Hot line: centraliniste precarie senza welfare
5 settembre 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in lavoro, Lombardia | 1435 visite.Sta facendo discutere la vicenda delle 11 centraliniste dell’Ospedale di Legnano a cui non è stato confermato il contratto. Altre lavoratrici, nel call center di Paternò (che non a caso ha dato i natali a Ligresti, La Russa e Catanzaro), le sostituiranno.
Si tratta di una delocalizzazione, voluta a suo tempo da Regione Lombardia, per centralizzare il servizio là dove evidentemente costa molto meno.
Però ora ci vanno di mezzo le lavoratrici di Legnano. Può essere una soluzione la riassunzione delle undici lavoratrici? Quale altra soluzione si deve perseguire? La flessibilità e la competitività sono così tanto necessarie da rendere trascurabile il destino di queste donne?
In parte la risposta ce la forniscono le stesse lavoratrici: “Venerdì sarò nuda come tutte le lavoratrici senza sicurezza, Venerdì sarò nuda perché nessun Governo mi ha vestito di diritti, Venerdì sarò nuda perché non ho reddito di cittadinanza“. Problema centrato: il welfare. Il welfare, non la flessibilità. Oggi il welfare è a disposizione solo di una parte dei lavoratori, dei pensionandi e dei pensionati. Gli altri sono invisibili. In queste condizioni, la flessibilità diventa precarietà. E perdere il lavoro a 50 anni può diventare disperazione.
Ma le lavoratrici questa mattina nel corso dello spogliarello di protesta gridavano anche “Venerdì sarò nuda come mi ha lasciato la legge Biagi”. Siamo sicuri? La legge 30 è sicuramente migliorabile. Non credo che sia semplicemente da cancellare perchè non credo che possiamo infischiarcene di quanti, cancellandola, passerebbero altrettanto semplicemente nella condizione di disoccupazione. Disoccupati a tempo indeterminato. Abbiamo il coraggio di dire che peggio della precarietà è la disoccupazione?
Io vorrei che questa vicenda che coinvolge e sconvolge la vita di undici persone non resti fine a se stessa. La soluzione non è vietare il trasferimento a Paternò del centralino dell’ultimo ospedale che ancora lo gestiva internamente. La soluzione non può essere lo status quo.
Dubito che la soluzione possa passare per i sindacati più radicali. Le undici donne hanno affidato all’RdB la lotta. Ma per vincere questa lotta e vestirla di nuovi diritti capaci di proteggere i nuovi lavoratori dobbiamo avere il coraggio di modernizzare il welfare per garantire la formazione professionale e la continuità del reddito, per ridurre i costi e liberalizzare l’accesso alle professioni, per costruire i nostri sogni e realizzare le aspirazioni.
Per non rassegnarci alla disoccupazione e alla povertà.
Per non perdere con la bandierina in mano al grido “posto fisso per tutti”.
- Sorci Verdi stradali, precari e turistici
- Continuiamo a parlare di lavoro… e di welfare
- Spregiudicatezza al potere e privilegi a macchia sono sviluppo?
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settembre 8th, 2008 at 6:03 pm
non capisco di cosa si lamentino: il contratto non era a termine?
non glielo hanno rinnovato? e se ne cerchino un altro, come si sono cercati quello …
oppure il contratto è a termine ma per qualche d’uno è meno a termine degli altri?
settembre 8th, 2008 at 6:09 pm
Fossero a termine anche le teste di guazzo…