Parliamo di prostituzione con chi se ne intende (nr. 2)

Eccola, è on line. La puntata di Sorci Verdi dello scorso 8 ottobre. Insieme a me Marzia Gotti dell’associazione La Melarancia di Bergamo.
Si parla di prostituzione, donne obbligate a prostituirsi, spesso schiave, di strade e di appartamenti del sesso e del Progetto di Legge del Ministro Carfagna.

Link correlati:
- Parliamo di prostituzione con chi se ne intende
- On the Jail
- Bruni, una sicurezza. La trasmissione on line…
- Uomini che odiano le donne. Non solo a Taranto…
- A gambe larghe


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!


7 Responses to “Parliamo di prostituzione con chi se ne intende (nr. 2)”

  1. Pol.sco. Says:

    La trasmissione è stata totalmente unilaterale: è stato uno spot contro il disegno di legge e, conseguentemente, contro l’emananda ordinanza della Giunta di centrosinistra in città.
    Si dice: parliamone con chi se ne intende.
    Una piccola associazione bergamasca che contatta 5-600 prostitute l’anno sulle strade
    Bene: la più famosa e produttiva associazione nazionale, che fa lo stesso lavoro della Melarancia, ma con ben diversi numeri di contatti (migliaia e migliaia) e da molto ma molto più tempo è la Giovanni XXIII del purtroppo scomparso don Oreste Benzi. Tale associazione afferma esattamente il contrario di quanto ha affermato l’invitata di Saponaro ed è la vera ispiratrice del progetto di legge governativo: quindi, sanzioniamo clienti e prostitute per non tollerare che il mercimonio avvenga in luogo pubblico.
    Dove le ordinanze anticipatrici della legge nazionale sono già in vigore hanno raggiunto in pochissimo tempo gli obiettivi proposti: strade deserte e riappropriazione del nostro territorio.
    Il concetto è giusto: non potremo mai impedire totalmente che due (o +) persone scopino a pagamento ma almeno non permettiamo che lo facciano in luogo pubblico, che è di tutti e deve poter essere usufruito da tutti senza creare zone off limits.
    Una conseguenza sicura della legge è il crollo enorme della domanda: solo qualcuno in malafede può affermare che, chessò, tutti i clienti-camionisti (mi perdoni la categoria ma è quella considerata simbolo del sesso a pagamento sulla strada) consumeranno sesso prostituito in futuro ricorrendo all’alternativa in casa privata.
    Già trent’anni fa mi occupavo di documentazione sulla prostituzione in un centro studi sulla marginalità da me fondato (La Bottega La Strada): ho avuto modo di veder nascere l’associazione di tutela delle prostitute di Carla Corso. Nei decenni successivi ho assistito legalmente sia prostitute che sfruttatori e schiavisti, in particolar modo albanesi: in un certo periodo ero addirittura diventato punto di riferimento legale a Bergamo. Quindi un po’ me ne intendo anch’io.
    Sappiate che i magnaccia (che l’invitata di Saponaro non conosce minimamente) sono letteralmente disperati dall’avvento della nuova legislazione.
    Affermare con una tale disarmante semplificazione che dalla strada il racket si sposterà totalmente e con facilità nelle case private è dire la più grande castroneria che la fantasia può dettare per cercare di arrampicarsi sui vetri contro il principio del “Basta con la prostituzione in strada”
    Il controllo sociale del condominio in caso di lucciola in appartamento; la estrema facilità per le forze dell’ordine di tener d’occhio quella data abitazione dove si svolge il meretricio; l’impossibilità per le extracomunitarie clandestine di affittare ed abitare locali censiti al catasto o di protettori di andare e venire a ritirare soldi e controllare la propria schiava (come oggi fanno impunemente lungo le vie del sesso a pagamento ) sono alcuni degli elementi che indicano che ci sarà una vera svolta in questo campo.
    Ed il tutto senza nulla togliere alla battaglia quotidiana per recuperare straniere irregolari alla società civile ed alla guerra alle organizzazioni criminali italiane ed estere.

  2. eli Says:

    Allora Pol.sco, ti rispondo per punti che sennò qui ci si perde. Ti rispondo perchè mi sento chiamata in causa visto che presento io la trasmissione e ti rispondo a titolo strettamente personale, sia chiaro.

