Anche questa è sanità lombarda

9 giugno 2008 | di Marcello Saponaro | Archiviato in Legalità, Lombardia, Salute | 14 visite.

Omicidio aggravato, lesioni gravi, truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale, falso. Al Santa Rita non si sono fatti mancare nulla, stando alle accuse dei PM che indagano sulla clinica milanese.
Sembra di leggere un libro horror. Invece è il Corriere della Sera. Polmoni sarebbero stati asportati per curare la tubercolosi. una mastectomia sarebbe stata inflitta ai danni di una ragazza di 18 anni senza motivo apparente.
Abbiamo chiesto una Commissione consiliare d’inchiesta che intervenga su procedure, meccanismi e controlli nel settore dei rimborsi alle cliniche private.

Link correlati:
- Gli si sono ristrette le elezioni…
- Dalmine: sospendere l’autorizzazione
- Tutti colpevoli, come sempre prescritti
- Ingrid Betancourt è libera. Insieme a lei altre 14 persone.
- Cocaina e utili pratiche di riduzione del danno


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!


37 Responses to “Anche questa è sanità lombarda”

  1. eli Says:

    Peggio Marcello, peggio. oggi al TG 3 hanno intervistato il poveretto a cui hanno aspotato il polmone. Aveva solo una polmonite, tra l’altro in via di guarigione. Gli hanno fatto un taglio di 10 cm nella schiena. Così… Hanno fatto vedere le lastre post intervento. Gli manca un pezzo per colpa di ‘sti imbecilli criminali.

  2. Pol.sco. Says:

    Quando viviamo in una società in cui si rivendica come diritto l’uccidere il figlio che si porta in grembo, quando e come si vuole e s’invoca l’eutanasia come obiettivo della democrazia, non ci si deve stupire che dei delinquenti facciano quello di cui sono accusati questi medici

  3. E. Says:

    una cosa è la decisione di cosa fare del proprio corpo. tipo l’eutanasia.

    altro è il decidere del corpo altrui contro la volontà del suo proprietario. tipo l’omicidio o le lesioni gravissime.

    anzi.

    considerato che la questione eutanasia/omicidio riguarda la sovranità sul corpo umano, comunque la si veda direi che le suddette circostanze sono una l’antitesi dell’altra.

  4. Pol.sco. Says:

    Non solo noi non possiamo fare ciò che vogliamo del nostro corpo, per la legislazione e l’etica occidentale
    Ma soprattutto non possiamo fare ciò che vogliamo della nostra vita: tanto è vero che se vedi un suicida, gl’impedisci di compiere l’insano gesto e lui non può certo denunciarti per aver leso la sua libertà di morire
    E’ il valore della vita che viene screditato: e le conseguenze sono quelle di questo thread

  5. Pol.sco. Says:

    Volevo dire “se vedi uno che tenta il suicidio”: perchè se vedi un suicida, ormai è troppo tardi

  6. Marco Cimmino Says:

    La questione della sanità (non della malasanità: della sanità tout court) ha assunto proporzioni drammatiche: troppi soldi sprecati, troppe sacche di illegalità, troppi escamotages con cui i medici ingrassano. Faccio solo due esempi, ma ne potrei fare centinaia: oggi, per risparmiare, ad esempio, nessun medico va a visitare a casa un suo mutuato che lo avverta di un congedo per malattia. Il risultato è che non c’è alcun controllo sui giorni di malattia, con un danno enorme, sia morale che materiale. E, ancora, se un paziente anziano necessita di esami costosi, si tende a soprassedere, per risparmiare: di solito, quando si fa l’esame (se lo si fa), ormai è troppo tardi; i letti si liberano il più in fretta possibile, tranne quando vi sia un rimborso maggiore per la lunga degenza: allora si tengono ricoverati anche i pazienti per cui basterebbe un day-hospital. Taccio sulla quasi generale impreparazione della classe medica, perchè su quello si potrebbe scrivere un’enciclopedia. Questo e molto altro non deriva da mie accurate indagini sociologiche: deriva, semplicemente, dalla mia esperienza.

