Sul fancazzismo dei Consiglieri regionali…
7 ottobre 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Lombardia, politica, Riforma della Politica | 506 visite.Mi è successa una cosa strana. Ve la racconto.
Sabato scorso alle 18.00 in Piazza Pontida a Bergamo abbiamo presentato il nuovo Statuto di Regione Lombardia. Io ho detto una cosa semplice: che lo Statuto è quasi un buono Statuto, frutto di una mediazione non al ribasso tra maggioranza e opposizione, anche grazie al lavoro del Presidente Giuseppe Adamoli. Ho detto che il problema principale di questo Statuto è una cosa che non si può risolvere con una Carta “costituzionale“: la sproporzione di mezzi tra Giunta (organi di governo) e Consiglio (organo legislativo). Oggi quasi tutte le leggi regionali, infatti, nascono su iniziativa della Giunta. Per questo motivo.
Quindi ho aggiunto che non è un problema di Consiglieri che non lavorano. Anzi. Il problema sono le risorse da riequilibrare, spostando funzionari e mezzi dalla Giunta al Consiglio. Per avere anche in Lombardia la divisione dei poteri. Come in tutti gli Stati democratici e liberali.
Il Presidente del Consiglio Regionale, Giulio De Capitani, mi ha risposto che non conosce “Consiglieri particolarmente stressati”.
Boh, forse viviamo esperienze diverse ma anche se avesse ragione il Presidente… non dovrebbe essere lui a farci lavorare? Convocando, ad esempio, più Consigli Regionali. Mettendo – ogni tanto – all’ordine del giorno delle Commissioni e dell’Aula anche le Proposte di Legge di iniziativa consiliare. Rivendicando autonomia e potere per il Consiglio e difendendone le prerogative. Non dovrebbe fare questo?
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ottobre 8th, 2008 at 12:39 am
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Il Presidente del Consiglio Regionale, Giulio De Capitani, mi ha risposto che non conosce “Consiglieri particolarmente stressati”…………
ottobre 8th, 2008 at 11:20 am
SUL FANCAZZISMO DEGLI ASSESSORI COMUNALI
“..non c’è una grande classe dirigente, e questo vale tanto per la maggioranza quanto per l’opposizione. Non perché io sia più bravo, anzi:
proprio il modo in cui sono stato nominato, all’ultimo momento e
senza nessuna preparazione, per un incarico così importante, mi
fa molto pensare”.
GIUSEPPE VALERIANO, ASSESSORE DIMISSIONARIO ALL’AMBIENTE DEI VERDI DI SESTO SAN GIOVANNI
(OMNIMILANO) Sesto San Giovanni, 07 ott – L’assessore all’Ambiente del
Comune di Sesto San Giovanni, Giuseppe Valeriano, ha rassegnato oggi
formalmente le sue dimissioni. Assessore in quota Verdi da un anno, ha
consegnato già ieri e protocollato oggi una lettera al sindaco Oldrini
in cui, in tre righe, annuncia di lasciare l’incarico irrevocabilmente.”
> (OMNIMILANO) Sesto San Giovanni, 07 ott – “Problemi culturali, più
> ancora che politici, hanno portato alle mie dimissioni, accelerate da
> motivi familiari”. Giuseppe Valeriano, assessore all’Ambiente del
> Comune di Sesto San Giovanni, ha spiegato così la rinuncia al suo
> incarico, inviata ieri al sindaco Giorgio Oldrini e protocollata oggi
> in municipio, a poco più di un anno dalla sua nomina nella giunta di
> centrosinistra. “Con problemi culturali intendo sensibilità diverse –
> ha aggiunto l’esponente di Legambiente, che era stato indicato dai
> Verdi nella compagine amministrativa -. Innanzitutto, sulle questioni
> importanti, è dimostrato che esistono assessori di serie A e di serie
> B: ma se il sindaco non ha fiducia, deve avere il coraggio di mandarli
> via. Io non sentivo la fiducia: non è possibile che un ordine
> del giorno sui rifiuti sia presentato in consiglio comunale dal
> vicesindaco, e io lo sappia solo poco prima, o che il sindaco
> vada in Provincia a parlare di forno di incenerimento, senza che
> me ne faccia il minimo cenno. Non posso lavorare insieme ad
> assessori che dicono di non credere nella raccolta differenziata
> e che mettano in dubbio che sia poi effettivamente tutto avviato
> al riciclo. Non posso prendermi la responsabilità per le cose in
> cui credo ma che non riesco a portare avanti, perché altri non
> ci credono e non me le fanno portare avanti”.
