Lecco per andare a trovare Eluana, accompagnata da Beppino.

    Spesso e a lungo l’ha accarezzata, l’ha baciata, le ha parlato. E spesso ha parlato col papà, scontrandosi anche duramente, ma senza che mai lui le negasse il dialogo: in qualche modo forse sono diventati amici. Ecco perché ancora ieri mattina lei gli ha telefonato dicendogli: «Speravo che coi giorni fossi rinsavito».

    Cos’ha provato, Margherita, entrando nella stanza di Eluana?

    La prima volta mi sono fermata sulla soglia della sua porta. Pensavo di essere più forte. Ho respirato a fondo, poi sono entrata. Quando l’ho vista, abituata com’ero alle foto di lei ragazza, mi ha scosso, oggi è una donna. Ma poco dopo è diventato tutto così normale, come fossi a trovare una persona in ospedale. Anzi, ho sentito tanta dolcezza e nessun ribrezzo o pena. Né ho visto alcun ’sacco di patate’, come qualcuno descrisse Eluana, ma una persona che è tutt’altro. Una persona.

    La sensazione più bella?

    Quando l’ho accarezzata. Con la sensazione netta, nettissima, che lei avvertisse le carezze. Certo è che pensavo d’andare a dare io a lei, invece ho ricevuto assai più di quanto le abbia dato.

    Cosa?

    La maggiore certezza nelle cose in cui credo. La consapevolezza che non si può ridurre una persona alla sua forma fisica.

    Papà Beppino la accompagnava in quella stanza?

    Sì. La prima volta che l’ho incontrato mi aveva fatto molta tenerezza: pensavo a mio marito Giuseppe, a quando è morto nostro figlio. E poi mi sembrava quasi di parlare con mio padre: mi diceva «sei una birba».

    Adesso è cambiato qualcosa?

    Rispetto comunque Beppino e provo sempre grande affetto per lui. Ma non è giusto quello che sta facendo. I figli non sono di nostra proprietà: ci sono soltanto affidati. Ci prendiamo cura di loro, li aiutiamo, li assistiamo e semmai li ac­compagniamo alla morte, preparandoli se deve accadere, anche da piccoli. Ma lui non si rende conto di tutto questo, si sente incapace di tornare indietro: credo sia soprattutto lui in uno stato simile a quello vegetativo. Quando si risveglierà da questo torpore si renderà conto e starà male, tanto.

    Lei che rapporto ha, Margherita, col papà di Eluana?

    Ci siamo confrontati tante volte, ma è sempre stato cortese con me. È convinto di quanto fa, forse perché non vede più Eluana come lui la vorrebbe. Ma a me pare evidente che in qualche modo sia stato plagiato da tanta gente alla quale non interessa nulla di Eluana. E lui ora è strumentalizzato, è finito in un vortice: ha anche momenti nei quali io credo vorrebbe tornare indietro, perché non pare convinto fino in fondo di quanto sta facendo, ma non ne ha la forza.

    Com’era trattata Eluana nella casa di cura lecchese?

    Come una regina. Le suore che le stanno accanto ogni giorno la curano, la lavano, la profumano, la portano a spasso sulla carrozzella. Addirittura la depilano, perché Eluana come ogni ragazza non sopportava d’avere peli sulle gambe.

    E come sta?

    Lei è una donna. Una donna di trentotto anni: ha la mia stessa età. Ha il ciclo mestruale come ogni donna. Apre gli occhi di giorno e li chiude la notte. Respira benissimo e da sola, serenamente. Il suo cuore batte da solo, tenace e forte. Ci sono momenti nei quali forse sorride e altri nei quali forse socchiude gli occhi. Ma quanti sanno davvero che Eluana non è attaccata a nessuna macchina? Quanti sanno che nella sua stanza non c’è un macchinario, ma due orsacchiotti di peluche sul suo letto? Che non ha una piaga da decubito? Che in di ciassette anni non ha preso un antibiotico?

