Il vento di destra e il banano delle Samoa
13 ottobre 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in politica | 97 visite.Grazie a uno scambio di commenti tra Quotidianità di un libertario e Marta leggo per la prima volta quest’analisi del voto romano che mi ero perso. Un capolavoro. Grazie a Stefano Disegni. Ma grazie davvero.


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ottobre 13th, 2008 at 7:21 pm
Mi chiedo come tu sia potuto sopravvivere da aprile ad oggi. Davvero.
Marta
ottobre 13th, 2008 at 7:35 pm
Con il cioccolato fondente…
ottobre 14th, 2008 at 10:22 am
Stupenda
Riporto anche il commento -non mio- trovato sul blog di Marta
“Perfetta! E’ in questi casi che uno invoca la giustizia dei trecentomila bergamaschi… un’orda di magut li sommergerà.
Viva i barbari!”
ottobre 14th, 2008 at 10:29 am
sai che io coltivo un mio affezionato gruppetto che dire territorialista è dir poco… Marta
ottobre 16th, 2008 at 3:07 pm
Lo sai, Marcello, che la terrazza della striscia di Disegni assomiglia moltissimo a quella del palazzo delle “Generali”, in piazza Venezia? Indovina a chi appartiene. E indovina a chi l’hanno affittato. Sono sicuro che ti faresti una bella risata…
ottobre 16th, 2008 at 3:29 pm
racconta… racconta…
ottobre 16th, 2008 at 3:49 pm
Anni fa, ricevetti un premiuccio giornalistico: poca roba, ma per me, topo di campagna, fu l’occasione di passare un pomeriggio in mezzo ai vipponi della capitale. La consegna avvenne nella fondazione “Civita” (almeno mi pare che il nome fosse quello), alloggiata in quell’appartamentino con vista sui Fori Imperiali di cui dicevamo (400 m2, guardie private e telecamere: sciccoso oltremodo: per tacere della terrazza…). Consegnava il premio un esponente di primo piano della destra italiana. La fondazione, invece, faceva a capo a….Rutelli! O, meglio alla di lui signora, che percepiva regolare affitto per i locali, chiunque fosse l’utente. In quell’ambientino di duri e puri, da reduci di Salò, questo compromesso storico mi sembrò piuttosto divertente: fasci a gogo in casa Rutelli! Oggi, con quel che ho visto, la cosa non mi stupirebbe affatto: allora, però, mi era sembrata, come dire, pittoresca. Eh, ne avrei di aneddoti…anche sui La Russa…magari, una volta, ci beviamo un caffè e ti racconto!;-)
dicembre 3rd, 2008 at 10:51 am
LEGGETE CON ATTENZIONE VOI DI SINISTRA
Mio padre era un commesso di macelleria. Soldi a casa nostra ne giravano pochi. Ho fatto delle buone scuole elementari: l’edificio scolastico era ottimo (lo aveva fatto il duce) ed i maestri anche (a quei tempi ce ne era uno solo e funzionava alla grande). Alle medie qualche problema: un insegnante cattolico che parlava dei santi e non del latino ed una scuola ricavata in un palazzo di abitazione: la palestra era un garage ed ogni tanto qualcuno giocando a pallavolo si spaccava la testa contro qualche pilastro; però avevamo una bella antologia “rossa” che ci spiegava come vivessimo nella migliore delle repubbliche, mica come quei poveracci degli americani.
Poi al liceo. Un bell’edificio (ma peccato che anche quello risalisse al ventennio). Quanto allo studio era continuamente disturbato dagli scioperi dei fichetti rossi, che si stavano costruendo un futuro politico e professionale, ma per fortuna c’erano quelli di destra che ogni tanto spaccavano loro la testa: un sistema violento, ma che ha permesso ad un ragazzo proletario come me di studiare.
Sono entrato in banca e non ho fatto una gran carriera. La mia banca era diretta da un noto comunista che mandava avanti solamente i figli di papà; per chi non era nato nell’aristocrazia catto-comunista c’erano solo posti in ultima fila, a fare da maggiordomi ai rampolli dell’aristocrazia ed alle loro bocchinare (sapeste quante ne ho conosciute, ma stranamente delle puttane catto-comuniste la sabina guzzanti mica ne parla).
I fichetti rossi intanto, grazie agli scioperi politici di un tempo, hanno un’ottima posizione e guadagnano palate di milioni presi dalle mie tasse.
A me lasciano gli zingari che tempo fa sono entrati nella macchina lasciata al parcheggio del treno che prendo la mattina e non so perché lo abbiano fatto, considerato che è un vecchio catorcio. Poi gli zingari salgono sul treno e tutti -me compreso- si spostano dall’altra parte della carrozza perché il loro tanfo è insopportabile. Ma nessuno fiata anche perché è facile beccarsi un’accusa di razzismo da un politico-fichetto catto-comunista che pontifica dalla sua villa di Capalbio (a proposito, ma come mai di zingari a Capalbio non ce ne sono? Sarebbero così decorativi sotto la villa di qualche marchesa comunista o vicino la sede di Poteve Opevaio).
Conclusioni: Trovo la striscia di Disegni una delle cose più intelligenti lette in vita mia.
Quanto alla sinistra, si meraviglia ancora del fatto che i ceti popolari le hanno voltato le spalle?
Due parole su Berlusconi: non vi lamentate di lui; il giorno che sparirà potrebbe essere sostituito da qualcuno come me che non racconterebbe barzellette, ma si divertirebbe a staccare teste.
gennaio 26th, 2009 at 3:36 pm
[...] del banano delle Samoa che è diventato oramai il vero albero (altro che quercia e ulivo) della sinistra italiana si [...]
maggio 4th, 2010 at 5:41 pm
Fantastic post, can I link to this from my blog?
thanks…
maggio 7th, 2010 at 8:21 pm
Toh, riecco puzza di fasci