E se gli irlandesi ci restituissero i 60 miliardi di euro?

13 giugno 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Europa | 327 visite.

Un disastro il Referendum Irlandese. Il NO al trattato di Lisbona ha vinto. Leghisti, fascisti e comunisti gioiscono. In realtà, per quanto fosse al ribasso e senz’anima l’accordo, è l’idea stessa di Europa democratica e civile ad essere – ora – fortemente a rischio. L’Europa strumento di pace e di diritti umani. Di crescita sostenibile e di cultura. Con rinnovata capacità di scegliere e di decidere a maggioranza.
Ripartiamo. E in fretta.

Qui, di seguito, il commento di Monica Frassoni.

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Referendum irlandese

Frassoni: “Venerdì nero per l’Europa. Ma adesso bisogna ripartire”

Monica Frassoni, Co-Presidente del Gruppo dei Verdi/ALE, ha così commentato l’esito del referendum irlandese sul Trattato di Lisbona:

” Cosa ci dicono gli irlandesi sull’Europa? Una buona parte di loro se ne infischia (appena il 50% è andato a votare), una maggioranza di quelli che si sono espressi per il NO lo hanno fatto per una serie di ragioni che vanno dalla totale mancanza di fiducia nei loro politici (il primo Ministro si è dovuto dimettere in aprile tra accuse di malversazione varie), la preoccupazione di un futuro non più così brillante, e una campagna sul Trattato farcita di reali manipolazioni e disinformazione grossolana. E poi gli irlandesi sono sempre portati a credere che l’UE serve solo per dare un sacco di soldi. Adesso che i soldi sono di meno e la prospettiva irlandese è quella di diventare un contributore netto, l’interesse cala notevolmente. Meglio quindi non votare o votare NO.

Certo, il Trattato di Lisbona non era un prodotto facile da vendere. Senza anima dopo la sconfitta del Trattato Costituzionale nel 2005 e le modifiche (tutte in peggio) dei governi, reso un incomprensibile coacervo di articoli, protocolli e norme interpretative, perfino il Primo Ministro e il commissario irlandese hanno candidamente ammesso di non aver letto il Trattato (troppo lungo e complicato) ma che bisognava lo stesso votare SI’!

E comunque che democrazia è questa? La stessa fondamentale contraddizione emersa all’indomani del referendum francese e olandese ritorna come un incubo. Meno di un milione di irlandesi mettono in scacco non solo i 18 parlamenti che hanno già ratificato il Trattato di Lisbona, ma tutti gli europei. Questo è inaccettabile ed assurdo. E’ assolutamente necessario rimuovere la regola secondo la quale ogni riforma deve essere accettata da tutti gli Stati membri. Non sarà più possibile fare alcuna riforma positiva nell’UE a 27. E’ giunto il momento di fare quello che Altiero Spinelli propose nel 1984 : chi ci sta ci sta, gli altri troveranno un accordo di “convivenza” fuori dal nuovo Trattato.

Ma il No irlandese dimostra una volta di più che i referendum nazionali sono uno strumento inadeguato e sbagliato per decidere sui Trattati europei. La disinformazione e la distorsione della realtà combinata con l’opacità del testo del trattato, hanno contribuito a rendere impossibile un dibattito costruttivo sulle questioni che stavano davvero al centro del trattato. Tutto si è mischiato. L’ostilità al governo, il poco tempo per una seria campagna, le leggende sull’obbligo di cambiare le leggi sull’aborto e sulla neutralità derivate dal Trattato, il timore della riduzione del potere di voto a causa dell’introduzione (nel 2014…) della doppia maggioranza e varie altre cose e naturalmente la riduzione (che avverrà comunque) dei fondi europei in arrivo a vantaggio dei paesi dell’Est, cosa questa che denota una singolare mancanza di solidarietà da parte di un paese che deve tutto il suo sviluppo economico degli ultimi anni ai soldi europei.

Adesso che fare il processo di ratifica deve comunque andare avanti e solo alla fine di questo dovremmo decidere sul da farsi. E sarà anche il governo irlandese a dover fare qualche proposta.

Ma c’è anche bisogno di riprendere l’iniziativa. Oggi più che mai dobbiamo riaffermare alto e chiaro che è l’Europa dei governi, dell’opacità e della non chiarezza che ha perso. Quella che ha rifiutato la Costituzione e che continua a fare politiche sbagliate, di conservazione, di chiusura nazionalista, di egoismo. Quella che ha ucciso lo spirito della Convenzione europea del 2003 partita con grandi speranze finita con un accordo su un testo positivo ma minimo e senza anima. Ma tutto questo non rende meno necessaria un’Europa più unita, più democratica, capace di agire. Ciò di cui c’è bisogno ora è di un’iniziativa che parta dalle forze politiche e da quegli Stati membri convinti della necessità di un’Europa più efficiente, democratica e coesa, dal momento che non è possibile continuare con il Trattato di Nizza. Un’iniziativa dove non ci sia spazio che per coloro che vogliono andare avanti.

