Non scordiamoci le scarpe!

8 settembre 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Uncategorized | 1648 visite.

Nel 1978 la mia famiglia si trasferì a Dalmine ed io, evidentemente, con loro. Era un “paese” molto diverso dalla città che è oggi. La mia scuola divenne la Edmondo de Amicis di Brembo. La maestra era già anziana, molto diversa da quella giovane e carina dei primi due anni di elementari a Milano. E così fu grembiulino e preghiera all’inizio della lezione. Mia madre, fondatrice di manitese ma laica come oggi neppure l’UAAR, negoziò probabilmente assai bene ed io non fui mai obbligato nè a pregare nè ad indossare il grembiulino.
Sarà un caso ma mio fratello, nella stessa scuola due anni più avanti, aveva un maestro assai più intelligente e infinitamente più moderno e preparato che non ha mai imposto quell’odioso e ridicolo indumento. Quel maestro divenne poi un amico di famiglia e mio mentore in fotografia. Fece anche il vicesindaco socialista di Dalmine. La mia maestra, invece, fece la madre di un tossicodipendente.
Ora, però, si dice che i bambini sono troppo griffati e che bisogna vestirli in divisa per non buttargli addosso il peso del reddito dei padri. No, non sono d’accordo. I bambini sono ricchi o poveri, intelligenti o lenti, scalmanati o calmi. Le differenze fanno parte del mondo e non saranno i grembiulini a dare pari opportunità. Non saranno i grembiulini a premiare il merito. Non saranno i grembiulini a formare uomini capaci di affrontare la vita.
E poi le scarpe: qualcuno ha pensato al fatto che le scarpe spuntano dal grembiulino?

Ne hanno parlato anche Blogaprogetto, Forma mentis, Mente Critica, Resistenza laica, freelabs @ sbarrax e molti altri.

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31 Responses to “Non scordiamoci le scarpe!”

  1. Pol.sco. Says:

    Fermo restando che il grembiule non è un obbligo, ma una facoltà del singolo istituto, io sono d’accordo nel concedere tale libertà nel pieno rispetto dell’autonomia di ogni scuola.
    Trovo fuori luogo il riferimento alla preghiera, dato che nessuno ha proposto tale introduzione: invece parlano di alzabandiera ed inno nazionale, tipo regime del fascio.
    Le famiglie dovrebbero essere contente: con una piccola spesa per il grembiule, eviteranno le enormi spese per acquistare controvoglia i costosissimi abiti griffati a causa del condizionamento delle mode consumiste e delle invidie nei confronti dei compagni e compagne più esibizioniste, fighette e danarose.
    I ragazzini e, soprattutto, le ragazzine che non nuotano nell’oro o che hanno i genitori o di modeste capacità economiche o con la manina corta, saranno contenti di non subire i lazzi e le prese in giro dei colleghi fighetti.
    Si eviteranno discriminazioni nei confronti degli studenti stranieri, che vestono secondo le proprie tradizioni e capacità e che evitano accuratamente di mandare a scuola le figlie con pance e culi scoperti per mettere in bella mostra i fili interdentali che separano le chiappe ed i figli che non vogliono calarsi i pantaloni fino alle ginocchia per far vedere che sotto indossano mutande di Armani o Kelvin Kline.
    Si tratta solo di adeguarsi alla normale disciplina che è da sempre in vigore presso le scuole -specie le più prestigiose- del Nord Europa, dove la divisa è un fatto positivo e distintivo del singolo istituto che spinge al riconoscimento del gruppo ed all’orgoglio di frequentare la propria scuola.
    Nessuno ha mai affermato che il grembiule avrebbe risolto il problema del buco nell’ozono o della fame nel mondo: semplicemente è un piccolo tassello a fin di bene.