  7. E. Says:

    la legislazione clericofascista sul suicidio mi è nota.

    per il piano valoriale, rimango in attesa di conoscere il soggetto che avrebbe la legittimità di espropriarmi del mio corpo.

  8. Pol.sco. Says:

    Clerico-fascista??? Se vedi uno che si sta suicidando tu -da bravo libertario- gli fai ciao ciao con la mano per non ledere la sua libertà?

    Non puoi far commercio di tuoi organi, arti e budella varie: c’e’ bisogno che te ne spieghi il perchè?

  9. E. Says:

    sto aspettando la risposta sul piano valoriale: secondo te chi dovrebbe avere la sovranità del mio corpo? io? la chiesa cattolica? la mia confessione relgiosa? lo stato di appartenenza? un medico?

    poi ti rispondo volentieri sul ciaociao libertario.

  10. Marco Cimmino Says:

    Se posso dire la mia, le due cose sono alquanto diverse: se vedo uno che si sta suicidando, intervengo, non tanto perchè la Chiesa mi insegna che il suicidio è peccato, ma per una ragione di pura umanità. Sono convinto, per dura esperienza personale, che i suicidi si dividano in due grandi categorie: gli evitabili (in cui il gesto suicida è dettato da un momento di crisi, di rabbia o di dolore) e gli inevitabili, ossia quelli che giungono al suicidio per abitudini depressive o per ragioni profondissime e remote. I secondi, prima o poi, riusciranno sempre ad uccidersi. Triste ma vero. Per quel che riguarda, invece, la facoltà di scegliere una morte dignitosa, quando non vi siano speranze di vita o la vita stessa rappresenti sofferenze ed umiliazioni intollerabili, sempre sulla scorta della mia esperienza personale, sarei portato a lasciare libertà di azione al diretto interessato o, nel caso di sua impossibilità ad esprimersi, ai parenti più stretti o, meglio, al testamento biologico. Vi è, poi, da distinguere tra accanimento terapeutico, cure palliative, eutanasia eccetera: si tratta, insomma, di una casistica varia e niente affatto scontata. In definitiva, però, io credo che lasciar morire chi non ne può più sia un atto di umanità e che, come tale, non possa dispiacere a Dio. D’altronde, basta pensare a come si svolgeva la cerimonia del trapasso prima che la scienza diventasse un totem: si moriva di più, ma non si moriva da soli. Se non l’aveste già fatto, vi suggerisco di leggere il bel libro di Massimo Fini “La ragione aveva torto”: c’è un po’ di polemica, ma molto buon senso.

  11. Pol.sco. Says:

    Nessuno ha sovranità sulla vita (lasciamo stare il più riduttivo corpo, che è solo l’involucro)
    Lo dice la Signora Natura, strutturata così da un’entità o dal fato: tutto è finalizzato alla vita, dagli anticorpi alla forza di volontà. Se uno è privo degli uni o dell’altra, il prossimo (sia esso un medico o un amico od un gruppo di volontari) deve intervenire per sopperire

  12. Marco Cimmino Says:

    Però, per contrapporsi al relativismo,il rischio è quello di cadere nel filosofismo determinista: nella teleologia. Pascal, che era Pascal, scriveva che nulla di male può venire dalle mani del Creatore: tuttavia, di fronte alla realtà della sofferenza o di una vita invivibile (oggettivamente invivibile, non dottinalmente invivibile) chi può arrogarsi il diritto di giudicare? Insomma, non vorrei che si creasse una pregiudiziale di tipo ideologico in una questione che, viceversa, è semplicemente di umanità. Sarà che a me non piacciono le imposizioni, ma una posizione monolitica in una materia del genere mi appare sbagliata.

