Moralisti o morali? E non rubare non basta…
23 dicembre 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Legalità, politica, Trasparenza | 447 visite.Due giorni fa ho inviato questa lettera al Nuovo Giornale di Bergamo. Oggi esce questa notizia sul figlio (e sul padre) Di Pietro….
Caro Direttore,
in merito all’intervista rilasciata al suo giornale voglio chiarire ed esprimere meglio un concetto.
Ho detto che servono procedure e regole di trasparenza. Senz’altro. Sul modello americano, un modello che non si vergogna di prendere coscienza del fatto che esistono costi, interessi e degenerazioni della politica e che li affronta rendendo (più) trasparenti le forme di gestione, finanziamento e controllo.
Ho detto anche che il “moralismo” non è mai stato indice di “moralità”. Lo hanno ben dimostrato – e l’ho citato come esempio – alcuni “onorevoli” dell’Italia dei Valori che il giorno dopo l’elezione sono passati alla coalizione avversa. Per dire che la questione etica e la moralità della politica non possono essere ridotte alla sola astensione dal furto.
Non ho mai detto invece che De Gregorio è indagato dalla Procura di Reggio Calabria, perché non sono a conoscenza delle eventuali vicende giudiziarie che lo vedrebbero coinvolto.
Infine, credo che l’informazione e la partecipazione dei cittadini siano la piattaforma di partenza per ridare autorevolezza e rigore alla politica; il controllo e la prevenzione delle degenerazioni passano da li. Se, invece, informazione e partecipazione vengono vissute come un fastidio, non si può essere che all’inizio del declino.
Sicuro che vorrà dare spazio alle mie doverose precisazioni, ringrazio per l’attenzione e auguro buon lavoro e buone feste alla redazione tutta.Cordiali saluti
Marcello Saponaro
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dicembre 23rd, 2008 at 3:41 pm
Se andasse a Palazzo Chigi, l’Onorevole Di Pietro ruberebbe quanto l’Uomo di Arcore, se non di più. Più fanno i moralizzatori fuori, più sono corrotti dentro. Basta vedere che cosa combina Di Pietro laddove ha un solido potere locale. Una forza politica in cui le decisioni non sono prese dal basso, essendo invece a carico di un gruppo di cacicchi, non può che sprofondare nella corruzione e nella commistione di poteri pubblici e interessi privati.