  2. Marcello Saponaro Says:

    @Polsco

    puoi trovare fuori luogo quello che ti pare ma non puoi dire che il riferimento alla preghiera è collegato al provvedimento della Gelmini. Chi legge, d’altronde, lo vede benissimo da se. Quindi non cercare di prenderli in giro.
    ciao

  3. LETI Says:

    io veramente sono a favore del grembiule perchè rende tutti uguali senza sfoggio di abiti griffati. permette, inoltre, un risparmio ambientalista perchè il grembiulino di solito, se è sporco di penna, viene rimesso anche un paio di giorni, al vestito (griffato) Dio ne scampi la macchia e di corsa a lavarlo… con spreco di acqua e sapone!

  4. E. Says:

    brava leti! tutti uguali!

    e perché solo i bambini? perché non anche gli adulti ?

    basta che ci dici chi decide il modello di grambiule: la mestra? la preside? il comitato centrale? tu?

    e per il colore, come facciamo? e se poi arrivano i bambini con il grembiule griffato? non sarà meglio abolire le griffe per decreto?

    leti, dacci la linea!

    oppure no.
    oppure facciamo che ciascuno si veste come gli pare, che la leti decide di come vestire se stessa e i suoi figli ma che a me e i miei figli ci penso io, che a marcello e ai figli di marcello ci pensa lui, etc.etc.etc..

    o è deviazionismo borghese?

  5. LETI Says:

    se guardi sul mio blog ho affrontato anche la questione degli abiti griffati!

    i bambini, al contrario che gli adulti, possono far del male gli un gli altri senza saperlo spesso anche solo sfoggiando il vestito griffato. per i grembiuli il problema non sarebbe annullato ma solo ridotto.
    e il principio è lo stesso delle tute in fabbrica. allora aboliamole!

    Il senso è la praticità e la semplicità ed un notevole risparmio ambientale! il grembiulino sporco di penna lo si riusa più facilmente di un vestito sporco coi pastelli e la penna che, quando diviene indelebile, viene addirittura cestinata!
    comunque, io ho espresso la mia opinione con calma e tranquillità, tu, caro E., denoti proprio la foga di chi per affermarsi ha bisogno di prevaricare.
    consiglio una tisana a base di camomilla, petali di rosa e pesca

  6. E. Says:

    cara leti,

    quella che vuole prevaricare il diritto degli altri sei tu, che vuoi vietare alle persone di vestirsi come gli pare ed imporre agli altri il tuo senso estetico.

    tra l’altro l’abbigliamento è una delle più forti manifestazioni all’esterno della propria personalità, con tutto ciò che ne consegue in termine di violazione dei diritti individuali in caso di compressione.

    se vuoi la tua imposizione ha il pregio di svelare una (delle molteplici) tensioni dei comunisti: annullare l’individuo, ridurlo a robot, a massa indistinta cancellando le sue peculiarità in nome dell’egualitarismo.

    per il resto vedo che sei poco incline all’ironia. pazienza. d’altronde trovare un comunista ironico è come cercare un leone vegetariano.

    colgo solo l’occasione per segnalarti la scarsa attinenza del tuo parallelismo con le tute degli operai: a nessun operaio il datore può imporre un dato abbigliamento, salvo che non sia previsto dal contratto di lavoro (ma la fonte a quel punto è liberamente contrattata, mentre tu all’opposto la vuoi imporre sulla testa delle persone), o che l’abbigliamento del dipendente non sia conforme alle norme sulla sicurezza.

  7. Roby Says:

    Anche io ho avuto modo di constatare la -calma- di E.
    Secondo me il grembiulino è un tema di quelli per distogliere l’opinione pubblica dal taglio a 90000 grembiuloni: i docenti..
    E gli Italiani sono già stati vessati abbastanza: qualcuno si è accorto che l’ISEE non è più obbligatorio. Le scuole private pigliano più sovvenzioni in pratica e scusate se è poco.
    Leti il titolo “non scordiamoci le scarpe” era riferito a questo, alla strana usanza di depistare l’attenzione pubblica.