  13. Pol.sco. Says:

    Come si formano posizioni monolitiche sul concetto di libertà, così possono formarsi su quello della vita
    Nessuno ha mai previsto sanzioni per chi tenta (e non riesce, ovviamente) a togliersi la vita
    Ma aiutare qualcuno a farlo è un para-omicidio (con pene più basse ma sempre condanne penali si tratta)
    Niente è invivibile.
    Chi lo decide cosa sia invivibile?

  14. E. Says:

    @ pol.sco
    la tua risposta non mi sembra un granché.
    stiamo parlando del corpo, perché quello è ciò che ciascuno di noi puoi disporre ovvero vedersi sottratta la disponibilità.

    non a caso la tua elecubrazione è priva di senso compiuto, anche solo considerato che qui si discute su l’esistenza di un diritto (o meno) e dunque di una fattispecie complessa che presuppone l’esistenza
    1. di bene giuridicamente rilevante;
    2. di un soggetto che ne può disporre;
    3. di soggetti che sono tenuti a rispettare quelle disposizioni.

    tu hai negato i primi due, lasciando però l’obbligo dei terzi.
    vedi un po’ tu.

    @ cimmino
    io ho posto una questione che riguarda le premesse valoriali.
    le tue osservazioni, più o meno condivisibili, mi sembra riguardino alcune possibili riflessioni successive.
    sono, in altri termini, un passo oltre mentre io, proprio perché si tratta di temi dalle molteplici sfaccettature e per nulla monolitici (partendo da medesimi valori si possono arrivare a opposte conclusioni e viceversa), quando ne discuto preferisco fare un passo alla volta.

  15. Pol.sco. Says:

    Le legislazioni di quasi tutto il mondo mi danno ragione
    Ergo, non ridurre il tutto ad una mia opinione personale: non me lo merito e non se lo merita soprattutto chi ci legge
    Ribadisco che un soggetto non può disporre della propria vita (ed anche del proprio corpo, che è qualcosa di meno della vita) in maniera assoluta
    Tanto è vero che ci sono solo sparute minoranze che vorrebbero cambiare tale stato di fatto e di diritto (che -ripeto per l’ultima volta- è quello attuale
    Sei tu che devi dimostrare perchè è giusto il cambiamento; non io a doverti spiegare cosa non è lecito attualmente nelle democrazie liberali occidentali (a parte l’Olanda dove si prevede che i genitori abbiano il potere di decidere sull’eutanasia degli infradodicenni!!!)

  16. Pol.sco. Says:

    Ma a parte cio’, rivendico il diritto a lottare con i mezzi leciti della parola e del voto quello in cui credo fermamente, come fanno i verdi, Greenpeace quando cerca d’impedire la strage di balene, e tutti quelli che credono in qualcosa
    Per me lavita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l’azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano, colpevole o tantomeno innocente.
    Siccome penso questo, le mie affermazioni ed azioni sono conseguenti: vuoi lasciarmi la libertà di propagandare il mio pensiero?
    P.S. Se per me la vita è sacra, s’intende che ho riguardo alla vita di tutti, non solo di quelli che la pensano come me

  17. Pol.sco. Says:

    L’eutanasia

    Coloro la cui vita è minorata o indebolita richiedono un rispetto particolare. Le persone ammalate o handicappate devono essere sostenute perché possano condurre un’esistenza per quanto possibile normale.

    Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l’eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile.

    Così un’azione oppure un’omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un’uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L’errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest’atto omicida, sempre da condannare e da escludere. 193

    L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’« accanimento terapeutico ». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.

    Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d’ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L’uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate.

  18. Pol.sco. Says:

    Il suicidio

    Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel’ha donata. Egli ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo amministratori, non proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo.

    Il suicidio contraddice la naturale inclinazione dell’essere umano a conservare e a perpetuare la propria vita. Esso è gravemente contrario al giusto amore di sé. Al tempo stesso è un’offesa all’amore del prossimo, perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale e umana, nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi. Il suicidio è contrario all’amore del Dio vivente.