    “La trasmissione è stata totalmente unilaterale: è stato uno spot contro il disegno di legge e, conseguentemente, contro l’emananda ordinanza della Giunta di centrosinistra in città”
    R: la trasmissione è unilaterale nel senso che è pagata dai Verdi e quindi la sottoscritta (con il benestare dei Verdi) sceglie che taglio dare e su questa base chiama l’ospite. Non ho trovato ospiti “del settore” che difendessero la Carfagna.
    Cmq è approfondimento politico, non cronaca: sono 30 minuti in una settimana pagati per fronteggiare il bombardamento quotidiano in senso opposto. Tentiamo di creare un’alternativa alla propaganda politica monopolizzata dal centrodestra :-)
    La trasmissione ha evidenziato i limiti di un ddl che fa molta propaganda e, a quanto dice chi sulla strada ci sta, sortisce pochi effetti. Che poi ci possa stare di limitare certi spettacoli che a certi cittadini danno fastidio ok, ma questo spetta a mio avviso alle amministrazioni comunali. Un ddl dovrebbe affrontare il problema in maniera un minimo più strutturata, non ad uso e consumo dei giornalisti frettolosi che devono tirar fuori un titolo sensazionale da un provvedimento appena mediocre.

    “la più famosa e produttiva associazione nazionale, che fa lo stesso lavoro della Melarancia, ma con ben diversi numeri di contatti (migliaia e migliaia) e da molto ma molto più tempo è la Giovanni XXIII del purtroppo scomparso don Oreste Benzi”
    R: Quella di Don Benzi è l’unica associazione ad essere d’accordo. Tutte le altre, almeno 50, hanno scritto al Ministero con proposte per dare cercare davvero di stroncare il racket al di là delle uscite imbarazzanti della Ministra sulla mercificazione del corpo e compagnia.

    Non è vero che le ordinanza comunali hanno sortito questi effetti anche perchè le uniche di cui vedi gli effetti sono quelle antecedenti, quindi NON per prostituzione ma intralcio al traffico e dintorni. L’unico è Alemanno che io sappia ed è prestino per dire se ha fatto o meno effetto.

    Il crollo della domanda per le multe? Ma non scherziamo…tu pensi davvero che basti una multa per stroncare quella che è un’abitudine per molti, che fa girare un sacco di soldi dei racket secondo te un camionista come dici che ha deciso di farsi un giro con una prostituta ci rinuncia solo perchè gli danno (fooooorse) la multa? o farà una deviazione per andare a farsi le sue cose in appartamento?

    Ultimo: se davvero te ne intendi così tanto, mi spieghi perchè accidenti tu arrivi sempre a posteriori, invece che degnati di telefonare in diretta, o scrivere prima che così magari ti invitiamo? Potresti arricchire il nostro dibattito. te ne saremmo grati ed eviteremmo questi botta e risposta a pochi del blog, consentendo ai nostri telespettatori una visione meno “unilaterale” dei fatti.

  3. Pol.sco. Says:

    Carissima
    ribadisco punto per punto le mie considerazioni, assolutamente non smentite dalle tue considerazioni, un po’ troppo intrise di politica più che di dati
    Crollo domanda camionisti e compagnia: col cavolo che è semplice come fermarsi lungo un marciapiede durante una trasferta cercare e frequentare una casa d’appuntamenti.
    I dati ove l’ordinanza sindacale è stata già adottata mi danno ragione: strade deserte (guardati i reportage delle varie trasmissioni d’informazione): m’interessano più i dati di fatto che le tue previsioni sul comportamento dei puttanieri
    E, comunque, la legge ha il fine di far sparire la prostituzione dalle strade. Non ha altri fini.
    La legge proposta dal governo prevede condanne penali, non contravvenzioni amministrative: (sempre) col cavolo che al cliente la cosa non interesserà: non si tratterà, quindi, solo di pagare una cifra più o meno alta. Si tratterà di subire un processo e di vedersi sporcare la fedina penale, cose difficilmente nascondibili a mogli e fidanzate
    Io non ho visto la trasmissione di Marcello in tv: l’ho vista sul blog ed ho risposto immediatamente
    Quanti appartenenti alle organizzazioni criminali di tratta delle donne conosci? Mi sa molto meno di me che li assisto in Tribunale
    La trasmissione era uno spot antigovernativo: è un dato di fatto
    Che poi tu ce l’abbia col centrodestra, fatti tuoi; ti faccio solo notare che il Sindaco di sinstra di Bergamo ha annunciato anche lui l’ordinanza di divieto
    Marcello lo conosce bene, visto che gli offre la sua trasmissione una volta su quattro: poteva venire lui a controbattere o, almeno, mandare l’assessore alla sicurezza Guerini.
    Bombardamento mediatico?
    Ma per piacere!
    Anno Zero, Ballarò, Le invasioni barbariche, Report, Otto e mezzo, Matrix, Porta a porta, Tg3: non mi sembra che le opposizioni non abbiano la possibilità di dire la loro su questo e su tutti gli altri argomenti. Vedo che sei un po’ troppo intrisa di ideologia
    Mi spiace: pensavo tu fossi una volontaria di un’associazione

  4. eli Says:

