Riposi in pace
11 luglio 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Società | 550 visite.
Il papà: “Eluana è morta il 18 gennaio 1992“. E’ da quel giorno infatti che Eluana Englaro è in coma vegetativo, alimentata meccanicamente.
Il rispetto per il mondo cattolico, anche nelle sue espressioni più indifferenti al volere della ragazza quando era in vita e della sua famiglia, è scontato. Monsignor Fisichella ritiene che il “coma è una forma di vita“; Renato Farina chiede l’intervento di Napolitano contro una “crudele condanna a morte“. Legittimo. Non condivo neppure una sillaba. Ma è legittimo.
Ciò che non è legittimo è che un Ospedale pubblico, quello di Lecco, dove i famigliari vorrebbero che Eluana fosse trasferita, si rifiuti di dare corso alla sentenza di un tribunale della Repubblica che autorizza l’interruzione dell’alimentazione. Come chiedono i genitori. Il primario ha dichiarato che “è preferibile che ciò avvenga in prossimità dei propri cari e presso un ambiente domestico”. Questo non solo non è legittimo ma è un atto di violenza contro la famiglia, che mi sembra abbia sofferto abbastanza, e contro la laicità dell’Italia. Anche nella “patria” di Formigoni e Boscagli.
- Caro Formigoni non sei Dio
- Sulla pelle dei bambini
- La grande famiglia…
- Basta, smettetela.
- Rumor(i) lombardi

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luglio 11th, 2008 at 9:56 am
sul fatto specifico, non ho elementi per giudicare: se davvero il medico si rifiutasse di eseguire un ordine legittimo della magistratura senza poter vantare un contrario diritto (ad es. obbiezione di coscienza), dovrebbe essere licenziato in tronco dall’ospedale pubblico.
in generale, non ho alcun rispetto di chi, per le proprie credenze metafisiche, pretende di determinare le mie personalissime scelte: giù le mani dal mio corpo.
luglio 11th, 2008 at 10:54 am
La clinica ha tutto il diritto di rifiutarsi di far morire di fame e di sete una persona
Che la uccidano da un’altra parte!
luglio 11th, 2008 at 11:20 am
Caspita mettetevi d’accordo altrimenti muove sul posto se si aspetta ancora un pò.
luglio 11th, 2008 at 3:45 pm
Giù le mani dal mio corpo???
Certo, giu’ le mani dal corpo e dalla vita di Eluana!!!
Da sedici anni Eluana non ha bisogno d’interventi terapeutici, perchè non soffre di alcun male
Lei vive: ha bisogno solo, come tutti noi, di mangiare e di bere
Tutti i giorni parenti ed amici le hanno tenuto compagnia
Al mattino riapre gli occhi e la mettono su una sedia a rotelle, accendendole la radio.
Poi la portano in giardino perchè respiri un po’ di aria pura
Ad un certo punto tre giudici decidono che si può ucciderla, facendola morire di fame e di sete, la peggior morte che non riservano neanche ai condannati a morte in Cina.
Le suore della clinica dicono: “Se siete stanchi che Eluana viva, lasciatela a noi e voi dedicatevi ad altre attività senza bisogno di ucciderla”
La vita di Eluana non è di proprietà di suo padre Peppino nè di tre giudici della Corte di Appello
No alla pena di morte per un’innocente!
luglio 11th, 2008 at 3:46 pm
Il post di prima è mio
luglio 11th, 2008 at 4:35 pm
Bergamosette ne è al corrente?
luglio 11th, 2008 at 4:44 pm
Bergamosette ha deciso di schierarsi per la campagna elettorale con il centrodestra? Lo si faccia sapere please. Come si faccia sapere se anche ora, che il signor Mauro Invernizzi, e i suoi innumerevoli nicks, s’è dimesso, prenderà ancora più del 50% dello spazio di questo sito per i prossimi appuntamenti elettorali.