  8. Arcobalengo Says:

    E. ha così paura di non poter più sfoggiare la pelliccia che non si è mai accorto di quali abiti mentali logori e omologati ha sempre indossato…

  9. Pol.sco. Says:

    I salumieri, i medici, i farmacisti hanno il camice bianco
    Gli avvocati, i magistrati, i cancelieri hanno la toga nera
    I militari, le forze di polizia, i pompieri, i controllori degli autobus hanno la loro divisa
    Gli operai, i netturbini hanno la loro tuta (contrattata finchè volete ma ce l’hanno)
    E. propone di far incontrare una delegazione sindacale di bambini con i consigli d’istituto della propria scuola per aprire una vertenza? Ma per piacere!
    E perchè non proporre d’entrare, se si vuole, a petto nudo in Chiesa o in bichini in un Tribunale, per rafforzare la nostra libertà d’espressione?
    Mi spiace, ma la divisa non è -di per sè- evocativa del comunismo
    Le scuole più in dell’Inghilterra sono orgogliose del proprio indumento d’identificazione e non per questo sono massificati gli studenti
    La si pianti poi di dire ad ogni piccola riforma che serve a buttar fumo negli occhi per nascondere altri problemi
    La gente non è mica stupida come qualcuno qui pensa e sostiene
    Ripeto: il grembiule serve a non creare discriminazione tra ricchi e poveri e a influire sul senso di appartenenza. Non mortifica, se non la fighettaggine di tanti radical chich arricchiti

  10. Arcobalengo Says:

    Il grembiule è un’ennesima cretinata della ministra riscaldata che sta distruggendo la scuola. Voto al governo: 5 in condotta.

  11. E. Says:

    se non vuoi discriminare tra ricchi e poveri, dovresti anche vietare che i figli vengano accompagnati in auto dai genitori, perché uno arriverà su una panda l’altro su una aston martin. o che facciano le vacanze, perché uno va all’idroscalo e l’altro si fa 3 mesi alle barbados. o che sappiano dove abita il compagno di banco, perché uno vive in un palazzo pericolante e l’altro in una villa affrescata dal canaletto.

    e gli accessori? gli occhiali, ad esempio? ah già … a quelli ha già pensato la leti: per evitare che i bambini con problemi di astigmatismo vengano presi per il culo a suon di “quattrocchi”, occhiali per tutti. ovviamente biodegradabili.

  12. Marcutio Says:

    Onestamente le divise non mi piacciono.. A volte sono indispensabili (vedi chie per pubblica funzione deve essere risconoscibile ed indentificabile), ma non mi piaccciono lo stesso… appiattiscono… comprimono la libertà d’espressione…
    Sarà per quello che a sei anni nella prima settimana di scuola dissi a mia mamma che il grembuilino non me lo mettevo, oppure a scuola non ci andavo…
    Fui tra i primi ad andare ascuola con la mia comunissima camicia a pantaloni.
    Se poi qualcuno pensa di mettere una regola, un uniforme da detenuto, al posto di educare un bambino a non giudicare dall’esteriorità, ritengo che sia semplicemente che sia sempre più facile e più comodo. Non più intelligente.
    Il grembuilino lo metti all’asilo per non sporcarti, o durante le lezioni di tecnica o arte. Ma durante l’ora di musica o di ginnastica non ti serve, e nemmeno epr fare matematica. Anzi magari impari a non sporcarti e cresci un po’ più in fretta…
    Crebbi alle medie nell’epoca dei paninari, delle Timberland e del Monclair, dei capelli a spazzola imbrillantinati e decine di minchiatine.
    Ci sono passato anche io a voler il piumino, ma sapevo che non potevo permettermelo firmato ed anzi ritenevo idioti i miei compagni che spendevano 5-6 volte tanto diquanto facevano i miei genitori nel comprare una giacca o un paio di scarpe.
    Ma.. cosa sbalorditiva, a me spiegavano le cose! e io le capivo e in fondo le acettavo… andando in giro vestito bratamente come cavolo mi piaceva…

