Lo sviluppo è intelligente anche se rispetta i patti

27 dicembre 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Ecologia, Rifiuti | 513 visite.

Ma evidentemente all’Italcementi non seguono i convegni della Fondazione Italcementi. Peccato.

L’amministrazione di Solza condivide la posizione espressa dal sindaco di Paderno d’Adda, Valter Motta, e da altri sindaci dei comuni Lecchesi, su quando emerso dai lavori del tavolo di confronto con la ditta Italcementi sulle compensazioni ambientali previste per il nostro territorio a seguito dell’utilizzo del CDR .

Concordiamo che non sia possibile passare anni in discussioni e ore di lavoro degli amministratori ed delle associazioni ambientaliste che, ricordiamo, mettono al servizio dell’ambiente e del territorio molto tempo a titolo gratuito, e poi trovarci di fronte a manfrine di vario tipo per non onorare gli accordi presi.

Trovo immorale che grandi gruppi industriali non onorino gli impegni presi con i comuni che, non dimentichiamo, rappresentano gli interessi dei loro cittadini.

Devo tristemente constatare che Italcementi ha deluso le aspettative dei nostri cittadini, non dando nulla di quanto è dovuto ma nascondendosi dietro la crisi economica che ormai è usata per giustificare di tutto.

Alle amministrazioni viene sempre più spesso chiesto di essere responsabili, di fare scelte coraggiose e così via, ma troppo spesso questa scelte si scontrano poi con interlocutori che dimostrano nei fatti di quanta poca credibilità siano portatori.

Questo modo di fare impresa, purtroppo, è sempre più diffuso: manca totalmente il rispetto per le istituzioni e soprattutto la voglia di lavorare con quell’etica che serve per condividere grandi progetti per il futuro e, non ultimo, ricordo che il mancato rispetto di un accordo indebolisce solo quelli che lo violano.

Maria Carla Rocca
Sindaco di Solza

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One Response to “Lo sviluppo è intelligente anche se rispetta i patti”

  1. D.P. Says:

    Troppo spesso le imprese, in Italia, scambiano le buone pratiche per la sostenibilità come politiche utili solo all’immagine, e non agli affari.
    Nel nostro paese siamo indietro nell’innovazione di processo e di prodotto, cosa ancora più colpevole nell’epoca in cui il marketing vive l’era del societing.
    Nell’usare il plurale penso anche alle associazioni ambientaliste, alla comunità politica, e ai sindacati dei lavoratori dipendenti, non solo al mondo dell’impresa.
    Gli esempi positivi non mancano, le aziende più competitive, soprattutto all’estero, spesso hanno investito in sistemi industriali e realizzazioni ecocompatibili, grazie anche alla partecipazione, più o meno diretta, dei consumatori.
    Tra le barriere invisibili cadute nel post Muro di Berlino vi è anche quella tra impresa e cittadini, solo che è usata troppe volte in senso novecentesco. Alimentiamo cicli del cemento, dell’energia, e dell’uso dei beni comuni come acqua e paesaggio senza considerare il dopo, non prendendo in considerazione il riuso, si pensa ancora che siano risorse infinite. E’ chiaro che non tutti gli impatti sono scientificamente e socialmente calcolabili, è altresì vero che l’uso dei portatori di interesse, che siano le comunità circostanti, i dipendenti, o i consumatori finali possono portare a un miglioramento della produzione e dei prodotti per tutti.
    E’ l’Europa di Lisbona, dell’epoca della conoscenza, quand’è che inizieremo a provare a percorrere quella strada?

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