C’è qualcosa di molto facile che io posso fare, accendere la rete e mettermi ad ascoltare

10 settembre 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Informazione, Innovazione, politica | 422 visite.

Eugenio Finardi dovrebbe riscriverla questa magnifica canzone. Non so perchè ma lui e La (sua) Radio mi sono venuti in mente questa mentre leggevo alcuni blog dopo una piacevole riunione – una volta tanto conviviale – sui navigli.
In primis Andrea Mollica. Secondo me non è un umano. E’ un androide. Dice di avere poco più di vent’anni ma l’età esatta non la conosce nessuno e infatti non l’ha scritta nel suo profilo su Blogspot e neppure in quello su Facebook. Sa tutto di Stati Uniti, sondaggi, politica americana e ha buone infiltrazioni in quella europea. Prima o dopo Camillo c’è Andrea.
E poi Giuseppe Adamoli. Un politico di lungo corso, già Consigliere Regionale nella “Prima Repubblica” e “padre” del nuovo Statuto di Regione Lombardia approvato lo scorso luglio. E’ uno dei pochi che si è impossessato – senza averne timore – anche degli sturmenti 2.0. Ha aperto il Blog e un canale Youtube. E li usa!
E poi Quotidianità di un libertario. Ne consiglio la lettura a tutti soprattutto la sera quando comincia a salirvi un po’ di statalismo… Lo cura. :-)
Non so chi di loro tre (e dei molti altri amici che trovate nel blogroll) abbia più visite. Tutti hanno una funzione. Più che una funzione, un motivo. E noi possiamo leggerli e confrontarci. E loro, così, solo sulla rete possono dire quelle cose in quella forma.
Tutto questo per dire che il web 2.0 è una bella opportunità. Se non la si spreca con troll, insulti e inutili rumori di fondo è meglio. Questo anche per spiegare a Wallace e Arcobalengo per quale motivo il server li cancella non appena mettono un unghia su questo blog.

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One Response to “C’è qualcosa di molto facile che io posso fare, accendere la rete e mettermi ad ascoltare”

  1. Pol.sco. Says:

    Prendere un fascio di giornali, sorbirsi un caffè, leggere (superficialmente) un po’ di tutto, opinioni varie, ascoltare un tipo al bar mentre dice a un altro che il presidente della Repubblica è uno stronzo, ascoltare l’altro che gli risponde che lo stronzo è il presidente del Consiglio, semmai, avere conferma dai giornali che un sindacato sta di qua, l’altro sindacato di là, alcuni comitati di base contro qua e contro là, passeggiare un momento, buttare l’occhio su un manifesto che annuncia la grande manifestazione dell’opposizione per ottobre, accendere Internet, vedere quel mare di blog, di sinistra, di destra, qualunquisti, di centro, di musica, di letteratura, di pettegolezzi, pro-immigrati, anti-immigrati, scegliere il telegiornale preferito tra la decina che ce ne sono, litigate furibonde su tutto e sul niente, su Lippi, Ozpetek, sul Papa che è invadente, no che non è invadente, sì, te l’assicuro io che è insopportabilmente invadente, mandare a quel paese i carabinieri, pigliare per i fondelli il ministro della Difesa, quello degli Esteri, posteggiare in doppia fila, in tripla fila, andare a caccia, al ristorante vegetariano, al corso di yoga. Bè, se stiamo precipitando nel fascismo, come giurano alcune persone che sanno di storia, mica male, ‘sto fascismo.

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