Spregiudicatezza al potere e privilegi a macchia sono sviluppo?

19 settembre 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Economia, politica | 286 visite.

Berlusconi non è colpevole del fallimento della trattativa di CAI. Semmai è responsabile di aver spaventato Air France per calcolo elettorale, esattamente come Formigoni e la Lega Nord.
I sindacati non sono confederali. Si sono preoccupati, in marzo come ieri, di una piccola parte di una piccola categoria di lavoratori. Gli altri lavoratori comunque pagheranno i debiti.
Confindustria tace e gli imprenditori perdono la rappresentanza di categoria, fatta eccezione per i sedici prescelti dal Capo del Governo. Per gli altri varranno le regole di sempre: se producono e vendono con profitto crescono, se producono e non vendono con profitto falliscono.
Il welfare è differenziato, sempre di più. Alcune migliaia di lavoratori con 7 anni all’80% e milioni di lavoratori a nulla per manco un giorno.
Non so come terminerà la trattativa che forse, nei corridoi, è ripresa.
Intanto, dopo tanta spregiudichezza da parte di tanti attori, noto che Filippo Penati e ora anche Roberto Formigoni non si “stracciano le vesti le vesti” e non si strappano i capelli per la rottura delle trattative.
In effetti, nessuno ha ancora spiegato perchè la CAI, una piccola monopolista e privilegiata compagnia in attesa di perdere pure la bandiera… dovrebbe rafforzare lo sviluppo del paese.

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3 Responses to “Spregiudicatezza al potere e privilegi a macchia sono sviluppo?”

  1. dan969 Says:

    Sono molto d’accordo. In particolare quando parli del ruuolo dei sindacati e dei privilegi dei lavoratori (naturalmente doipendenti a tempo indeterminato, perché degli altri se ne fottono tutti) di quell’azienda.

    A proposito: a Malpensa e dintorni, dopo il de-hubbing di Alitalia hanno perso o stanno perdendo il posto qualcosa come 3-4.000 lavoratori. E’ una stima facile da fare utilizzando un parametro universalmente adottato per la stima dell’impatto occupazionale delle attività di un aeroporto hub (1.000-1.350 posti ogni milione di passeggeri transitato) e sapendo che Malpensa ha perso – su base annua – tra i 3 e i 4 milioni di passeggeri (-7 quelli di alitalia +3-4 quelli recuperati attraverso altre compagnie dal 31 marzo in poi). A parte i 900 di SEA che sono in cassa integrazione, per gli altri ci sono le consuete due dita negli occhi.

    Mi spieghi perché mentre tutti si stracciano le vesti per quelli di Alitalia o per l’indotto di Fiumicino, neppure un cane di sinistra si è fatto vedere in brughiera? Perché c’erano solo quelli della Lega? E ci stupiamo poi di come votano i lavoratori qui?

    Ultima cosa. Quella di aver fatto fuggire AirFrance è una responsabilità che Berlusconi condivide ampiamente con tutti i sindacati (Spinetta è fuggito dopo il No dei sindacati, non solo dopo il No di Berlusconi). Però, visto il piano dei francesi (radere al suolo Malpensa e deportare i passeggeri del Nord a Parigi) più che una colpa io – che sono agli antipodi politicamente rispetto a Berlsuconi – onestamente lo considero un mertio.

    daniele,milano

  2. Pol.sco. Says:

    Bravo dan 969!

  3. D.P. Says:

    Qualche precisazione. Per fortuna a Malpensa c’è stato un recupero passeggeri di circa il 30%, quindi le persone in cassa integrazione, o che hanno perso il posto di lavoro, sono meno. Ovviamente questo non significa che non sia un dramma l’attuale situazione.
    Per questo motivo le aziende hanno chiesto soprattutto la cassa integrazione a rotazione e non a zero ore, che è l’anticamera del licenziamento, sono meno delle previsioni. Ci sono lavoratori che hanno dato le dimissioni avendo trovato altra occupazione. Ovviamente c’è la solita differenza di diritti e tutele tra grandi imprese, in questo caso Sea, e piccole, quelle dell’indotto.
    Nessuno, purtroppo, ha dati precisi.
    Alcuno, tranne la Provincia e il Comune di Milano sta difendendo Linate, insieme ai suoi lavoratori e utenti, da fare la stessa fine. Il recupero di voli del piano Cai rispetto al pre de-hubbing è risibile.
    La Lega è sostanzialmente assente da quando è al governo. E’ chiaro che ha vari fronti da presidiare, come federalismo fiscale e governance di Expo 2015, e quello di Malpensa lo sta mantenendo attraverso il managment, dove esprime il presidente Giuseppe Bonomi, però è imballata, quantomeno dal punto di vista mediatico.
    Non si tratta di un giudizio, ma di un’analisi preoccupata, che non vuole assolvere alcuno per la situazione che si è creata.

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