  13. D.P. Says:

    Perché non discutiamo del maestro unico? Mi appassiona assai poco òa vicenda grembiulino sì, grembiulino no.
    A me non piaceva quando andavo alle elementari, se riuscivo a non metterlo era festa.
    La motivazione per l’obbligo mi lascia perplesso, non ho mai sentito sostenerne l’introduzione con valide argomentazioni pedagogiche, capisco l’aspetto della pulizia, ma questo lo lascerei decidere ai genitori. La motivazione delle differenze non la comprendo, mi stupisce che è stata proposta in primis dal presidente del consiglio, e non ci credo che serve a distogliere dai tagli alla scuola. Piuttosto sento parlare di razionalizzazione della spesa solo per gli insegnanti, io mi ricordo i bidelli grandi lettori di Stop, Cronaca Vera, Oggi, Gente… Senza pensare che non lavorino o che non servano, magari un loro impiego più adeguato, e ridotto nei numeri, potrebbe essere un tema da mettere in agenda.

  14. E. Says:

    possiamo anche discutere del maestro unico. è un bene? è un male? sicuramente è un bene per le finanze pubbliche ed un male per le maestre “tagliate”.

    per gli alunni, non so se sia un bene un male. di certo non serve a rimetterli al centro delle istituzioni scolastiche: per questo la prima cosa da fare è abolire il valore legale del titolo di studio.

    per il resto noto il solito dirigismo statalista, come se chi siede su uno scrano a roma fosse l’unico deputato a scegliere cosa debbano indossare i bambini, quanti insegnanti fargli trovare intorno, etc.etc..

  15. Arcobalengo Says:

    Il maestro unico è un male per gli alunni. Polko e Cimino ne sono lampante dimostrazione.

  16. Roby Says:

    Infatti Arcobalengo !

  17. Roby Says:

    Il due fratelli Saponaro uniti !

  18. E. Says:

    tu quanti ne hai avuti?

  19. Arcobalengo Says:

    E., spacciatore d’informazione drogata, navigatore di piccolo cabotaggio, grande sparlatore di dirigismo, socialismo, statalismo…

  20. Pol.sco. Says:

    Io ho avuto tre maestri unici alle elementari: nel primo biennio, in terza e nell’ultimo biennio
    Erano uno meglio dell’altro
    Ed in classe eravamo più di trenta ogni volta
    Tutto dipende dalla preparazione dell’insegnante: se ci siamo ridotti ad avere tre persone per farne almeno una valida, il problema è dei maestri, non degli alunni

  21. Arcobalengo Says:

    Polko è la miglior dimostrazione del fallimento del maestro unico.

  22. Pol.sco. Says:

    Arcosbalengo è la dimostrazione del suo fallimento personale

  23. Arcobalengo Says:

    Certo, anche il padre repubblichino deve averlo rovinato un bel po’…

  24. Pol.sco. Says:

    Incontriamoci
    Vorrei rovinarti altrettanto

  25. Pol.sco. Says:

    La Russa: “Omaggio dovuto ai soldati della Rsi, mi attaccano perché sono di destra”

