Generazioni e nuovi mondi

22 giugno 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in governo, politica, Questione generazionale | 278 visite.

Passaggio a Nord Ovest, La questione generazionaleAll’Assemblea nazionale del PD che si è svolta venerdì a Roma il parlamentare Gianni Cuperlo ha detto cose molte chiare su quanto è necessario fare per tornare al Governo e, soprattutto, per continuare a costruire democrazia, diritti e libertà in Italia e nel Mondo.
Ha posto con forza la questione generazionale. Succede in tutta Europa, deve succedere anche da noi, ha detto.
Un paio di anni fa sottoscrissi questo appello. Ora mi interessa sapere cosa ne pensate voi che leggete le cose che scrivo. Per cercare insieme di comprendere il mondo, per farci interpreti di un’Italia che cambia, per trovare il Passaggio a Nord Ovest è necessario un ricambio generazionale?
Qui, di seguito i brani a mio avviso più interessanti dell’intervento di Cuperlo.

O pensiamo che il Pd debba rinnovare dal basso quel modello di democrazia partecipata – quel ruolo essenziale dei partiti nel legame tra i cittadini e la sfera pubblica – che oggi è l’argine vero nei confronti di questa destra? Il tema del “radicamento territoriale” a me pare viva qui. Non dipende solo dal numero di mercati che frequentiamo ma è nel Popolo che siamo in grado di rappresentare.
(…)
E allora la seconda necessità per noi è contrastare una cultura di governo che riduce la politica a una successione di emergenze. Dove in nome dell’emergenza si comprimono spazi e istituti della democrazia. Dobbiamo farlo perché i problemi di questo tempo non sono il parto di una catena infinita di emergenze. Sono frutto di politiche specifiche. Di una concezione della libertà e dignità personali, dell’accesso alle risorse. Allora, certo che quei corpi che galleggiano a poche miglia dalle nostre coste sono un’emergenza. Ma come non vedere, al di là dell’emergenza, la violenza di un capitalismo globale che, dopo il Nasdaq e la bolla immobiliare, specula oggi sul prezzo di riso, grano o mais e condanna paesi e popolazioni intere alla catastrofe?
(…)
Quale partito per quale Paese. Percorrere questa strada è anche la via per evitare che la vita democratica del Pd si riduca alla competizione tra gruppi e correnti che hanno la testa e lo sguardo piegati sul passato.
(…)
A confermare la forza di questo progetto sarà la coerenza con cui, insieme, sapremo elaborare una cultura di governo in relazione al Paese e al mondo.
(…)
E per riuscirci serviranno intelligenza, passione, e una grande generosità. Soprattutto da parte di chi – e parlo di una leadership collettiva – ha guidato fin qui la vicenda politica dell’ultimo quindicennio. Ma che adesso è chiamato a prendere atto dei propri grandi meriti e dei propri limiti evidenti. A partire da un logoramento visibile. Quella foto di gruppo dovrebbe mettersi al servizio di un disegno diverso, e non meno decisivo, che vivrà nel consegnare questo progetto a una guida nuova. A una nuova vicenda individuale e collettiva. Figlia, com’è giusto che sia, di un altro tempo e di altre biografie, di nuove leadership. Rendendo, anche così, il nostro Paese più simile alle altre grandi democrazie dell’Europa e non solo.
(…)

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4 Responses to “Generazioni e nuovi mondi”

  1. E. Says:

    il pd rappresenta benissimo un determinato ceto sociale, un tempo detta piccola borghesia impiegatizia.

    che ai tempi di penna e calamaio era l’asse portante della società occidentale, e che oggi si distingue per l’assoluta estranietà alla vita che conduce chi non ha lo stipendio garantito a fine mese e deve stare sul mercato: in lombardia molti.

    che non a caso è stato massacrato dal primo all’ultimo giorno dal governo prodi, domeniche incluse.
    che non a caso ha votato in massa e senza eccezioni la pdl, che con la semplice promessa elettorale di modificare l’obbligo del versamento dell’iva ad incasso della fattura e non all’emissione ha raccolto (o confermato) milioni di voti mentre il pd – su s.a. mi sembra supefluo ogni commento – neppure capiva di cosa si stesse parlando.

    d’altronde chi se non il governo prodi aveva avuto la brillante idea di ostacolare addirittura la semplice apertura di una partita iva in quanto pericolosa in se?
    lo so, è difficile da crederci, ma questo è il testo originale dell’art. 15 bis DL 223/06 “l’attribuzione del numero di partita IVA e’ subordinato alla esecuzione di riscontri automatizzati per la individuazione di elementi di rischio connessi al rilascio dello stesso nonche’ all’eventuale preventiva effettuazione di accessi nel luogo di esercizio dell’attività, avvalendosi dei poteri previsti dal presente decreto”; mentre questo è il successivo art. 15 ter DL 223/06 “Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono individuate: a) specifiche informazioni da richiedere all’atto della dichiarazione di inizio di attività; b) tipologie di contribuenti per i quali l’attribuzione del numero di partita IVA e’ subordinato al rilascio di polizza fidejussoria o di fidejussione bancaria”. ricordo che il provvedimento venne presentato come strumento di lotta all’evasione. ogni commento mi pare ridurrebbe la portata culturale di quanto sopra.