    Guerini ha annunciato – per ora solo annunciato – l’ordinanza. Quindi quando sarà fatta ne parleremo anche con lui. Prima però vediamo se e come la farà…
    Detto questo continua a sfuggire il punto centrale: ovvero che affrontare con questo ddl Carfagna il fenomeno della prostituzione è utile solo a fare facile propaganda. e – secondo chi se ne intende, quindi chi ci lavora con le prostitute – pericoloso perchè rischia di “sommergere”, nascondere (certo, celare anche agli occhi degli infastiditi cittadini…) il fenomeno con gravi conseguenze per chi schiava è davvero.
    Se rendere difficile la vita ai puttanieri per scoraggiarne uno su tre di loro vuol dire aggravare la situazione di schiavitù delle donne “costrette” a prostituirsi, non ci sto. Non è su questo che si deve lavorare. Personalemnte credo che sarebbe stato più logico affrontare il problema dal dato di fatto: gli uomini vanno a puttane, molte donne sono costrette dal racket a prostituirsi perchè non hanno più documenti, sono minacciate etcetc., altre lo fanno per loro scelta. Bene, tagliamo le gambe al racket. Facciamo un ddl serio, mica una robina di due mesetti di lavoro, confrontiamoci con le associazioni (tutte, non solo quella di don Benzi) e pensiamo a che fare. Vuoi la mia opinione? Legalizziamo la prostituzione. Come? Non lo so, perchè il mio lavoro non è mettere a punto leggi nazionali. Troviamo il modo di garantire la sicurezza delle donne che “scelgono” di prostituirsi, tagliamo fuori papponi e sfuttatori, lasciamo liberi (sigh!) gli uomini di andare a puttane. Si chiama incontro tra domanda e offerta, facciamo che sia un “mercato” legale, e non un mercato nero. Pensare che un uomo non chieda più sesso a pagamento solo perchè rischia multa e processo è ridicolo. Forse (ma non pare cmq che sia così) lo faranno in meno, ma il prezzo che le schiave del racket dovranno pagare sarà troppo alto.
    Su ideologia e centrodestra glisso, perchè non mi sembrano agomenti utili al momento.

  5. Pol.sco. Says:

    Non interessa come farà l’ordinanza il sindaco di sinistra Roberto Bruni
    Ha affermato il principio: no alle prostitute ed ai clienti di prostitute sul nostro territorio pubblico
    E’ la stessa filosofia delle altre ordinanze sindacali e del progetto di legge del Governo democraticamente eletto
    Del resto anche la legge nazionale non si sa ancora se verrà approvata ed in che termini dopo il vaglio parlamentare
    E quindi, seguendo il tuo ragionamento, perchè parlarne?

    La normativa contro le prostitute ed i clienti in luogo pubblico ha il fine di far sparire il mercimonio dalle strade: perchè dovrebbe esserci il concerto con le associazioni che si occupano di prostitute? Se mai ci si dovrà confrontare con i cittadini stufi del mercato della carne davanti alle loro finestre. Loro sono quelli da tutelare con questa legge. Non è infatti una legge che si propone di aiutare le prostitute a continuare a prostituirsi.
    La tua associazione rimarrà senza poter raggiungere il proprio scopo? Riconvertitevi.

    La stragrande maggioranza delle meretrici è schiava e clandestina, quindi deve essere rimpatriata, come prescrive la legge
    I clienti che comprano il corpo e la dignità della donna devono essere osteggiati: e ciò accadrà rendendo sempre meno comoda la compravendita di esseri umani
    Le organizzazioni criminali devono essere combattute: con la legge si farà terra bruciata. Se infatti fosse indifferente per gli schiavisti il luogo ove far svolgere il mestiere alle loro schiave, avrebbero già previamente optato spontaneamente per le case di appuntamenti. Questo non avviene. Ergo la legge favorisce il crollo della domanda, la fine della schiavitù per molte donne, il rimpatrio delle (e degli) irregolari, inaridire la possibilità per i delinquenti delle situazioni che permettono il loro arricchimento.

    Voi non vi ponete il problema dei cittadini onesti che vogliono vivere in santa pace: il governo nato dalle elezioni popolari sì.
    Voi non vi ponete il problema del rimpatrio dei clandestini: il governo nato dalle elezioni popolari sì

    La legge non si pone il problema di legalizzare il meretricio, ma di combatterlo, aiutando chi smette di prostituirsi a rifarsi una vita dignitosa e libera.
    Non dovrebbe essere anche il vostro scopo?

