Grandi Prenditori prendono Alitalia e scordano Malpensa

1 gennaio 2009 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Economia, Lombardia, politica | 740 visite.

Un mio caro amico diceva che in Italia non ci sono i grandi imprenditori ma solo i grandi prenditori.
E come si fa a non essere d’accordo con lui? E’ la storia del capitalismo familiare italiano. Anche di quello degli ultimi due decenni che, invece, avrebbe dovuto modernizzarlo.
E’ d’accordo anche il Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati che dice questo, oggi, su Alitalia, Malpensa, la Lega Nord, Berlusconi e i grandi Prenditori:

«Non più di dieci -undici mesi fa – afferma Penati – il gotha della finanza e dell’economa milanese, da Diana Bracco a Emma Marcegaglia, da Assolombarda a Banca Intesa, dalla Camera di Commercio fino a Marco Tronchetti Provera si erano spesi più volte in opposizione al Governo Prodi contro l’ipotesi di ridimensionamento di Malpensa. Ora hanno tradito il Nord abbandonando al suo triste destino Malpensa, in cambio, per molti di loro, di una ben più interessante partecipazione in Cai. Hanno così dimostrato, ancora una volta, che il grande capitale se ne frega delle esigenze dei territori e delle comunità e va dove trova maggior interesse. In questo caso – continua Penati – ha preferito investire in Cai, anzichè investire su Malpensa, lasciando solo il sistema economico-produttivo delle piccole medie imprese, che dal pesante ridimensionamento di Malpensa è fortemente penalizzato».

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12 Responses to “Grandi Prenditori prendono Alitalia e scordano Malpensa”

  1. pino s. Says:

    e non solo: invece che i manager abbiamo i magnager…

  2. sonia Says:

    chi ci guadagna?

  3. marcello saponaro Says:

    @Sonia
    i contribuenti ci perdono di sicuro. Tre miliardi di euro dice qualcuno, un po’ meno dice qualcun altro. Comunque ci perdono rispetto all’accordo fallito di sei mesi fa.
    I soci CAI ci guadagnano? Beh, se neppure affibbiando ai cittadini il passivo e il costo della cassa integrazione riescono a rendere redditizia l’azienda…. non ci resta che pensare che abbia ragione Report: i soldi rientreranno dal business immobiliare.
    Permettimi di non credere che abbiano fatto un investimento in perdita per patriottismo. Sarebbe una bella cazzata.
    ciao
    Marcello

  4. Thaumazo Says:

    Malpensa non bisognava neppure costruirlo. Una nazione con 60 milioni di abitanti regge un solo hub, non due. Inoltre, dopo aver costruito Malpensa, era necessario chiudere Linate. Infine, Malpensa aveva bisogno di tutte le infrastrutture in regola; tuttora non le ha. E’ stato solo un modo per far guadagnare i soliti noti, cioè gli imprenditori edili, a spese del contribuente.
    Adesso con Alitalia il copione si ripete: bastava vendere ai francesi in primavera (o ancor meglio far fallire la putrescente baracca) e ci si risparmiava un passivo che fa spavento e che poteva essere usato per pompare le pensioni minime (anche solo di qualche decina di euro) e quindi i consumi (in un paese dove il 7% della popolazione non riesce a mangiare), oppure la disastrata ricerca scientifica.
    Evidentemente strumentale il can can anti-Prodi del tempo che fu e che è già uscito dalla memoria degli italiani, costretti dalle TV berlusconiane in un marasma di stimoli a somma zero.
    Fra un lustro anche l’italianità di CAI sarà un ricordo?
    Chi vivrà vedrà (se ricorderà); inoltre, non siamo nella UE e non dovremmo cercare di integrare i nostri sistemi economici?!
    Abbasso il nazionalismo!

  5. sonia Says:

    appunto. chi ci guadagna da Malpensa messa all’angolo?

  6. pino s. Says:

    Ci guadagnano gli imprenditori di CAI, AirFrance e ilo “sistema Fiumicino”. Per far vivere Malpensa bisogna ridimensionare Fiumicino che praticamente dà lavoro a mezzo Lazio. Poi, per portare Malpensa a livelli di hub vero e proprio bisognerebbe creare infrastrutture (strade, ferrovie ecc.) che adesso non ci sono. Per cui vuol dire altri investimenti. E allora, il governo invece di spendere preferisce lasciare così…

  7. D.P. Says:

    Per capire lo scenario di questa triste vicenda italica propongo per chi ne avesse voglia la lettura del libro “Licenziare i padroni?” di Massimo Mucchetti, attuale vicedirettore del Corriere, non a caso intercettato nell’affaire Telecom…
    http://www.ibs.it/code/9788807818196/mucchetti-massimo/licenziare-padroni.html
    Il testo ha ormai qualche anno ed è stato scritto quando il giornalista era all’Espresso. Penso che la vicenda Alitalia sia la triste evoluzione delle vicende trattate nel libro: l’abbandono dell’industria da parte dei grandi capitalisti italiani per gettarsi nelle privatizzazioni dei pubblici servizi di fatto non liberalizzati o doive gli incumbent hanno una posizione tutelata, dagli amici al governo.

  8. Marcello Saponaro Says:

    Tito Boeri ha fatto i conti: se si fosse venduta Alitalia ad Air France sei mesi fa (Governo Prodi) gli italiani avrebbero risparmiato 4 miliardi di Euro.

  9. luigi Says:

    L’articolo di Boeri,ieri su Repubblica,consigliato a chi vuole capire come stanno bene le cose,sulla vicenda Alita(g)lia!!!

  10. fabrizio z. Says:

    La destra statalista non molla il boccone Alitalia. Letizia Moratti e la Lega difendono la Milano ladrona

  11. Notizie della settimana at fiore|blog Says:

    [...] rimanere italiana e Malpensa il centro del mondo. Beh non sarà così, come commenta giustamente Marcello, il lupo è ormai dentro il pollaio e le galline cominciano a [...]

  12. sorcio Says:

    Perche’ su Alitalia non chiede direttamente ai suoi nuovi compagni di partito Bersani, Colaninno Jr. e C.

    L’hanno ammessa al Partito Democratico o ancora no?

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