Io mi ricordo. Ridere contro l’Aids il 10 dicembre (a Bergamo)
14 novembre 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in bergamo, Ridiamoci sopra, Salute, Spettacolo | 768 visite.
Il 10 dicembre, per celebrare – qualche giorno dopo – anche a Bergamo la giornata mondiale contro l’Aids, Bergamo Laica, Arcigay e Arcilesbica hanno organizzato uno spettacolo straordinario a Seriate al Cinema Teatro Gavazzeni.
Rigorosamente dal vivo saranno presenti le Sorelle Marinetti, Costantino della Gherardesca, Romina Falconi, Alessandro Fullin, Valeria Vaglio, Alessandro Cecchi Paone, l’Orchestra Maniscalchi e Regina Miami.
L’ingresso costa 10 euro ma ne vale almeno 100. E siccome tutti gli artisti suoneranno, canteranno e reciteranno completamente gratis, il grasso incasso della serata sarà utilizzato interamente per organizzare una campagna informativa sull’Aids nella nostra provincia. Perchè di Aids non se ne parla più ma uccide ancora.
Il tutto è patrocinato dal Comune di Bergamo ma non sarebbe mai stato realizzato senza la produzione della P-Nuts e la direzione artistica di Giorgio Bozzo. Grazie.
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novembre 16th, 2008 at 6:42 pm
Ritenete che chi è contagioso (d HIV) sia tenuto ad avvertire il proprio partner sessuale? Se non lo fa, ritenute che sia doveroso che qualcuno che lo sa avverta del pericolo quest’ultimo?
Vi domando questo perchè questa questione portò alla rottura tra me (fondatore della Lega Italiana Lotta all’Aids di Bergamo) con Vittorio Agnoletto (fondatore della LILA nazionale)
Fatemi sapere la vostra opinione
Grazie
novembre 17th, 2008 at 3:45 pm
Per una volta Pol.sco non fa polemica. Evviva!
Veniamo a noi: si, ritengo che chi è contagioso sia tenuto ad avvisare il partner, ma no, non ritengo che qualcunaltro sia legittimato a farlo al suo posto. I medici sono tenuti al segreto professionale. Chi ha l’Aids e non avverte il partner a mio avviso è da trattare alla stregua di un omicida. E questo, in linea di principio, non vale solo per chi ha l’Aids, ma anche per chi ha ad esempio l’epatite B o C. Vero è anche che se violare il segreto professionale può salvare una vita, la situazione si complica. però non è nemmeno pensabile di fare una lista delle persone sieropositive.
Personalmente mi è capitato di frequentare (amici) persone sieropositive che mi hanno avvertito della loro situaizone. Però stiamo parlando di persone che avevano già “metabolizzato” la cosa, che convivono con la malattia.
Per risolvere il tutto, rispettando la privacy di ognuno, il diritto di ciascuno di vivere senza essere discriminato e quello degli altri di continuare a vivere senza l’Aids in corpo, non restano che tre vie: l’astinenza (che è l’unica sicura) la monogamia dei partner (che è assai meno certa) o il preservativo. Spostiamo sugli individui la responsabilità della propria salute, visto che non possiamo obbligare gli altri ad essere responsabili nei nostri confronti.
Di Aids non si parla ma si continua a morire. Anche a Bergamo. Pol.sco, ci aiuti con la campagna di sensibilizzazione nella nostra benpensante e assai peggio razzolante città
?
novembre 17th, 2008 at 4:10 pm
Ritengo che una persona che ha contratto l’infezione e che sa di averla contratta abbia il dovere morale di avvertire il proprio partner.
Però devo fare una ammissione – assumendomi la responsabilità della cosa -: quando ho saputo che un mio caro amico aveva una relazione con un siero+ (di cui non conosceva la condizione) e che questi gli chiedeva di fare sesso non sicuro, ho provveduto ad avvertire il mio amico.
Ho fatto male? Non me lo sono mai chiesto.
novembre 17th, 2008 at 4:45 pm
secondo me la questione posta da pol sul piano relazionale può essere considerata a due livelli differenti: uno riguarda il tipo di “contratto”, più o meno esplicito, che le parti stipulano circa la trasparenza e la chiarezza dei rispettivi vissuti; l’altro livello attiene alla responsabilità per la tutela della salute del/la partner. ritengo quindi che x soddisfare il secondo punto, ovvero la salute altrui, in assenza di un accordo del tipo “dirsi sempre tutto”, sia sufficiente prendere tutte le precauzioni del caso, senza dover necessariamente dichiarare la propria sieropositività; altra cosa è la necessità di rispettare un patto (o un’esigenza personale) di chiarezza a qualunque livello, che se infranto o trasgredito può legittimare una rottura insanabile. ma ciò vale tanto per la sieropositività, quanto per la monogamia/non monogamia e tanti altri aspetti della relazione. buona settimana a tutt*
novembre 17th, 2008 at 6:52 pm
Ma se la tua compagna usa anticoncezionali femminili, come fai a spiegarle che d’ora in poi dovrete usare il preservativo se non le confessi di esser diventato sieropositivo?