> “Il mio è un disagio personale – ha proseguito Valeriano – che
> non coinvolge i Verdi come forza politica. Ho accettato questo
> incarico con grande impegno, ma se non ci sono gli strumenti
> per lavorare non sono qui a scaldare la sedia, né a fare la
> parte dell’ambientalista in giunta: preferisco dedicarmi alla
> mia famiglia e ai miei figli. Devo dire che sono fortemente
> preoccupato per il futuro, loro e della città: dopo questa
> esperienza non vedo molte luci ma tante ombre; non c’è una
> grande classe dirigente, e questo vale tanto per la maggioranza
> quanto per l’opposizione. Non perché io sia più bravo, anzi:
> proprio il modo in cui sono stato nominato, all’ultimo momento e
> senza nessuna preparazione, per un incarico così importante, mi
> fa molto pensare”.
> red
>
(OMNIMILANO) Sesto San Giovanni, 07 ott – “Mi stupiscono le
dichiarazioni di Valeriano: con me non ha mai parlato di questo tipo di
problemi”. E’ quanto ha detto il sindaco di Sesto Giorgio Oldrini, in
merito alle spiegazioni fornite dall’assessore all’Ambiente, sulle
proprie dimissioni. “Tutte le volte che ha voluto esprimersi e
partecipare attivamente, ha avuto il suo spazio, come nel convegno sul
parco Falck, con il paesaggista francese Michel Corajoud – ha proseguito
Oldrini -. Nella mia giunta non esistono assessori di serie A e di serie
B, hanno tutti pari dignità. Valeriano è stato apprezzato per la sua
correttezza, per questo sono ancora più stupito”. La maggioranza di
centrosinistra si riunirà domani sera, per discutere dell’accaduto. Tra
le ipotesi al vaglio, la sostituzione di Valeriano con un esponente
della Sinistra democratica, che da tempo chiede una rappresentanza
nell’esecutivo.
red
FEDERAZIONE DEI VERDI
Associazione locale di Sesto San Giovanni
COMUNICATO STAMPA
I Verdi di Sesto San Giovanni, nel prendere atto delle avvenute
dimissioni dell’Assessore all’Ambiente del Comune di Sesto San Giovanni,
Giuseppe Valeriano, desiderano esprimergli pubblicamente i loro più
sentiti ringraziamenti per la disponibilità offerta a rappresentarli in
Giunta fino ad ora e per le qualità personali, riconosciute da più
parti, generosamente messe a disposizione dell’Amministrazione comunale.
Le motivazioni personali da lui più volte addotte, inducono noi tutti ad
il massimo rispetto nei suoi confronti per la difficile scelta operata,
ove in quanto Verdi vorremmo precisare di aver cercato ogni soluzione
che avesse potuto rendere possibile una sua permanenza in Giunta.
Alla luce del significativo contributo elettorale apportato alla
rielezione dell’attuale maggioranza e del Sindaco in carica, Giorgio
Oldrini, del consistente contributo politico ad oggi apportato alla
messa a punto delle politiche di questa maggioranza, dell’insostituibile
cultura politica ambientalista dei Verdi e delle rilevanti
problematicità ambientali che la città si trova e troverà ad affrontare,
i Verdi di Sesto San Giovanni ritengono opportuna la riconferma di una
propria rappresentanza all’interno della Giunta, massimo organo
informativo e decisionale dell’Amministrazione comunale.
Sesto San Giovanni, martedì 7 ottobre 2008
Per i Verdi di Sesto San Giovanni
La Segreteria cittadina
ottobre 9th, 2008 at 3:09 pm
Caro Marcello,
a parte le considerazioni discutibili di De Capitani, su cui condivido il tuo giudizio, sei proprio certo che il nuovo (?) Statuto della Lombardia sia “quasi un buono Statuto”?
Su questo proprio non concordo: almeno nella parte relativa ai principi ispiratori si tratta di un documento retrogrado, tutto teso ad affermare una visione della vita, delle istituzioni e del lavoro di schietta impronta ciellina, con qualche concessione alla Lega e alcuni riconoscimenti all’opposizione (possibilmente quella ex cattocomunista).
I termini e i concetti che ricorrono più spesso nei 65 articoli sono: “comunità”, “società”, “cooperazione”, “privato sociale”, “sussidiarietà”, “persona umana”, neppure una volta si usa il termine “individuo” (o meglio una volta sì, parlando di Chiesa cattolica che permette lo sviluppo della personalità dell’individuo!) e su questi presupposti si dipana l’intero documento.
Il cittadino, l’individuo, la libertà sono riferimenti puramente casuali, in un testo ideologico, molto attento a descrivere una visione della società secondo i sogni di qualcuno, senza alcun contatto con la realtà.