Ribadiamo la necessità di una Costituzione, un testo breve, comprensibile e centrato su poche questioni di rilievo da fare insieme, una Carta dei Diritti Fondamentali, processi decisionali democratici, un grande dibattito su cosa e perché l’Europa serve ed è indispensabile nel mondo complicato di oggi. Su questo noi chiamiamo il Parlamento Europeo a mobilitarsi nei prossimi mesi, a diventare il centro di un nuovo dibattito e una nuova iniziativa europea per una nuova costituente e a preparare in questo modo le elezioni del 2009.

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16 Responses to “E se gli irlandesi ci restituissero i 60 miliardi di euro?”

  1. E. Says:

    notevole questo passaggio: “Ma il NO irlandese dimostra una volta di più che i referendum nazionali sono uno strumento inadeguato e sbagliato per decidere sui Trattati europei.”

    evidentemente i referendum sono un nobile esercizio di democrazia diretta solo quando danno ragione alla frassoni.

    allucinante.

  2. Andrea Says:

    Io non lo trovo per niente allucinante: i politici sono delegati a fare queste scelte tramite le elezioni, e scegliere in nome degli elettori (diciamo anche del popolo) è il loro mestiere.

    Reputo inoltre che le persone semplici non siano in grado di scegliere bene su certi argomenti come possono essere quelli comunitari (troppo complicati e distanti per la gente comune) o scientifici (si veda l’esempio italiano di qualche anno fa).

  3. E. Says:

    @ andrea

    prima di commentare, dovresti leggere quello che la franzoni ha scritto. tra l’altro in modo assai chiaro.

    la franzoni non ha detto che non sia giusto sottoporre a referendum un trattato internazionale.
    la franzoni fa dipendere il suo giudizio sull’inadeguatezza dello strumento unicamente dal risultato da lei non condiviso.
    dal che si deduce, inevitabilmente, che il suo giudizio sarebbe stato l’opposto se opposto fosse stato il risultato.

    sulla tua sparata antireferendum, non sono ovviamente d’accordo.
    anche ho sempre trovato curiosa, e perfettamente in linea con la prassi leninista, l’idea di sovranità a corrente alternata tanto cara alla cultura marxista. in questo caso tra l’altro perfetto paradigma trattandosi di un referendum che riguarda cessione di sovranità popolare: se un popolo non può esprimersi sui limiti alla propria sovranità, su cosa dovrebbe farlo????????????????????????????????????????????????????????

  4. FT Says:

    La Frassoni in materia di referendum fa la stessa distinzione praticata dai costituenti italiani più di 60 anni. Tutti marxisti-leninisti?

  5. marcello saponaro Says:

    @ E.
    innanzituto devi guardare un po’ meno Porta a Porta perchè Monica si chiama Frassoni e non Franzoni… :-D

    Riguardo al Referendum, io sono d’accordo se è uno strumento che decide sulla base di una maggioranza. Sarei d’accordo anche per i trattati internazionali.

    Però, ripeto, deve essere la maggioranza a decidere. Non un’infima minoranza. Quando prevale il volere di un’infima minoranza vuol dire che c’è qualcosa che non va…

    Ecco, se si procede per REFERENDUM NAZIONALI su questioni EUROPEE, il rischio che una infima minoranza decida per TUTTI è altissimo. Basta infatti che l’Irlanda, in questo caso, o il belgio, o un altro piccolo Stato dica di NO e questo paradossalmente vale per tutti. Anche se tutti gli altri stati avessero deciso per il SI con lo stesso strumento (cosa che sappiamo non è avvenuta perchè il trattato è stato ratificato dai Parlamenti).

    Un referendum EUROPEO supererebbe questo problema e mi vedrebbe d’accordo.

    Ma non si può fare.

    Anzi, il trattato di Lisbona andava a modificare proprio le procedure di formazione delle decisioni. In un’Europa a 27 è indispensabile…. Indispensabile per andare avanti nel sogno Europeo.

    Ciao

    Marcello

  6. Pol.sco. Says:

    Quoto E. al 100%
    Se una maggioranza di elettori resta a casa, vuol dire che non le interessa il trattato: a questi vanno aggiunti quelli che hanno votato NO
    Il sogno europeo è destinnato a restare un sogno: ogni Paese pensa al proprio interesse e l?unione si fa un po’ troppo i cazzi dei singoli Stati
    Ma se un Paese decide di uccidere bambini di dodici anni a discrezione dei genitori, non insorge minimamente, interessandosi soltanto se noi facciamo un prestito per aiutare l’Alitalia
    Lasciamo perdere tutto; aboliamo anche l’ONU dove decidono dittature sanguinarie e facciamo una nuova associazione, come dicono i radicali. L’Organizazzione dei Paesi Democratici Mondiali, che si occupino meno delle economie nazionali e più dei duiritti dell’uomo e della donna, del bambino e dell’anziano calpestati nel terzo mondo, Paesi Comunisti ed Islamici in primo piano

  7. E. Says:

    @ marcello

    stai parlando d’altro rispetto alle mie osservazioni. perché tu evidenzi il problema dell’unanimismo, che deve essere necessariamente superato, ma non del referendum alla frassoni, espressione di democrazia quando il risultato la soddisfa altrimenti strumento inadeguato.