E il segreto professionale è più importante che salvare una vita in pericolo?
novembre 17th, 2008 at 6:56 pm
Cara Eli, ne ho regalati di preservativi rinforzati, ho fondato la LILA, ho fatto nascere un gruppo di auto-aiuto per sieropositivi. E questo per anni.
Poi -devo confessarlo- sono scoppiato: avere a che fare con l’Aids per così tanto tempo, logora
Ora mi occupo di quelli che mi capitano come clienti, e non sono pochi, purtroppo
novembre 18th, 2008 at 12:10 am
Vista la mia condiozione (e visto lo stato della mia gente) sono da sempre in prima linea per la difesa della salute – in largo senso – delle persone che vivono in stato di minorità sociale e culturale. Soprattutto pensando a chi per guadagnare 4 soldi in più è disposta a fare sesso a cazzabubbolo.
Io mi inkazzo con ‘ste qua fuori di ogni misura: si infettano loro e infetteranno.ò Senza neanche saperlo.
Potenza della vita marginale.
Detto questo, io non credo ciò giustifichi il “diritto alla delazione”.
Le persone sono responsabili in quanto tali, ti puoi (e ti devi) inkazzare con loro; devi strizzare quei cazzi di cervelli fino a quando riescono (forse) a ragionare. DEVI metterti in gioco con ‘ste stronze. Devi (fino a che riesci a sopportare) Ma non puoi fare della delazione una politica.
Mi ci sono scontrata. E questa è la conclusione: la responsabilità individuale della persona non ha supplenza nella responsabilità collettiva.
Sembra una sentenza tragica (alla fine permetti che qualcuna morirà per il solo rispetto della privacy di qualcun altro), ma io credo che questo sia il giusto.
Non sono cattolica.
carla
novembre 18th, 2008 at 1:12 pm
Si vede!
novembre 18th, 2008 at 11:00 pm
si vede?
)
Bene, è ottima cosa
Spero che oltre a vedersi, si comprenda anche quanto ne sono orgogliosa della mia condizione e del mio sentire intellettuale…..
kiss again
carla
novembre 19th, 2008 at 12:46 pm
Si ma allora Pol.sco per una volta siamo d’accordo….non resta che quella come strada per risolvere la questione, cioè usare i preservativi, ed esigere nel caso delle donne che vengano usati. Perchè se è impossibile obbligare una persona ad essere responsabile per la salute altrui, è possibile essere in prima persona responsabili per la nostra, giusto?
Però allora mi spieghi perchè nessuno parla più di contagio? E’ finita l’Aids? O è solo finita la voglia di educare, informare e prevenire?
Spero di vederti il 10 Pol.sco, lo spero davvero. Ti cercherò in sala, e spero di trovarti. Perchè è giusto dare un segnale, anche a Bergamo, dove evidentemnte è ritenuto poco conveniente attirare l’attenzione su certi temi poco confacenti alla linda cittadina borghese e, fammelo passare, sempre bigotta.
novembre 19th, 2008 at 5:30 pm
Vienimi a trovare prima in studio, così mi saprai meglio riconoscere il 10
dicembre 1st, 2008 at 1:13 pm
queste iniziative dimostrano che nel nostro paese ci sono ancora persone sensibili alle tematiche sociali.
dicembre 1st, 2008 at 4:22 pm
[...] nel foyer del Teatro Gavazzeni di Seriate. Qui l’iniziativa si concluderà con lo spettacolo Io mi ricordo (qui su Facebook). Link correlati:Nessun link correlatoAggiungi su [...]
dicembre 10th, 2008 at 10:12 am
[...] sera lo spettacolo a Seriate nel Teatro Gavazzeni per ricordare che di Aids sono morte molte persone e che di Aids si [...]
agosto 9th, 2009 at 8:25 pm
questa è la discussione che cercavo…
arrivo un poco in ritardo a vedere le date degli altri post.
ma arriviamo al tema.
sono stato per tre anni e mezzo con una ragazza del mio paese sulla quale correva voce fosse nata sieropositiva… dopo il primo mese di dubbi gli chiesi direttamente se lo fosse davvero.
lei pianse per qualche giorno e mi disse che non era vero affatto.
dopo tre anni che ci frequentavamo con alti e bassi e dopo qualche mese di psicanalisi (sua) mi confessa la sua sieropositività.
ora ci siamo lasciati definitivamente da circa un mese e io mi trovo ancora in attesa di un test elisa che mi dia pace.
per il momento risulto negativo.
ho toccato l’inferno con mano.
non so se ne uscirò illeso da questa storia.
ma certo che avrei gradito un avvertimento da parte sua.
perchè secondo me l’aids non è una colpa
ma non avvisare il proprio partner lo è eccome.
e ai delatori… dico… grazie!
perchè non si parla solo per parlar male ma anche per salvare la vita di qualcuno.
il paese con le sue chiacchiere ti può dare noia, ma può salvarti la vita!