Grazie
Giu Says:
Maggio 5th, 2008 at 2:17 pm
POLiticamente SCOrretto, ma te ne stai accorgendo che hai praticamente messo su un blog su quello di Marcellino?
luglio 11th, 2008 at 4:59 pm
Credo che Polsco abbia semplicemente sbagliato ad utilizzare il nick di Bergamosette dopo averlo usato per postare un articolo di Bergamosette…. Cosa sbagliate (perchè dovrebbe scrivere nel testo la fonte) ma non – per una volta – scorretta…
Comunque piantala!
luglio 12th, 2008 at 10:17 am
Eh, ho sbagliato. Ma mi sono corretto.
Non mi sembra un delitto di fronte al tema di questo tread
Che è l’omicidio di un’innocente
La soppressione di una vita
Le suore della clinica si dicono disponibili ad adottare e mantenere Eluana: che la famiglia se ne disinteressi, visto che è stanca di accudire la congiunta, di farle visita, di parlarle, di lavarla, di portarla a fare un giro in giardino
Se non la vogliono più, perchè hanno qualcosa di meglio da fare, che la disconoscano, la affidino a gente meglio disposta, ma non la uccidano facendola morire di fame e di sete
luglio 12th, 2008 at 10:32 am
ALLES GUTE ZU DEINEM GEBURTSTAG!
luglio 13th, 2008 at 7:54 pm
La chiesa non obbliga, perchè il Signore non obbliga nessuno a seguire le sue regole. Non siamo padroni della Vita nostra e specialmente della Vita di nessuno. Il Signore da la Vita e da la Morte, solo Lui può farlo. La chiesa interviene per il bene dell’umanità. ELUANA DEVE VIVERE. L’uomo non può togliere il dono di Dio: LA VITA. Noi siamo fatti per la Vita, non per la Morte.
luglio 13th, 2008 at 8:35 pm
Quando Dio chiama non ci si può far ibernare in un mausoleo. L’anima non è che di Dio. Dio vorrebbe che l’8 per mille fosse donato all’amore non alla difesa della pedofilia.
luglio 13th, 2008 at 11:24 pm
io invece gradirei il mio 8%% nel mio portafoglio.
p.s. se dio mi chiama, ditegli che non ci sono. anzi, passategli daniela che sarà senz’altro entusiasta della visita!
luglio 14th, 2008 at 7:22 am
driiiiiiiiiiiiiiiiiin
Mi sa che Dio vuole parlare con te E., dice di sparare meno puttanate da qui a quando ti chiamerà.
luglio 14th, 2008 at 8:11 am
Segnatelo per lo meno.
luglio 14th, 2008 at 9:49 am
E. dimentica le gabelle lombarde sulle concessioni edilizie.
luglio 14th, 2008 at 4:00 pm
Cari necrofili,
cari amanti della morte altrui,
smettetela di scherzare su queste cose.
Chi ritiene la vita, invece, il bene più importante (quantomeno di lazzi e battute) porti una simbolica bottiglia d’acqua in Piazza Duomo a Milano per Eluana
Che non sia ammazzata di sete e di fame, nel modo quindi più orribile che ci sia
luglio 14th, 2008 at 4:22 pm
Ehy ma lo sai che ti potresti fare ibernare?
luglio 14th, 2008 at 4:25 pm
Interessante.
Cosa si prova, visto che hai congelato il cervello?
luglio 14th, 2008 at 4:45 pm
Dovresti saperlo visto che sto usando il tuo.
luglio 14th, 2008 at 6:00 pm
“Usando” è una parola un po’ eccessiva
luglio 14th, 2008 at 6:30 pm
Mangano non ha potuto godere del “trattamento mausoleo” nonostante sia stato proclamato eroe da Dell’Utri e Berlusconi. Aspetterà i due con ansia.
luglio 15th, 2008 at 12:30 pm
Eminenza, non è che non sappiamo più dirci cristiani?