Il risultato è uno Statuto che, nonostante i proclami di imparzialità, è frutto di una impostazione culturale molto chiara e di fatto esclude una parte assolutamente rilevante di cittadini lombardi che non si riconoscano nella visione formigoniana della vita e della famiglia, nella visione sindacal-cooperativa del lavoro e in quella leghista dell’ordine pubblico.
L’idea della Lombardia che viene affermata nello Statuto è lontana anni luce da un’idea di società aperta, inclusiva e liberale, modello che peraltro, nella “Lombardia reale” del 2008, continua a prevalere .
Faccio alcuni esempi, sintetizzando il più possibile un intervento che ho scritto per un’assemblea radicale:
Diritti civili
Ovviamente per gli elaboratori dello Statuto i diritti civili sono “temi eticamente sensibili”, per cui la discussione è stata particolarmente complessa e ha visto il “contributo” anche di elementi esterni, tra cui l’ ”Osservatorio Dicesano”, che ha ottenuto una audizione in commissione e ha presentato proposte emendative in larga parte accolte.
Dopo lungo dibattito si è arrivati a stabilire letteralmente che : “ La Regione, nell’ambito delle proprie competenze tutela la famiglia, così come riconosciuta dalla Costituzione, con adeguate politiche sociali, economiche e fiscali ecc…”. Tradotto significa, ad esempio, che se in futuro una giunta regionale di colore politico diverso, dovesse decidere di inserire le coppie di fatto nelle graduatorie per l’assegnazione di contributi o per l’assegnazione di alloggi popolari lo farà in contrasto con lo Statuto regionale. E’ vero che alcune sentenze della Corte Costituzionale hanno stabilito che gli articoli di principio degli statuti regionali non hanno carattere vincolante, ma resta il fatto che nella Carta fondamentale della Lombardia è sancita una discriminazione nei confronti di migliaia di cittadini della regione.
Rapporti Regione/Chiesa
“La Regione Lombardia riconosce nella Chiesa cattolica e nelle altre confessioni religiose riconosciute dall’ordinamento, formazioni sociali in cui si svolge la personalità dell’individuo e orienta la sua azione alla cooperazione con queste, per la promozione della dignità umana e il bene della comunità regionale”.
Un’affermazione del genere, messa tra i principi fondamentali di uno Statuto, non ha bisogno di molti commenti: la personalità dell’individuo si forma solo nelle Chiese riconosciute dall’ordinamento (nelle altre chissà come mai no….) e la Regione collabora con la Chiesa per il bene della comunità.
Cosiddetta Sussidiarietà
Dal 1995, inizio dell’ era Formigoni, l’applicazione di questo concetto, così caro alla componente ciellina della maggioranza ha preso sempre più piede. Ovviamente la sussidiarietà attuata in Lombardia non è quella cosiddetta verticale, per cui la ripartizione gerarchica delle competenze viene spostata verso gli enti più prossimi al cittadino, bensì quella orizzontale, per cui i corpi intermedi cooperano con la Regione nella definizione delle politiche da attuare e direttamente le gestiscono.
Di fatto si afferma sempre più un centralismo regionale, che espropria gli Enti locali di moltissime competenze e che la Regione gestisce insieme ai corpi intermedi, in buona parte di matrice “Compagnia delle Opere”. In questi anni la sussidiarietà è stata interpretata come il modo per garantire agli amici di Formigoni finanziamenti, strutture, agevolazioni di ogni tipo. Gran parte delle leggi ispirate al principio di sussidiarietà, approvate in questo quindicennio, si sono risolte in enormi vantaggi per la “C.d.O.”, che ha visto aumentare e a dismisura il proprio potere, ormai ramificato in ogni settore dell’economia regionale, ma ovviamente a questa logica non è estraneo neppure il Partito Democratico, con il suo sottobosco di Acli, cooperative e sindacati.
Referendum:
La dichiarazione più frequente dei sostenitori dello Statuto sostiene che “questo documento risponde appieno alle esigenze dei cittadini”, parole che suonano beffarde se riferite alle migliaia di coppie di fatto non tenute in considerazione nel testo o ai numerosi imprenditori che credono nella libera iniziativa e si vedono scavalcati da congregazioni affaristico-religiose, per non parlare dei cittadini che credono alla democrazia diretta e ai referendum, che si vedono espropriare un diritto fondamentale.
Anche su questo l’asse PDL-PD è stato deleterio: le firme per proporre un referendum abrogativo di leggi regionali sono state portate da 90.000 a 300.000 e si è rischiato finisse anche peggio, visto che il PD, in commissione, aveva addirittura proposto di portare il numero a 700.000!
Tralascio le considerazioni sul modello istituzionale su cui concordo con il tuo giudizio, semmai aggravandolo, ma mi pare che mettendo tutto insieme di questo Statuto si possa salvare ben poco.
Scusate ancora per la lunghezza.
Giorgio