    Hanno inventato una polemica che non esiste, si sono immaginati un dissenso con Napolitano che è pura fantasia, hanno usato contro di me vecchi e logori stereotipi e manifestazioni scomposte di razzismo culturale». Ignazio La Russa, ministro della Difesa, ha appena terminato un seminario con gli studenti della Summer School di Magna Carta, animato da Gaetano Quagliariello. Ma l’argomento del giorno sono le polemiche che si sono sollevate dopo il suo discorso commemorativo dell’8 settembre. Il ministro della Difesa non è per nulla intimidito, anzi, un vero e proprio fiume in piena. Dice che non si rimangia nemmeno una parola e spiega perché.
    Ministro, se le aspettava le polemiche?
    «Sinceramente no. Perché considero i miei avversari molto più intelligenti di quello che a volte si dimostrano».
    L’accusano di fare revisionismo storico attraverso la sua carica istituzionale…
    (Il ministro sbotta) «Ma quale revisionismo! Questi non sanno neanche che cosa voglia dire. Tutti quelli che in questi anni hanno affrontato gli avvenimenti del ’43 si sono spinti molto più avanti di me».
    Facciamo degli esempi.
    «Ce ne sono tanti. Se vogliamo citare i due più importanti, la monumentale bibliografia di Renzo De Felice e i quattro libri di Pansa, compreso l’ultimo, I tre inverni della paura, che fotografa straordinariamente proprio quel momento di sbandamento tragico che nel nostro Paese fu aperto dall’8 settembre».
    Allora torniamo alle frasi che le contestano.
    «Mi ero preparato il discorso, una scaletta di appunti, perché di solito parlo a braccio, già da una settimana».
    E aveva già messo a fuoco il passaggio incriminato?
    «Ovviamente sì: nel mio discorso non ho fatto riferimento alla storia di tutta la Repubblica di Salò, nemmeno ai soldati della Rsi, ma a quelli del battaglione Nembo che combatterono ad Anzio».
    Lei è partito elogiando quelli che combatterono contro i nazisti…
    «Sì, e non potevo fare altrimenti, per due motivi: perché si opponevano a un esercito straniero, in quel momento ostile. E poi, perché con il loro sacrificio, avevano contribuito alla costruzione di quella Italia democratica e libera in cui viviamo».
    Poi lei ha citato anche coloro che si erano schierati sul fronte opposto. E qui si è scatenato il putiferio.
    «E ovviamente non si capisce perché, se si esclude la malafede. Ho detto, infatti, parlando, e ci tengo a ripeterlo, sempre di quei soldati della Nembo, che non potevo fare un torto alla mia coscienza non ricordando che anche loro, come tutti i caduti, erano meritevoli di rispetto perché nella loro testa, in modo soggettivo e non equiparabile a quello di coloro che fecero la scelta opposta, avevano in mente l’ideale della difesa della patria e dell’onore alla parola data».
    Quindi lei non ha fatto nessuna equiparazione.
    «Assolutamente no, ho distinto, come vede, e con parole molto chiare, perché mi è molto chiaro il ragionamento su quegli uomini e su quel passaggio storico».
    Per tutto il giorno, e sul sito della Repubblica è rimbalzato il tam tam di una irritazione del Quirinale. Non posso che chiederglielo, è vero?
    «Macché. Una panzana colossale. In primo luogo, non poteva esserci polemica con il presidente della Repubblica perché ho parlato dopo di lui».
    Non nei discorsi ufficiali. Ma magari a quattr’occhi…
    «Sono stato con Napolitano, con grande cordialità, per molto tempo dopo il discorso. Non mi ha detto nulla, non è vero che era seccato, non voglio ovviamente interpretarlo, ma non c’è stato il minimo accenno a qualsiasi irritazione».
    Come si spiega allora il polverone che si è sollevato?
    «Semplice, con una forma di razzismo culturale: siccome io sono di destra, ho una storia di destra, e certo non me ne vergogno, si presume che io non possa parlare».
    Forse pensano che lei si dovrebbe astenere dal toccare certi temi…
    «Con me se lo possono scordare, non mi faccio tarpare dai gendarmi della memoria e dai professori della storiografia ufficiale».
    Pensa che la sua immagine istituzionale sia appannata?
    «Primo non lo è. Secondo non me ne importa nulla, perché non ho ambizioni, non devo farmi rilasciare patenti, sono già orgoglioso del ruolo a cui sono arrivato».
    Ieri l’ha attaccata anche Veltroni, se lo aspettava?
    «No, non ha ecceduto come altri, ma certo con le sue parole ha fatto torto in primo luogo alla meritoria azione di pacificazione nazionale che ha svolto da sindaco di Roma».
    Lei ha citato il discorso di Violante su Salò.
    «Certo, anche qui: ha detto molto più di quello che ho detto io, e fra l’altro lui si riferiva a tutta la Repubblica di Salò. Io, invece, parlavo di quel periodo preciso, e di quei soldati».
    Perché lo sottolinea?
    «Perché stiamo parlando della fine del ’43, un momento di caos assoluto. Ha presente il film Tutti a casa con Alberto Sordi che telefona al comando gridando: “Aiuto, i tedeschi si sono alleati con gli americani e ci sparano contro”».
    Nel senso che sembrava più probabile?
    «Sì, per un soldato italiano, abbandonato e all’oscuro di tutto, sembrava impensabile che gli alleati di ieri ci sparassero addosso».
    L’hanno criticata anche i dipietristi.
    «Questa è bella, dovrebbero rivolgere le stesse critiche al loro leader che, come a Milano sanno tutti, da ragazzo votava Msi».
    Però lei ha parlato proprio il giorno dopo la polemica di Alemanno sul fascismo male assoluto o no.
    «Gianni ha spiegato oggi, con grande chiarezza, la sua posizione. E in questa forma, sono d’accordo con lui. Ma io parlavo di tutt’altro. Lo facevo nel giorno della nascita di mio padre, consapevole di quello che dicevo e della reazione che potevo suscitare, e certo che c’era solo un limite che non potevo forzare».
    Quale?
    «Che ero tenuto per mandato istituzionale a parlare di quei ragazzi, che se avessi potuto scegliere non l’avrei fatto, ma che avendolo dovuto fare, non potevo censurare la mia coscienza».