    cuperlo temo non faccia eccezione.
    ma se volesse apprendere, mi faccio parte diligente e mi impegno a trovargli qualche d’uno disposto a prenderlo come galoppino a 0 euro per qualche mese. giusto il tempo di rendersi conto che cosa rappresenta lo stato per questa categoria di persone.

    in sintesi: non è un problema generazionale, il problema del pd è il ceto che compone il partito, a partire dalla base.

  2. marcello saponaro Says:

    tu cambi discorso ma io ti seguo… :-)
    venerdì scorso ho incontrato un’attivista di Rifondazione Comunista che di mestiere fa la commercialista.
    Non ci crederai ma abbiamo dato la stessa valutazione sulle “difficoltà” del centro sinistra (e figuriamoci della sinistra) a capire il mondo dell’impresa e del lavoro di oggi.
    Dalla nostra parte si parte spesso dalla considerazione che tutte le aziende fanno profitti e che tutti gli imprenditori, gli artigiani e i liberi professionisti sono ricchi. E quindi da spremere per redistribuire.
    La redistribuzione è giusta, dal mio punto di vista. E’ uno dei compiti di uno stato governato dalla sinistra.
    Ma partendo da quella considerazione si finisce per massacrare proprio le aziende meno solide e gli imprenditori meno ricchi. Che hanno paura. E in questi anni sono molti ad avere paura.
    E così le auto aziendali diventano un lusso anche quando sono uno strumento di lavoro, gli interessi bancari vanno colpiti per obbligare a ricapitalizzare, l’iva si paga due volte con l’Irap…
    Gli stessi studi di settore, in fondo, è vero che fanno pagare un minimo a chi evade. Ma chi evade se ne fotte ed è contento di pagare solo un minimo…
    L’esempio che fai tu della proposta elettorale di Berlusconi è vera. E’ stato un colpo da maestro. In un periodo di grandi difficoltà ad incassare le fatture, ventilare l’ipotesi di portare a debito l’IVA non nel momento in cui si registra un virtuale fatturato ma solo nel momento in cui si incassa il denaro contante… fenomenale. Voglio vedere come, quando e se lo tradurrà in legge. Intanto, però, ha trasmesso al tessuto di piccole e medie imprese del lombardo veneto l’impressione che ne comprende le difficoltà.
    Insomma, la mia conclusione è questa: la sinistra ha ragione d’esistere. Fin quando esisterà la povertà la sinistra deve combattere per sconfiggerla.
    Ma per tornare a governare deve ripartire da qui, dal nord, cercando di capire cosa è diventato e i bisogni, le paure e i diritti che esprime e rivendica.
    La cosa che mi pare volesse dire Gianni Cuperlo è più o meno questa: un ricambio generazionale è funzionale a tutto ciò? Le due alternative: rincorrere la destra nella politica delle “emergenze” oppure capire la società e proporsi per cambiarla?
    ciao

  3. Pol.sco. Says:

    Preso atto che il centrodestra capisce meglio le difficoltà degli italiani (dimostrato dall’esito elettorale ma non solo)
    Preso atto che in centrosinistra è profondamente diviso (e non parlo solo della sinistra radicale ma anche dei Di Pietro, radicali, varie contrapposte componenti del Partito Democratico)
    Visto che tre socialisti (Tremonti, Brunetta e Sacconi) governano ora l’economia, in modo coraggioso e fantasioso
    Visto che il radicale Capezzone si è trasferito al centrodestra con i Della Vedova ed i Taradash
    Non vedo il problema: che il P.D. ringiovanisca pure, si prenda i suoi tempi (diciamo una decina d’anni) e lasciamo che gli altri affrontino e risolvano le problematiche eterne della nostra Italia, a partire dai fannulloni (e quindi ladri) nella Pubblica amministrazione fino ad arrivare a liberare la Nazione da lacci e lacciuoli, che fanno il male degli imprenditori e quindi anche dei dipendenti

  4. E. Says:

    se il problema è che “Non dipende solo dal numero di mercati che frequentiamo ma è nel Popolo che siamo in grado di rappresentare”, dubito che una persona che ha fatto nella sua vita solo e soltanto il funzionario di partito sarà mai in grado di rappresentare una partita iva.

    indipendentemente dall’età del funzionario e dall’età della partita iva.

    e visto che nel pd i quarantenni alla cuperlo sono tutti funzionari di lunga data, non mi pare che i problemi di rappresentanza del ceto produttivo possano essere risolti su basi anagrafiche.

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