Nichi Vendola, nell’appassionato intervento fatto al congresso per ritirare la propria candidatura a segretario di Rifondazione Comunista ha detto: “Io sono sconfitto e sono sereno, perchè da comunista ho imparato prevalentemente ad essere sconfitto e a stare con gli sconfitti“.
Ecco questo è uno dei motivi per cui gli operai, gli impiegati, i deboli, gli “esclusi” non votano più la sinistra comunista.
Loro vogliono vincere. Vogliono qualcuno che li rappresenti per conquistare diritti e libertà (emancipazione). Se ne fregano di chi si candida all’opposizione.
Il comunismo, però, è morto. Fortunatamente, aggiungo. E quindi, con onestà intellettuale, a Nichi Vendola non resta che rappresentare gli sconfitti. Quelli culturalmente sconfitti, una piccola parte di “classe intellettuale” che può esibire la propria “diversità” rispetto alla storia senza che ciò incida sulla propria dichiarazione dei redditi e sulla propria integrazione sociale.
Qualcuno ci vede un aspetto romantico in tutto questo, nel decidere di stare con gli sconfitti. Io no, ci vedo solo un aspetto dell’arretratezza politica dell’Italia e una furbizia per alcuni dei dirigenti.
Ma è ancora sinistra questa?
E, soprattutto, a cosa serve?