La toponomastica della segnaletica e il viaggiatore disperso a Schilpario

9 dicembre 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in bergamo, Montagna | 498 visite.

Ecco il testo dell’emendamento leghista presentato dal Consigliere Giosuè Frosio in Commissione attività produttive del Consiglio Regionale di cui parla questa mattina anche Bergamonews:

“Ai sensi dell’articolo 2 della Legge Regionale 23 ottobre 2008 n. 27 (Valorizzazione del patrimonio culturale immateriale, gli enti locali e le Comunità Montane competenti dovranno attrezzarsi affinchè la toponomastica della segnaletica della viabilità alpina venga predisposta, oltre che in lingua italiana, anche in lingua o dialetto locale“.

I commissari sono ancora riuniti per capire cosa sia la “toponomastica della segnaletica”…
E la lingua locale? Lingua Lombarda? Lingua bergamasca? Della Val Seriana o della Val di Scalve?
La sto mettendo sul ridere, d’accordo, ma in Commissione sono intervenuto più seriamente per dire che obbligare i Comuni e le Comunità ad affrontare ingenti costi di installazione della nuova segnaletica in un periodo in cui proprio i piccoli Comuni e le Comunità Montane subiscono ingenti tagli da Roma mi pare un’idiozia. Altri prima di me avevano fatto presente che la segnaletica non può non coincidere con le mappe internazionali e che per il nostro turismo, soprattutto quello di qualità ed ecosostenibile, non è una bella idea confondere i viaggiatori e farli perdere tra ruscelli, boschi e valli.

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4 Responses to “La toponomastica della segnaletica e il viaggiatore disperso a Schilpario”

  1. D.P. Says:

    Pirlaggine per pirlaggine. Il “venga” della quarta riga è sbagliato, in italiano si scrive e dice “sia”, il verbo andare non è ancora ausiliare, almeno finché il simpatico consigliere non sarà nominato all’Accademia della Crusca :-)
    Anche se ho l’impressione che presto la nuova norma sarà accolta, visto che le lingue si evolvono in base all’uso.

  2. Marcello Saponaro Says:

    ahahah che puntiglioso che sei! voi milanesi non potete capire… il verbo venire in bergamasco è ausiliare! :-D

  3. Giorgio Says:

    Amministratori, politici ed operatori bergamaschi continuano a “pompare” sull’afflusso turistico dato dall’aeroporto di Orio come formidabile opportunità per il turismo delle nostre Orobie. Peccato che poi le proposte siano quel che sono: cartelli turistici in bergamasco piuttosto che in inglese (almeno ma anche tedesco e spagnolo), piste ed impianti sciistici che rovinano il delicato ecosistema delle Orobie piuttosto che sfruttare la loro attrattiva naturalistica nei confronti di un mercato, quale quello anglosassone, molto sensibile alle bellezze naturali.
    Siamo alle solite : ci sarebbe bisogno di un altro livello culturale e di sensibilità per gestire in modo ottimale certe cose…

  4. March Says:

    vedo sia scuse che poco rispetto per il patrimonio linguistico dell’Italia. E “Lingua Lombarda? Lingua bergamasca? Della Val Seriana o della Val di Scalve?” La lingua locale è la variante della lingua lombarda (codice internazionale: ISO 693-3 lmo) parlata nella zona locale; senza il bisogno di prendere in giro le parlate della gente comune. Quanto all’intervento più serio: posso essere d’accordo con le considerazioni finanziarie, ma la storia dei “turisti perduti” mi puzza tanto di scusa; in Galless ci sono centinaia di migliaia di turisti (hiking, mountain-biking, etc.) all’anno, circondati da cartelli bilingue, e nessuno è stato dato per disperso per motivi linguistici. Tutto sta a voler bene alle proprie radici linguistiche, cosa che gli italiani sembrano non essere in grado di capire.

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