  6. GASPARE SERRA Says:

    SALVE,

    SONO GASPARE SERRA (STUDENTE DELLA FACOLTA’ DI GIURISPRUDENZA DI PALERMO) E VI SCRIVO PER PORRE ALLA VOSTRA ATTENZIONE IL TEMA DELLA RIFORMA DELLA LEGGE MERLIN PROPOSTA CON D.D.L. DAL GOVERNO.
    A TAL FINE, NELLA SPERANZA CHE SIA DI VOSTRO INTERESSE, VI PROPONGO LA LETTURA DI UNA ANALISI DELLE CRITICHE AL D.D.L. CARFAGNA E PERSONALI PROPOSTE ALTERNATIVE PER AFFRONTARE TALE PROBLEMA SOCIALE.
    IN CASO CONTRARIO, MI SCUSO ANTICIPATAMENTE PER IL DISTURBO ARRECATO.
    (L’ARTICOLO CHE SEGUE E’ UNA SINTESI, LA CUI VERSIONE COMPLETA E’ CONSULTABILE SUL BLOG: http://spaziolibero.blogattivo.com).

    CORDIALI SALUTI.
    GASPARE SERRA
    ——————————————————————————————————————————————
    LE CRITICHE AL “PROGETTO CARFAGNA”:
    1) Per il ministro Carfagna “è giusto proibire la prostituzione non perché siamo moralisti, ma perché fino ad oggi l’Italia è stata terra di conquista per il racket”. Non si può non essere d’accordo sulla necessità di combattere il racket della prostituzione, ma siamo davvero sicuri che costringere, di fatto, le prostitute ad esercitare clandestinamente la loro professione tra le mura domestiche sia un modo efficace e concreto di combattere questo racket? Da cosa si ricava la sicurezza che le donne che si riducono a prostituirsi saranno più libere e sicure semplicemente esercitando nel privato e nell’ombra?
    2) Secondo il ministro per le Pari opportunità, la prostituzione è “un fenomeno vergognoso che spesso è connesso alla riduzione in schiavitù, all’uso e all’abuso dei minori, che a volte sfocia anche in fenomeni di violenza come lo stupro, tutti fenomeni strettamente collegati alla prostituzione in strada”. D’accordissimo sulla denuncia del ministro, ma in base a quale dato si può sostenere -come dichiarato dallo stesso- che il d.d.l. presentato sia “uno schiaffo durissimo per togliere linfa al mercato della prostituzione”? Il provvedimento in discussione in Parlamento non vieta la prostituzione “tout cort” -d’accordo o meno che si possa essere- ma si limita a costringere le donne che vendono il proprio corpo a continuare a farlo in luogo privato. Il mercato della prostituzione non sarà affatto abbattuto da una simile riforma ma, al massimo, sarà semplicemente costrette a riorganizzarsi prevalentemente “al chiuso”!
    3) Il d.d.l. non regolamenta la prostituzione negli appartamenti né prevede il ritorno delle “case del piacere” (abolite dalla legge Merlin nel ’58). Secondo il ministro Carfagna, infatti, “le case chiuse legittimerebbero la prostituzione, il nostro ddl è invece punitivo. Non la regolamenta ma la contrasta duramente (…) Come donna, le case chiuse mi fanno rabbrividire…”. E’ però altrettanto vero che poca chiarezza il provvedimento fa sulla situazione in cui si troverà chi, come nulla fosse, continuerà (dopo l’approvazione del d.d.l.) a prostituirsi ma in casa o in luoghi chiusi!

    Vietare la prostituzione in strada (sostengono in una nota congiunta le associazoni Asgi, Gruppo Abele, On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, Dedalus, Save the Children) spingerebbe le donne verso il sommerso degli appartamenti, dove chi è sfruttato lo sarà ancora di più, invisibile per forze dell’ordine e operatori sociali: “Dinanzi all’allarme e al disagio che diversi cittadini manifestano nei confronti della prostituzione non ci sono scorciatoie: occorre tenere insieme la tutela dei diritti delle vittime di sfruttamento sessuale, il sostegno all’inclusione sociale per chi si prostituisce e vorrebbe una alternativa, il contrasto delle organizzazioni criminali, le esigenze di sicurezza”.
    Il problema della prostituzione intreccia diverse problematiche: non tanto e non solo la tutela dell’ordine pubblico e del buon costume (non può ridursi, infatti, ad un problema di mera “pulizia delle strade”!) ma anche (ed in primis) della dignità, salute e sicurezza di chi si prostituisce e di chi frequenta il mondo della prostituzione.
    Il difetto più vistoso della legislazione italiana in materia di prostituzione (accentuato dalla proposta Carfagna) è la mancanza di chiarezza su come affrontare i problemi connessi, il carattere ibrido della normativa in materia, la mancanza di concretezza delle politiche sul tema (intrise di mera ideologia e moralismo).