    La notte scorsa hanno portato Eluana a morire: lei, Margherita, cosa sta provando?

    Ho un pugnale dentro. Prego, spero fino all’ultimo che lui si renda conto di quel che sta facendo. Quanto sia sbagliato. Quanto non sia paterno. Quanto non sia umano. Io so che lui soffre dentro di sé, e tanto.

    Ci ha parlato appena ieri mattina: secondo lei cosa prova Beppino?

    Non so come possa vivere con un peso addosso come questo: Eluana da diciassette anni è in quelle condizioni, ma lui fino a ieri mattina non si era mai svegliato sapendo che sua figlia sta per morire.

    Come mai, Margherita, lei e suo marito Giuseppe decideste d’in terrompere la chemioterapia a vo stro figlio?

    Paolo ne aveva fatti quattro cicli, ne mancavano due, ma ormai il male aveva invaso tutto il suo corpo e i medici ci spiegarono bene la situazione. I dolori e il vomito e tutte le devastazioni provocate dalla chemio a quel punto sì che sarebbero stati accanimento terapeutico: così ci fermammo, affidandoci e affidando Paoletto a Dio.

    Perché invece con Eluana non ci sarebbe accanimento terapeutico?

    Ma Eluana non ha una malattia, non è terminale, non ha un dolore, non ha un macchinario nella stanza, non c’è nulla che possa far pensare ad un accanimento per tenerla in vita! È accudita, curata, amata. La si deve solamente aiutare a mangiare! Beppino però sostiene che la morte di Eluana servirà a liberarla… Liberarla da cosa? Come fa lui a sapere che lei è in catene? Una persona che soffre lo si vede. Non lo capisco proprio cosa voglia dire Beppino, cerco di sforzarmi, ma non ci arrivo.

    Quella giovane donna da ieri è ri coverata nella sezione maschile del “Reparto Alhzeimer” della clinica udinese “La Quiete”…

    Ma si rende conto?! È lì, da sola, con nessuno che la conosce, che l’ha curata, che la ama, perché le suore di Lecco la amano: se sapesse ieri sera ( lunedì, ndr) quando ho chiamato suor Rosangela come piangeva. Anzi, mi permetta di rin­graziare proprio le suore della casa di cura “Beato Talamone” e tutte le persone che per quindici anni hanno avuto quella tale cura per Eluana.

    Margherita, ma perché lei decise d’andare a trovarla?

    Non lo so. Una sera ero a casa, ho visto la notizia al telegiornale e ne ho avuto il desiderio. So di non valere nulla, ma ho cercato il numero di Beppino, perché volevo fargli sentire la mia vicinanza. L’ho chiamato, gli ho spiegato chi ero e che sarei stata felice se avessi potuto incontrare Eluana. Lui fu molto gentile, mi disse: «Signora, davanti al suo dolore m’inchino e mi fa piacere se viene». Appena poi arrivai a Lecco, mi chiese subito: «Margherita, tu da che parte stai?».

    Lei cosa gli rispose?

    «Beppino, io non sto dalla parte di nessuno: sono venuta a trovare Eluana come se tu fossi venuto a trovare un mio parente caro»: andai da lei non per far cambiare idea a Beppino né per altro, solo perché mi era sembrato giusto farlo.

    Come mai lei ha accettato di raccontare tutto questo solamente adesso?

    Beppino sa che io non avrei mai detto nulla e l’ha visto finora. Però è giunto il momento di dare voce a Eluana.

    Un’ultima domanda, Margherita: ha speranze per Eluana?

    La prima volta andai a trovarla nel novembre scorso: le promisi che sarei tornata per Natale e Beppino, certo e tranquillo, mi disse: «A Natale non ci sarà più». Io le sussurrai nell’orecchio sotto voce «non ti preoccupare, ci rivediamo» e così poi è stato.”

