Ecologisti al futuro
30 giugno 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in politica | 740 visite.Il mio editoriale per il prossimo numero di Ecoappunti.
ECOLOGISTI AL FUTURO
Dobbiamo ripartire. Ricostruire. Dalle scelte, quelle vere. La divisione non è tra ambientalisti del sì e ambientalisti del no. Questa è una semplificazione mediatica, efficace se si vuole, ma solo mediatica. Se invece vogliamo ricostruire un ruolo per gli ecologisti in politica dobbiamo andare oltre le semplificazioni e riscrivere i fondamenti della nostra azione.
All’assemblea di fine luglio la posta in gioco è questa. Non solo un improrogabile ricambio della dirigenza, non solo un urgente chiarimento sulla fallimentare esperienza della Sinistra Arcobaleno ma anche la definizione di un programma e di un’azione riformista per governare i grandi cambiamenti che dobbiamo indurre al mondo se vogliamo conquistare e mantenere un accettabile standard di vita, di qualità di vita, per le presenti e le future generazioni.
L’Italia di oggi è un paese impaurito e arretrato. Ed è impaurito proprio perchè arretrato rispetto alle altre democrazie europee occidentali e agli Usa. Arretrato nell’innovazione non ancora sufficientemente distribuita nel tessuto delle piccole e medie imprese, arretrato nella diffusione delle tecnolgie e delle connessioni alla rete nelle famiglie, arretrato nell’affrontare il tema della vivibilità delle nostre città e arretrato sul fronte dei diritti di nuova generazione. Ciò nonostante, in tutti questi anni, soprattutto negli ultimi, i Verdi hanno rinunciato a rappresentare la modernità.
Avremmo potuto condurre la battaglia per un nuovo welfare che includesse i giovani, oggi esclusi, e la formazione permanente. Invece abbiamo scelto la collateralità alla sinistra radicale nel tutelare i pensionandi con privilegio.
Avremmo potuto rivendicare l’onere e il dovere di affrontare la crisi rifiuti in Campania. Invece, proprio lì, abbiamo scelto qualsiasi delega assessorile fuorchè quella ai rifiuti e abbiamo alternato i proclami ai “rifiuti zero” con l’indifferenza ai sacchi per le strade.
Avremmo potuto reclamare l’Europa per esportare democrazia e libertà nel mondo, a difesa dei democratici e dei popoli e non dei signori della guerra. Invece abbiamo assecondato l’immagine di chi voleva lasciare l’Afghanistan in preda ai talebani e all’unilateralismo americano.
Abbiamo all’incirca l’età della nuova Berlino, di quei giovani che “nacquero” abbattendo il muro con le mani e con i martelli. Avevamo l’età per capire il mondo, i suoi cambiamenti, i suoi bisogni e le sue rivendicazioni. E non l’abbiamo fatto. Questo è stato il nostro errore. Non tanto e non solo quello – ultimo – dell’alleanza elettorale con i Comunisti d’ogni forgia. Molto di più: quello che non abbiamo fatto.
Non so se siamo ancora in tempo. Scrivo sul finire di giugno a poche settimane dall’Assemblea nazionale. Per dovere e per sentimento vi parteciperò nella speranza che tutti insieme sapremo e vorremo guardare oltre. E consapevole che il lavoro che devono fare gli ecologisti è lo stesso che deve fare l’intero centro sinistra.
Ripartendo dal territorio e non dalle lobby, dalla partecipazione e non dall’autoconservazione, dal confronto e non dal consociativismo, dai bisogni e non dai privilegi, dai diritti e non dalle emergenze.
Si può fare? Si, ma si deve lavorare.