    LA “REGOLAMENTAZIONE” DELLA PROSTITUZIONE: L’UNICA ALTERNATIVA POSSIBILE!
    Risposte serie ad un’emergenza sociale quale quella in analisi non potranno, a mio avviso, mai attendersi finché le forze politiche non la smetteranno di affrontare il problema partendo da preconcetti ideologici e vittime dei condizionamenti della Cei.
    Risposte concrete non potranno mai aversi sinché non si partirà da un presupposto innegabile: il fallimento delle politiche “proibizioniste”. L’unica strada percorribile ed alternativa alla ingovernabilità attuale del fenomeno della prostituzione è quella di una “parziale” legalizzazione o liberalizzazione di tale professione attraverso la sua regolamentazione. Per comprendere il perché di questo occorre un ragionamento più complessivo.

    PRIMO PUNTO:
    Perche non consentire la prostituzione come libera scelta di ogni cittadino, uomo o donna, di concedere prestazioni sessuali a fini di lucro?
    La prostituzione è una attività immorale, contraria al sentire comune. Pur condividendo un giudizio di condanna morale del fenomeno in sé, occorre non dimenticare che il legislatore non è chiamato ad esprimere giudizi morali nell’esercizio della sua funzione di legislazione e “dovrebbe” sempre mantenere -nell’affrontare ogni questione, specie se eticamente sensibile- un approccio il più possibile laico, obiettivo, rispettoso delle diversità di opinioni e delle minoranze. Per questo la condanna morale nei confronti di chi si prostituisce non è un argomento da solo sufficiente a giustificare un divieto di legge, una legislazione proibizionista che vieti “tout court” l’esercizio di tale attività e limiti pesantemente la libertà di espressione sessuale di ogni persona. Prostituirsi sarà un peccato per la Chiesa, sarà una condotta immorale per la generalità dei cittadini, ma non per questo può divenire una condotta illecita né tantomeno un reato! Vendere il proprio corpo rientra -dispiaccia o meno- tra le libertà personali garantite dalla Costituzione (si veda l’art. 13), che meritano rispetto e tutela nei limiti in cui:
    a- sono frutto di una scelta “libera e consapevole” di chi (raggiunta la maggiore età) sceglie di prostituirsi
    b- e non incidono minimamente sulle pari libertà e sui diritti degli altri.
    Non si può non riconoscere con obiettività che a prostituirsi oggi non sono soltanto soggetti deboli, sfruttati e costretti a vendersi (che vanno aiutati ad uscire dal racket e dalla schiavitù di cui sono vittime!) bensì anche persone che scelgono la strada (o le “suite” d’alto borgo!) come facile scorciatoia per vivere (in luogo di lavorare normalmente e subire altre forme di sfruttamento nel mercato del lavoro) o semplicemente per fare soldi facili. La prostituzione per alcuni è certamente un modo per emanciparsi economicamente!
    Come si può immaginare, di fronte a questo, che un semplice divieto di legge (per di più in un Paese, come l’Italia, in cui la legalità non è un valore che gode di alta considerazione!) risolva un male sociale e morale millenario, abbatta un fenomeno antichissimo e che non ha mai attraversato crisi?! E’ pura follia! Come è mera ipocrisia far credere il contrario!
    La politica proibizionista, negli fatti, è servita solo a favorire lo sfruttamento della prostituzione e l’attivismo di “magnaccia” senza scrupoli che hanno vita facile ad approfittare della clandestinità in cui migliaia di donne operano, della realtà sommersa in cui sono costrette a vivere senza diritti e tutele. Proibire “tout court” la prostituzione non è affatto un deterrente per chi sceglie di prostituirsi e, soprattutto, non impaurisce affatto gli sfruttatori, che anzi hanno vita più facile nell’approfittarsi di donne “invisibili”, perciò più sole e indifese. “Reprimere” significa solo “nascondere” il fenomeno, farlo sprofondare nella clandestinità, rendendo più difficile qualsiasi intervento di prevenzione ed aumentando enormemente lo sfruttamento.
    La libertà di praticare la prostituzione rientra nella libertà di disporre del proprio corpo, è un diritto riconosciuto anche dalla nostra Costituzione (art. 13): “La libertà personale è inviolabile”. Ognuno deve avere la libertà di esprimere la propria sessualità anche attraverso prestazioni a pagamento del proprio corpo, purché, naturalmente, si tratti di persone
    maggiorenni e consenzienti. Ogni individuo è libero di manifestare la propria libertà nel modo che ritiene più giusto, a patto di non recare danno alla libertà altrui. Questa libertà si deve manifestare senza controlli da parte di alcuno e senza dimenticare che ciascuno di noi ha pieno diritto al rispetto e alla considerazione altrui indipendentemente dalla lingua, dalla religione… e dal modo di esprimere la sua sessualità.