    Se è commesso con l’intenzione che serva da esempio, soprattutto per i giovani, il suicidio si carica anche della gravità dello scandalo. La cooperazione volontaria al suicidio è contraria alla legge morale.

    Gravi disturbi psichici, l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida.

    Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita.

  19. Pol.sco. Says:

    L’aborto

    La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita.

    Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L’aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale

    La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. « Chi procura l’aborto, se ne consegue l’effetto, incorre nella scomunica latae sententiae », « per il fatto stesso d’aver commesso il delitto » e alle condizioni previste dal diritto. La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato all’innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società.

    Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente rappresenta un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione:

    « I diritti inalienabili della persona dovranno essere riconosciuti e rispettati da parte della società civile e dell’autorità politica; tali diritti dell’uomo non dipendono né dai singoli individui, né dai genitori e neppure rappresentano una concessione della società e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell’atto creativo da cui ha preso origine. Tra questi diritti fondamentali bisogna, a questo proposito, ricordare: il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento alla morte ».

    « Nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Quando lo Stato non pone la sua forza al servizio dei diritti di ciascun cittadino, e in particolare di chi è più debole, vengono minati i fondamenti stessi di uno Stato di diritto.

    L’embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano.

    La diagnosi prenatale è moralmente lecita, se « rispetta la vita e l’integrità dell’embrione e del feto umano ed è orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale . Ma essa è gravemente in contrasto con la legge morale quando contempla l’eventualità, in dipendenza dai risultati, di provocare un aborto: una diagnosi non deve equivalere a una sentenza di morte ».

    « Si devono ritenere leciti gli interventi sull’embrione umano a patto che rispettino la vita e l’integrità dell’embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale ».

    « È immorale produrre embrioni umani destinati a essere sfruttati come “materiale biologico” disponibile ».

    « Alcuni tentativi d’intervento sul patrimonio cromosomico o genetico non sono terapeutici, ma mirano alla produzione di esseri umani selezionati secondo il sesso o altre qualità prestabilite. Queste manipolazioni sono contrarie alla dignità personale dell’essere umano, alla sua integrità e alla sua identità » unica, irrepetibile.

  20. E. Says:

    @ pol.sco

    vedo che sei tornato a rifugiarti dietro alla legge italica esistente. e dunque a non rispondere alla mia semplicissima domanda: nel tuo sistema valoriale chi ha la sovranità del corpo di una persona?

    perché quello è il punto di partenza.

    personalmente ritengo che l’unico soggetto che può disporne sia il suo leggittimo proprietario: io posso disporre del mio corpo, tu del tuo, cimmino del suo, e così via.
    e sono ancora in attesa di conoscere una ragione diversa da chi legittima la schiavitù dell’individuo a vantaggio dell’ente statale (che poi non è altro che un insieme sparuto di altri individui), che sia in grado di argomentare minimanente il perché io non sarei il proprietario esclusivo del mio corpo.

  21. Marco Cimmino Says:

    “Quando la ratio d’una norma cessa, cessar dovrebbe quella norma istessa!”: così recita il Brocardo. In effetti, se su alcune materie il diritto è rimasto pressochè invariato dal Corpus, su altre, inevitabilmente, l’evoluzione del costume e del pensiero hanno imposto modifiche radicali. Glisso sul fatto che l’idea di essere il proprietario del mio corpo è piuttosto imbarazzante, date le caratteristiche del medesimo. Comunque, io ritengo che, come in altre fattispecie, la dottrina della Chiesa non sia così radicale: ciò che conta, mi pare di capire, è stabilire cosa sia accanimento terapeutico e cosa aiuto a suicidarsi. La cosa può apparire semplice da definire, ma, in realtà, non lo è affatto, almeno in certi casi. Faccio un esempio: un malato di tumore terminale, con aspettativa di vita di un mese tra sofferenze atroci, in terapia antidolorifica e dializzato. Interrompere la dialisi, di fatto facendolo morire in un paio di giorni, sarebbe evitare l’accanimento oppure eutanasia? Chiarisco che io non saprei rispondere: spero che uno di voi sia in grado di farlo.