L’articolo del cardinal Tettamanzi e la replica dei medici cattolici
Lo stile di certi uomini di chiesa è ammirevole per tatto e ritegno, questo è sicuro, ma non so quanto efficace allo scopo di conservare la fede e di dare buone battaglie. Nell’anno paolino e nell’anno del sinodo sulla Parola si sente una debolezza di significante, di forma, che infiacchisce anche il significato della predicazione apostolica, il suo contenuto, la sua capacità persuasiva o di annuncio. Noi laici, modestamente e lateralmente convinti di una decisiva funzione pubblica della religione, spesso siamo sorpresi dalla poca fiducia di alcuni testimoni di Gesù nella forza sociale e civile della loro stessa parola cristiana. “Essere cristiani senza dirlo”, secondo l’Idealtypus scelto un paio di anni fa da Dionigi Tettamanzi per combattere imposture e strumentalizzazioni, per sradicare anche solo la tentazione di un uso politico della religione, può funzionare come un marchingegno sofisticato per abbandonarsi allo spirito e ascoltarlo soffiare dove vuole lui, ma può comportare il rischio di non sapere più dirsi cristiani. Perché non sappiamo più dirci cristiani: un Croce cattolico dovrebbe forse riflettere su questa afasia del pulpito, che tende a mettere in contestazione la chiesa quando dice cose significative, quando parla come un Giovanni Paolo II o un Benedetto XVI, ma anche come un Biffi o un Caffarra o un Ruini, e ad assolverla quando si limita alla metodologia pastorale, per quanto di altissima qualità, dando segni di irrilevanza.
Ho letto un lungo articolo su Avvenire firmato appunto dall’Arcivescovo di Milano. Esponeva la sua posizione di credente, di cittadino e di vescovo nel caso di Eluana Englaro, la donna a cui per sentenza giudiziaria saranno sospese alimentazione e idratazione, finché morte non sopravvenga, dopo sedici anni di vita senza coscienza relazionale, passati nell’amore e nell’assistenza delle suore Misericordine nella città di Lecco. Un testo impeccabile, quello del cardinale Dionigi Tettamanzi, che certo non attirerà accuse di interferenza nella vita civile italiana, che sicuramente non provocherà polemiche di alcun genere con i guru della cultura laicista e del suo centralissimo “diritto di morire”, un articolo che ovviamente non offenderà alcuna sensibilità e lascerà impregiudicato il tema di cui si occupa nella viva coscienza dei credenti e dei cittadini e forse anche del clero diocesano. Ma è questo che ci si deve aspettare da un vescovo, nella tempesta di idoli che furoreggia intorno al tema della vita umana?
Alle parole di Tettamanzi manca quasi nulla. C’è un riferimento al carattere misterioso della vita come dono trascendente al di là della ragione e come sfida alla nostra libertà, pressoché inevitabile in una prosa cristianamente ispirata, il tutto molto ben detto e argomentato. C’è il Vangelo di Marco e il risveglio della figlia di Giairo, che dorme e non è morta, e può “miracolosamente” rialzarsi per rivivere e poi morire fino alla resurrezione della carne. C’è l’idea che l’intelligenza della vita esige che la si renda sostanza di cose sperate, che la vita si radichi nella forma sacra dell’inviolabilità e della fede nel futuro vissuta nel presente. C’è ovviamente il comandamento di non uccidere. Ma l’articolo si propone e si autocomprende come un intervento in punta di piedi, che non fissa confini in nome della verità, non stabilisce le condizioni di una scelta secondo giustizia, non azzarda giudizi che implichino la decisione responsabile nella direzione auspicata. Gli argomenti più seri e forti si sminuzzano e si disfano alla fine nel metodo, e non si capisce se si debba lasciare Eluana alle suore Misericordine che l’hanno curata con amore o invece staccare quel sondino e provocare una morte lenta e dolorosa. Che cosa si debba fare, a parte coltivare la riflessione di coscienza, e come ci si debba comportare: questo non si capisce, su questo c’è pensiero tiepido, glossa alla vita reale senza sporcarsi la penna, le mani, il cuore.