    SECONDO:
    Perché non consentire l’esercizio della prostituzione all’interno di case d’appuntamento autorizzate, possibilmente favorendo la nascita di cooperative tra donne, col doppio risultato di eliminare la prostituzione dalle strade e tutelare la salute e dignità delle donne che la esercitano?
    Se si riconoscesse la prostituzione come una “professione legale”, si potrebbe regolamentare quest’ultima e sottoporla a restrizioni come per qualsiasi altra attività. Tassare le prostitute professioniste, imponendo delle autocertificazioni di reddito presunto (controllato poi periodicamente dagli enti statali competenti in base al tenore di vita effettivo), avrebbe l’effetto di fare emergere tali donne dal mondo clandestino in cui sono attualmente relegate e di farle uscire dall’emarginazione sociale. Regolamentare la loro attività, poi, consentirebbe loro, ad esempio, la possibilità di stipulare contratti assicurativi con compagnie private, al fine di ottenere una pensione. Prevedere una autorizzazione pubblica per lo svolgimento della professione consentirebbe, poi, di valutare la sostenibilità sociale dell’apertura di una “casa chiusa” in un determinato quartiere e di controllare il mantenimento di condizioni igienico-sanitarie sicure. La libera professione dovrebbe quindi essere svolta in ambienti propriamente ad essa adibiti, dove andranno seguite specifiche norme igienico-sanitarie (pulizia dei locali, uso dei profilattici, visite periodiche e certificati sanitari, test HIV, sia per gli/le operatori/operatrici del settore che per i clienti). Le case chiuse saranno pure abominevoli però occorre riconoscere che sono un luogo più sicuro e più civile della strada per prostituirsi!
    Esistono donne che scelgono di prostituirsi come male minore. Guardando il fenomeno con realismo e ponendosi il problema della loro vulnerabilità e sicurezza, sarebbe ragionevole favorire la nascita di “libere case autogestite” (una sorta di “cooperative del sesso”) che renderebbe le donne, unite, più forti e capaci di resistere alle pressioni della criminalità. Ciò dovrebbe contribuire, in primis, a debellare l’organizzazione e la gestione malavitosa e criminale del commercio del sesso, diventando quest’ultimo libero ed indipendente da ogni tipo di sfruttamento. Chiunque opererà in questo mercato sarà libero di negoziare direttamente con il cliente le condizioni delle prestazioni ed il compenso.
    Ciò aiuterebbe a togliere molte persone dalla strada, mettendole al riparo dalla violenza e dal freddo.
    Personalmente, poi, non ritengo lesivo della dignità di chi si prostituisce per libera volontà prevedere forme di registrazione di chi si prostituisce (oltre che delle case chiuse esistenti), a tutela delle stesse donne: questo è l’unico modo per consentire un ottimale controllo statale del reale stato di libertà in cui le donne operano.
    L’idea di fondo, quindi, dovrebbe essere quella di rendere l’esercizio della prostituzione un’attività libera ed indipendente, ma da svolgersi in determinati luoghi, con specifiche caratteristiche di sicurezza, mettendo ordine e controllo in tale mercato, rispettando allo stesso tempo la libertà di chi si prostituisce e la sensibilità di molti cittadini. Ciò dovrebbe comportare una modifica della legge Merlin nella parte in cui considera “favoreggiamento” l’affitto da parte di privati dei locali sopraccitati ed “adescamento o sfruttamento” la frequentazione di questi ambienti da parte dei clienti, a meno che chi esercita la prostituzione non sia registrato oppure sia minorenne.

    TERZO:
    Perché non affiancare, alla legalizzazione della prostituzione, piani di reinserimento sociale ed aiuto assistenziale per coloro costrette sui marciapiedi solo per necessità economica, ma che vorrebbero cambiar vita? Perché non offrire un permesso di soggiorno sicuro per le donne extracomunitarie che decidono di denunciare i loro sfruttatori?
    Molto più dei divieti, sarebbe necessario avviare politiche sociali (quasi del tutto assenti in Italia) volte a migliorare la condizione della donna e a far sì che per nessuna persona la strada della prostituzione, pur se accessibile, divenga l’unica opportunità per vivere, l’unica alternativa all’emarginazione economica (a tal proposito, si propone la lettura dell’articolo su “La difficile condizione d’esser donna”, pubblicato su: http://spaziolibero.blogattivo.com ).
    I veri responsabili della prostituzione non sono individuabili solo nei clienti (che mai, purtroppo, mancheranno) ma soprattutto nella povertà, nella miseria, nelle situazioni di disagio e di mancanza di valori. Per contrastare la “libera prostituzione” (cioè volontariamente scelta) le politiche di ordine pubblico e di sicurezza non approderanno mai a risultati. Ovviamente c’è una ragione (tra le tante) di tale “miopia” del legislatore, che lo spinge a pulirsi la coscienza semplicemente vietando la prostituzione: un divieto penale non costa nulla (specie quando, passando dalla carta alla strada, è destinato a rimanere inattuato), le politiche di sostegno economico e morale alle fasce più disagiate della Società, invece, hanno costi elevati che nessuno è disposto a sostenere!