  22. il_morto Says:

    Buongiorno a tutti.
    Scusate, mi intrometto.

    Riconosco coerenza nel pensiero di Pol.sco. Mi sembra poi scontata e sacrosanta la sua libertà di propagandare il suo pensiero. Lo stesso modo di propagandare il suo pensiero, poi, è funzionale alla radice del suo pensiero stesso: la fede non si discute.

    Massimo rispetto, dunque.

    La coerenza che riconosco mi fa interrogare su quale sia la posizione di Pol.sco rispetto ad eventi come le guerre in corso, in Iraq e zone limitrofe. Non mi interrogo su come ne legga le ragioni politiche, vere o pretese che siano, ma su come ne interpreti i modi e le conseguenze.

    Mi si dirà: “di palo in frasca”.

    Non credo si tratti di un salto ad altro argomento. La religione, diceva il mio professore di filosofia, è totalizzante: se le si aderisce, non si può scegliere a quale parte aderire. La si prende tutta.

    E’ quindi importante, nel momento in cui il pensiero religioso torna prepotente sulla scena politica, fare qualche verifica di coerenza. Capisco che il pensiero religioso imponga il rispetto della “vita” dal “concepimento” alla “morte naturale” (le virgolette stanno a sottolineare l’ambiguità delle espressioni – ché non esistono definizioni univoche, a quanto pare). Va da sé, quindi, chiedere, a chi proponga quel pensiero come modello per l’ordinamento civile e politico, quali posizioni egli assuma su temi assimilabili al tema del dibattito (“difesa della vita”).

    DIfendiamo solo la vita dei malati terminali italiani, quella dei Welby di turno, o vogliamo difendere anche quella delle persone che muoiono nelle guerre moderne? [Temo di conoscere già le risposte: le guerre moderne sono colpa dei musulmani cattivi; la gente muore per le bombe dei musulmani terroristi; la Chiesa insegna che l'embrione non si tocca ma in guerra sì, perché a Cesare quel che è di Cesare. Mi piacerebbe, una discussione vera.]

    [Altra parentesi: dopo la legge 40, il referendum, etc; nell'atmosfera satura d'incenso che respiriamo; nel quadro dei motivi che rendono DICO PACS et similia inaccettabili; coerenza dei difensori della vita vorrebbe che
    - si vietasse il matrimonio fra persone che non possono procreare
    - si vietasse la vendita e l'uso dei contraccettivi.
    A quando?]

  23. E. Says:

    @ cimmino

    se non stabilisci chi è il sovrano del tuo corpo, qualsiasi discussione in merito al tuo maggiore o minore diritto di determinarne la sorte sta fissa come una banderuola in un giorno di vento.

  24. Marco Cimmino Says:

    Credo che, da un punto di vista filosofico, sia una questione improponibile: il corpo non prevede sovranità. Prevede, semmai, il rispetto di alcune regole: di queste regole, talune si chiamano leggi dello Stato, altre leggi religiose, altre ancora leggi morali. Il conflitto tra queste diverse fonti di diritto (in senso lato, ovviamente) non può essere risolto da alcun ente ‘super partes’: di qui il problema di coscienza, i venti e le banderuole. Chi stabilisce chi è il sovrano? Io? In tal caso, lo stabilire e l’ esercitare tale sovranità, ipso facto, coincidono. Altri? In virtù di quale autorità? Insomma, se parliamo di diritto in senso lato, la faccenda non si risolve per vie filosofiche: è come qualunque altra vexata quaestio della tradizione. Se, viceversa, parliamo di diritto in senso stretto (di uno dei diritti personali sanciti dalla legge), dobbiamo tornare al problema della norma e della sua ratio. Tertium non datur. Mi diverto un mondo ad argomentare secondo la Scolastica! Scusatemi, io sono un tecnico e una scappatella nella teoria è come andare al Luna Park…