Non so se ci avete fatto caso. La prudenza è una virtù anche nelle culture laiche. Ma quando si occupano di questi argomenti, media e maestri di pensiero e di vita secolaristi gettano la prudenza alle ortiche, e si battono con una speciale determinazione a prevalere. E diciamo la verità: prevalgono. Sono loro a battere il tamburo dello scandalo e a stabilire come dobbiamo non soltanto pensare, ma anche sentire la cosa. Nello stesso giorno in cui Avvenire entrava con l’Arcivescovo di Milano nel suo caso diocesano di Eluana Englaro, naturalmente in punta di piedi, Repubblica stampava in prima pagina una apologia del suicidio non già come malinconica eccezione ma come euforico metodo per sbarazzarsi del dolore e della sofferenza. Il prossimo passo di una comunità che forgia la propria intimità di vita nel racconto eutanasico delle Invasioni barbariche di Denys Arcand, e non in punta di piedi.
Giuliano Ferrara
luglio 15th, 2008 at 12:33 pm
Nessuno muoia di sete per necrofila secolarista
Acqua per Eluana Englaro
Da oggi, dai prossimi giorni sul sagrato del Duomo di Milano è decente ed è umano che vengano deposte bottiglie d’acqua. Non c’è da discutere, c’è solo da protestare la compassione. C’è solo da protestare. C’è solo da esercitare la libertà di contraddire calpestando quel simbolo di ragione che è la piazza sotto l’ombra di quel simbolo di fede che è la Cattedrale.
Piazza Duomo è un luogo elettivo della religione e del civismo. E’ il posto giusto. E’ il posto giusto per riunirsi intorno al pozzo della Samaritana, e alla sua acqua. A qualche chilometro da lì, a Lecco sul bordo del lago manzoniano, una donna viva sta per essere assetata e affamata dal nostro io collettivo, timoroso della morte e spregiatore della vita umana, dalla scienza impudente e dalla famiglia senza speranza. Non c’è da capire se la fede cristiana sia in grado di salvare senza o perfino contro gli imperativi dell’etica classica e borghese: c’è da agire. C’è da agire su di una piazza, su un sagrato, silenziosamente e solidalmente, secondo la vocazione laica dei cattolici e la cultura cristiana dei laici. Questo è l’etica: discernere il bene dal male (aguzzando la vista) e sforzarsi di fare il bene (attraverso l’ineluttabilità del peccato). Non con la curiosità di Eva e l’autorizzazione biblica di Adamo, beninteso, ma secondo la ragione e la parola, secondo il Logos che per i cristiani è una incarnazione personale, un fatto. Non fare agli altri quanto non vuoi sia fatto a te: dunque, non assetare. Fa’ agli altri quanto vorresti fosse fatto a te: dunque, da’ da bere agli assetati.
Molti nel mondo hanno sete e rischiano di morire. Ma nessuno come Eluana Englaro. Nessuno per sentenza di un giudice. Nessuno per evoluzione della cultura. Nessuno per disperata decisione paterna. Nessuno nel muto nome di una sua volontà precedente. Nessuno come campione umano per la statuizione di una legge di testamento cosiddetto biologico o di eutanasia. Nessuno come cavia ideologica di un passo ulteriore nella via della scristianizzazione radicale del mondo. Nessuno ha sete per un banale incidente filosofico divenuto religione civile universale, la religione della buona morte, la morte buona, capace secondo i modernisti di conferire dignità alla persona che la riceve nel suo letto o autonomia e libertà a chi la dà nel suo grembo. Nessuno nel mondo muore di sete per vanità e necrofilia secolarista. A Eluana Englaro, come avvenne per Terry Schiavo, potrebbe succedere.
Beniamino Andreatta è vissuto nove anni in un letto d’ospedale, a Bologna, chiuso ai contatti diretti e comprensibili con il resto del mondo ma non all’amore della sua famiglia e dei suoi amici. Quando si recò in città, il Capo dello Stato lo andò a trovare. Andò a trovare qualcuno. Non una tomba o una cosa, di cui si possa disporre. C’era un corpo caldo, che di lì a qualche giorno diventò freddo, poiché Andreatta poi morì. Giorgio Napolitano, che si fece venire dubbi clamorosi all’epoca dell’appello di Piergiorgio Welby in nome del diritto di morire, potrebbe farsi venire un dubbio anche questa volta. Di segno contrario. In nome del diritto di vivere. Potrebbe recarsi sul sagrato del Duomo e deporre anche lui una bottiglia d’acqua. Potrebbe invocare una moratoria contro una pena di morte legale, comminata a una sorella delle suore Misericordine con le cautele della tortura umanitaria, affinché le mucose non si secchino e il disagio della disidratazione sia limitato.