    QUARTO:
    Perché, piuttosto che criminalizzare le donne, non puntare ogni sforzo per avviare una campagna culturale e di educazione che contribuisca, in generale, a rendere la Società in cui viviamo -per molti aspetti- migliore di come si presenta oggi?
    Condurre crociate contro la prostituzione in una Società che giornalmente, tramite tv e mass media, mercifica il valore della donna, propone modelli culturali aberranti e istiga ad una visione morbosa del sesso nei giovani è ipocrita e puramente ideologico!
    Vendere il proprio corpo è cosa grave, non solo per la morale comune ma anche per i rischi che ne riceve la salute e soprattutto la dignità della personale. Concedersi a pagamento perché altri facciano del proprio corpo quello che vogliono è mostruoso! E’ difficile, però, condannare credibilmente il fenomeno -specie agli occhi dei giovani- quando i messaggi che la Società trasmette loro sono che viviamo in un mondo di pura immagine, in cui apparire è tutto ed ogni compromesso è lecito per avere successo o far carriera!
    L’atto sessuale dovrebbe essere compiuto solo per amore: svilirlo con l’offerta di denaro rende l’uomo più simile ad un animale ed il rapporto in sé un rapporto senz’anima, senza emozioni, intriso della più grezza sessualità! Ma come è possibile educare i giovani ad un rapporto non traumatico o esagitato col sesso se, in famiglia o nelle scuole, il sesso continua ad essere un tabù? Per questo l’educazione alla sessualità dovrebbe normalmente comparire nei piani di studio scolatici fin dalla più tenera età.

    QUINTO:
    L’obiettivo indiscutibile su cui si dovrebbe focalizzare il legislatore dovrebbe essere univoco e ben identificabile: vietare ogni forma di prostituzione quando questa:
    a) lede le libertà e/o i diritti degli altri
    b) lede i diritti dell’infanzia
    c) oppure non è frutto di una scelta “libera e consapevole” della donna bensì conseguenza di sfruttamento.

    In primo luogo, la prostituzione, come ogni libertà, va incontro a dei limiti costituiti dalle pari libertà degli altri. Per tal ragione, in nessun caso dovrebbero ammettersi forse di prostituzione, ad esempio, lesive dell’ordine pubblico o del buon costume.
    I marciapiedi delle nostre città, invece, sono pieni la notte di donne (in specie straniere: nigeriane, cinesi, russe, ucraine, slovene, albanesi…) che senza pudori mettono in vetrina il proprio corpo ed adescano i clienti. Questo non é certo uno spettacolo che può riempire d’orgoglio un paese civile e, soprattutto, non è rispettoso della gente che vive in questi quartieri, costretta a rinchiudersi in casa per non assistere a spettacoli osceni e ad aver paura per gli esempi dinanzi agli occhi dei propri figli.
    Non è gretto moralismo ma semplicemente il legittimo interesse a vivere in un ambiente sano, civile e vivibile, a misura di ogni persona (anche, non dimentichiamo, dei bambini). Per questo la prostituzione in strada (in luogo pubblico o aperto al pubblico) non andrebbe tollerata bensì espressamente vietata (in tal senso, è condivisibile il d.d.l. Carfagna, il quale, però, risulta ipocrita nel momento in cui non ha il coraggio di regolamentare la prostituzione “indoor” e di affrontare il problema realisticamente ed a 360 gradi).
    L’unica strada per rendere efficace il divieto di prostituzione in pubblico, allora, non è tanto colpire le donne bensì perseguire i clienti, che alimentano tale mercato sessuale (e spesso arricchiscono gli sfruttatori): paventare il pubblico scandalo è l’unico deterrente possibile per gli uomini!
    Non si tratta di “ghettizzare” il fenomeno (come avvenuto in epoca fascista e come si rischia col d.d.l. Carfagna), dovendosi contestualmente legalizzare e regolamentare la prostituzione a tutela delle donne.
    Il vero problema, dunque, non è la libera prostituzione in sé (essendo ognuno libero di scegliere come condurre la propria vita) bensì quando l’esercizio della professione intacca i diritti e le libertà altrui.