  25. E. Says:

    e dire che mi sembra di parlare un italiano semplice e comprensibile.

    ho posto una questione filosofica che costituisce è il presupposto logico della posizione che ciascuno di noi ha sul diritto o non diritto al suicidio: chi è il sovrano del mio corpo?

    perché se uno attribuisce ad altri il diritto di impedirmi di suicidarmi, evidentemente non mi attribuisce il diritto di disporre del mio corpo come più mi aggradi.
    ma se non io (la domanda è rivolta a chi non mi riconosce unico proprietario di me stesso), chi allora può deciderlo? ed in virtù di quale presupposto filosofico? lo stato perché filosoficamente gli si riconosce una volontà plurale di superiore qualità rispetto a quella dell’individuo? la confessione religiosa in quanto espressione dell’origine divina della vita?

    finora ho ricevuto solo repliche prive di senso compiuto. sarà un caso.

  26. Marco Cimmino Says:

    Beh, se la metti su questo tono, ti rispondo per me: nessuno deve decidere del mio corpo. Io sono mio. Il mio corpo mi appartiene. Il corpo è mio e me lo gestisco io. Io sono il sovrano assoluto del mio corpo. Mon corps c’est moi! Il che potrà anche suonare bene, ma, lo ripeto, visto che sei tu che sembri non capire: filosoficamente è una non questione. Camus, che ha definito esemplarmente la questione del suicidio in filosofia, la catalogherebbe irrilevante. Tu continui ad affrontare il problema come se l’universo fosse diviso in oppressi ed oppressori, in perenne dialettica: è una posizione vecchia di duecento anni. Insomma, non hai affatto posto una questione filosofica, ma sociale. Per il resto, sei stato chiarissimo. Se quello che vuoi sapere è se qualcuno ha il diritto di decidere per te del tuo corpo, è ovvio che tutti i laici ti risponderanno no e tutti i confessionali ti risponderanno sì. Mica ci voleva un referendum per saperlo. Credo che la questione vada oltre, ma, forse, è meglio lasciar perdere…

  27. E. Says:

    l’esistenza di due soluzioni non solo possibili ma anche praticate rende rilevante la domanda.

    ovviamente sto aspettando quella di chi non mi ritiene proprietario del mio corpo. perché solo capendo le ragioni da queste addotte si può affrontare una riflessione sulla accettabilità delle conseguenze.

    per ora non sono stato fortunato, perché hai risposto solo tu e la pensi come me: io sono mio e non riconosco nessuna autorità a me superiore quando c’è da decidere cosa fare del mio corpo.

    aspetto fiducioso.

  28. Pol.sco. Says:

    Tu non sei tuo
    Non puoi vendere i tuoi organi; non puoi “eutanasarti”; se tenti il suicidio, gli altri cercheranno di salvarti e nessuno potrà mai denunciarli per questo
    Questa è la realtà
    Se la vuoi cambiare, convinci un po’ più di persone e ripresentati alla prossima sessione

  29. Marco Cimmino Says:

    Beh, Mauro, però non è che su una questione del genere si possa dire che la legge è legge e chiuderla lì…

  30. FT Says:

    Se io non sono mio, c’è in giro qualcuno che mi deve dei soldi per le spese sostenute fin qui!
    Polsco, caccia la grana!

  31. Pol.sco. Says:

    Io dico soltanto che è chi contesta le regole secolari che dovrebbe dimostrare che quelle regole non sono giuste
    Non il contrario
    Non conosco FT: quindi non so valutare quanto valga la limitazione alla totale disponibilità del suo corpo (anche se contesto che la questione è il “corpo£: parliamo di vita!)