  5. Thaumazo Says:

    L’unico punto, cara signora, su cui lei potrebbe essere dalla parte della verità è che Eluana non è mantenuta in vita da macchinari complessi, ma da una sonda naso-gastrica con cui il cibo le viene siringato nello stomaco.
    Evitare l’insorgenza delle piaghe da decubito in quelle condizioni è molto difficile, a meno di non ricorrere a un’assistenza infermieristica assai intensa.
    Sottolineo che quasi certamente le vengono fatti dei clisteri per farla evacuare e che la sua minzione sarà via catetere. Questo è un livello di trattamento sanitario già piuttosto elevato, che nella “vita naturale” non è assolutamente disponibile e che non era disponibile neppure nel 1965, per dire.

    Quanto al livello neurologico, nessun essere umano sa esattamente quali sono i contenuti della mente di un altro. Se io le chiedessi di pensare un numero a caso da 100 a 300, potrei fare al suo sistema nervoso centrale tutte le risonanze magnetiche funzionali di questo mondo ma non verrei a sapere nulla del numero da lei scelto.

    La corteccia cerebrale di Eluana è del tutto distrutta; ciò significa che, anche nel caso in cui i suoi organi di senso siano correttamente funzionanti e i nervi trasmettano all’encefalo stimoli elettrici, non c’è nessun neurone corticale che li possa interpretare e dare luogo a una “percezione”. Il livello di coscienza di Eluana è verosimilmente pari a zero, data la sua risposta nulla agli stimoli esterni.
    E’ piuttosto ridicola la parte dell’intervista da lei inviata in cui si dice “È lì, da sola…”: come se E. Englaro fosse in grado di capire dove si trova. E’ lo stesso che dire di un vaso di fiori che è stato trapiantato da un terreno a un altro: “Poverino: non ha più nessun amico ed è tutto solo”.
    Si legga, la prego, questa intervista al Dott. Defanti, il neurologo che ha in cura Eluana da più di tre lustri, qui:
    http://www.mentecritica.net/qualche-domanda-a-carlo-alberto-defanti-su-eluana-englaro/cronache-italiane/chiara-lalli/2986/

    Leggerà che lo stato neurale di E. Englaro è pari a quello dell’anestesia generale, nella quale, come ognun sa, non si sente e non si ode nulla, come nel più profondo dei sonni.

    Rispondo quindi alla sua domanda iniziale in questi termini: nessuno può sapere al 100% cosa c’è nella mente di un altro essere umano, ma la scienza sostiene che al 99% E. Englaro non sente né percepisce nulla. E nella vita siamo abituati ad agire sulla base di probabilità, non di certezze: prendiamo l’ascensore anche se c’è una minima possibilità che il cavo d’acciaio che la regge ceda per fatica facendo precipitare la cabina. Prendiamo l’auto anche se potremmo essere coinvolti in incidenti gravi, ecc.

    Ma in realtà non è questa la questione: ciò che conta è la volontà di Eluana, che aveva chiesto di essere lasciata morire in caso di stato vegetativo permanente. E questo lo ha stabilito la Corte di Cassazione della Repubblica. Ragion per cui, sia che E. Englaro abbia percezioni, sia che non le abbia, occorre seguire le sue volontà. L’unica violenza che le si può fare è questa: che la sua volontà non sia rispettata. Nessuno (neanche una chimerica legge divina) ha il diritto di interporsi fra la volontà di una persona e l’uso che essa fa del suo stesso corpo.

  6. Pol.sco. Says:

    Non è provata la volontà di Eluana
    Quel padre che vuole farla morire di fame e di sete non ha riferito che un giorno sua figlia disse espressamente “Fatemi morire di fame e di sete”
    Qualche giudice, non rappresenante del popolo e col merito solo di esser stato promosso ad un concorso, ha dichiarato “C’è un vuoto legislativo, perciò ci ostituiamo noi al poolo italiano ed ai legislatori”
    Ecco, ora i legislatori si apprestano a colmare tale vuoto legislativo dichiarando che non si può ammazzare un essere umano facendogli mancare nutrimento ed idratazione
    Il partito della morte sta tifando perchè il boia torturatore raggiunga il suo scopo prima che intervenga il popolo italiano tramite i suoi rappresentanti democraticamente eletti

  7. Verdi di Ferrara » Lasciate libero il corpo di Eluana Says:

    [...] c’erano i 20.000 di Milano, ma è il primo [...]