    SESTO:
    In secondo luogo, la libertà di prostituirsi non può essere intesa in termini “assoluti” anche e soprattutto con riferimento all’età di chi si prostituisce: a nessun minorenne può essere riconosciuto il diritto di vendere il proprio corpo, anche quando si configura come una scelta “più o meno” libera! Il problema, poi, diviene dramma se si fa riferimento ai minori costretti a prostituirsi e sfruttati, spesso ad opera delle stesse famiglie, senza alcuna umanità!
    In questi casi si è in presenza di puri e semplici “crimini contro l’umanità”, per i quali la severità della repressiva penale dovrebbe essere massima stante le tragiche conseguenze psico-fisiche che le vittime pagheranno sulla loro pelle per il resto della loro vita!

    SETTIMO:
    In terzo luogo, il dramma della prostituzione si rivela anche in riferimento al racket della prostituzione, allo sfruttamento di giovani donne (specie straniere) da parte di organizzazioni criminali, a scopo esclusivo di lucro; spesso donne dell’est europeo o del nord Africa, ingannate da uomini senza scrupoli che si spacciano per loro benefattori promettendo una nuova vita nel ricco Occidente.
    Le stesse considerazioni fatte in relazione alla realtà della pedofilia valgono in tale contesto, essendo lo sfruttamento sessuale della donna da parte dell’uomo, in quanto soggetto debole, parimenti da annoverare tra i “crimini contro l’umanità”!
    Perché, ad esempio, non punire in modo esemplare gli sfruttatori equiparando lo “sfruttamento della prostituzione” al “sequestro di persona”, così da garantire pene severe per chiunque abusa di una donna, la usa a fini di lucro e ne limita la liberta?

    Gaspare Serra
    (http://spaziolibero.blogattivo.com )

  7. Franco Says:

    La solita pappagallesca notizia che si sente spesso di: “Tutte le prostitute da strada sono schiave” è falsa! Osservate il seguente sito internet: http://jonathanx.altervista.org Qui troverete tutte le affermazioni rilasciate da serie organizzazioni come il CENSIS ed il PARSEC. Quest’ultime affermano che non più del 20% delle prostitute sul territorio italiano è ridotto in schiavitù. Il vice capo della Polizia durante una trasmissione di Matrix su Canale 5 ha affermato che ultimamente questa percentuale è scesa al 10%. La non prevalenza della costrizione è stata riaffermata anche dall’Osservatorio sulla Prostituzione del Ministero dell’Interno, composto da molte tra le più reputate organizzazioni di assistenza.
    Posso portare anche una mia testimonianza. In effetti, io vedo sulle pubbliche vie queste donne al lavoro con un “Telefonino” in mano ed addirittura, in numero sempre crescente, le stesse persone automunite con vettura dotata di targa del rispettivo Paese di provenienza. Voglio ricordare che con il cellulare è sempre possibile chiamare il 112/113, anche con il traffico limitato e/o con la tastiera bloccata. Quindi se io fossi uno che costringesse queste donne a svolgere questo lavoro, non doterei affatto esse di tale apparecchio.
    In più, non ho mai notato sulla strada la ragazzina con la faccia da quattordicenne. Si vede benissimo in quest’ultima occasione che la donna non ha diciotto anni d’età.
    Inoltre, oserei sollevare un quesito molto strano. Perché le ragazze semplici italiane sono indenni da schiavitù sia dentro l’Italia, sia verso l’estero? Avremmo dovuto sentir parlare di ciò ed anche spesso, poiché queste persone nel nostro Paese non possono essere clandestine e quindi rimpatriabili con conseguenti mancati guadagni!
    Possibile che se le donne hanno il passaporto sequestrato, non possono denunciare nulla? Ciò vuol dire che se uno straniero smarrisce il detto documento, nel nostro Stato diventa un clandestino?????
    Comunque, devo dire che la schiavitù esiste nella prostituzione, come esiste in tutti i mestieri.
    I clienti delle prostitute non vogliono essere, salvo qualche raro caso, dei violentatori o schiavizzatori. Non cercano la donna costretta a prostituirsi. Se disgraziatamente si accorgessero di essere stati tali di una schiava, facilmente si offrirebbero per aiutarla in qualsiasi modo possibile. Molte, in effetti, sono libere grazie anche ai propri clienti. CHI AMA LA PROSTITUZIONE ODIA LA SUA SCHIAVITU’.
    Non pensiate che il proibizionismo risolva il problema suddetto. In effetti tale politica repressiva manderà il fenomeno nel sommerso, dove chi eserciterà tale mestiere o se ne vorrà avvalere, verrà spinto ad entrare in luoghi protetti e nascosti e per stare in detti posti queste persone pagheranno molti più soldi di quelli che danno tuttora. Tutto questo significherà un maggiore vantaggio per gli introiti della criminalità organizzata. Un proverbio dice: “Il proibizionismo è l’acqua del pesce Mafia”.

Leave a Reply