  32. Marco Cimmino Says:

    Io mi limito a dire che, visto che la questione esiste ed è di pubblico interesse, se ne potrebbe discutere in maniera un po’ meno dogmatica. Sennò siamo fermi al dialogo sopra i massimi sistemi. La faccenda non è una fiche della partita di poker tra sanfedisti e giacobini…

  33. E. Says:

    la argomentazione di pol.sco “si è sempre fatto così” in parte è patentemente falsa e smentita dallo stesso pol.sco che si lagna dell’aborto (legale in tutto il mondo) e dell’eutanasia (il principio esiste e si manifesta nella universale illegittimità del cd. accanimento terapeutico, in alcuni paesi si traduce anche con la legittimità di un comportamento attivo), in parte è una non-argomentazione perché nulla dice nel merito.

    ma la prendo per buona.
    se pol.sco si aggrappa alla legislazione vigente, implicitamente risponde al mio quesito “se non posso decidere per me, chi?” riconoscendo nello stato il mio sostituto.

    è il principio su cui si sono sempre fondate tutte le dittature (fascista, comunista, teocratica): l’individuo è uno schiavo a disposizione dei voleri di un ente omnipotente.

    io la penso diversamente. direi, più o meno, all’opposto: da buon giusnaturalista, non riconosco né a pol.sco né a nessun altro alcun diritto di decidere della mia persona.

  34. Giu Says:

    Ma Pol, quali regole secolari? Il “si è sempre fatto così” non funziona con questi argomenti…Sai bene che dall’antichità certe culture e certe correnti filosofiche vedevano di buon occhio il suicidio o l’aborto (fino a centocinquanta anni fa nemmeno la Chiesa cattolica puniva quest’ultimo nei primi mesi di gravidanza). Quindi non si deve dimostrare che regole secolari non son giuste, ma discutere del perchè queste sono entrate nella mentalità comune delle diverse culture.

  35. Pol.sco. Says:

    Innanzitutto ben tornata Giu
    Chiarisco meglio il mio pensiero
    Ci sono correnti minoritarie che vorrebbero l’eutanasia legge dello Stato
    Sono loro a doverci convincere che cambiare è giusto, non gli altri a dimostrare che questo è il nostro attuale livello di civiltà giuridica
    I principi costituzionali prevedono la difesa della vita
    Se qualcuno vuol far prevalere il “valore” della morte, si accomodi: son qui tutto orecchi
    Lascia stare la Chiesa: è una religione, non uno Stato democratico. Non andare fuori tema
    Il suicidio è un bene per gli ayatollah ed i terroristi islamisti: vuoi prendere esempio da loro e dai giapponesi?
    L’eugenetica andava forte tra i nazisti: vuoi prendere esempio da loro per selezionare tuo figlio scartando gli altri potenziali?
    L’aborto è considearato una drammatica necessità, quando è in pericolo la vita della madre o la sua salute: allora parliamo di legittima difesa, non di diritto sacrosanto. E’ una scriminante: la regola è di cercare di evitare l’aborto il più possibile. Lo dice anche la legge 194

  36. Giu Says:

    Non è il “valore della morte”, ma il valore della libertà di decidere per se stessi. Certo che il suicidio e l’aborto son da evitare, ma non da vietare; hai detto che se vedessi una persona suicidarsi la fermerei: ebbene si, lo farei, per capire se e come posso aiutarla, ma non oserei mai decidere al posto suo della propria vita. E così non dovrebbe farlo neanche lo Stato.

  37. Pol.sco. Says:

    Il suicidio non è vietato dallo Stato
    E nemmeno l’aborto
    Ma in tutti e due i casi anch’io tenterei di capire se e come posso aiutare per evitare l’uno e l’altro
    Infatti sono del Centro Aiuto alla Vita ed ho passato la mia di vita al fianco dei tossici: ma non ho potuto impedire che qualcuno si ammazzasse con un overdose
    L’eutanasia, invece, è vietata perchè è l’omicidio di un’altra persona, seppur consenziente
    Abortire un handicappato (per il fatto che sarà handicappato) è invece vietato dalla 194: giustamente

Leave a Reply