  26. Arcobalengo Says:

    Polko minaccia di usare la stessa violenza e follia del padre. La storia non gli ha insegnato niente. Una vergogna formato famiglia.

  27. Pol.sco. Says:

    Prima o poi ti farò rimangiare quel che hai detto di mio padre, pezzo di melma

  28. Arcobalengo Says:

    Invernizzi, in Procura sanno che va in giro a minacciare la gente di violenze?
    Stia buono nell’obitorio della storia.

  29. Arcobalengo Says:

    E di suo padre sarà chi ne ha subito le efferatezze a presentarle in conto.

  30. Marcutio Says:

    Prego signori scambiatevi le e-mail e non insozzate ulteriromente uno spazio dibattiti.

    Marcello…???

  31. Marco Cimmino Says:

    Se, come pare, ci troviamo d’incanto “…in più spirabil aere”, mi azzardo a dire la mia sull’argomento. Credo che la questione non sia tanto da porsi nei termini di uno, due o tre maestri, quanto delle ragioni di questa scelta. La giustificazione, in pretto stile Tremonti, del ritorno all’antico non è stata data in termini di miglior servizio per gli studenti, ma in quelli del: non ce lo possiamo permettere. E’ il modo che offende, più che la cosa in sè, che, come andava benissimo trent’anni fa potrebbe andare ancora bene, ammesso e non concesso che i maestri di oggi valgano quelli di ieri. La mia impressione è che, comunque, destra e sinistra, quando si tratti di scuola, ormai parlino la stessa lingua: quella dell’istruzione, intesa come servizio, anzichè quella dell’educazione, intesa come necessità civile. In-struo è termine che reca in sè il concetto di introiettare un software in un hardware: operazione eminentemente meccanica. Ex-duco vuol dire portare alla luce le reali potenzialità intellettuali e spirituali della persona. E non si può misurare l’educazione in base al PIL. Comprendo che vi siano parametri economici ineludibili, ma , se si devono levare dei soldi a qualcuno, li levassero alle Forze Armate o, meglio, ai parlamentari, non ai cittadini di domani.

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