La sinistra del Partito Democratico (95 voti) e l’ala più puramente liberista del Partito Repubblicano (133 voti) hanno bocciato questa sera il piano da 700 miliardi di dollari di Paulson. Le obiezioni sono tutte, singolarmente, non sottovalutabili. Due le principali, da sinistra e da destra: il piano è letto come un grande regalo ai banchieri che vengono salvati sulle spalle dei contribuenti; il fallimento delle aziende mal gestite è l’occasione di ingresso delle aziende innovative e l’intervento statale vanificherebbe la forza innovatrice del capitalismo.
L’ottimo Mollica, tra i primi a commentare in Italia, riporta il passaggio più travagliato dell’intervento del repubblicano Jeb Hensarling:
In my heart and in my mind, I believe that this plan is fraught with unintended consequences, would force generations of taxpayers to pick up the tab for Wall Street losses and could permanently and fundamentally change the role of government in the American free enterprise system. Once the government socializes losses, it will soon socialize profits. If we lose our ability to fail, we will soon lose our ability to succeed. If we bail out risky behavior, we will soon see even riskier behavior.
Io non conosco nel dettaglio il piano, ovviamente. Ho letto molte critiche e molte di queste ricalcano quelle espressa dalla sinistra democratica e dai più liberisti dei repubblicani.
Ciò nonostante credo che dagli Stati Uniti sia giunta una grande lezione in quest’occasione: il peso dell’etica, delle idee e della responsabilità personale dei membri del Congresso. La differenza con l’Italia è palpabile. Da noi il Governo avrebbe posto il voto di fiducia e i 630 deputati nominati dai partiti avrebbero votato come da indicazione del capogruppo.
Ma la lezione è anche un’altra: il pragmatismo. Ieri il Presidente neocon americano ha trattato con i leader democratici e repubblicani per approvare un piano che apparentemente faceva carta straccia del principio secondo cui il Governo non è la soluzione, è il problema.
La mia speranza, oggi, è che l’Amministrazione Bush trovi un nuovo accordo con il Congresso e che il Piano di salvataggio passi perchè altrimenti la crisi di liquidità si riverserà catastroficamente proprio su quell’economia “produttiva” che tutti oggi invocano.
Ma il salvataggio non deve essere e non sarà il ritorno a uno statalismo inefficiente ed entrato in crisi ben prima del sistema di mercato.
Il salvataggio deve invece portare a maggiore trasparenza e a regole di controllo che evidentemente non hanno funzionato tanto bene per le banche d’affari.