    @ FT

    molti marxisti-leninisti, qualche cattocomunista, di contorno un paio di ininfluenti liberali.
    il risultato è un testo che sembra molto lo statuto di un soviet e per nulla il caposaldo di una società libera.

    @ pol.sco

    io avrei votato SI

  8. FT Says:

    E…sagerato!

  9. Pol.sco. Says:

    @ E.
    Ma tu non sei un irlandese!
    Gli italiani, si sa, sono i più europeisti del reame: infatti abbiamo il record d’infrazioni ed ancora ci mandano soldi per sostenere la pastorizia dove non si vede una pecora da anni, al massimo un pecoraro

  10. E. Says:

    sono così sollevato dall’idea che gente che la pensa come te sia al governo dell’italia, che sono assolutamente favorevole all’idea di dichiarare guerra agli inglesi ed arrenderci all’arrivo del primo soldato di sua maestà.

    figurati a votare un referendum europeista!

  11. Pol.sco. Says:

    Sono anch’io con te, essendo filo anglo-americano

  12. Marco Cimmino Says:

    Io temo che se si facesse un referendum del tipo di quello irlandese anche nel resto dell’Unione, in molti paesi voterebbero contro il trattato. L’Europa, così com’è stata concepita, è un ircocervo che la gente non sente come Patria e non capisce: una matassa di burocrati e di banchieri. L’Irlanda ha votato no anche perchè deve gran parte del suo boom a sistemi che l’UE, in regime di maggior comunitarismo, non lascerebbe passare. Inoltre, il popolo irlandese ha collegato per secoli la propria identità alla fede religiosa: in questa Europa figlia dell’illuminismo e della massoneria proprio non si riconosce. Per le stesse ragioni, altri popoli dal carattere simile ( e senza un Prodi a narcotizzarli) si sarebbero espressi allo stesso modo. La triste verità è che dazeglianamente, abbiamo fatto l’Europa senza pensare a fare gli Europei. Infine, il sistema di rappresentanza all’interno dell’Unione è palesemente da rivedere: solo che nessuno ha il coraggio di metterci le mani. Auguri, ma la vedo grigia…

  13. Pol.sco. Says:

    Confederazione a tre: Italia, Irlanda e Polonia. Aperture per Austria e Francia di Sarko

  14. Marco Cimmino Says:

    Slovenia e Baviera?

  15. Pol.sco. Says:

    Ma sì, dai

  16. ureidacan Says:

    E’ vero, se si facesse il referendum molti paesi voterebbero contro. Ma non per affossare “L’europa dei burocrati contro l”Europa dei popoli”, come vanno dicendo la Lega e da qualche giorno anche An.La gente non avverte nessuna differenza e non sa cosa i burocrati combinino a Bruxelles. Il fatto è che da qualche anno prevale un certo disfattismo e negazionismo:alcune forze politiche sull’onda della insoddisfazione dei cittadini per le loro condizioni di vita ed economiche non brillanti indirizzano gli stessi a dire sempre No. No alle opere infrastrutturali, No alle riforme, No all’Europa. L’Europa, può darsi che sia amministrata anche dai burocrati, ma comunque è quella che ha abbattuto le frontiere, ha abbattuto i dazi, ha promosso un’economia di mercato, anche di quella del lavoro e dei cittadini, ha creato una moneta unica. L’Europa è stata costruita su un vincolo solidaristico. Le zone più depresse hanno avuto dei grossissimi finanziamenti per imponenti opere pubbliche. In Italia, ma soprattutto in Portogallo e nella stessa Irlanda, grandi opere pubbliche, aeroporti, strade, ferrovie costruite con i fondi strutturali europei hanno ammodernato il Paese rendendolo più omogeneo con il resto dell’Europa.Il problema sulla ratifica è squisitamente giuridico perchè la costituzione europea non prevede che gli stati che non l’hanno ratificata sono fuori. E in questo che i burocrati hanno sbagliato:la previsione dell’unanimità; la costituzione si ratifica all’unanimità. Bisognerebbe, come dice Mario Monti, prevedere una norma: gli stati che non ratificano sono fuori dall’Europa. I cittadini quando voterenno che lo sappiano questo. Per fortuna che in Italia, sebbene Calderoli dica il contrario, non è possibile allo stato il referendum sulla ratifica dei trattati.Devono modificare la Costituzione.
    Ma la Lega per cacciarci fuori dall’Europa (sarebbe d’accordo Forza Italia di Martino e An di Fini su questo?) è disposta anche ad una modifica costituzionale.Chi vivrà vedrà.

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