Marcello Saponaro
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giugno 30th, 2008 at 11:57 am
ne abbiamo parlato a lungo e quindi non posso che essere d’accordo con quanto scrivi.
e parecchio anche, e cio’ che rende vincente qualsiasi prospettiva e’ che essa sia inclusiva, partecipata, informata e dia risposte, le risposte che le persone cercano, le risposte che la politica DEVE dare
Chioso due punti del tuo articolo:
l’Italia e’ un paese impaurito ed arretrato: forse e’ piu’ impaurito che arretrato, talmente impaurito che non si accorge che una certa arretratezza e’ molto piu’ mediatica che reale. Abbiamo sentito parlare (non dai giornali ovviamente) di tassi di disoccupazione bassissimi al nord e nonostante questo esiste ancora il ricatto occupazionale, leggiamo costantemente (su strumenti informativi a bassa diffusione o di nicchia) di buone prassi di aziende italiane che conquistano il mondo nel sislenzio piu’ assoluto.
Ci si accontanta di una informazione che urla per vendere le poche copie dei giornali che si riescono a vendere, e il nostro mondo si riduce alle campagne mediatiche di pericolo e di insicurezza, questo e’ un male, su cui si dovra’ lavorare. Viviamo nell’era della comunicazione globale, ma se le fonti informative sono irregimentate e’ peggio che nel medioevo quando le informazioni arrivavano grazie ai mercanti di passaggio
Il secondo punto e’ la rappresentazione della modernita’:
non solo i verdi, ma stroardinariamente, e paradossalmente tutte le classi dirigenti hanno abdicato a rappresentare non solo la modernita’ ma qualsiasi altra cosa oltre che se’ stessi.
Vediamo una politica sciatta e stanca, che non comunica, dove lo fa (bene), si limita a cavalcare i mal di pancia indotti dall’informazione sloganistica, e basta.
Se cambiamento deve essere che sia cambiamento profondo, che chiude con un passato fiacco e di basso profilo e che apre alla discussione e alle necessita’ vere.
Parli giustamente di precarieta’, di giovani, di flessibilita’ e di futuro. La prospettiva va declinata a partire da una societa’ che serve ai cittadini, che coglie le esigenze e cerca di dar loro risposta, una societa’ che ha idee a partire da una classe politica che si documenta e cerca di fare scelte non solo sul breve periodo.
La scommessa ecologista lungi dall’essere perdente non puo’ e non deve esaurirsi, rischiamo di buttare il bambino con l’acqua sporca.
E’ vero: bisogna lavorare
giugno 30th, 2008 at 6:00 pm
Ognuno rappresenta il mondo per come lo vede. E per come non lo vede.
Ora tutti a smarcarsi dalla scelta di SA.
Come se andare a braccetto con gli amici di Fidel Castro e di Kim Jong II fosse stata una improvvida decisione di Pecoraro e non il naturale epilogo di un percorso lungo almeno 10 anni, perfettamente condivisa e rispondente al sentire della base.
Come ben dimostrano le odierne mozioni presentate per l’assemblea di chianciano: per quel poco che dicono di politica, tutte senza eccezioni evidenziano una visione schiettamente marxista dell’economia e fortemente dirigista della società.
Tant’è che, a parte gli slogan sulla discontinuità e i peana sulla incapacità di leggere la società italiana, si leggono sempre gli stessi discorsi. Come se il problema fosse l’incipit e non il contenuto.
E invece il problema è il contenuto.
dalla mozione “per un nuovo inzio”, pagina 1:
“Nessuno connette i fatti: nessuno dice che più crescita vuole più energia, che più energia significa ulteriore dissipazione delle risorse, maggiore accentramento della ricchezza e gestione socialmente diseguale della stessa (dunque meno redistribuzione, meno servizi), che biocarburanti significano più fame e dunque più immigrati, più clandestini. Nessuno dice che ci stanno rubando tramite aziende quotate in Borsa la gestione dell’acqua, che perderemo il controllo pubblico di un bene essenziale, come abbiamo già perso quello della salute e della cura delle malattie, del diritto di invecchiare e – spesso – di morire con decenza. Nessuno connette i fatti, nessuno annoda i fili per dar loro un senso invece di lasciarli penzolare. Così nessuno vede che il problema, la pompa che alimenta la crisi è proprio la crescita.”
più che in un nuovo inizio, speriamo in una rapida fine.