luglio 17th, 2008 at 2:24 pm
ma quanta superficialita’ e pochezza di ragionamento, lor signori! Un argomento del genere non puo’ essere liquidato a slogan,non vi ha richiesto che un secondo di meditazione o forse nemmeno quello.
Ci si nasconde dietro l’affermazione “sono un laico”…ma non vi sembra che anche il laico abbia una morale,delle convinzioni,dei dubbi su argomenti cosi’ “grandi” come lo sono la vita anche quella che puo’ non sembrare tale?
forse perche’ da laico convinto ultimamente ho cosi’ poche certezze o forse perche’…si arriva ad un’eta’ in cui non ci si accontenta piu’ degli slogan.
ammiro pol.sco perche’, anche se non sempre condivido cio’ che dice,dimostra di considerare i blog non un luogo di chiacchere a tempo perso ma un nuovo modo di comunicare che sia momento di approfondimento e scambio intelligente.
Quindi un invito:smettiamo di inveire quando qualcuno dice cose diverse da come la pensiamo ma mettiamo lo stesso impegno di pol.sco per cercare di far capire i nostri punti di vista o le nostre “certezze per moda”.
luglio 17th, 2008 at 3:08 pm
magio, Pol.sco più che fare copia incolla non ha fatto, e lasciamo perdere con quali tecniche replica all’infinito i suoi punti di vista.
Se volevi dir la tua hai perso un’occasione dato che l’avvocato dell’avvocato è una figura abbastanza ambigua.
luglio 17th, 2008 at 4:17 pm
Manco te gli hai risposto con chissà quali argomentazioni pregnanti!
Ringrazio magio e non che non si scoraggi: di wallace dicono sia pieno il mondo anche se non ce se n’accorge
P.S. Per la parcella ci metteremo d’accordo
luglio 17th, 2008 at 4:38 pm
Più o meno penso a quello che si pensò quando ad essere al posto di Eluana ci fu Wojtyla .
luglio 18th, 2008 at 12:42 pm
I due casi non c’entrano nulla l’uno con l’altro
No all’accanimento terapeutico, come dice la Chiesa
No ad ammazzare Eluana facendola morire di fame e di sete
Basta con gli ignoranti ed i mistificatori ideologici
luglio 19th, 2008 at 6:49 am
E BASTA CON I SONDAGGI “SI” “NO” DI EMILIO FEDE SU RETE QUATTRO…A DIR POCO ABERRANTI!!!!!!!!!!!!
luglio 19th, 2008 at 10:31 am
Anche a Bergamo si può lasciare una bottiglia d’acqua come segno contro l’omicidio annunciato: a Santa Maria delle Grazie
luglio 22nd, 2008 at 9:34 am
Un augurio di non finire come Eluana per anni alimentato ed idratato a flebo. Che non ti succeda mai di essere cosciente che qualcuno possa volere la tua sofferenza, essendo in coma vigile, pur di sentire la propria nel giusto, salvo poi pensare che sia coerente l’ennesimo genocidio di bambini e donne irachene o iraniane.
luglio 22nd, 2008 at 9:53 am
Stesso augurio esteso ad eventuali figli.
agosto 2nd, 2008 at 12:25 pm
[...] PD sul caso Englaro. In particolare Luca, Gilioli, Fiore, Ciwati e Mantellini. Con tutti loro sono d’accordo nel merito del “caso“. Nessuno di loro, però, mi sembra che affronti il problema alla [...]
agosto 2nd, 2008 at 3:39 pm
Cari beghine e bigotti, sapete che nel nuovo catechismo il vostro amato vatikano ammette la pena di morte e la guerra?