Il vento di destra e il banano delle Samoa

13 ottobre 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in politica | 97 visite.

Grazie a uno scambio di commenti tra Quotidianità di un libertario e Marta leggo per la prima volta quest’analisi del voto romano che mi ero perso. Un capolavoro. Grazie a Stefano Disegni. Ma grazie davvero.


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11 Responses to “Il vento di destra e il banano delle Samoa”

  1. Marta Meo Says:

    Mi chiedo come tu sia potuto sopravvivere da aprile ad oggi. Davvero. :-) Marta

  2. marcello saponaro Says:

    Con il cioccolato fondente… :-D

  3. Pol.sco. Says:

    Stupenda
    Riporto anche il commento -non mio- trovato sul blog di Marta
    “Perfetta! E’ in questi casi che uno invoca la giustizia dei trecentomila bergamaschi… un’orda di magut li sommergerà.
    Viva i barbari!”

  4. Marta Meo Says:

    sai che io coltivo un mio affezionato gruppetto che dire territorialista è dir poco… Marta

  5. Marco Cimmino Says:

    Lo sai, Marcello, che la terrazza della striscia di Disegni assomiglia moltissimo a quella del palazzo delle “Generali”, in piazza Venezia? Indovina a chi appartiene. E indovina a chi l’hanno affittato. Sono sicuro che ti faresti una bella risata…

  6. Marcello Saponaro Says:

    racconta… racconta… :-)

  7. Marco Cimmino Says:

    Anni fa, ricevetti un premiuccio giornalistico: poca roba, ma per me, topo di campagna, fu l’occasione di passare un pomeriggio in mezzo ai vipponi della capitale. La consegna avvenne nella fondazione “Civita” (almeno mi pare che il nome fosse quello), alloggiata in quell’appartamentino con vista sui Fori Imperiali di cui dicevamo (400 m2, guardie private e telecamere: sciccoso oltremodo: per tacere della terrazza…). Consegnava il premio un esponente di primo piano della destra italiana. La fondazione, invece, faceva a capo a….Rutelli! O, meglio alla di lui signora, che percepiva regolare affitto per i locali, chiunque fosse l’utente. In quell’ambientino di duri e puri, da reduci di Salò, questo compromesso storico mi sembrò piuttosto divertente: fasci a gogo in casa Rutelli! Oggi, con quel che ho visto, la cosa non mi stupirebbe affatto: allora, però, mi era sembrata, come dire, pittoresca. Eh, ne avrei di aneddoti…anche sui La Russa…magari, una volta, ci beviamo un caffè e ti racconto!;-)

  8. stefano Says:

    LEGGETE CON ATTENZIONE VOI DI SINISTRA
    Mio padre era un commesso di macelleria. Soldi a casa nostra ne giravano pochi. Ho fatto delle buone scuole elementari: l’edificio scolastico era ottimo (lo aveva fatto il duce) ed i maestri anche (a quei tempi ce ne era uno solo e funzionava alla grande). Alle medie qualche problema: un insegnante cattolico che parlava dei santi e non del latino ed una scuola ricavata in un palazzo di abitazione: la palestra era un garage ed ogni tanto qualcuno giocando a pallavolo si spaccava la testa contro qualche pilastro; però avevamo una bella antologia “rossa” che ci spiegava come vivessimo nella migliore delle repubbliche, mica come quei poveracci degli americani.
    Poi al liceo. Un bell’edificio (ma peccato che anche quello risalisse al ventennio). Quanto allo studio era continuamente disturbato dagli scioperi dei fichetti rossi, che si stavano costruendo un futuro politico e professionale, ma per fortuna c’erano quelli di destra che ogni tanto spaccavano loro la testa: un sistema violento, ma che ha permesso ad un ragazzo proletario come me di studiare.
    Sono entrato in banca e non ho fatto una gran carriera. La mia banca era diretta da un noto comunista che mandava avanti solamente i figli di papà; per chi non era nato nell’aristocrazia catto-comunista c’erano solo posti in ultima fila, a fare da maggiordomi ai rampolli dell’aristocrazia ed alle loro bocchinare (sapeste quante ne ho conosciute, ma stranamente delle puttane catto-comuniste la sabina guzzanti mica ne parla).
    I fichetti rossi intanto, grazie agli scioperi politici di un tempo, hanno un’ottima posizione e guadagnano palate di milioni presi dalle mie tasse.
    A me lasciano gli zingari che tempo fa sono entrati nella macchina lasciata al parcheggio del treno che prendo la mattina e non so perché lo abbiano fatto, considerato che è un vecchio catorcio. Poi gli zingari salgono sul treno e tutti -me compreso- si spostano dall’altra parte della carrozza perché il loro tanfo è insopportabile. Ma nessuno fiata anche perché è facile beccarsi un’accusa di razzismo da un politico-fichetto catto-comunista che pontifica dalla sua villa di Capalbio (a proposito, ma come mai di zingari a Capalbio non ce ne sono? Sarebbero così decorativi sotto la villa di qualche marchesa comunista o vicino la sede di Poteve Opevaio).
    Conclusioni: Trovo la striscia di Disegni una delle cose più intelligenti lette in vita mia.
    Quanto alla sinistra, si meraviglia ancora del fatto che i ceti popolari le hanno voltato le spalle?
    Due parole su Berlusconi: non vi lamentate di lui; il giorno che sparirà potrebbe essere sostituito da qualcuno come me che non racconterebbe barzellette, ma si divertirebbe a staccare teste.

  9. martameo » All’ombra del banano delle Samoa Says:

    [...] del banano delle Samoa che è diventato oramai il vero albero (altro che quercia e ulivo) della sinistra italiana si [...]

  10. Sidhu Says:

    Fantastic post, can I link to this from my blog?

    thanks…

  11. Cribbio Says:

    Toh, riecco puzza di fasci

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