  8. E. Says:

    se ci fosse un vuoto legislativo non avremmo una sentenza. a meno che non esistano sentenze diverse da quelle che applicano la legge generale alla fattispecie concreta.

  9. Gianguido Says:

    Tutti questi discorsi sulla scientificità della vita e della morte, su chi è abbastanza morto o meno… sono aria fritta.
    Il problema è che io non voglio che siano Berlusconi o il Papa a disporre della mia vita.
    Voglio essere io a decidere quando posso morire o vivere.
    E in mia impossibilità di decidere (es. coma) che lo possa fare mia moglie o “chi ne fa le veci”.
    Non il Papa. Nemmeno Berlusconi.

    Questa semplice questione non è stata ancora posta nel modo corretto, perché è il vero argomento da discutere.

    Chi – in sua “assenza” – può decidere della vita di Eluana?

    I credenti dicono che la Vita è di Dio e che solo Dio ne può disporre. Ma siccome l’amministratore delegato del Cattolicesimo è il sig. Ratzinger, spetta a lui amministrare l’esistenza degli uomini sulla Terra.
    Mi suona di fregatura!

    Cari Cattolici Praticanti, io NON voglio che siate voi a decidere e disporre della mia Vita!
    Chi ve ne dà il diritto??!!
    Quale delirio di arrogante onnipotenza vi spinge a pensare di avere diritti sulla MIA esistenza?
    Se voi volete essere schiavi, fatelo.
    Se siete le pecorelle del pastore tedesco che siede in vaticano, beati voi, se vi piace.

    Io sono un uomo libero e credo nell’autodeterminazione.
    Se un giorno mi dovesse capitare una cosa così terribile, non voglio che “nel nome di Dio” o “nel nome della Legge” qualcuno possa disporre di me a SUO piacimento.

    La questione è tutta qua.

    Pax vobiscum

  10. Anna Says:

    Sono d’accordo con il post di Marcello Saponara.
    Solo ai famigliari di Eluana spetta di decidere l’interruzione della terapia.

    Questo per colpa di un governo Italiano, che usa la sofferenza delle persona (es. Piergiorgio Welby) per fare esclusivamente propaganda politica e se ne sbatte del destino, sofferenza, dignità delle persone.

    Siamo nel 2009 e in Europa occidentale, dicono che siamo un paese democratico e civile (personalmente ho forti dubbi al riguardo), c’è ancora 1 paese che non ha fatto adeguate leggi riguardo queste problematiche nonostante precedenti appelli.

    Poiché Eluana non può esprimersi, questi personaggi disgustosi, prendono la palla al balzo per fare di lei qualsiasi cosa.
    MA NON ESISTE PIU’ LA VERGOGNA IN QUESTO PAESE?
    Chi può permettersi di fare propaganda politica o religiosa sulla pelle di una famiglia distrutta?

  11. Pol.sco. Says:

    CHE DIO NON VI PERDONI
    ALL’INFERNO C’E’ ANCORA QUALCHE POSTO LIBERO

  12. Livia Says:

    caro pol.sco. ero dalla tua parte. Dalla vita.
    Adesso però è il momento del perdono.
    E della preghiera per chi ancora non ha capito le nostre parole, il nostro essere per la vita, per Eluana che era viva.
    Solo con l’amore possiamo testimoniare quello che abbiamo capito.
    Perciò, l’inferno per nessuno e invece tanta voglia di combattere per la vita, SEMPRE.
    Un caro abbraccio.

  13. Pol.sco. Says:

    Dio perdona solo chi si pente dei suoi peccati
    Gli altri non andranno certo inParadiso in compagnia della donna che hanno contribuito ad ammazzare

Leave a Reply